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troverete citazioni, piccoli brani che abbiamo pensato di inserire
per riflettere su come respiriamo nella vita di tutti i giorni
e di quanto importante sia la funzione del respirare nella nostra
vita.
RESPIRARE - Dal latino: RE SPIRARE, soffiare, compiere il
processo fisiologico della respirazione; riferito a organismi
viventi con speciale riferimento alle 2 fasi della respirazione:
inspirazione ed espirazione.
RESPIRO - il respirare, l'alternarsi dei movimenti respiratori.
Fig: Sollievo, liberazione, tregua o sosta, pace, liberazione
da fatiche, impegni affannosi, preoccupazioni.
Tratto da: Vocabolario della Lingua Italiana - Istituto Enciclopedia
Italiana Treccani 1991
BASI PSICOBIOLOGICHE DELLANSIA - ASPETTI GENETICI
Tutti gli organismi, compresi gli individui della nostra specie,
tendono alla sopravvivenza, cioè a rimanere in vita e a
trasmettere la vita alla generazione successiva.
Il modo in cui agiamo per raggiungere questo scopo è piuttosto
elementare: cerchiamo.
Cerchiamo quelle situazioni che concorrono alla sopravvivenza
e alla riproduzione.
Daltra parte, tentiamo di evitare tutto ciò che potrebbe
minacciare il nostro benessere e quello della nostra progenie.
Negli esseri umani, come anche in altri mammiferi, la percezione
del pericolo è accompagnata da risposte fisiologiche, come
laumento del battito cardiaco e dalla sudorazione, da risposte
psicologiche, come il focalizzarsi dellattenzione sulla
fonte del pericolo e dalla tendenza a sfuggire alla situazione
che si avverte come pericolosa. Questi tre tipi di reazione definiscono
secondo gli scienziati, lansia: una risposta che contiene
dunque aspetti fisiologici (aumento del battito cardiaco), cognitivi
(concentrazione) e comportamento (la fuga). La reazione ansiosa,
nella varietà delle sue manifestazioni, ha una forte base
biologica. La ricerca sugli animali e sugli uomini suggerisce
che levoluzione abbia preprogrammato gli organismi a reagire
al pericolo con lansia. Indubbiamente, nellansia cè
molto di più che semplici componenti fisiche di tipo genetico
e fisiologico.
COMPONENTI FISIOLOGICHE
Mentre il comportamento emozionale è per larga parte regolato
da strutture cerebrali più profonde e relativamente antiche,
il lobo frontale della corteccia è coinvolto nellansia
umana.
I mattoni più importanti del cervello sono i neuroni o
cellule nervose. Collegati in reti altamente complesse, trasmettono
le informazioni attraverso sostanze chimiche che fungono da messaggeri:
i neurotrasmettitori. Quando parliamo di ansia, i tre neurotrasmettitori
più importanti sono la noradrenalina, la serotonina, il
GABA. Questultimo è un neurotrasmettitore inibitore
che riduce la probabilità di attivare le cellule nervose;
diversamente dalla serotonina e dalla noradrenalina, esso è
localizzato in tutto il cervello. Le prove più evidenti
di una connessione del GABA con lansia
provengono dagli studi farmacologici, specialmente quelli sugli
studi sulle benzodiazepine, farmaci ansiolitici che rafforzano
gli effetti del GABA provocando una riduzione dellansia,
il rilassamento dei muscoli e sonnolenza; essi inoltre esercitano
unazione anti-convulsivante.
La noradrenalina è usata dai neuroni detti adrenergici;
si forma sia nel sistema nervoso centrale sia in quello periferico.
Per quanto riguarda la noradrenalina del cervello, il 70% di essa
si trova in una piccola zona blu (locus coeruleus) situata in
una zona del cervello profonda, evolutasi nel corso del tempo.
Poiché i percorsi noradrenergici ricoprono vaste superfici
del cervello, non sorprende che la noradrenalina sia implicata
in tante attività, come il sonno e la veglia, lattenzione,
lapprendimento, leccitazione, lumore e lansia.
