| Ci sembra doveroso
lasciare questo spazio divulgativo della tecnica del Rebirthing
a colui che è, secondo noi, lesponente più
rappresentativo del Rebirthing Transpersonale, legati anche da
un profondo sentimento di riconoscenza e stima.
In
questa pagine troverete articoli scritti dal dott. Filippo Falzoni
Gallerani che ha la capacità, secondo noi, di tradurre
la complessità della coscienza alla semplicità del
suo autoaccadere.
Per una mia brevissima presentazione dirò che ho sviluppato
questo metodo negli ultimi trent'anni, ho fondato l'Associazione
A.R.A.T ( fino al 2010), pubblicato tre libri
e avviato una Scuola per la sua corretta diffusione che ha già
formato molti qualificati professionisti del Rebirthing Transpersonale.
Circostanze della mia vita e specifiche esperienze hanno influenzato
la sintesi che il "Rebirthing Transpersonale" rappresenta.
Da ragazzo ebbi un'esperienza "perimortale" (a causa
di un'incidente motociclistico negli Stati Uniti fui molto vicino
alla morte) e ciò mi fece sperimentare stati di coscienza
non ordinari attraverso i quali vissi per lunghi momenti una dimensione
della realtà molto più profonda e liberatoria.
Ciò mi spinse ad approfonditi studi sulle potenzialità
latenti della mente. Fui così attratto dalla psicologia
e dalla ricerca sulla psiche e dopo la laurea in Psicologia in
Italia frequentai corsi postuniversitari negli Stati Uniti, e
contemporaneamente di autoindagine, e di pratiche spirituali,
ecc. soggiornando a lungo in un ashram sull'Himalaya, dove per
molti anni ho svolto discipline severe con un maestro della tradizione
Shivaita. Prima ancora di sapere dell'esistenza della Psicologia
Transpersonale cercavo un'integrazione tra i metodi della scienza
occidentale e quelli della saggezza dell'Oriente. Quella saggezza
(non solo orientale) che attraverso i secoli e in tutto il mondo,
indica la via verso la conoscenza del Sé, e a cui ci si
riferisce come "Filosofia Perenne". Ho studiato gli
scritti di Ramana Maharshi, Krishnamurti, Aurobindo, Nisargadatta
Maharaj, Muktananda, ho tradotto brandi dell'Advaita Vedanta e
di altri maestri e filosofi sviluppando allo stesso tempo un approccio
laico basato sulla conoscenza della psicologia e della scienza
occidentale, e sull'approfondimento di Freud, Jung, Hillman, Maslow,
Neumann, Watts, Boggio Gilot, Bohm, Capra (e molti altri studiosi
occidentali) e ai nuovi paradigmi della Fisica Quantistica. Sono
così approdato negli anni alla visone integrale di Ken
Wilber, che nei suoi scritti presenta una innovativa sintesi dei
principali campi della conoscenza umana, dalla fisica e dalla
biologia, passando per la filosofia e la psicologia fino alla
spiritualità.
L'opera di Wilber è, infatti, una fonte permanente di ispirazione
per una coerente teoria di riferimento.
Nella mia ricerca ho trovato nella respirazione intensa del Rebirthing
Transpersonale l'ideale catalizzatore per indurre esperienze interiori
che si modulano attraverso la manifestazione di fenomeni di catarsi,
trascendenza e integrazione dei diversi livelli dello sviluppo
individuale.
Tali livelli - spesso indicati come "Grande Catena dell'Essere"
- sono convenzionalmente suddivisi in: corpo, mente, anima e spirito
non duale, (o: materia, vita, emozioni, mente, anima, e spirito.
Ci sono naturalmente molte altre possibili sotto-suddivisioni
che ampliano questo schema universale come quelle di Aurobindo,
della Filosofia Advaita, di maestro Eckart, o del Buddismo Tibetano.
Ken Wilber organizza in schemi di confronto un centinaio di modelli
evolutivi antichi e moderni dell'Oriente e dell'Occidente).
I "livelli di sviluppo" sono riconosciuti dalla psicologia
classica moderna, basti ricordare Piaget, ma, la psicologia occidentale
generalmente si è limitata allo studio dello sviluppo individuale
sino ad alla razionalità matura di un io integrato, mentre,
la Psicologia Transpersonale, pur riconoscendo la validità
della Psicologia Classica, si spinge oltre e si rivolge anche
a livelli superiori che appartengono a dimensioni, sottili, psichiche,
causali e non duali. Wilber, inoltre, nello sviluppo delle sue
teorie verso una Psicologia Integrale, propone una sintesi che
oltre a riconoscere i livelli transpersonali (caratteristici del
mondo antico e premoderno), li correla con gli con aspetti scientifici
ed oggettivi che la modernità e postmodernità hanno
messo in primo piano (spesso trascurando però le dimensioni
delle profondità interiori e gli stati di trascendenza,
se non giungere sino al punto di negarne del tutto l'esistenza
per l'influsso dello scientismo materialista dominante). Il mondo
soggettivo dell'io (interiore) ha correlati con gli aspetti oggettivi
del sistema nervoso (esteriore). Agli stati d'animo corrispondono
certamente modificazioni neurofisiologiche, che il mondo premoderno
non conosceva. La mente tuttavia non può essere ridotta
agli aspetti organici del cervello anche se questa corrispondenza
che non va trascurata, bensì, profondamente studiata. Per
questo deve essere riconosciuta l'importanza sia della dimensione
interiore, sia degli aspetti oggettivi e fisiologici. Allo stesso
modo il mondo collettivo "interiore soggettivo" e "esteriore
oggettivo" (la cultura e la società) sono anch'essi
aspetti che vanno presi in considerazione e correlati per una
visione integrale dell'uomo. La modernità ha portato la
differenziazione delle sfere dei valori (arte, morale e scienza).
Questa differenziazione ha reso possibile che ogni campo potesse
svilupparsi autonomamente e liberamente e raggiungere quindi sviluppi
impensabili nel mondo premoderno, dominato dal pensiero mitico
e magico. Il mondo moderno ha portato alle grandi democrazie,
ai diritti umani, alla fine della schiavitù, ai diritti
delle donne, e a straordinarie scoperte nel campo della medicina,
della fisica e della psicologia.
Questo sviluppo, d'altro canto, ha come aspetto negativo l'aver
trascurato o negato le dimensioni interiori, concentrandosi esclusivamente
sui fenomeni oggettivi misurabili e ripetibili.
La premodernità ci ha lasciato la "Grande Catena dell'Essere".
Le tradizioni spirituali, oltre ad aspetti indubbiamente mitici
contengono anche le esperienze "scientifiche" della
millenaria ricerca interiore e d'autoindagine, svolte da quegli
individui che in ogni tempo hanno rappresentato le vette evolutive
delle potenzialità coscienziali dell'uomo, che come ho
detto, la modernità ha rimosso. Queste dimensioni interiori
sono
reali e possono essere studiate e sperimentate da ogni uomo che
applichi i metodi opportuni, e non devono essere ridotto a un
epifenomeno di funzioni materiali e tanto meno a una pura illusione.
Quando si differenziano gli aspetti mitici dai metodi di autoconoscenza
si possono cogliere gli aspetti trasformativi e perennemente validi
delle tradizioni spirituali.
La "visione integrale" cerca di riunire il meglio dei
raggiungimenti dell'uomo, sia in tempi premoderni che moderni
e postmoderni. Scienza e religione, possono così trovare
punti d'integrazione estremamente importanti per il mondo d'oggi
che si confronta con problemi che non hanno precedenti storici,
e con una profonda crisi dei valori e, tuttavia, anche con nuove
prospettive per lo sviluppo individuale e sociale.
Le dimensioni dell'"io", del "ciò"
e del "noi" vanno considerate nelle loro importanti
correlazioni, e per questo è necessario lo sviluppo di
sempre più approfonditi e ampi studi interdisciplinari
e devono essere applicati metodi a "tutto campo" che
permettono di armonizzare ed integrare ognuna di queste sfere.
Il problema del singolo viene quindi visto in una dimensione che
comprende lo sviluppo interiore, l'equilibrio fisico e le relazioni
intersoggettive sociali e culturali.
Il Bello (io? arte) il Buono (noi? morale) e il Vero (ciò
- scienza): quest'integrazione, - che spazia dalla neurofisiologia,
alle pratiche meditative, dalla filosofia all'antropologia e alla
sociologia, insieme a molte altre valide intuizioni sulla natura
dello sviluppo psicospirituale e sulle pratiche adatte all'uomo
moderno, -fanno di Wilber un validissimo riferimento per l'approccio
della mia scuola. La sua vasta opera che sta avendo riconoscimenti
internazionali (oltre cento gruppi di studio solo negli USA e
apprezzamenti da parte dei più noti scienziati) è
poco conosciuta in Italia e per questo ho creduto bene tradurre
alcuni dei suoi testi, per introdurli nei miei corsi didattici.
L'approccio del Rebirthing Transpersonale con questi presupposti,
riconosce quindi, non solo le dinamiche dell'io e del suo sviluppo,
prendendo in considerazione i principi della bioenergetica, della
psicologia dinamica, e della psicologia analitica, ma, attraverso
la soluzione delle problematiche appartenenti a questi livelli
conduce a esperienze di profonda intuizione e consapevolezza e
ad autentiche occasioni di risveglio-realizzazione.
Questo approccio si inserisce nel contesto collettivo odierno
in cui si può constatare l'emergere di un nuovo piano di
coscienza, che è opportuno affrontare anche in modo "scientifico"
e radicato in una visione inclusiva di tutte le principali e più
significative ricerche sull'uomo.
Gli stati di risveglio e liberazione sono caratteristici della
vera salute olistica, che si manifesta nella realizzazione della
creatività personale e nella serenità interiore
che è concomitante alla conoscenza del Sé, condizione
essenziale per l'autorealizzazione e un permanente benessere psicofisico.
Come diceva Jung: "La vera terapia consiste nel riconoscimento
del divino; più si raggiunge l'esperienza del divino, più
si è liberati dalla maledizione della patologia".
Scopo fondamentale del metodo è quindi la ricongiunzione
con il nostro Sé che, di fatto, è la "Coscienza
Cosmica" e la "Natura Essenziale".
Quest'Intelligenza intrinseca della natura profonda dell'essere
psicobiologico, è in grado di attivare "intelligenti"
processi d'autoguarigione e autorealizzazione.
Siamo ancora in un territorio di "definizioni fondamentali",
che includono l'affermazione che l'intelligenza che governa l'intero
universo e regola la nostra vita fisiologica, il battito cardiaco,
il respiro, l'attività elettrica cerebrale, è una
legge naturale, dotata di creatività e potere illimitato
d'organizzazione. Wallace in "Fisiologia della Coscienza".
Il metodo del Rebirthing ad approccio
Transpersonale, che si basa su un particolare tipo di respirazione
intensa e prolungata, presenta alcune somiglianze con la Respirazione
Olotropica di Stanislav Grof, lo psichiatra che ha contribuito
enormemente allo sviluppo della Psicologia Transpersonale e
alla diffusione di tecniche esperienziali per raggiungere stati
non ordinari di coscienza. Tra il metodo di Grof e il mio esistono
tuttavia alcune profonde differenze sia per quanto riguarda
la pratica che il contesto teorico. Le differenze sono ancora
maggiori e spesso sostanziali, con le altre scuole di Rebirthing
d'origine Statunitense.
Diversamente da altre scuole di Rebirthing, infatti, la seduta
non è indirizzata a priori verso particolari esperienze
(il trauma della nascita, il bambino interiore, la stima di
sé, la catarsi, ecc) non è neppure facilitata
o contenuta da esercizi mentali come quelli del pensiero positivo
(affermazioni o simili) né limitata al lavoro sull'io.
Il setting è indirizzato invece, a favorire un incontro
con "ciò che è", e alla diretta percezione
dei movimenti mentali per trascenderli nella consapevolezza
della natura del "Testimone dell'esperienza" (l'Atman
Brahman della tradizione Indù). Per questo Wilber, -
spesso critico verso la banalizzazione della spiritualità
come quella che a volte ci è stata proposta dal movimento
New Age ci offre, - ritiene importante (per non confondere esperienze
regressive con autentiche esperienze evolutive), la suddivisione
dei livelli in "pre-egoici, egoici e transegoici",
oppure "prepersonali, personali e transpersonali",
o anche "prerazionali, razionali e transrazionali".
Un approccio a tutto campo permette di affrontare ciò
che si manifesta senza interferenze e, grazie alla potente attivazione
della respirazione intensa, induce facilmente profonde esperienze
trasformative con autentiche realizzazioni psicospirituali,
che si accompagnano ad un confronto più vero e diretto
con il mondo e con sé stessi.
Per citare Wilber: "Un terapeuta a "tutto spettro"
lavora con il corpo, l'ombra, la persona, l'ego, l'io esistenziale,
l'anima e lo spirito, tentando di portare consapevolezza ad
ogni livello, cosicché ognuno possa unirsi alla coscienza
nello straordinario viaggio di ritorno al Sé e allo Spirito,
che è base e sostegno dell'intera rappresentazione. Un
terapeuta a tutto spettro è un archeologo del Sé.