Un po' più in alto del locus coeruleus ci sono i nuclei
Raphe, dove troviamo il neurotrasmettitore serotonina. Come la
noradrenalina, questa si diffonde in molte aree del cervello e
nella colonna vertebrale. I farmaci che aumentano la disponibilità
della serotonina non solo migliorano lumore, ma attenuano
anche lincidenza e lintensità degli attacchi
di panico, sono efficaci nel trattamento dellaggressività,
mentre come effetto collaterale, provocano unabbassamento
della libido. La serotonina e la noradrenalina certamente interagiscono,
ma non si conoscono compiutamente i meccanismi dinterazione.
Le modificazioni fisiologiche negli stati dansia non sono
limitate al cervello. Il cervello e il sistema nervoso centrale(S.N.C.),
sono collegati a tutti gli altri organi attraverso il sistema
nervoso autonomo (S.N.A.). Questo a sua volta, si distingue in
sistema nervoso simpatico e parasimpatico. Mentre il sistema nervoso
simpatico si attiva nei casi di emergenza, quando si rende appunto
necessaria una reazione, il parasimpatico
produce una risposta di rilassamento. La reazione di emergenza
dispone perfettamente lorganismo a rispondere al pericolo.
Appena il pericolo diminuisce, il sistema nervoso parasimpatico
prende il sopravvento e organizza una risposta di rilassamento
come per es., un rallentamento del battito cardiaco e unabbassamento
della pressione sanguigna.
Tratto da enciclopedia L'universo del Corpo - Istituto
della Enciclopedia Italiana - Giovanni Treccani ed. 1999
Larticolo sopra citato dà unesauriente descrizione
della fisiologia dei meccanismi endogeni dellansia con il
relativo intervento farmacologico per modificare/migliorare gli
squilibri delle sostanze interessate al processo.
Presentiamo, di seguito, articoli che descrivono un approccio
alla cura dei suddetti squilibri includendo tecniche e strumenti
diversi dai farmaci ed ugualmente efficaci poiché basano
la loro capacità di cura nellintegrazione corpo-mente-spirito
(approccio olistico-integrale). STRESS,
ANSIA, DEPRESSIONE
Tratto da: Rebirthing
Transpersonale" di Filippo Falzoni Gallerani - pgg. 83/88
In questi anni si è incominciato a dibattere molto
intorno a queste disfunzioni e gli sviluppi delle ricerche farmacologiche
hanno spesso alimentato eccessive speranze circa la possibilità
di risolverle una volta per tutte con farmaci appropriati.Se
è vero che in alcuni casi lintervento farmacologico
si è rivelato molto efficace, molto spesso si è
riscontrato che esso è insufficiente, sintomatico, non
in grado di incidere sulle cause che si trovano a monte, e non
privo di effetti collaterali indesiderabili. E stato provato
che il corpo umano reagisce a uno stimolo doloroso o spiacevole
irrigidendo la muscolatura, mentre uno stimolo gradevole induce
rilassamento. Ripetute sensazioni sgradevoli fanno acquisire
una tensione che col tempo, a causa di quei meccanismi da circolo
vizioso del tipo: sono teso perché sto male
e sto male perché sono teso, può assumere
caratteristiche di cronicità.
Lo stress ha grande rilievo nella famiglia dei mali
moderni, e si è riconosciuto che è tra le cause
prime delle malattie cardiache e probabilmente anche della predisposizione
al tumore. E accertato che, vivendo in condizioni di stress
prolungato, si accumula una tensione che inibisce la mobilità
toracica e di conseguenza anche la respirazione, poiché
la rigidità muscolare si riflette immediatamente sul
diaframma, il muscolo direttamente preposto al respiro. Quindi
possiamo presumere che linfluenza dello stress sulla respirazione
è uno degli aspetti che maggiormente minacciano la salute.
Quando siamo tesi, respiriamo meno profondamente e quindi, a
causa del rapporto diretto che esiste tra respirazione e vitalità,
abbiamo meno energia. In presenza di una minore intensità
energetica anche la sensazione di tensione sarà minore,
ma compariranno debolezza, apatia e depressione. Nello stesso
tempo, a mano a mano che ci si abitua a respirare poco, ci si
mette nella condizione in cui ogni tentativo di riacquistare
una respirazione normale farà riapparire le emozioni
represse. Tali emozioni e sensazioni sgradevoli, che avevamo
represso attuando lirrigidimento, emergeranno insieme
a sintomi di alterazione fisica. Si stabilisce, insomma, una
sorta di circolo vizioso, perché quando si mantiene il
respiro al di sotto di una certa soglia (limitato nella sua
ampiezza-profondità-ritmo) lenergia decade, mentre
quando, senza neppure accorgercene, si aumenta il flusso respiratorio,
insorgono lansia e la paura che qualcosa possa erompere
incontrollatamente. Questo semplice meccanismo è spesso
alla base di quella patologia, tanto diffusa al giorno doggi,
che vede alternarsi stati dansietà e di depressione
in soggetti che non soffrono di alcuna malattia mentale e che
non ha mai avuto disturbi e problemi tali da giustificare tale
malessere esistenziale.
La somma di tanti piccoli dispiaceri e uneccessivo autocontrollo
emotivo bastano a volte a creare una rigidità toracica
che inibisce la respirazione, aprendo la strada a disturbi di
varia natura, talora gravi. Sono comuni in questi casi il senso
doppressione toracica e di mancanza daria,
spossamento, apatia, tensione muscolare, disturbi del sonno
e della concentrazione, insicurezza, ecc. Lintervento
dello psicologo, pur riuscendo talvolta a identificare le cause
che stanno alla base di certi disturbi, ottiene raramente risultati
concreti, perché la comprensione intellettuale non agisce
a livello dellenergia e delle funzioni corporee, dalle
quali scaturiscono le risorse della guarigione e del benessere.
Daltra parte, il medico generico classifica di solito
tali sintomi come disturbi nervosi, quasi a significare
immaginari, e indirizza il paziente dal neurologo
o dallo psichiatra, avviandolo alluso di psicofarmaci
e alla relativa dipendenza. I soggetti più fragili si
scoraggiano, si spaventano e iniziano a dubitare del proprio
equilibrio mentale. Invece gran parte dei disturbi dellansia
non hanno origine né mentale né organica: essi
sono essenzialmente squilibri dellenergia vitale
che disturbano la psiche. Il meccanismo ansia-respiro appena
descritto, che caratterizza soprattutto i casi di ansia acuta,
è soltanto uno degli aspetti di unampia varietà
di forme che hanno origine da discordanze energetiche indotte
da una respirazione parziale e disarmonica. Se si guarda alluomo
nella sua totalità fisica, energetica, spirituale, si
deve riconoscere limportanza dellequilibrio dei
corpi energetici e di un appropriato rapporto con il Prana-energia
quale fondamento di tutte le manifestazioni vitali. E
perciò addirittura ovvio comprendere come sensazioni
di squilibrio, disagio, malessere e insicurezza siano da correlare
direttamente con il respiro. Nel nome della scienza e della
medicina vengono somministrate, a volte per anni, droghe altrettanto
pericolose di quelle illegali a soggetti che sono considerati
malati mentali anche quando stanno attraversando
una crisi di crescita. Con ciò non sintende negare
del tutto luso degli psicofarmaci, che in presenza di
certe patologie hanno effettivo valore e in alcuni casi si sono
lunico modo per alleviare sofferenze altrimenti impossibili
da lenire con i mezzi attualmente a disposizione. La ricerca
farmacologica ha certamente grande importanza ma luso
improprio e generalizzato di tali sostanze è diventato
un problema in tutti i paesi sviluppati. Basta pensare alluso
di ansiolitici, antidepressivi, sonniferi, antidolorifici, ha
raggiunto dimensioni tali da dover essere considerato una vera
e propria piaga sociale, una specie di tossicodipendenza legalizzata
di massa.
In sintesi, a proposito dei meccanismi legati allansia,
alla depressione e allazione terapeutica del Rebirthing,
si può dire che: di fronte alla tensione e allo stress
si trattiene involontariamente il respiro irrigidendosi.