Questa, tuttavia, è un'archeologia che dissotterra il
futuro, non il passato. Questa profonda archeologia scava all'interno
per trovare l'oltre, l'emergente e il nuovo, non quanto è
già sepolto; gli strati più profondi ci spingono
avanti, non indietro; sono strati di Eros, non di Thanatos;
portano alle nascite del domani, non alle tombe di ieri."
Il Rebirthing Transpersonale, si basa su un approccio laico
e mantiene ben salde le sue radici nella scientificità,
e probabilmente quest'approccio è una delle più
efficaci vie per la spiritualità e l'autorealizzazione
dell'epoca del computer, cioè, un modo rapido per un'esperienza
profonda e liberatoria che permette di affrontare al meglio
la vita quotidiana. Non permette di fuggire la realtà
in dimensioni regressive ed illusorie fantasticherie, come certi
metodi della New Age che pare vogliano riportare all'onnipotenza
infantile. E non induce neppure di "usare la mente"
per "cambiare la mente" cosa che conduce spesso a
noti paradossi, e fa arenare i progressi interiori nelle sabbie
mobili dei giochi del pensiero. Al contrario può essere
un concreto strumento per l'autoguarigione e trova efficacissima
applicazione per la soluzione di problemi molto diffusi oggi.
Disturbi come l'ansia, la depressione o la maggior parte degli
squilibri psicosomatici, trovano rapida soluzione all'interno
del processo di energicizzazione e di sviluppo della consapevolezza.
In particolare si dimostra risolutivo per gli "attacchi
di panico", perché esiste una diretta relazione
tra la respirazione e questo diffusissimo disturbo. Ho una casistica
molto ampia di risultati eccellenti, a volte in sole 2 o 3 sedute,
e ho pubblicato su questo argomento numerosi articoli avendo
osservato la scomparsa del disturbo in centinaia di soggetti.
Recentemente molte ricerche medico scientifiche hanno confermato
le mie esperienze. All'ospedale San Raffaele di Milano il Prof.
Marco Battaglia, dopo dieci anni di ricerche ha costatato che
i pazienti sofferenti di panico mostrano un'ipersensibilità
all'anidride carbonica (che secondo le mie ricerche è
innescato da un pre-esistente stato di subventilazione), e ha
confermato il legame diretto tra respirazione e panico. I risultati
di questa ricerca sono una conferma molto importante della mia
esperienza, seppure le cure proposte siano farmacologiche, (inibitori
dei ricettori dell'anidride carbonica per interrompere istantaneamente
- ma temporaneamente - la reazione e il conseguente stato d'alterazione)
mentre, al contrario, il mio metodo permette di ristabilire
stabilmente l'equilibrio respiratorio, con risultati definitivi
e senza gli effetti collaterali dei farmaci.
E' stato per me importante, sin dall'inizio della mia attività
dare credibilità scientifica a questa pratica, e dignità
e riconoscimento agli stati non ordinari della coscienza spesso
rifiutati dalla "scienza ufficiale".
Questa aspirazione si sta concretizzando perché finalmente,
negli ultimi anni, il Rebirthing ad approccio Transpersonale
è stato applicato all'interno delle istituzioni con approfondite
ricerche cliniche e con test ematici e psicologici. La ULSS
del Veneto ha stanziato fondi per proseguire le ricerche iniziate
con un gruppo di pazienti di una comunità terapeutica,
dal momento che sono stati constatati risultati molto superiori
alle aspettative e a ogni statistica. Recentemente è
stato creato un gruppo di ricerca interdisciplinare cui collaborano
psichiatri, psicologi, sociologi e scienziati di diverse discipline.
Tra questi il Dott Giuseppe Cicciù Coordinatore Dipartimento
Dipendenze Patologiche ULSS 5 Ovest Vic.- Coordinatore G.I.R.
(gruppo interdisciplinare di ricerca) scrive in una recente
pubblicazione: "Alcune pratiche cliniche, considerate "non
convenzionali", sembrano fornire un apporto significativo
sul piano terapeutico nella cura del tossicodipendente. Lidea
che il mondo scientifico sia in grado di fornire dei modelli
teorici a cui possono fare riferimento queste pratiche terapeutiche
è una suggestiva speculazione che apre spazi nuovi alla
ricerca, per costruire attraverso la buona scienza"
i paradigmi della corretta utilizzazione di modelli di intervento
non convenzionali in ambito clinico."
E più avanti riassumendo alcune delle ricerche svolte
constata, ad esempio, che:
"I consistenti passi avanti della ricerca psicobiologica
e in particolare della psiconeuroendocrinologia hanno offerto
lopportunità di conoscenze straordinarie sui correlati
"organici" dei fenomeni psichici e comportamentali.
I dati preliminari ottenuti in un protocollo, in collaborazione
tra il Centro Studi del Ser.T di Parma e il Ser.T di Montecchio
Maggiore, dimostrano, (ad esempio) che in soggetti esposti per
la prima volta ad un'intensa sessione di iperventilazione avviene
lattivazione dellHPA-axis e la secrezione di Prolattina
e Cortisolo. Tale risposta ormonale si presenta allapice
della iperventilazione polmonare e precede di poco manifestazioni
comportamentali quali: perdita di controllo degli impulsi, caduta
delle difese egoiche con conseguente emersione di vissuti emotivi
autentici. Nei soggetti esposti abitualmente alliperventilazione,
al contrario, gli effetti "vantaggiosi" del trattamento
si associano a una lieve riduzione della risposta surrenalica,
in associazione alle risposte della prolattina"
Questo e solo un esempio, tra i tanti, delle ricerche avviate;
altri studi sono in programma per poter conoscere sempre più
approfonditamente i fenomeni correlati con l'iperventilazione,
mentre è già assai ampia la casistica clinica.
Concludo con una frase di Sri Aurobindo:
"Legge e scopo principale della vita individuale è
la ricerca del proprio sviluppo. Consapevolmente o semiconsapevolmente,
o con un inconscio e oscuro brancolare, la vita individuale
si sforza sempre, e a buon diritto, di trovare un'autoespressione,
cioè a trovare sé stessa, di scoprire in sé
la legge ed il potere del proprio essere ed attuarli. Questo
scopo è fondamentale, giusto ed inevitabile perché,
nonostante tutte le riserve e obiezioni che si possono fare,
l'individuo non è semplicemente un'effimera creatura
fisica, una forma di mente e corpo che si aggrega e si dissolve,
ma un essere, un potere vivente dell'Eterna Verità".
Dott. Filippo Falzoni Gallerani
DIFFERENZE
SOSTANZIALI CON ALTRI METODI
"Altri sentieri si sforzano
di raggiungere qualcosa, l'autoindagine cerca colui che fa lo
sforzo."
Ramana Maharshi
Ho spesso trovato difficoltà
nel far comprendere la profonda differenza tra il Rebirthing
Transpersonale ed altri modi d'applicazione, e scrivo queste
pagine per chiarire, quanto credo sia essenziale. Questa comprensione
è indispensabile per avere una prospettiva corretta nel
giudicare il metodo nella confusione delle tante scuole sorte
negli ultimi anni.
Prima di dire che cosa è il Rebirthing Transpersonale
inizierò con il dire quello che non è, dato che
molte correnti del Rebirthing, influenzate dagli aspetti più
banali del movimento New Age, presentano spesso lacune e approcci
fantasiosi. La New Age rappresenta a volte, importanti sintesi
del pensiero moderno e antico, ma ci sono aspetti deleteri e
semplicistici, ben lontani dalla seria ricerca, che sono privi
efficacia trasformativa, se non perfino dannosi.
Il Rebirthing Transpersonale, ad esempio, non considera accettabile
il concetto tanto in voga:"il pensiero crea". Un conto
e riconoscere la natura "causale" della coscienza-consapevolezza,
della Mente con l'emme maiuscola, altro affermare che l'ego
può esaudire tutti i desideri e creare la propria realtà,
che il chiacchierio mentale determini gli eventi, e che attraverso
le affermazioni, e la loro ripetizione otterremo la liberazione
e la salute. La padronanza della mente e il controllo del pensiero
sono importanti aspetti del percorso d'autoconoscenza, ma credere
che possiamo ottenere tutto quello che pensiamo è forviante.
Quest'approccio può produrre solo narcisismo e regressione
all'onnipotenza infantile, piuttosto che consapevolezza e liberazione.
La situazione in questo caso invece che "terapeutica"
diventa un "vendere illusioni" che possono offrire
solo momentaneo sollievo, per poi condurre alla delusione e
ad allontanare dalla maturazione e dal risveglio. Un altro errore
di prospettiva mi pare questo: poiché quando si sta bene
i nostri pensieri sono tendenzialmente positivi e ottimistici,
quando si sta male basterà ripetere pensieri positivi
ed ottimistici per stare bene. Non possiamo ingannarci da soli
fino a questo punto, e tutti possiamo costatare che sorriderci
allo specchio quando siamo depressi non funziona. Certamente
osservare i pensieri e riconoscerne i limiti, vedere in trasparenza
la rete del pensiero e trovare migliori traduzioni della realtà
è importante. Ma ciò accade nella calma senza
desideri, non quando siamo attaccati a priori a dei risultati
e in balia delle aspettative. Inoltre anche se ottenessimo quanto
desideravamo non sappiamo se, nei suoi effetti, ciò sortirà
il nostro bene.
L'approccio Transpersonale attraverso una passiva osservazione
del pensiero e delle sensazioni, porta al silenzio interiore,
conduce a mettere a fuoco la coscienza osservante, il Sé,
la presenza impersonale, sempre presente nel "qui e ora"
come fondamento. Da quest'emancipazione giungono intuizioni
profonde e la soluzione di molti problemi e, quando necessario,
la forza per accettare e superare con saggezza i dolori che
inevitabilmente prima o poi la vita ci presenterà.
Un secondo punto: il Rebirthing Transpersonale evita attentamente
qualunque approccio manipolativo, non propone il tema dell'esperienza,
né cerca di dirigere le sedute verso specifici scopi
(al contrario di molte scuole che svolgono seminari o sedute
individuali a tema come: "Rivivere la nascita", "il
pensiero positivo per la prosperità e l'autostima"
"le relazioni d'amore" ecc.).
Nel Rebirthing Transpersonale sono facilitate le esperienze
catarchiche spontanee che possono avere come effetto la soluzione
di problemi legati al trauma della nascita o i problemi dell'autostima,
ecc. ma nello stesso tempo si è ben attenti al non influenzare
in alcun modo lo spontaneo dischiudersi delle esperienze individuali,
diverse per ciascuno, secondo la fase ed il livello che attraversa.
Il Rebirthing ad Approccio Transpersonale non cerca quindi esperienze
esotiche, né bambini interiori, né pensieri positivi.
Anche standardizzare la seduta secondo fasi uguali per tutti,
in cui si prevede che all'inizio, ad esempio, il soggetto agiti
il corpo, poi ne prenda coscienza arto dopo arto, poi emetta
vocalizzazioni liberatorie, e poi entri in fasi più "mentali"
ecc. mi pare un grande limite. Come ho detto, ognuno reagisce
diversamente, e fare qualcosa secondo direttive intenzionali
inibisce proprio lo scopo della seduta, l'andare cioè
oltre il controllo dell'io. Bisogna invece lasciarci portare
dal respiro intenso all'energia-coscienza impersonale, per permettere
reazioni e risposte spontanee, ed eventualmente cogliere la
dimensione transpersonale dell'essere. Più che pensieri
positivi dobbiamo andar oltre il pensiero
Il Rebirthing della mia scuola offre quanto considero il compito
più importante della Psicologia Transpersonale: una tecnica
per accedere a stati non ordinari di consapevolezza.
Il processo è diretto non esclusivamente oltre l'io,
(verso un Logos distaccato dal mondo fenomenico) ma al contemporaneo
confronto con i nodi non risolti che possono appartenere a diversi
livelli di sviluppo. Catarsi e trascendenza si integrano. Più
saliamo in alto più siamo in grado di scendere nel profondo
e dal piano elevato della coscienza osservatrice, le ombre che
emergono dall'inconscio, i traumi rimossi, e le paure nascoste
sono dissolte nella chiarezza del confronto.
Il cammino dell'autoindagine è rappresentato da grandi
maestri in ogni tempo e cultura e una sua sintesi coerente è
espressa dalla Filosofia Perenne e dalla Psicologia Transpersonale.
La respirazione è una via maestra all'esperienza diretta
di stati oltre l'io, ma non deve essere ridotto ad una fantasia
d'onnipotenza dell'io separato.
Quanto ho scritto non vuole essere una sterile critica ad altre
scuole, bensì intende favorire lo sviluppo di un lavoro
serio che permetta il pieno riconoscimento delle straordinarie
potenzialità che la respirazione intensa può indurre.
Il rispetto profondo per la sensibilità e i veri bisogni
dell'individuo, per la sua indipendenza psicologica e per un
suo sviluppo naturale nel processo trasformativo, è un
aspetto essenziale che non deve mai essere trascurato.
Confronto con le posizioni
sostenute dalla medicina ufficiale:
Aggiungo qualcosa con cui, piuttosto che porre l'accento
le differenze con altri metodi, vorrei chiarire la disinformazione
riguardo alle tecniche respiratorie. Recentemente sono stati
diffusi su Internet articoli che mettono in guardia dai pericoli
dell'iperventilazione. Anzi, secondo queste ricerche, la gente
si ammala per un'eccessiva respirazione e molti individui sarebbero
in costante stato d'iperventilazione. Nell'attesa di pubblicare
una raccolta delle ricerche scientifiche moderne che riveda
radicalmente molte idee sull'iperventilazione, posso affermare
che seppure è vero che ci sono individui che hanno un
respiro corto, accelerato e disarmonico e che questo conduce
a disturbi specifici (associati a volte, ad una cronica iperventilazione),
il metodo che propongo è adatto in realtà a facilitarne
la soluzione. Non s'insegna, infatti, a respirare di più,
bensì a respirare meglio. Dopo la temporanea attivazione
del respiro durante la seduta, la respirazione sarà più
libera, calma e profonda, non più accelerata, e si ristabilirà
il naturale equilibrio del Ph.
La mia esperienza diretta con migliaia di casi in oltre un ventennio,
il confronto con medici specialisti in medicina subacquea, e
altri studiosi, e le ricerche sostenute dalle grandi università
Americane (vedi ad esempio il lavoro di Stanislav Grof con l'iperventilazione
che nell'ultimo trentennio è stato sottoposto a profonde
ricerche) confermano l'efficacia positiva degli esercizi respiratori
che possono comportare momenti d'iperventilazione, e le limitatissime
controindicazioni di tali pratiche (ad es. glaucoma, gravidanza
avanzata).
Credo che quelle ricerche sull'iperventilazione che suggeriscono
che essa possa avere effetti nocivi, sono inficiate dal contesto,
dalle aspettative dello sperimentatore e dalle modalità
d'applicazione. Per esempio può essere molto dannoso
interrompere l'esperienza quando essa giunge al suo culmine
senza permettere un graduale e naturale rientro alla ventilazione
normale, accogliendo anche le temporanee e brevi fasi di dispnea
che sono frequenti. E' sempre controindicato interrompere il
naturale completamento di un ciclo respiratorio che può
durare anche due ore ed oltre, e che comporta anche fasi di
respiro lento e leggero.
Non solo quindi una respirazione forzata in un contesto inadatto
bruscamente interrotta può produrre disagi, ma anche
seminari di respirazione tenuti da "terapeuti" improvvisati,
che interferiscono scorrettamente con l'esperienza dirigendola
o interrompendola, possono sortire per qualcuno effetti indesiderati.
Eventuali disturbi, ho constatato, derivavano solo da un'applicazione
assai impropria del metodo. In questo senso condivido la critica
a certe frange New Age e alla superficialità con cui
sono affrontate tematiche complesse e delicate.
Chi sostiene i benefici di limitare la respirazione afferma,
a riprova della teoria, che anche le tecniche orientali classiche
sono prevalentemente di controllo del respiro con la tendenza
a placarlo e rallentarlo (ci sono esercizi che implicano anche
lunghe fasi d'apnea tra l'inspirazione e l'espirazione) ma credo
che anche quest'osservazione sia parziale. Si trascurano, infatti,
tutte le tecniche d'iperventilazione dello Yoga Classico, come
respiro a mantice dello Yoga, (Bastrika Pranayama) e le numerose
altre pratiche classiche del Tantrismo Indiano, del Kundalini
Yoga e del Taoismo Cinese. Queste tecniche sono meno conosciute,
perché (come per il Rebirthing Transpersonale), vanno
apprese direttamente da un insegnante e non sperimentate autonomamente
attraverso un manuale, in quanto la presenza di un esperto è
fondamentale almeno all'inizio. Proprio queste tecniche sono
considerate le più potenti e trasformative.
Gli studi medici sull'ipercapnia e l'ipocapnia (maggior o minore
pressione dell'anidride carbonica nel sangue) o sull'ipossiemia
(calo della pressione dell'ossigeno), sono svolti di solito
esaminando situazioni patologiche preesistenti. Ho notato che
la maggior parte delle ricerche che rilevano i pericoli di squilibri
del Ph. sono relative a condizioni critiche come l'ischemia
cerebrale, i gravi traumi cranici, gravi occlusioni respiratorie,
nella rianimazione, e in genere quando la respirazione è
indotta meccanicamente, (mi limito ad accennare l'argomento
perché non è questa la sede per un'ampia dissertazione).
Tuttavia la "cattiva fama" nei confronti della respirazione
intensa nasce proprio da questi studi. Certo non sono queste
le condizioni in cui si svolgono le sedute di Rebirthing.
Certamente l'approccio transpersonale e la visione integrale
sono argomenti ancora nuovi per molti, sebbene siano temi antichi
come l'uomo. Forti sono le resistenze a queste prospettive olistiche,
tuttavia notiamo che proprio questi approcci si dimostrano i
più efficaci, sia dal punto di vista terapeutico che
per lo sviluppo del potenziale
Dott. Filippo Falzoni Gallerani
tratto
da: "L'IO TRASPARENTE" di Filippo Falzoni Gallerani
2005 Volume I pag.4/5 Introduzione
Quando cerco di dare risposte
ai problemi dell'esistenza e migliorare la vita di chi mi legge,
come di chi ora sta scorrendo queste righe, mi accorgo che,
quando si cerca di definire l'essenziale, il linguaggio conduce
sempre a paradossi e a verità parziali. Mi domando seriamente,
quindi, se esista un insegnamento e se esso possa essere trasmesso
a cuor leggero, quando, non solo ne riconosciamo la parzialità
intrinseca, ma sappiamo pure che esso sarà recepito diversamente
secondo la situazione psicologica e il livello di chi legge.
Infatti, oltre all'aspetto filosofico profondo relativo all'ineffabilità
della vita e ai limiti del pensiero, anche nelle comunicazioni
più semplici ci si può rendere conto che ciò
che è sostanziale per qualcuno è insignificante
per altri, e ciò che è giusto in una situazione
è sbagliato in altre. Maestri e filosofi hanno sostenuto
teorie opposte, entrambe "vere" e confermate da chi
le sperimentava. Troviamo verità che si contraddicono
non solo in filosofia, o nella molteplicità delle situazioni
dell'esistenza, ma persino nell'osservazione del mondo fisico.
Così anche la scienza si trova di fronte all'inafferrabile,
o per lo meno a qualcosa che non è riducibile a una interpretazione
univoca, per esempio come quando osservando un elettrone notiamo
che esso ci appare come onda o come particella secondo il modo
in cui l'osserviamo per cui, se lo vediamo come onda, non possiamo
vederlo come particella e viceversa. La fisica quantistica ha
aperto prospettive rivoluzionarie in questo senso.
Il punto di vista da cui si osserva la realtà offre verità
diverse, che spesso appaiono inconciliabili. E, del resto, il
principio di fallibilità è alla base della scienza
stessa, perché è riconosciuto il limite intrinseco
di qualunque teoria che cerchi di tratteggiare solo un aspetto
dell'incommensurabile Tutto.
Nella vita di ogni giorno possiamo osservare come persino parole
di buon senso possono essere nocive se rivolte a chi del "buon
senso" è tanto schiavo da non osare esprimere comportamenti
liberatori e creativi per eccesso d'autocontrollo. Per certi
tipi di persone troppo stoiche è bene riuscire a comprendere
ed esprimere un po' di edonismo, mentre a molti epicurei mancano
delle doti stoiche che farebbero bene a considerare.
Fortunatamente, oltre la ragnatela del pensiero e delle parole,
la mente intuitiva permette di riconoscere la verità
inesprimibile che integra gli opposti, e così, mentre
il cervello è impegnato a cercare di scrivere qualcosa
di coerente, accadono momenti in cui, come risvegliati da un
sogno, ci troviamo liberi dal pensiero, che appare trasparente
come una rete d'illusioni e, nella consapevolezza momento per
momento in cui scompare l'io diviso, siamo davvero a contatto
con la verità ineffabile. Lo scrivere accade allora senza
bisogno di pensiero o sforzo. Appena ci fermiamo ad analizzare
questo stato per poi provare a tradurre in parole sulla pagina
l'attimo eterno in cui l'io è trasparente, tutto appare
di nuovo difficile da definire perché distaccandoci da
esso lo perdiamo e le parole non lo possono contenere.
Succede poi che cercare di raggiungere questo stato naturale
attraverso uno sforzo volontario si riveli un modo molto efficace
per allontanarlo…
Dott. Filippo Falzoni Gallerani
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LO SVILUPPO UMANO
QUELLO
in cui tutti questi mondi sono sospesi, dal QUALE essi sorgono,
per il QUALE tutti loro esistono, a causa del QUALE tutti loro sono
venuti in essere e che in realtà sono, QUELLO solo è
il Reale. Possiamo noi adorarlo di cuore.
UPANISHAD
L'individuo,
il mondo e Dio sono creazioni illusorie nella Realtà Suprema,
come il serpente nelle sue spire. Sapendo questo siate felici in
quell'Unità suprema, dissolvendo i tre nell'uno. Tutte le
religioni postulano come tre fondamenti il mondo, l'anima e Dio.
La Realtà Una si manifesta in una triade. I tre appaiono
come tre solo sino a che persiste l'ego.
[…]
Si dice generalmente «Conosci te stesso». Ma non
è un modo corretto di dire perché, se diciamo di conoscere
il sé, ci dovranno essere un Sé che conosce e un Sé
che è conosciuto. Lo stato di realizzazione è semplicemente
essere il Sé, senza conoscere e diventare nulla. Se l'Unità
è realizzata, essa soltanto è ciò che è
e ciò che è sempre stato.
RAMANA
MAHARSHI
La comprensione intuitiva della natura della coscienza porta
con sé nella vita d'ogni giorno una meravigliosa sensazione
d'armonia, distensione e libertà.
F.F.G.
Lo
sviluppo umano non si limita al raggiungimento di un pensare maturo,
alla conquista dell'autocontrollo e di una disciplina efficacemente
finalizzata agli scopi desiderati, e neppure a una spontaneità
istintiva senza regole che ci fa schiavi del corpo e dell'impulso.
Oltre al movimento superficiale del pensiero, se osserviamo attentamente
il silenzio, ci troviamo in contatto con il "Testimone interiore",
l'osservatore dei pensieri e dei fenomeni (l'"IO-IO "
come lo chiamava Ramana Maharshi). La sensazione immediata "d'essere
consapevoli" affiora da uno stato ineffabile, lo stato prima
della coscienza dell'"io sono". Lo stato in cui la coscienza
è pura potenzialità immersa in se stessa. L'esperienza
umana è l'espressione evolutiva di un cammino d'autoconoscenza
che conduce da condizioni d'ignoranza, dipendenza e sofferenza,
alla conoscenza, alla liberazione e alla serenità.
Le esperienze di risveglio e consapevolezza si situano oltre il
pensiero. Sono stati in cui la coscienza, libera dall'identificazione
con l'apparato mente-corpo, osserva il movimento del pensiero, ne
riconosce i limiti e li trascende.
La Filosofia Perenne che accomuna gli aspetti profondi delle principali
scuole mistiche (cristiana, induista, buddhista ecc.) sostiene che
la realtà consiste di varie dimensioni o "reami"
interconnessi (la Grande Catena dell'Essere) che possono essere
riassunti in materia, corpo, mente, anima e spirito.
Ogni livello integra e trascende il precedente.
Oltre alla realizzazione di un corpo sano e di un'io stabile ed
equilibrato, il processo di crescita può continuare oltre
la mente nei piani psichico, sottile, causale, per culminare nell'immedesimazione
non duale con Brahman, il Sé transpersonale, nella pienezza
della salute olistica in cui corpo, mente, anima e spirito s'integrano
armonicamente. Questo processo, frutto di un risveglio consapevole
alla realtà, non è la meta per pochi individui casti,
disciplinati e "fuori dal mondo", non è una regressione
al pensiero mitico e alla superstizione. È l'intelligente
integrazione dei livelli che l'uomo moderno può realizzare
mantenendo un pieno ed efficace contatto con la realtà, le
emozioni e le passioni, vivendo i propri desideri consapevolmente
e senza identificazione: questo è l'insegnamento essenziale
del Tantra. Questa può essere una via alla spiritualità
laica dell'era informatica, la maturazione creativa della postmodernità,
la risposta al bisogno di libertà e pienezza d'ogni uomo
sufficientemente evoluto.
Dott.
Filippo Falzoni Gallerani
CONSAPEVOLEZZA
E CREATIVITA'. CAMPI MORFICI MANDALICI
E SINCRONICITA'
In
questo contesto, quando parlo di Consapevolezza non intendo la presa
d’atto degli eventi oggettivi, percepiti da una mente attenta,
ma piuttosto il misterioso potere della presenza mentale quando si
manifesta come uno specchio trasparente.
Quando parlo di Creatività, non intendo produzione artistica
o capacità di esibire comportamenti originali e spontanei,
ma il concreto effetto della consapevolezza trasparente sugli eventi
del mondo fisico.
Per trasparenza intendo osservazione libera dalla divisione tra centro
osservante e cosa osservata, intendo il sentire non duale, l’attenzione
senza alternative e pregiudizi di cui ci parla Krishnamurti.