Una respirazione limitata produce stati depressivi (a volte
anche acuti) e predispone a molti disturbi.
I tentativi spontanei di respirare liberamente, quando avvengono
senza che il soggetto ne sia consapevole, inducono a loro volta
nuovi stati di ansia.
Rieducando il soggetto a una respirazione libera, dopo le prime
sessioni nelle quali vengono scaricate tensioni e traumi e a
volte elaborati processi psicodinamici, lansia e la depressione
scompaiono drasticamente.
Durante questo processo avvengono apprezzabili progressi nellarmonizzazione
di diversi livelli mentali. A volte ha luogo una rapida esplorazione
dellinconscio, la quale può rivelare i motivi essenziali
che hanno contribuito allinsorgere del processo patologico.
Il soggetto impara a mantenere uno stato di flessibilità
e di equilibrio praticando anche in modo autonomo la respirazione
e iniziando a relazionarsi con il Sé interiore.
Per approfondimenti sull'efficacia del Rebirthing in persone
che soffrono di attacchi di panico cliccare
qui.
Tratto da Molecole
di emozioni" di Candace Pert ed. Il Corbaccio
Nota: Candace B. Pert
è ricercatrice nel Dipartimento di Fisiologia e Biofisica
della Facoltà di Medicina della George University a Washington
D.C.. Ha accertato scientificamente lesistenza delle basi
biomolecolari delle nostre emozioni: esse costituiscono il legame
essenziale fra mente e corpo. Lautrice propone una nuova
interpretazione scientifica del potere che la mente e le emozioni
esercitano sulla nostra salute e sul nostro benessere.
" ...Proprio di recente,
alcuni ricercatori del National Institute of Health hanno individuato
un legame fra la depressione e i traumi legati allinfanzia.
Le ricerche hanno dimostrato che i neonati e i bambini che sono
vittime di abusi, di maltrattamenti o di indifferenza hanno
maggiore probabilità di essere depressi da adulti, ora
abbiamo un indizio per comprendere il nesso tra esperienza e
biologia. E tutto legato a qualcosa che si chiama ipotalamo
- ghiandola pituitaria - ghiandole surrenali. In poche parole,
lipotalamo fa parte del cervello del cervello emozionale,
il sistema limbico, e i suoi neuroni sono dotati di assoni che
si estendono fino alla ghiandola pituitaria, situata al di sotto.
E qui che gli assoni producono un neuropeptide (una delle
quasi cento sostanze informazionali costituite da piccoli peptidi
e definite inizialmente secrezioni neuronali) chiamato CRF,
ossia Fattore di Rilascio Corticale, che controlla il rilascio
di unaltra sostanza informazionale. Così, quando
il CRF arriva alla ghiandola pituitaria, stimola la secrezione
di adrenocorticotrofina, una sostanza informazionale che poi
viaggia attraverso il circolo sanguigno fino alle ghiandole
surrenali, dove lega con i recettori (una molecola, proteina
o gruppo di proteine, ancorata alla membrana esterna della cellula
con un sito accessibile allambiente esterno che si unisce
a leganti come ormoni, droghe, antigeni, peptidi) specifici
sulle cellule ghiandolari.
Ma le ghiandole surrenali non hanno qualcosa a che fare con
ladrenalina e la reazione "lotta o fuggi"?
E ladrenalina a scatenare la reazione di allarme
lotta o fuggi, che è la risposta naturale e inconscia
del corpo alle minacce, che siano reali o immaginarie. Spesso
è caratterizzata da un afflusso di energia, pupille dilatate
e tachicardia, tutte condizioni che ci consentono di affrontare
bene il pericolo appena percepito. Ma un altro compito assolto
dalle ghiandole surrenali, quando sono raggiunte dallACTH
(adrenocorticotrofina), è cominciare a produrre steroidi
(composti organici facilmente solubili che si incontrano allo
stato naturale nel regno vegetale e animale e svolgono molte
funzioni importanti sul piano funzionale). Lo steroide prodotto
in questo caso è il Corticosterone, una sostanza necessaria
per la guarigione e il controllo dei danni in casi ferite.