Il premio Nobel per la Fisica Bohm ci parla dei campi morfici cioè,
il modo in cui la materia si organizza pare rispondere ad un sottostante
o preesistente disegno che ha una natura che si potrebbe definire
immateriale o psichica. Alle geometrie simmetriche di un fiore sottostà
un campo morfico attorno a cui si organizza lo sviluppo cellulare.
Quando il bruco nel bozzolo passa attraverso il processo di trasformazione
in farfalla ci sono fasi in cui parti del suo corpo si sciolgono inglobando
parti del bozzolo stesso per poi solidificarsi in una nuova forma:
il campo morfico in questo caso sarebbe il disegno di farfalla cui
aderiscono molecole e cellule del corpo dissolto del bruco trasformandolo
in qualcos’altro. La coscienza “fiore” crea il fiore,
la farfalla invisibile si costruisce un corpo con cellule di seta
e di bruco, dall’invisibile procede il visibile. Si suppone
che i campi morfici non riguardino solo le trasformazioni di forme
viventi o minerali, ma forse anche la possibilità di sequenze
di avvenimenti complessi.
Ad esempio le esperienze vissute ripetutamente dagli uomini pare lascino
delle tracce morfiche per cui antichi riti o pratiche meditative sono
più efficaci o evocano sensazioni diverse per quella invisibile
realtà psichica che hanno dietro, o le droghe usate per millenni
dagli sciamani producono effetti assai diversi da qualunque nuova
sostanza di sintesi che pure avendo principi attivi più potenti
non ha alle spalle la coscienza dei saggi che l’anno sperimentata.
Come se il pensiero di uomini del passato avesse creato lo spazio
morfico per le esperienze attuali. Così le preghiere e i mantra
recitati per secoli da generazioni di mistici ispirati non si sono
dissolti senza lasciare traccia.
Esporrò ora brevemente una teoria che mi è stata suggerita
dall’osservazione della relazione tra gli stati di trasparenza
dell’io e il manifestarsi di un gran numero di eventi sincronici,
che paiono plasmare destini armonici, e quella che possiamo dire la
buona fortuna, e una particolare possibilità di fluire nella
vita.
Ho immaginato, (forse ispirato dalle immagini delle meravigliose geometrie
in cui si organizzano le molecole dell’acqua quando sono esposte
al pensiero di compassione o d’amore di un meditante avanzato)
che agli stati d’animo più elevati: equanime compassione,
presenza mentale, o trasparenza dell’io, corrispondano campi
morfici peculiari di forma mandalica, che creano quelle che appaiono
le più insperate coincidenze che disegnano le basi della armonia
e della magia del quotidiano, spesso così ricca di simmetrie.
Riflessa nelle piccole cose diventa la costante manifestazione di
forze invisibili che guidano, rendendole cariche di senso, anche le
banali circostanze di ogni giorno.
L’osservazione degli eventi corrispondenti a questi stati mentali,
l’influenza cioè della coscienza sul mondo fisico, ha
poco a che vedere con il “pensiero positivo” offertoci
dalla cultura New Age, che può essere in certi casi solo il
modo di esprimere questa verità attraverso la distorsione di
una prospettiva egoica, o narcisista. Non si tratta di far accadere
quello che vuole il nostro io, ma di riconoscere che quanto si manifesta
è prodotto della consapevolezza, e quando la consapevolezza
è libera dalle distorsioni del pensiero ciò che accade
è espressione di un mandala armonico. Quando si manifesta la
consapevolezza, il pensiero riscopre l’aspetto positivo di ogni
cosa, mentre se l’io cerca di cambiare la realtà sforzandosi
di produrre pensieri positivi, rimarrà spesso frustrato e chiuso
nella dimensione del desiderio.
Coloro che raggiungono il controllo mentale, la serenità interiore,
il riconoscimento del proprio Sé, non solo godono di questi
stai interiori ma notano che il mondo esteriore, costellato di coincidenze
significative, ne è magicamente influenzato.
Dott.
Filippo Falzoni Gallerani
INDUISMO
E REBIRTHING TRANSPERSONALE (2008)
Tu non sei né terra, né acqua né fuoco, né
aria, né spazio. Per ottenere la liberazione riconosci il Sé
come il testimone di tutto questo e come la Consapevolezza stessa.
Astavakra Samita
Il mio percorso verso il Transpersonale ha certamente radici nella
cultura Indiana perché è in India che ho svolto per
molti anni le pratiche più profonde sia dal punto di vista
esperienziale che filosofico. Aggiungo queste pagine che ho scritto
durante l’annuale soggiorno in India nel 2008 con lo scopo di
correlare in modo più chiaro argomenti che ho trattato in altri
capitoli. In particolare vorrei ritornare ad esaminare aspetti della
filosofia Orientale, del “non-dualismo”, e ed il loro
rapporto con il Rebirthing Transpersonale.
Come abbiamo visto la Psicologia Transpersonale raccoglie i sentieri
antichi e moderni diretti alla conoscenza interiore e alla liberazione,
mantenendo una posizione di laicità nei confronti delle religioni
che sono studiate in contesto psicologico, simbolico ed ermeneutico,
con particolare attenzione alle pratiche efficaci alla trasformazione
della coscienza.
Nel campo della ricerca interiore l'Oriente ci ha trasmesso molti
tesori che oggi possiamo integrare con le conoscenze della scienza
moderna e in questi ultimi 30 anni il Buddhismo è stata la
matrice sapienziale che dall'Oriente ha maggiormente influenzato la
ricerca di molti, in quanto è una filosofia molto adatta al
pensiero moderno, nel suo approccio pragmatico alla natura della mente.
Mi riferisco in particolare al Buddismo Mahayana, che ha in sua santità
il XIV Dalai Lama Tenzin Gyatso, un grande maestro vivente, oppure
ci riferire al Buddismo Zen della tradizione classica. Ho trovato
illuminanti molti insegnamenti Buddisti, ed ho avuto la fortuna di
conoscere venerabili Lama, ma è il contesto Indù quello
in cui sono vissuto.
L'Induismo in Occidente si conosce molto meno perché presenta
una realtà estremamente variegata. La tradizione spirituale
Indiana del Sanatan Dharma (la Legge Eterna), raccoglie le correnti
di pensiero più diverse inglobando sia le forme popolari animiste
o le tradizioni d’origine sciamanica preariane, sia le profonde
tecniche dello Yoga del Tantra e del Krya, e le scuole filosofiche
più sottili e profonde. Caratteristica peculiare della filosofia
indiana è che le prospettive più lontane fra loro sono
state nei secoli in costante dibattito dialettico, lasciando spazio
al dubbio e al rinnovamento della ricerca, e questo che ha caratterizzato
il pensiero indiano sin dai suoi albori come si può notare
da alcuni versi dei più antichi Veda (ad esempio in un verso
un Rishi si domanda: “Da dove viene tutto questo? Forse solo
Dio in cielo lo sa, o forse non lo sa neppure lui?”). Questa
sete di verità vissuta nella libertà di coscienza, quest'approccio
non dogmatico ed esperienziale allo spirito, è uno dei grandi
punti di forza della saggezza indiana. Tra i periodi più fertili
e splendidi della cultura Indiana ci sono anche i secoli in cui i
dominatori mussulmani hanno preso come regola la comprensione e l'accettazione
delle diverse fedi in una visone in cui la ricerca senza preconcetti
della Verità era la chiave del confronto tra le diverse fedi.
(Solo alla fine del 600 a causa di un regnante feroce che andò
contro la tradizione di tutti i suoi predecessori illuminati iniziò
un oscuro periodo integralista e iconoclastico dell'Islam, i cui effetti
negativi echeggiano ancora).
E’ sufficiente scorrere le circa duemila pagine del testo classico
di Radhakrishnan sulla Filosofia Indiana, (Indian Philosophy 2 vol.
Oxford University Press, New Delhi, India, 1999, tradotto in Italiano
per le edizioni Vidya) per rendersi conto delle infinite ramificazioni
e della vastità .del pensiero indiano. Come se la mente umana
di fronte ai misteri della Realtà avesse tentato ogni soluzione
possibile e dai diversi livelli e prospettive, integrando in un corpo
unico le infinite modalità individuali di accedere alla liberazione
dalla sofferenza e alla comprensione della verità.
Quale è la natura della vita e del mondo? Da dove veniamo e
perché esiste l'Essere? Dove ci porta la Morte? Il nostro io
si dissolve con il corpo o continuerà ad esistere in mondi
sottili oltre la materia? Scompariremo per sempre o ritorneremo in
altre forme in altri corpi o ci libereremo dalle sofferenze della
vita per fonderci con la luce da cui fummo irradiati? C'è un
creatore a cui dobbiamo obbedienza e come conoscerlo? E’ tutto
solo un processo cosmico d’eventi elettromagnetici chimici e
biologici, e la nostra illusione consiste nell’attribuire intenzioni
o disegni a processi ai naturali? Oppure tutto il mondo fenomenico
è solo un sogno della nostra mente? Quale lo scopo della vita?
Come estinguere la sofferenza e quale è la giusta via per raggiungere
la felicità e la liberazione?
Di fronte a questi dilemmi i saggi e perseguito e indagato a fondo
molte vie: vie ritualistiche complesse e ricche di infiniti simboli,
approcci materialisti che assomigliano al nostro epicureismo antico,
vie devozionali in cui il cuore è la sola guida, vie dell’arte,
della bellezza e della poesia, vie filosofiche di lucidissima analisi
intellettuale, vie psicofisiche che propongono la liberazione attraverso
la conoscenza ottenuta attraverso la trasformazione della coscienza
sino ai livelli intuitivi e translogici. Ci sono sentieri ascetici
di silenzio e solitudine, e cammini che implicano il servizio sociale
e il lavoro disinteressato, sentieri dell'azione e della non azione,
sentieri d’assoluto distacco dai sensi, mentre per certi yoghi
sono contemplate anche esperienze tantrico dionisiache di fusione
con la natura e l'ebbrezza. Invero potremmo dire che ci sono fasi
diverse in ogni sentiero, e diverse prescrizioni per diverse epoche
della vita o per le diverse caste, addirittura ogni uomo sceglie mezzi
diversi per percorrere il sentiero che conduce alla medesima meta.
Si potrebbe andare avanti ad elencare per diverse pagine solo i nomi
delle principali correnti e per questo dire che si segue la filosofia
indù o una prospettiva Induista è molto vago. E’
necessario circoscrivere gli ambiti a cui intendiamo riferirci. Di
certo la meditazione e la consapevolezza hanno uno spazio privilegiato.
Personalmente in India e ho trovato molta affinità con il la
filosofia Advaita e naturalmente con lo Yoga Kundalini. L’Advaita,
(non-dualismo) considera la coscienza-consapevolezza della stessa
stoffa di Brahman, l'Uno senza un secondo, il principio di tutto,
oltre il tempo e i fenomeni. Tutto il mondo fenomenico ha una natura
illusoria e anche gli dei del Pantheon Indù sono archetipi
reali solo sul piano della mente e dell'illusione, la sola realtà
immutabile è Brahman. Questo Brahman che è l'Assoluto,
permea e trascende ogni cosa ed è impensabile ed indescrivibile,
perché a monte dei fenomeni. Esso è il Sé di
Tutto, è oltre i concetti. E' il testimone senza forma di tutto,
il mondo appare in Lui e attraverso di Lui senza che Lui ne sia toccato,
come su un cristallo appaiono i colori dell'iride quando la luce l'attraversa,
o come un’immagine riflessa in uno specchio. L'uomo percepisce
il testimone in sé come Atman e questo Atman è uno con
il Brahman. La percezione diventa Comunione e Unione in quanto cessa
la divisione tra osservatore ed osservato. Cessata la ricerca non
serve più domandare: “Come posso meditare se ciò
che cerco è colui che sta cercando? Se sono già il Sé,
“chi” sta cercando “chi”? La ricerca finisce
nel riconoscere che siamo già Ciò, tutto è coscienza
non divisa, gli oggetti e fenomeni esistono come eventi separati a
causa della mente che discrimina, e alla falsa identificazione con
oggetti della coscienza. Fatta tacere la mente è possibile
percepire l'Unità dell'Essere.
Le intuizioni dell'Advaita hanno preceduto di molti secoli le scoperte
degli scienziati che solo in anni recentissimi son giunti a teorizzare
un universo olografico e olistico la cui sostanza è solo energia-informazione
senza una reale sostanza “materiale”, e a comprendere
l’interdipendenza di coscienza e materia e l'interconnessione
di tutte le cose. Non ripeterò le riflessioni dei fisici quantistici
e le ipotesi dell'universo olografico perché tratto l’argomento
in altre pagine di questo volume. (Vedi Scienza e Spiritualità
cap. 12)
Allo yoga Kundalini ho dedicato qualche riflessione nel capitolo 14,
qui basti ricordare che questo Yoga pone particolare attenzione al
rapporto della coscienza con l’energia latente nel sistema nervoso,
la fisiologia sottile e quindi la respirazione con esercizi atti a
condurre al risveglio dell’Energia Universale all’attivazione
di tutti i Chakra, che è un altro modo per dire l’attraversamento
dei vari livelli di sviluppo. (Vedi sui livelli il capitolo 7 di questo
volume, e per approfondire nel Vol. II Wilber, Spiral Dynamics, e
altri.)
Qui intendo solo mettere in relazione l'efficacia terapeutico-trasformativa
delle pratiche respiratorie del Rebirthing Transpersonale quando sono
applicate con l'atteggiamento interiore di autoindagine come indicato
dai Maestri dell’advaita e dai testi delle Upanishad e applicando
metodi psicofisici che trovano significative correlazioni con lo yoga
Kundalini e le conoscenze acquisite nei secoli dagli yogi sui processi
sottili delle energie e delle forze interiori latenti. La Kundalini,
è rappresentata come un serpente che giace alla base della
spina dorsale e viene risvegliato attraverso le pratiche sino al suo
farsi strada sino alla sommità del capo.
Ho constato che un sentiero classico dalle origini antiche si adatta
molto bene alle pratiche del Rebirthing Transpersonale che studiate
per l'uomo moderno alla ricerca di se stesso, dell'armonia e di un
senso alla vita. Molto spesso ho riconosciuto solo dopo averle vissute
spontaneamente, che le esperienze con il Rebirthing Transpersonale
rispecchiavano le indicazioni classiche. Attraverso la respirazione,
ascoltando senza preconcetti il profondo, ho trovato le stesse cose
indicate dai testi orientali e solo così mi pare di averli
compresi veramente.
La meditazione, lo sviluppo della consapevolezza, le pratiche psicofisiche,
le riflessioni essenziali sono basi importanti per la realizzazione
del processo trasformativo cui aneliamo che essenzialmente possiamo
riassumere nell'estinzione della sofferenza o nella capacità
di affrontarla ben diversamente, nello sviluppo della consapevolezza,
e quindi nell'esperienza dello spirito e nella realizzazione della
saggezza e dell'armonia in ogni cosa. Ritrovando quello che possiamo
definire il nostro Dio interno, paradossalmente anche se soffriamo
siamo felici, mentre alienati da Lui siamo infelici anche quando tutto
va bene.
Dott.
Filippo Falzoni Gallerani
LA
MENTE E IL CUORE (2008)
Il
Tao di cui si può parlare, non è il vero Tao
Non vorrei parlare d’astratte teorie né entrare nei particolari
del vastissimo ed eterogeneo pensiero indù, con tutte le sue
numerose scuole e correnti, con i Maestri della tradizione e i suoi
rappresentanti moderni. Su questo ci sono già molti libri e
splendide opere. Da parte mia umilmente vorrei solo indicare per sommi
capi alcuni aspetti delle pratiche spirituali dell’Induismo,
che, sulla mia stessa persona hanno dimostrato inequivocabile efficacia
trasformativa con effettivi cambiamenti della qualità della
vita di ogni giorno.
La domanda fondamentale a cui vorrei rispondere è: esiste davvero
la possibilità di uscire dal conflitto e dalla sofferenza attraverso
lo sforzo personale, la meditazione e le pratiche orientali, in questo
caso di origine Indù, assimilate dalla Psicologia Transpersonale?
Per me la risposta, dopo una profonda osservazione di numerose esperienze
in cui l’effetto delle pratiche è stato evidente, è
di certo sì!
Nella vita sono inevitabili momenti in cui la serenità e la
gioia di vivere sono soppiantate da conflitti interiori. Momenti in
cui non ci pare di non riuscire più a vivere pienamente, in
cui ci pare d’essere lontani dall’anima, di aver perso
ogni entusiasmo, e tutti, prima o poi, si deve affrontare la sofferenza.
Per chi ha vissuto delle realizzazioni interiori e grazie ad esse
ha vissuto lunghi periodi di serenità e presenza mentale, ricadere
nella sofferenza samsarica dei desideri e delle frustrazioni, sperimentare
di nuovo i conflitti dell’io, che si credevano ormai del tutto
superati, produce profondo dolore e un senso d’incolmabile perdita.
Si comprende quanto fosse prezioso quello stato sereno che pareva
tanto facile e spontaneo solo ora è sfuggito. Quello stato
di libertà dall’io pare ora evasivo ed inconcepibile
e non sappiamo come fare a ritrovarlo. Molti fattori di solito collaborano
a far sì che assieme alla serenità andasse perduta la
disciplina che ci guidava, la fede nell’ideale, le ispirazioni
creative e la fiducia nella bontà della vita. Non è
un vero e proprio stato depressivo ma ci assomiglia e probabilmente
ha le medesime radici. La depressione è un disturbo endemico
all’Occidente moderno e molto spesso, secondo me, la sua radice
è legata alla perdita del contatto con il proprio Sé,
e questa distanza dalla Verità, questa condizione d’alienazione
dallo spirito è la vera causa di sofferenza. Ciò accade
anche a chi soffre per l’aridità interiore né
si è mai posto il problema della ricerca interiore.
In questi momenti, quando pare di non trovar più sostegno in
nulla, la soluzione-guarigione, la fine della sofferenza, si manifesta
chiara e potente nel risveglio spirituale prodotto dalle pratiche
e dalla sadhana, quando la meditazione e il pranayama ci rimettono
in contatto con il profondo e l’essenza, nel passaggio interiore
in cui possiamo ben dire di tornare dalle ego al Sé, “dai
molti all’Uno”, dalla percezione ordinaria alla percezione
“Non-duale”, cioè l’immedesimazione nella
coscienza consapevolezza impersonale, l’intuizione dell’ineffabile
Brahman.
Non mi riferisco quindi soltanto alla comprensione della filosofia
della Gita o al rispetto dei principi etici, ma a quelle tecniche
psicofisiche che producono uno spostamento della prospettiva e rinnovano
la consapevolezza interiore. Si tratta di un processo d’integrazione
psicobiologica che produce davvero un immediato profondo cambiamento.
E’ la liberazione dal conflitto che avviene assieme al cambiamento
di prospettiva, che è ben descritto dai saggi dell’oriente
e dai testi classici.
Perché avvenga questo salto quantico della coscienza dobbiamo
creare spazi mentali in cui sentimenti d’amore e devozione per
l’Assoluto possano esprimersi, spazi di ascolto e silenzio,
spazi di consapevolezza... e qui sono tentato di esprimere proprio
quello che le parole non permettono di indicare e che comunque una
volta spiegato sarebbe solo un ombra della verità. Come definire
la sacralità dell’Essere, l’abisso del Sé,
la percezione della natura essenziale della realtà, la percezione
non duale... Appena definisco il “non duale” creo dualismo
nella contrapposizione con il duale, dovremmo quindi dire oltre il
duale e il non duale... appena quello stato non è più
il vissuto del presente e diventa ricordo, perde la sua natura per
diventare una realtà concettuale. Quella che i mistici chiamano
“docta ignorantia” o “Nube della non Conoscenza”
è lo stato in cui l’anima nel fondersi con il Tutto riconosce
di non poter ne dover capire oltre, dal momento che a quel punto solo
il silenzio è adeguato.
Se non è possibile spiegare l’esperienza soggettiva della
trascendenza e i meccanismi interiori attraverso cui ci liberiamo
dai nodi dell’ego, nel riconoscere qualcosa a cui prostrarci,
di certo possiamo constatare che il passaggio da una condizione mentale
di sofferenza ad un altro stato di pienezza qualitativamente tanto
più autentico e sano, è un’esperienza certa, riconosciuta
in precedenti occasioni personali e attraverso il resoconto d’altri,
quindi coerente con gli insegnamenti e chiaramente osservabile nella
sua fenomenologia.
Di nuovo alla domanda: si può ottenere la liberazione, la risposta
è “Sì”. Si può vincere la battaglia
con il falso io e ritrovare la natura del Sé in una diretta
immedesimazione e con rinnovata gioia. Si ritrova il senso della vita
indipendentemente dalle circostanze esterne da cui cessiamo di dipendere,
conquistando così la libertà dalla paura e dall’attaccamento.
Ci sono delle condizioni interiori che facilitano questo passaggio
dall’oscurità alla luce, senza le quali le pratiche perdono
gran parte della loro efficacia. A priori ci deve essere un atteggiamento
di verità, soprattutto nel senso di sincerità con sé
stessi, (ed è facile raccontarsela e non vedere le illusioni
che costruiamo per difendere e sostenere le nostre fantasie). Dobbiamo
vedere con inesorabile chiarezza i nostri giochi, osservare senza
giudicare i movimenti mentali e riconoscere la natura dei conflitti
che ci disturbano, vederne le forme esteriori e assaporante le sensazioni
interiori, vedere senza cercare una via d’uscita e prender atto
della propria momentanea miseria interiore.
Le pratiche allora ci aiuteranno a ricordare e riconoscere che dietro
le forme del teatro magico della mente, una coscienza osservante impersonale
è il substrato di tutto. Se la sofferenza persiste, bisogna
cercare ancor più a fondo la natura del nodo con il coraggio
sufficiente ad avvicinare l’abisso del mistero, oltre gli irrisolvibili
perché dell’esistenza.
Alzarsi molto presto, lavacro e meditazione, dieta e concentrazione
e tutte le pratiche corrette di respirazione non bastano se non cerchiamo
nel cuore e nei sentimenti più profondi la nostra natura essenziale.
Il mantra, il controllo del respiro, il ricordo consapevole di: “Io
sono il Sé cosciente oltre il pensiero”, il “Tat
Tvam Asi” dell’Indù che sta a significare Tu Sei
Quello (Quello è Shiva, Il Sé), sono strumenti straordinariamente
efficaci che paiono anzi indispensabili, ma anche questi non funzionano
meccanicamente a comando e diventano un vissuto reale trasformativo
solo quando attraverso un cuore davvero aperto possiamo attingere
alla Grazia che ci viene dall’Alto.
Ma se facciamo le cose seriamente guardando in faccia la realtà
ed ascoltando il cuore e le profondità della coscienza, la
luce tornerà a splendere. Allora l’unità Atman
- Brahman diventa di nuovo evidente oltre i concetti e le parole.
Sarà allora chiaro il concetto Indù di Maya, saranno
comprensibili i simboli degli dei e i meccanismi del karma, saranno
accessibili gli aforismi di saggezza e la realtà splenderà
nuovamente di bellezza intrinseca.
La mente deve aver rimesso ordine in sé, il cuore riacceso
la sua fiamma, superando le menzogne e i chiacchierii inutili dei
molteplici aspetti degli io subliminali che affollano e offuscano
lo spazio luminoso della consapevolezza, perché la percezione
interiore sia chiara.
C’è una tendenza a sottovalutare l’importanza della
disciplina e dello sforzo personale, perché le discipline imposte
paiono antitetiche ad un impegno che nella sua intensità totale
ha radici nella libertà, nella spontaneità e nella verità
del Sé, tuttavia le cose che riguardano la schiavitù
dell’ego vanno affrontate con coraggio e superando la pigrizia
fisica e mentale che rallentano e vanificano ogni processo. Con il
giusto atteggiamento, la giusta motivazione, i corretti mezzi, la
pace ritorna e pare quasi di non averla mai perduta. In questo processo
anche gli inferni e paradisi e tutti i simboli cristiani assumono
un significato nuovo e chiaro.
Se per la persona che vive nello stato di coscienza ordinaria, anche
una sola esperienza con il Rebirthing Transpersonale o con simili
tecniche esperienziali, può condurre al contatto con la Realtà
Non-duale del Sé, come ho detto, bisogna prendere coscienza
che è necessaria la disciplina ed un notevole sforzo personale
e se non pratichiamo intensamente e a lungo è difficile vedere
significativi risultati stabili. Questo discorso a molti giovani non
piace perché è comune il voler credere che sia sufficiente
la comprensione intellettuale per risolvere i problemi e con l’elaborazione
dei concetti tutto possa andare automaticamente a posto, oppure che
una sola esperienza d’autotrascendenza ci abbia definitivamente
trasformato e sia sufficiente una spontaneità spensierata e
che la saggezza del corpo sia una guida sempre affidabile. Gli stati
di picco e i momenti transpersonali, seppure benefici, sono passeggeri
e dobbiamo integrare il nostro essere in tutti i suoi aspetti, fisici,
emotivi e mentali lavorando sui punti deboli e su quanto non è
stato risolto.
L’eccessivo peso dato alla dimensione intellettuale, caratteristico
di questi anni ha come controparte spesso la ricerca del suo opposto:
un lasciarsi andare indisciplinato sulla spinta degli impulsi alla
ricerca esclusiva del piacere.
Il Sentiero è legato al sentimento del cuore, l’amore
per il Bene e al sentire profondo, in una percezione silenziosa e
consapevole di “ciò che è” in cui cuore
e mente raggiungono la sintonia.
La miglior medicina per ogni male è questa realizzazione interiore:
questa prospettiva della coscienza che ci fa ritrovare noi stessi
oltre le maschere dell’io.
Possiamo perdere e ritrovare molte volte questo stato di pienezza
attraversando le fasi di luce e ombra della vita, ma le pratiche orientali
applicate nell’ottica moderna della Psicologia Transpersonale,
sono il mezzo più efficace per attraversare e risolvere i momenti
difficili e per ridonarci la gioia di vivere.