Ed ecco qualè il collegamento con la depressione
in forma chimica.
Già da trentanni sappiamo che lo stress aumenta
con lincremento della produzione di steroidi. Di solito
le persone depresse presentano un livello elevato di questi
steroidi legati allo stress; anzi, sono in stato cronico di
attivazione da ACTH, a causa di una disfunzione nel circuito
di biofeedback, incapace di segnalare che il livello dello steroide
nel sangue è già alto. Così lasse
CRF-ACTH non fa che pompare nel sangue una quantità sempre
maggiore di steroidi.
Si direbbe quasi che il CRF sia il peptide della depressione.
Esistono studi sugli animali, per es., dai quali risulta che
in effetti le piccole scimmie private delle cure materne, trascurate
o maltrattate, presentano livelli elevati di CRF e quindi di
steroidi.
Nelle scimmiette, il fenomeno si manifesta come unincapacità
di curare la propria toilette, oppure di comportamenti ripetitivi
che sembrano privi di scopo.
Negli esseri umani, il risultato può essere una serie
di schemi di comportamento estremamente limitati, che alla fine
spingono le persone in un buco nero dal punto di vista emotivo.
Si, il motivo per cui possiamo stare bloccati in questo modo
è che queste emozioni sono impresse nella memoria, non
solo nel cervello, ma in profondità, a livello cellulare.
Il meccanismo funziona cosi: man mano che nei neonati e nei
bambini esposti a forti stress il livello di CRF aumenta, i
recettori del CRF cominciano a desensibilizzarsi, riducendo
di numero e di dimensioni. Questi cambiamenti si verificano
quando i recettori siano inondati da una droga, sia prodotta
naturalmente dal corpo che da un farmaco acquistato in farmacia.
La memoria del trauma viene fissata da questi e altri cambiamenti
a livello del recettore dei neuropeptidi, alcuni dei quali avvengono
allinterno della cellula, alle radici stesse del recettore,
e il fenomeno si estende a tutto il corpo.
Come ricercatore sul fronte della droga da oltre venti anni,
devo staccarmi dalla posizione prevalente fra i miei colleghi
e affermare che meno uso di farmaci è meglio!
Le implicazioni delle mie ricerche consistono nella tesi che
le droghe esogene, cioè esterne allorganismo, sono
potenzialmente dannose, non soltanto perché distruggono
lequilibrio naturale dei circuiti di feedback che coinvolgono
molti sistemi e organi, ma a causa dei cambiamenti che producono
a livello del recettore.
Ognuno di noi ha la propria farmacopea naturale, la farmacia
migliore che esista al costo più basso, in grado di produrre
tutte le sostanze di cui abbiamo bisogno per far funzionare
il nostro complesso corpo-mente esattamente nel modo in cui
è stato programmato in tanti secoli di evoluzione. La
ricerca deve concentrarsi sulla comprensione del modo in cui
agiscono queste risorse naturali, i nostri farmaci endogeni,
in modo che possiamo creare le condizioni che consentiranno
loro di svolgere la loro azione nel modo migliore, con minime
interferenze da parte di sostanze esogene. Ma quando non possono
compiere il loro lavoro, la ricerca consentirà di creare
sostanze mimetiche in grado di imitare quelle naturali riducendo
al minimo linterferenza con lequilibrio naturale
del corpo, perché sono state messe a punto tenendo conto
dellintera rete psicosomatica.
(da pag.. 322 a pag.326)
" ... il problema delle
emozioni capaci di guarire, unesigenza avvertita nella
nostra società con intensità così disperata
da riflettersi nel crescente numero di persone che ricorrono
a farmaci antidepressivi e allescalation nelluso
di droghe illegali. A mio parere tanto gli uni che gli altri
- quelli che ricevono la ricetta dal medico e quelli che acquistano
la droga dallo spacciatore - fanno esattamente la stessa cosa:
alterano la propria chimica naturale con una sostanza esogena
che ha una vasta gamma di effetti, molti dei quali non sono
compresi del tutto, per modificare sentimenti che non vogliono
provare.