Tu
sei il solo principio che redime, che rimane stabile e imperturbabile.
Non hai desiderio né avversione. Ahimé, perché
allora ti tormenti con voglia di cose.
I Veda proclamano che il Sé è senza qualità,
senza impurità, senza declinazione, incorporeo, retto. Portami
senza dubbio a tale Sé.
Avadhoota Gita
Herakan
Gennaio 2008
Dott.
Filippo Falzoni Gallerani
RIFLESSIONI
SUL MOVIMENTO NEW AGE ( maggio 2008)
Molti
rappresentanti della Newage, nella totale mancanza di profondità
culturale ed esperienziale, sfruttano il desiderio di molti di aver
soluzioni consolatorie per sfuggire alla realtà della vita.
Invece di aiutare a crescere insegnano come fuggire in realtà
immaginative fantascientifiche e fanta-spirituali, dove le regressioni
al pensiero magico e le emozioni misticheggianti di menti suggestionabili
vengono prese per esperienze “spirituali” autentiche e
portate ad esempio dell’efficacia di quanto viene proposto.
Non meraviglia che perfino Ken Wilber, che critica duramente le posizioni
della Newage, venga fagocitato in questo movimento solo perché
tratta di dimensioni interiori o di Filosofia Perenne, seppur all’interno
di profondi studi interdisciplinari con radici scientifiche, filosofiche
e spirituali serie e coerenti. Chi lo cita a sostegno di bislacche
teorie prova di non averne neppure letto l'opera e tanto meno compreso
la critica.
Se in una ricerca autentica l'enfasi è nel vedere con chiarezza
la realtà, riconoscere le proprie luci e le proprie ombre per
avvicinarci alla pienezza del nostro essere autentico, nel mondo Newage
l'enfasi è sull'immaginare una perfezione ipotetica creata
dal “pensiero positivo” che è uno degli aspetti
dominanti del delirio di questi gruppi. E’ emblematico di “terapie”
che si fondano sullo sforzo sostituire la realtà (che dovremmo
vedere con chiarezza) con quello che vorremmo che essa fosse, attribuire
a quest’azione obnubilante poteri magici che la trasformeranno
al nostro volere. Quando non funziona si può sempre accusare
il paziente di non essere abbastanza positivo per indurlo a raddoppiare
gli sforzi e continuare la “cura”. Poiché molti
preferiscono credere ai poteri miracolosi del pensiero, è stato
facile per leader più o meno immaturi, narcisisti e attaccati
al guadagno (corsi dal titolo “il denaro è mio amico”
sono classici nell’ambiente del “ il pensiero crea la
tua realtà”) creare un grande mercato di illusioni molto
redditizio. Le belle parole di facciata possono essere seducenti per
chi non ha metro di confronto. Mescolano una pseudo-scienza, “quantistico”-
“olistica” e una religione oriente – occidente –
sciamanico - neopagana, e presentano come divino e sacro, non l’essenza
della Filosofia Perenne, ma quanto di peggio le religioni ci hanno
lasciato in eredità; ciò che giustamente può
essere definito l'oppio dei popoli, e non il messaggio autentico proclamato
dai pochi veri mistici e dai saggi, né i misteri cui gli uomini
di scienza devono confrontarsi seguendo una rigida prassi. Sia il
vero scienziato che il serio spiritualista riconoscono i limiti del
proprio sapere, la Newage ha invece una facile soluzione e l’ultima
verità per tutto, ad esempio: “basta pensare positivo
e và tutto a posto”.
Chi approfondisce la ricerca interiore e si avvicina ai misteri dell'essere,
riconosce i limiti del proprio sapere, i limiti del linguaggio e del
pensiero e l'inganno dell'io sociale con cui s’identifica l'uomo
comune. Lungo il percorso il serio ricercatore sviluppa una sensibilità
che può aiutare a cogliere la verità del proprio vivere
condizionato, con autentici insight che liberano dalle percezioni
distorte e permettono di affrontare l’esistenza con coraggio
e lucidità, evitando di fuggire in mondi illusori.
La Newage fa proprio l'opposto: vende illusioni e spinge a rimuovere
il confronto con gli aspetti dolorosi e drammatici della vita, che
inevitabilmente ognuno deve affrontare nel corso dell'esistenza, promettendo
a tutti salute olistica e illuminazione, amore e successo. Nelle scuole
d’origine statunitense di Rebirthing si giunge sino a promettere
l'immortalità fisica! Purtroppo è proprio ciò
che la gente confusa e spaventata vuol sentirsi dire.
Mi vergogno di poter essere assimilato a questo mondo solo perché
pratico un metodo che può esser confuso con ciò da cui
mi sento radicalmente lontano.
Spesso ho travato su Internet pezzi di miei articoli o brani di miei
libri usati per pubblicizzare altre scuole di rebirthing pur non avendo
alcun contatto con tali scuole Newage che insegnano l’antitesi
del mio approccio. Sto scrivendo delle pagine che pubblicherò
molto presto per chiarire più a fondo quanto qui accennato.
Di certo il respiro è un mezzo potente conosciuto sin dall'antichità
come supporto a stati meditativi ed esperienze non convenzionali,
ma se un metodo così potenzialmente efficace viene usato in
un contesto delirante non credo proprio possa condurre ad alcunché
di buono e aborrisco far parte dell'allegra compagnia del pensiero
positivo.
Secondo il mio modo di vedere l'unico aiuto che si può dare
al prossimo consiste nell’aiutare le persone a trovare in se
stesse le risorse per affrontare con autenticità, integrità
e coraggio la vita senza semplicistiche soluzioni. La liberazione
avviene penetrando la vera natura della mente e del pensiero, affrontando
la sofferenza ed i problemi per andare oltre, perché, come
diceva Alan Watts, cercare di risolvere un problema senza averlo compreso
chiaramente è come “cercare di allontanare l'oscurità
con le mani”. La “guarigione” è un eventuale
effetto collaterale del risveglio, la terapia è una “non
terapia” in cui l'individuo si emancipa dagli inganni mentali
e penetra il profondo di sé.
Il confronto con la realtà sociale che la mentalità
newage rappresenta comporta riflessioni profonde, per evitare sia
uno sterile scontro, sia il rifiuto di quanto c’è di
buono. E’ necessario vedere con molta chiarezza la confusione
ideologica del mondo attuale, per poter riconoscere che ci sono anche
individui sinceri e preparati che portano contributi positivi e concreti
in modo costruttivo e realistico trattando correttamente gli stessi
temi banalizzati e distorti da molti rappresentanti della newage.
La “Compassione Buddhista” (che non è superficiale
buonismo), la comprensione umana e il riconoscimento del graduale
processo di sviluppo della consapevolezza degli individui, induce
ad aver compassione per chi è perduto in mondi illusori, per
chi ignora di ignorare e per chi è vittima della decadenza
culturale o di un ego narcisista assetato di credenziali. Tuttavia
il discernimento tra ciò che è vero e ciò che
è falso, tra ciò che conduce alla liberazione e ciò
che favorisce l’alienazione è un fatto di cruciale importanza
per coloro che si avvicinano alla ricerca interiore e al sostegno
del prossimo.
Dott.
Filippo Falzoni Gallerani
IL
SENTIERO DELLA RICERCA INTERIORE: DESTINO, LIBERO ARBITRIO... (OTTOBRE
2008)
Nel Sé non c’è presagio, non c’è
talismano, nulla da imparare, non c’è prosodia da studiare.
Avadhoota Dattatreya, che nuota nell’oceano della non differenziazione,
canta nella delizia di un cuore puro la grandezza della verità.
Avadhoota Gita
Molte sono le vie traverse ed i sentieri illusori ma anche le religioni
tradizionali sono generalmente sostegni dell’io che teme di
affrontare la vita e la morte, e solo in rari casi sono una guida
alla trascendenza.
Ken Wilber e altri studiosi sottolineano: che la religione per un
verso: “agisce in modo da dare un senso all’io separato:
offrendo dei miti, delle storie, dei racconti, dei rituali, delle
ricostruzioni che insieme aiutano l’io separato a trovare un
senso e a sopportare i pesi e le ferite del duro destino. Questa funzione
della religione non cambia necessariamente né abitualmente
il livello di coscienza di una persona; essa non offre né trasformazione
radicale, né la possibilità di una liberazione che distrugga
completamente la sensazione di essere un io separato. Al contrario,
offre consolazione all’io, lo fortifica, lo difende e gli dà
importanza. Finché l’io separato crede ai miti, compie
i rituali, recita le preghiere e accetta i dogmi, sarà, si
crede, fermamente “salvato” – sia immediatamente
nella gloria di Dio o attraverso le intercessioni della Dea, sia più
tardi in una vita dopo la morte che garantisce una beatitudine eterna.
Per un altro verso, la religione è anche servita – e
questo il più delle volte per una piccolissima minoranza di
individui – ad una trasformazione radicale, di liberazione.
Questa funzione della religione non fortifica la sensazione di essere
un io separato, essa lo distrugge totalmente. Invece di consolazione,
porta la distruzione, invece di un rifugio, il vuoto, invece del conforto,
una rivoluzione, insomma piuttosto che un supporto convenzionale,
questa funzione provoca una trasmutazione, una trasformazione dal
profondo della coscienza stessa. Si può parlare di queste due
funzioni così importanti della religione in un altro modo:
la prima funzione, quella che crea un senso per l’io, è
un movimento di tipo “orizzontale”; la seconda, quella
che spinge a trascendere l’io, è un movimento di tipo
“verticale” (più elevato o più profondo,
a seconda della metafora utilizzata). La prima, la chiamo “translazione”,
la seconda “trasformazione”.Un sentiero d’autentico
risveglio deve quindi seguire questa linea trasformativa, e il vero
Guru, agisce in questa direzione.
Questo sentiero trasformativo, comporta non solo il saper riconoscere
la differenza sostanziale tra il “buonismo” e la bontà,
tra l’indifferenza e il distacco, tra il narcisismo e l’autostima,
non solo la vittoria sulla pigrizia, sulle cattive abitudini, sull’egoismo
e l’egocentrismo, che paiono solo necessari preliminari, ma,
quando ci si addentra nel lavoro interiore, sfide ben più sottili.
C’è qualcosa di tragicomico nei tranelli che la mente
ci tende, e lo sviluppo della consapevolezza che trascende ed integra
il pensiero, è un passaggio indispensabile per uscire dalla
ruota samsarica dell’illusione e tuttavia le ricadute nel conflitto
interiore sono inevitabili lungo gran parte del percorso.
Quando, ad un certo livello dello sviluppo, iniziamo a calmare la
mente e a cercare stati di risveglio, invece di dipendere esclusivamente
dalle gratificazioni dal mondo, ci troviamo di fronte a difficili
prove. La meditazione è uno stato in cui l’io abbandona
il centro del palcoscenico e la mente quieta permette il contatto
con uno spazio di consapevolezza silenziosa. Ma l’io che vuol
meditare è molto rumoroso e difficile da tenere a bada.
Sia che si cerchi di meditare per raggiungere il silenzio e la pace
nel distacco, sia che si cerchi il contatto armonioso con noi stessi
e pace nelle relazioni, sia che si cerchi di coltivare la compassione
e l’equanimità, (anche se lo si fa senza perdere senso
critico e cadere nel buonismo) quasi inevitabilmente si crea conflitto
tra l’io che desidera e lo stato desiderato, perché è
proprio l’io che desidera a ostacolare quanto si vuol raggiungere.
L’io, inoltre indossa diverse fogge, e crea ombre con cui lottare.
Si procede in buona fede ma il sentiero non è facile perché
si insinuano inevitabilmente domande come: “lungo il cammino
della rinuncia si deve rinunciare anche alla rinuncia?” Nella
ricerca di “non desiderare” dobbiamo anche smettere di
desiderare di “non avere desideri”? “Destino o libero
arbitrio”?
Allora ci si può trovare coinvolti nella lotta di un “io”
che cerca accettazione, ma cercandola la inibisce. Se l’io cerca
distacco, amore e pace, e vuole essere libero dalla pulsioni, crea
conflitto con gli istinti ed i pensieri incontrollati, e per questo
finisce in auto contraddizione perché è il suo stesso
atteggiamento ad allontanare dalla pace. Per questo un verso della
Avadhoota Gita (Advaita Vedanta) proclama: “La tua mente menzognera
non è né il soggetto né l'oggetto della meditazione.
Come puoi allora meditare impunemente.”
Succede la stessa cosa anche quando la ricerca è antitetica,
quando cioè l’“io” cerca d’essere fluido
e di danzare con la vita, con i sensi, e si trova a lottare contro
un Super-io castrante che porta con sé secoli di condizionamenti
religiosi giudaico cristiani oltre alle voci materne dell’infanzia,
e in questo conflitto, crea contraddizione con lo scopo della ricerca
indirizzata al fluire con ciò che è.
Paradosso nel paradosso, volendo abbracciare tutto, si rifiuta l’ombra
che nasce da tutto ciò che in realtà non stiamo abbracciando...
allora pensiamo che dovremmo abbracciare anche il non abbraccio...
e la giostra riparte in circoli viziosi...
Ci rendiamo conto quindi che l’“io” che ricerca
(quell’entità mutevole ed effimera creazione del pensiero
con cui ci identifichiamo) è il vero ostacolo che preclude
la realizzazione dello stato di coscienza che si vorrebbe realizzare.
Ogni tentativo di definire razionalmente il sentiero dell’autoconoscenza
da adito a paradossi in quanto dalla prospettiva di quanto abbiamo
detto, il ricercatore si confronta con ingiunzioni contraddittorie
del tipo: “devi essere te stesso ma devi cambiare”, “devi
arrenderti all’autoaccadere spontaneo, allo spirito, ma devi
controllarti”. Avviene la stessa cosa anche se il nietzchiano
leone dell’ “io voglio” uccide il cammello dell’
“io devo”: “voglio essere me stesso ma devo cambiare”,
“voglio arrendermi, ma devo controllarmi”
Questi inganni mentali, sono falsi problemi che prosperano nella consapevolezza
offuscata e nella confusione dei livelli semantici che caratterizza
l’umanità in quest’epoca di transizione.
Se usciamo dai condizionamenti mentali dell’io dualista ci rendiamo
conto che “l’arrenderci” è già “il
cambiamento”, e che quando la mente è nello stato di
“resa” c’è il miglior “controllo”.
Il linguaggio stesso c’inganna... la mente è imprigionata
nella rete del pensiero... solo la consapevolezza spirituale che trascende
l’identificazione con l’io dissolve il conflitto, in una
percezione indivisa del reale che ne svela la profondità. L’io,
prodotto del pensiero e del passato, porta con sé spazio e
tempo e ci separa dal qui e ora.
Parte fondamentale del processo di risveglio consiste proprio nell’attraversare
la foresta intricata del linguaggio e del pensiero verso la presa
di coscienza dell’Unità che appare una volta che l’illusoria
identificazione della coscienza con questi “io” è
riconosciuta.
Gli autentici stati meditativi conducono al contatto con la coscienza-beatitudine
del Sé ma pochi praticano la vera meditazione, mentre i più
pensano di meditare e cercano nella meditazione una fuga dalla realtà.
Questo cambiamento di prospettiva, prodotto della crescita interiore
non è facile senza una guida.
A questo punto la figura del Guru o del Maestro spirituale è
fondamentale, perché solo vedendo all’opera questo stato
di coscienza e osservando chi lo incarna, possiamo intuirne la natura
reale indipendentemente da tutte le astrazioni concettuali.
Il Maestro mostra la realizzazione della consapevolezza oltre l’identificazione
con l’io, incarna il potenziale umano e ispira sentimenti di
devozione e surrender.
Il devoto riconoscerà allora che il comportamento paradossale
del Guru è arte e armonia, le sue parole sono poesia e koan,
i suoi movimenti danza e mudra... la sua voce musica... Anche le Sue
durezze espressione d’amore... Davanti a Lui tutte le complicazioni
della mente paiono inutili chiacchiere, la mente trova pace, l’anima
si risveglia e la sacralità dell’Essere è palese.
Ma l’incontro con il maestro non è la meta, ma l’inizio
del lavoro che con quest’ispirazione può proseguire nella
giusta direzione. Il sentiero è la vita stessa e abbraccia
ogni aspetto dell’essere.
Dott.
Filippo Falzoni Gallerani
VITA,
AMORE, SOFFERENZA ( Luglio 2009)
L’approccio
esistenzialista osserva la realtà nella sua manifestazione
immediata e la sofferenza dell’“io” che vive nella
sua condizione paradossale di testimone e di maschera. E’ la
realistica descrizione del vissuto di molti e conduce in genere a
una visione pessimistica dell’esistenza. Amore e sofferenza...
tutto è vano e transitorio... l’uomo imperfetto e fragile…
la vita crudele… la natura insensata… A un certo livello
dobbiamo riconoscere che il conflitto domina a livello individuale
e planetario con brevi periodi di armonia tra una crisi e l’altra.
Affrontando il problema da una prospettiva più ampia possiamo
tuttavia osservare che le radici del conflitto non dipendono dalle
circostanze esterne quanto dal modo in cui l’uomo si rapporta
a esse e che ci sono vie d’uscita dalla sofferenza che domina
gli individui. Da secoli un filo d’oro unisce quelli che hanno
trovato e cercato di trasmettere il sentiero della Liberazione. Uno
degli aspetti fondamentali del conflitto è la pretesa dell’uomo
di cogliere gli aspetti piacevoli senza confrontarsi con quelli dolorosi,
senza riconoscere che gli opposti amore-odio, piacere¬dolore,
bene-male, passione-distacco, interno - esterno, inspirazione-espirazione,
sistole-diastole, yin-yang, alto-basso, vita¬morte, ecc., sono
interdipendenti e indissolubili. Tutto è pulsazione, non c’è
onda che non abbia una cresta e una valle. L’“io”
cerca il piacere e fugge il dolore e in questo perenne sforzo verso
una meta irraggiungibile crea sofferenza e ansia, ma che cosa è
questo “io” da cui sorgono tutti i problemi? Sia gli antichi
filosofi del perenne, sia gli studi più avanzati della psicologia
sono concordi nel riconoscere che il problema essenziale è
la falsa prospettiva della mente. Il problema nasce con l’identificazione
in un “io” separato, un fantasma creato da ricordi e pensieri,
che oltretutto presume di essere in grado di dirigere le cose a piacimento,
un “io” che continua a cercare stabilità mentre
si trasforma come il gorgo in un torrente dalle mutevoli correnti.
Un “io” che vuol trovare se stesso, quando è chiaro
che non si può trovare “ciò che siamo” come
fosse un “oggetto”... ciò che siamo veramente è
il “soggetto” e non può quindi essere ridotto a
un oggetto della mente e in tale ricerca si perde di vista che invero
si cerca colui che sta cercando. La prospettiva di un “io”
separato e autonomo è in perenne conflitto con il fluire spontaneo
della vita ed è il vero ostacolo alla semplice consapevolezza
momento per momento di una mente serena che per sua natura può
essere trasparente come uno specchio. La presenza mentale, non dominata
dal passato e dalle aspettative, dai desideri e dalle paure, offre
la chiarezza del sentire profondo oltre le maschere e mostra nel “Qui
e Ora” un amore che non è possesso, che non è
gelosia, che non è ricerca del piacere, che non è legato
al tempo e che abbraccia ogni cosa. L’Amore tra gli individui
appare come uno stato di condivisione di spazi interiori, di risonanze
psichiche, comprende il corpo quando accade la sacra possessione di
Eros, mentre a momenti pare tenerezza e comprensione oltre le maschere
del divenire. Perché anche amare consiste nel condividere gli
attimi eterni oltre all’io. Uno stato fragile che non possiamo
far nulla per produrre né per trattenere. “E non crediate
di condurre l’amore, giacché se vi scopre degni esso
vi conduce”, scriveva Gibran. La presenza mentale cui mi riferisco
si manifesta in quei momenti di “grazia” in cui l’“io”
si dissolve e siamo davvero di fronte alla Realtà non filtrata
dal pensiero e dal ricordo, quei momenti, appunto, in cui si riconosce
la prigione dell’illusione spazio¬temporale della mente
ordinaria. L’io separato non sa arrendersi né all’anima,
né a quell’intelligenza-saggezza che è frutto
di millenni di evoluzione, che guida miliardi di miliardi di cellule,
di neuroni, di geni e di cromosomi che ci determinano, (in vero un
incommensurabile numero di atomi, antichi miliardi d’anni che
formano molecole che formano cellule... ecc, in armonia con leggi
sconosciute). Questi universi di cellule guidati dalla vita svolgono
compiti su cui noi non abbiamo alcuna padronanza, né alcuna
capacità, come non sappiamo far battere il cuore, far crescere
unghie e capelli, né mantenere il corpo a circa trentasette
gradi. Tutto avviene spontaneamente tramite una forza intelligente
che è la Vita e paradossalmente è “noi stessi”,
perché siamo la vita che si manifesta, appena smettiamo di
identificarci con la maschera e superiamo i dualismi che la mente
crea. L’io personale nella sua peculiarità di “fiore
unico” quando si manifesta spontaneamente è espressione
di questa forza e non è l’“io” immaginario
creato dalla mente che cerca credenziali e trasformazione, esso si
manifesta nel nostro agire spontaneo e libero in armonia con la natura.
I neuroscienziati scoprono che quando abbiamo l’impressione
di fare una scelta “volontaria”, in vero il nostro cervello
ha già fatto la scelta da diversi millisecondi. Il cervello
funziona e pensa correttamente secondo quanto il momento richiede
senza che “noi si debba pensare di pensare”, quindi dovremmo
arrenderci alla vita, mentre generalmente cerchiamo di dirigere verso
mete illusorie la corrente che ci trasporta, annaspando invece di
valerci della sua forza. L’ispirazione viene dal silenzio, se
ascoltiamo davvero osserviamo senza pregiudizi, sentiamo la vita impersonale
fluire in noi, attraverso la consapevolezza, la resa, e troviamo chiarezza
e guida nella semplicità di essere ciò che siamo, ma
siamo ipnotizzati dai pensieri e non riconosciamo che quell’io
che consideriamo il “pensatore dei pensieri” con il suo
bagaglio di condizionamenti è esso stesso un pensiero ed è
questo io immaginario la radice della divisione e del conflitto. Attribuiamo
invece al nostro presunto io (creatura fantasma del pensiero e della
memoria), la capacità di dirigere la vita stessa e controllare
il mondo, i sentimenti e le relazioni. E’ chiaro che con questa
prospettiva ci troveremo spesso di fronte a delusioni,frustrazioni
e a un compito impossibile. Inoltre da questa prospettiva tutto è
vissuto con un deciso sentore d’irrealtà che genera insicurezza.
“Poiché le nostre mire non sono alte ma illusorie, i
nostri problemi non sono difficili bensì privi di senso”
scriveva Wittgenstein. Invece di riconoscere la natura del conflitto
che nasce dall’ego, un fantasma del pensiero che vuol apparire
reale, programmato da giochi infantili, complessi materni ed egoismo
narcisista, si cerca di ottenere ciò che l’ego pretende,
persino l’illuminazione. Invece di riconoscere con chiarezza
la confusione e mettere ordine in sé, discriminando tra realtà
e illusione, tra il mondo delle parole e il mondo reale, si cerca
la felicità al di fuori. Pare inevitabile che si faccia così,
l’ego non è in grado di liberarsi dall’ego, e gli
stati di chiarezza vanno e vengono, non funzionano riti e preghiere
e tantomeno le fantasie New Age del pensiero creativo quando è
l’ego a perseguirle. Molte di queste correnti New Age, invece
di aiutare l’individuo a trascendere questa falsa identificazione,
gli promettono che potrà diventare ciò che desidera
e si suggeriscono metodi per cambiare e diventare, mentre il sentiero
è riconoscere ciò che si è,riconoscimento che
nasce della consapevolezza dell’illusorietà di quell’io
che persegue un cambiamento. Occorre un’autoindagine profonda
verso un altro stato di coscienza per liberarci dalle illusioni della
mente. Siamo invero la Coscienza Testimone che trascende anche l’io
reale con le sue peculiarità, siamo oltre il mondo e il tempo,
ma catturati dalle proiezioni dell’io ciò non può
esser percepito. Tuttavia vedere con chiarezza gli infiniti inganni
dell’ego ci aiuta almeno a non prendere le cose troppo sul serio
e a non farci troppo male. Per guardare il mondo come una rappresentazione,
un teatro, un sogno, dobbiamo essere ben svegli, ma dormiamo e lo
facciamo volentieri. Il Rebirthing ad approccio Transpersonale opportunamente
applicato è un potente strumento di risveglio al nostro vero
essere dove troviamo il più alto raggiungimento, e finalmente
liberi dal conflitto e in pace col mondo, trasformiamo la qualità
della vita quotidiana.
Dott.
Filippo Falzoni Gallerani Milano, Luglio 2009
VOLONTA' E DESTINO
(ottobre 2009)
Volontà
e destino, Nella trama del cosiddetto destino, accade ciò
che “vuole” il Sé, non ciò che “vuole”
il nostro “io”.
L’autoindagine conduce all’ovvio riconoscimento che
il Sé è “coscienza-consapevolezza” mentre
l’io è un oggetto creato dalla mente attraverso il
pensiero e la memoria con cui ci identifichiamo.
Ci si accorge che quest’io paradossalmente è un involucro
della coscienza e che la coscienza quando “incarna”
questa prospettiva percepisce aspetti della propria vera natura
(oltre le gabbie dell’io) come entità o stati “altri
da sé”. Da ciò nasce il dualismo dello spirito.
Meditare per mettere ordine nella babele delle parole e riflettere
sui significati che emergono dal silenzio.
In sanscrito “Shakti” significa: energia, volontà
o potere. Shakti è la Madre divina, matrice di ogni forma,
consorte di Shiva che è Pura Consapevolezza. Il loro abbraccio
è quello tra il vuoto e la forma.