Le ricerche svolte mi hanno dimostrato che quando le emozioni
vengono espresse, vale a dire quando le sostanze biochimiche
alla base delle emozioni fluiscono liberamente, tutti i sistemi
sono integri e solidali. Quando invece le emozioni sono represse,
negate, e si trovano nellimpossibilità di realizzare
il loro potenziale, le vie della rete psicosomatica si ostruiscono,
bloccando il flusso delle sostanze chimiche unificanti e vitali
per il benessere, che regolano tanto la nostra biologia quanto
il nostro comportamento. Questo, secondo me, è lo stato
di emotività malata al quale desideriamo così
disperatamente sfuggire. Le droghe, legali o illegali che siano,
contribuiscono ulteriormente ad interrompere i numerosi circuiti
di feedback che consentono alla rete psicosomatica di funzionare
in modo naturale ed equilibrato, e quindi instaurano le condizioni
per linsorgere di disturbi fisici e mentali.
Tuttavia lidea della rete è ancora troppo recente
per influenzare il modo in cui la medicina e la psicologia affrontano
la salute e la malattia. La maggior parte degli psicologi considera
la mente come se fosse scissa dal corpo, un fenomeno che ha
scarsi rapporti con il corpo fisico, ammesso che ne abbia. E
viceversa i medici trattano il corpo come se non avesse alcun
legame con la mente o le emozioni. Le mie ricerche hanno dimostrato
che il corpo può e deve essere guarito attraverso la
mente, così come la mente può e deve essere guarita
attraverso il corpo.
Le cosiddette terapie alternative mirate a uno sfogo somatico-emotivo
tengono presente questa realtà, ed è così
che possiamo integrare lofferta degli ambienti medici
ufficiali. Nella cura dei disturbi dellumore e di altri
disturbi mentali, la medicina ufficiale rinuncia a un valido
ausilio escludendo il contatto fisico, ignorando il fatto che
in realtà il corpo è la porta della mente e rifiutandosi
di riconoscere limportanza dellespressione emotiva
come evento che coinvolge la mente e il corpo, con la capacità
potenziale di completare e a volte addirittura sostituire le
terapie verbali e i farmaci...
(da pag.328 a pag.329)
Quando facciamo zazen
(pratica di meditazione Zen) la mente segue sempre il respiro.
Quando inspiriamo l'aria entra nel nostro mondo interno. Quando
espiriamo esce fuori nel mondo esterno. Noi diciamo "mondo
esterno" e "mondo interno" ma in realtà
c'è un solo mondo indivisibile. In questo mondo illimitato
la nostra gola è come una porta che si apre e si chiude.
L'aria entra ed esce come chi attraversa una porta che si apre
e si chiude. Se pensate: "Io respiro", l'"Io"
è di troppo. Non esiste niente in voi che può
dirsi "Io", è soltanto una porta che si apre
e si chiude quando inspiriamo ed espiriamo.
Quando dunque facciamo zazen, l'unica cosa che esiste è
il movimento del respiro e della consapevolezza di tale movimento.
Dunque quando fate zazen la mente deve concentrarsi sul respiro.
Questo tipo di attività è l'attività fondamentale
dell'essere universale. Senza questa esperienza, pratica, è
impossibile raggiungere l'assoluta libertà.
"Date alla vostra pecora
o vacca un ampio, spazioso pascolo: è il modo migliore
per controllarla".
tratto da "Mente Zen, mente da principiante" di
Shunryu Suzuki - ed. Ubaldini
LA FUNZIONE DELL'ORGASMO
Questo brano, scritto parecchi anni fa, non affronta temi
transpersonali, ma specificatamente bioenergetici, aspetti tuttavia
fondamentali per chi utilizza la respirazione.
Non esiste malato nevrotico che non riveli una tensione addominale.
Avrebbe poco senso elencare e descriverne qui i sintomi, senza
comprenderne la funzione nella nevrosi. Il trattamento della
tensione addominale è divenuto tanto importante nel nostro
lavoro odierno che mi sembra oggi quasi incomprensibile come
sia stato possibile curare anche solo approssimativamente le
nevrosi senza conoscere la sintomatologia del plesso solare.
I disturbi della respirazione nelle nevrosi sono sintomi consequenziali
delle tensioni addominali. Si cerchi di immaginare di essere
stati spaventati o di trovarsi in uno stato di angosciosa attesa
di un grande pericolo. Involontariamente si tratterrà
il respiro e si manterrà questa posizione. Poiché
non si può cessare completamente di respirare presto
si espirerà nuovamente, ma l'espirazione non sarà
completa e profonda, ma leggera; non si espirerà pienamente,
ma solo a tratti. In uno stato di attesa angosciosa si spingono
involontariamente le spalle in avanti e si rimane in questo
atteggiamento rigido. (...)
Che funzione ha l'atteggiamento descritto dalla "respirazione
leggera"? Se guardiamo la posizione degli organi interni
e il loro rapporto con il plesso solare, comprendiamo immediatamente
di cosa si tratta. Quando si è spaventati si inspira
involontariamente, viene fatto di pensare all'inspirazione involontaria
di quando si sta per annegare e che è la causa principale
della morte; il diaframma si contrae e comprime dall'alto il
plesso solare. La funzione di questa azione muscolare diventa
pienamente comprensibile solo quando si prendono in considerazione
i risultati dell'esame analitico caratteriale dei precedenti
meccanismi di difesa infantili.
I bambini solitamente combattono i continui e penosi stati d'angoscia
che sentono nello stomaco, trattenendo il respiro. Essi fanno
la stessa cosa quando provano sensazioni di piacere nell'addome
e nei genitali e ne hanno paura.
Trattenere il respiro e mantenere il diaframma contratto è
forse uno dei primi e più importanti atti che hanno lo
scopo sia di sopprimere le sensazioni di piacere nell'addome
sia di soffocare sul nascere l'angoscia addominale. A questo
trattenere il respiro si aggiunge poi l'effetto della pressione
addominale.
Il modo in cui i nostri bambini riescono a bloccare le sensazioni
nel ventre con la respirazione e la pressione addominale è
tipico e universale.…
"Com'era possibile che questo blocco della respirazione
potesse reprimere o eliminare completamente gli affetti? Questa
domanda era decisiva. Era, infatti, divenuto chiaro che il freno
della respirazione costituiva il meccanismo fisiologico della
repressione degli affetti e la rimozione degli affetti era quindi
anche il meccanismo fondamentale della nevrosi in generale.
Una semplice riflessione ci faceva ricordare che la respirazione
ha biologicamente la funzione di apportare ossigeno e di eliminare
biossido di carbonio dall'organismo. L'ossigeno contenuto nell'aria
immessa permette la combustione nell'organismo dei cibi digeriti.
In termini chimici, combustione è tutto ciò che
comporta la formazione di composti con l'ossigeno. Nella combustione
si crea energia. Senza ossigeno non c'è combustione e
di conseguenza neppure produzione d'energia. Nell'organismo
l'energia si crea attraverso la combustione degli elementi.
Durante questo processo vengono generati calore ed energia cinetica.
La bioelettricità viene prodotta durante questo processo
di combustione. Se la respirazione è ridotta, si introduce
meno ossigeno, praticamente solo quella quantità necessaria
alla conservazione della vita. Se nell'organismo viene prodotta
meno energia, allora le eccitazioni vegetative sono minori e
quindi anche più facili da dominare. La respirazione
frenata dei nevrotici ha quindi, biologicamente parlando, la
funzione di ridurre la produzione d'energia nell'organismo,
e IL PIACERE
WILHELM REICH |
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L'ESPERIENZA
DEL SÉ O COSCIENZA COSMICA
E'
stato fatto un grande sforzo da parte degli scienziati per definire
la natura dell'Esperienza Cosmica. Fra le caratteristiche isolate
da alcuni autori possiamo citare:
1. L'unità, o meglio, la non-dualità: la scomparsa,
cioè, della percezione dualistica io-Mondo o soggetto-oggetto.
2. Il carattere ineffabile: l'esperienza non può essere
descritta con il linguaggio ordinario.
3. Il carattere di realtà: una certezza assoluta che
quello che è stato vissuto è reale, spesso persino
molto più reale del vissuto quotidiano normale.
4. La trascendenza dello spazio-tempo: si entra in un'altra
dimensione, il tempo non esiste più e scompare lo spazio
tridimensionale.
5. Il sentimento del sacro: la sensazione che stia accadendo
qualche cosa di grande e di meraviglioso, persino di sacro.
6. La scomparsa della paura della morte: la vita è percepita
come eterna, anche se l'esistenza fisica continua ad essere
vissuta come transitoria.
7. Il cambiamento del sistema dei valori e del comportamento:
spesso si constata un cambiamento in direzione dei valori quali
Bellezza, Verità, Bontà. C'è un distacco
progressivo dai valori materiali. L'Essere si sostituisce all'Avere.
Pensa a tutti i grandi yoghi, i santi e i saggi - da Mosé,
Cristo, Padmasambhava, non erano individui dalle maniere deboli
e distaccate, ma fieri rivoluzionari in grado di scuotere e
soggiogare interi paesi. Trattavano il mondo nei suoi stessi
termini, non con qualche pietosa fantasia celeste, molti di
loro istigarono rivoluzioni sociali di massa che sono andate
avanti per migliaia d'anni. Fecero questo non perché
avevano evitato la dimensione fisica, emozionale, mentale dell'uomo
e l'ego che ne è il veicolo, ma perché s'impegnarono
con una determinazione ed un'intensità da scuotere il
mondo dalle fondamenta. Senza dubbio essi erano sintonizzati
anche con l'anima (lo psichico profondo) e lo spirito (il Sé
senza forma) sorgente ultima del loro potere, ma esprimevano
quel potere, e raggiunsero risultati concreti, proprio perché
si erano impegnati drammaticamente nelle dimensioni inferiori
attraverso le quali tale potere poteva esprimersi in modo da
poter essere udito da tutti.
Questi grandi esseri, che dettero impulso al mondo non erano
dei piccoli "ego"; erano, nel miglior senso del termine,
grandi ego, precisamente perché l'ego (il veicolo funzionale
dei reami più densi) esiste parallelamente all'anima
(veicolo funzionale della dimensione sottile) ed il Sé
(veicolo della dimensione causale).
Quanto questi grandi maestri riuscirono a realizzare nelle dimensioni
materiali, lo ottennero attraverso il loro ego, perché
l'ego è il veicolo funzionale in tale reame. Tuttavia
essi non s'identificavano esclusivamente con il loro ego (ciò
è narcisismo) ma, semplicemente, sentivano il loro ego
sintonizzato con la radiante sorgente cosmica. I grandi yoghi,
i santi e i saggi, realizzarono tanto nelle loro vite precisamente
perché erano grandi "ego" sintonizzati con
il loro stesso Sé superiore, erano consapevoli del puro
Atman (l'io Io di Ramana Maharsi) che è uno con il Brahman,
e quando aprivano la bocca la gente cadeva ai loro piedi in
ginocchio ed il mondo tremava, confrontandosi con il Dio radiante.
Santa Teresa era una grande contemplativa? Si! E, (riflettiamoci)
Santa Teresa è la sola donna che abbia mai riformato
l'intera tradizione monastica Cattolica. Gautama Buddha scosse
l'India dalle fondamenta, Rumi, Plotino, Bodhidharma, Lao Tzu,
Platone, ecc. tali uomini e donne iniziarono rivoluzioni che
durarono per centinaia e talvolta migliaia d'anni, qualcosa
che non può ancora essere attribuito né a Marx
né a Lenin, né a Locke né a Jefferson.
Fecero queste cose non perché erano morti dal collo in
giù. No, erano dei monumentali, gloriosi e divini grandi
"ego", sintonizzati con uno psichico più profondo,
che era sintonizzato direttamente con Dio. C'è certamente
una certa verità nel concetto di "trascendere l'ego":
ma non significa distruggere l'io, significa sintonia con qualcosa
di più grande.
PETER
WEIL
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