Il sentiero sembra attraversare inevitabilmente la dolorosa fase
della disillusione più profonda, prima di condurre alla
verità. L’uomo che sperimenta l’Atman-Brahman,
facilmente cade nell’illusione di onnipotenza ma poi è
costretto a confrontarsi con i propri limiti, dolore e sofferenza
lo spingono oltre alla condizione contingente, alla sofferenza
umana al mistero dell’essere. Solo quando scopre una “legge
eterna e spontanea della vita” (Sanatan Dharma) a cui conformarsi,
la libertà e la fine della sofferenza sono possibili nel
sue rendersi servitore del processo cosmico. Atto spontaneo e
sacrificio dell'io.
L’Atman medita sull’Atman, quando l’atto di
meditare svanisce rimane solo l’Atman.
Dott.
Filippo Falzoni Gallerani
"IO,
EGO E SE' (dicembre 2009)
Più
cercherete di capire la realtà (che chiamate realtà
ultima) più vi sarà difficile vivere la realtà
delle cose come sono. In pratica sono i vostri tentativi per sfuggire
la realtà del mondo così com'è che vi rendono
difficile vivere in armonia con le cose che vi circondano. ….
Dobbiamo accettare le cose come sono, perché è essenziale
per noi agire in questo mondo in modo intelligente e sano. Se
non lo facciamo siamo persi.
U.G. KRISHNAMURTI
Per
conoscere ciò che è vero dobbiamo riconoscere ciò
che è falso.
T. HORA
Non
vi è né creazione né distruzione, né
destino né libero arbitrio, né sentiero né
realizzazione; questa è la verità ultima.
SRI RAMANA MAHARSHI
Parlare
della natura della coscienza e della conoscenza di sé conduce
spesso alla possibilità che ne nasca più confusione
che chiarezza. Gran parte ciò dipende dal fatto che se
si esaminano le cose superficialmente è facile cadere in
continue contraddizioni a causa dei significati che si danno alle
parole. Nell’ambito della ricerca interiore i termini che
producono più problemi sono: "IO" e "Sé"
che spesso sono usati come sinonimi e a volte contrapposti come
sostanzialmente antitetici. L’ego, può essere inteso
come il peggior nemico produttore di ogni illusione, e del senso
di separazione dal mondo o come centro della coscienza individualizzata,
può essere inteso come la maschera e come lo spirito, il
Sé transpersonale. Così che dopo anni di lettura
di testi spirituali, molti si chiedono se si debba ucciderlo o
realizzarlo? Quando leggiamo le frasi dei saggi senza aver approfondito
attraverso un'osservazione consapevole e diretta come stanno le
cose, la mente offuscata da concetti, pare che l’io sia
a volte il nemico della consapevolezza, mentre a volte esso è
considerato il suo stesso centro e meta della ricerca interiore.
Si dice che la meditazione rafforza l’io, (per forza dell’io
la psicologia intende la capacità di osservare con distacco),
e i più grandi maestri dell'Advaita suggeriscono di meditare
sulla sensazione "io sono" sino a percepire l’essenza
dell’io e riconoscerne l'unità con Brahman. Gurdjieff
basava il suo insegnamento sul ricordo di sé. Nello stesso
tempo si dice che qualcuno ha un grande ego, come dire che è
egocentrico o presuntuoso. Si dice che si deve uccidere l’io,
e che "non è l’io ad avere problemi, ma è
l’io il problema stesso". L’"io e il mio"
in molti testi classici indiani rappresentano per antonomasia
i veleni della mente e sono considerati la causa della inevitabile
separazione e del conflitto tanto che paiono una versione orientale
del peccato originale in quanto tutti gli uomini perdono il senso
di unità con la vita quando l'io si sviluppa. Dimenticarsi
di sé per amore del prossimo, tornando come fanciulli è
essenziale nel messaggio cristiano. Il significato di questi termini
cambia radicalmente secondo la prospettiva con cui si considerano.
Per chiarire l'argomento possiamo dire che l'individuo che osserva
con chiarezza finirà riconoscere se stesso come coscienza
realizzare il vero io nella presenza come substrato di ogni sentire,
nel testimone senza forma, che è oltre il pensiero e le
immagini poiché è solo l'invisibile presenza consapevole.
Da questa prospettiva non condizionata di un'attenzione trasparente
l'individuo riconosce che la natura del conflitto nasce dall'identificazione
con l'immagine di sé creata dal pensiero che crea il tempo
psicologico, il desiderio, la divisione e il conflitto. Il pensiero
utile come strumento, diventa un filtro che ci allontana da una
chiara percezione di ciò che è e ci conduce fuori
di noi e lo vediamo nel mondo che abbiamo costruito. Il risveglio
ci permette di sentire che siamo coscienza e percepire con chiarezza
le mutevoli manifestazioni della personalità e la tendenza
a identificarsi in ogni maschera e a separarci dalla realtà.
Risiedere nello spazio della coscienza permette di vedere con
chiarezza ed evitare il conflitto creato dal pensiero, lo spirito
ci porta otre lo spazio-tempo nell'ineffabile continuo infinito
presente. Il Sé è inteso come soggetto e mai come
oggetto, l'io è oggetto della consapevolezza. Perciò
non occorre ricercare il sé, dato che è impossibile
trovarlo, ma solo quando la coscienza risiede in esso può
percepire con chiarezza, altrimenti il pensiero produce l'illusione
dello spazio tempo e di un mondo solido là fuori separato
da chi osserva. Si riconosce allora come la religione e la spiritualità,
per come sono generalmente vissute, benché contengano un
anelito alla luce e alla verità, siano per l'uomo l'opposto
di ciò che rappresentano e invece di condurre alla liberazione
siano un ulteriore motivo di divisione e un vano tentativo di
fuga dal mondo concreto dell'io separato, che produce per sua
natura relazioni conflittuali e per paura della morte un tempo
psicologico illusorio con cui allontanarla da cui sorgono i conflitti
comuni all'umanità. Possiamo risolvere il problema della
sofferenza solo con una diversa consapevolezza che nasce dalla
spontanea identificazione nel sé che abbraccia equanime
la realtà mutevole dell'io e dei fenomeni. Forse è
più chiaro se diciamo che:
1 Il Sé è Consapevolezza, lo spirito trascendente,
il "testimone senza testimone", essenza e substrato
della realtà. Oltre gli attributi, Oltre lo spazio e il
tempo. Inconoscibile.
2 L'anima è la nostra vera natura espressione di geni,
della storia collettiva della psiche, dei cromosomi e delle forze
cosmiche che agiscono sino al livello delle particelle subatomiche,
attraverso cui la coscienza individuale si manifesta spontaneamente
guidando il corpo all'azione e al riposo.
3 L'ego è un'immagine creata dal pensiero e dalla memoria,
di natura instabile e mutevole, con cui la mente s'identifica.
Condizionato dalle immagini del passato l'io cerca invano di controllare
il fluire della vita e di trovare stabilità e illuminazione,
nella costante frustrazione della transitorietà dei fenomeni.
Ignaro dell'interdipendenza dei fenomeni cerca il piacere e fugge
il dolore perduto in una rete sempre più intricata d'ingiunzioni
contraddittorie. L'ego è identificazione della coscienza
con il corpo.
4 Anima ed ego sono essi stessi fatti di coscienza, solo la consapevolezza
ne permette l'esistenza, e sono quindi degli involucri con cui
si riveste e nel suo cammino verso la sorgente, per lungo tempo
dimentica la propria natura, riduce il suo essere a ciò
che la mente immagina. Solo la consapevolezza è oltre il
tempo e il mondo degli oggetti, il Sé in questo senso è
Tutto e il mondo non esiste separato da esso.
La confusione di significati su quanto s'intende con termini relativi
al nostro stesso essere, produce tra l'altro, un mondo diviso
tra scettici e creduloni: chi si attacca a certe visioni del mondo
e chi le rifiuta senza aver davvero chiara la posizione e prospettiva
di chi è che crede o rifiuta. Pochi sono gli individui
in grado di osservare ciò che è, e vedere con chiarezza
la realtà senza distorcerla per adattarla ad anguste e
relative gabbie concettuali.
Vedere con chiarezza dentro di sé trovare autentici stati
di Unione è possibile se smettiamo di dipendere dai concetti
e dalle credenze. E' quindi inutile discutere oltre, perché
la risposta al problema della ricerca di Sé verrà
soltanto se il lettore di queste righe andrà oltre queste
stesse parole, per osservare con chiarezza la mente e i suoi giochi…
Per conoscere ciò che è vero dobbiamo riconoscere
ciò che è falso.
Dott. Filippo Falzoni Gallerani
PREFAZIONE
2010 AL LIBRO DEL DOTT. FILIPPO FALZONI GALLERANI : "L'Io Trasparente"
...
Non abbiamo una sensazione del cielo, ma quella sensazione siamo noi.
ALAN WATTS
... Il senso di essere una sorta di... Testimone o Sé separato
svanisce del tutto. Tu non guardi il cielo, tu sei il cielo. Puoi gustare
il cielo. Non è là fuori... C'è solo puro vedere.
La coscienza e la sua manifestazione non sono due cose distinte.
Mentre rimani in quello stato e "senti" questo Testimone come
una grande espansione, potrai cominciare a sentire che la sensazione
del testimone e la sensazione della montagna sono la stessa sensazione.
Quando "senti" il tuo puro Sé e "senti" la
montagna, riconosci che sono esattamente la stessa sensazione. In altre
parole, il mondo reale non ti è dato due volte, una là
fuori, una qui dentro. Questo "essere due volte" significa
"dualità".
KEN WILBER
Poiché le nostre mire non sono alte ma illusorie, i nostri problemi
non sono difficili bensì privi di senso.
WITTGENSTEIN
Lo scopo
del metodo di respirazione presentato in questo libro è qualcosa
che ha implicazioni di straordinaria portata: la fine del conflitto
e della divisione interiore, la coscienza del Sé, possiamo dire
che è qualcosa che ha a che vedere con l’illuminazione.
Si tratta, dunque, di un argomento ampio e controverso che comporta
l’assunzione di prospettive intellettuali non ordinarie, in un’area
della ricerca in cui nulla può darsi per scontato. Inoltre, affrontando
la cosa seriamente è chiaro che per l’io l’illuminazione
è l’ultima e suprema illusione, e che la vera illuminazione
ha luogo quando scompare l'identificazione con l’io che la persegue.
Paradossalmente il risveglio dell’autorealizzazione può
essere considerato un processo facile e naturale come risiedere senza
sforzo nella propria vera natura, allo stesso modo in cui siamo “noi
stessi” senza dover far nulla per esserlo, e nello stesso tempo,
l’emancipazione dalle dinamiche egoiche è la più
difficile sfida per l’uomo. E' difficile dominare la mente, usarla
e non esserne usati, e pochi uomini intuiscono una via per aggirarla
e riconoscerne i tranelli e le illusioni.
Per un'autentica trasformazione interiore che conduca all'emergente
Nuovo Piano di Coscienza e alla fine del conflitto è necessario
un atteggiamento diverso da quello con cui siamo stati programmati da
generazioni. Questa prospettiva comporta il riconoscimento che non siamo
il personaggio, la personalità, la maschera, le immagini del
pensiero bensì la coscienza osservante, libera da identificazioni.
Comporta inoltre un atteggiamento non condizionato dai limitati valori
della cultura cui apparteniamo.
Affrontare il tema della coscienza, del risveglio e della liberazione
conduce di fronte al mistero che parte dell’umanità affronta
da millenni nella ricerca della verità e della felicità.
Quando cerco di dare risposte ai problemi dell’esistenza e offrire
qualcosa di autenticamente valido a chi ora sta scorrendo queste righe,
mi accorgo che, quando cerco di definire l’essenziale, il linguaggio
per sua natura conduce a paradossi e a verità parziali. Mi domando
seriamente, se esista un insegnamento che possa essere trasmesso a cuor
leggero, quando una verità cessa di essere tale quando la osserviamo
da una prospettiva diversa, e che ogni affermazione ha validità
in relazione al contesto. Oltre a questa parzialità intrinseca
e ai limiti del linguaggio, ogni concetto sarà recepito diversamente
secondo la situazione psicologica, l'esperienza, la maturità
e il livello di sviluppo di chi sta leggendo. Per comprendere ciò
che vorrei trasmettere e andar oltre le gabbie delle parole, è
necessario quindi che il lettore applichi tutte le sue capacità
intuitive.
Maestri e filosofi hanno sostenuto teorie opposte, entrambe “vere”
e confermate da chi le sperimentava. Troviamo verità che si contraddicono
non solo nel campo del pensiero ma persino nell’osservazione del
mondo fisico e anche la scienza si trova di fronte all’inafferrabile,
al paradossale, a una realtà che non è riducibile a un’interpretazione
univoca, come, per esempio, quando osservando l'elettrone si constata
che esso può appare un’onda o una particella secondo il
modo in cui l’osserviamo. E' contemporaneamente due cose ma, se
lo vediamo come onda, non possiamo vederlo come particella e viceversa.
La fisica delle particelle ha aperto prospettive rivoluzionarie alle
contemporanee visioni del mondo e tornerò più avanti sull’argomento.
Con questo voglio solo ricordare che è essenziale rendersi conto
che il punto di vista da cui si osserva la realtà offre verità
diverse, che paiono spesso inconciliabili. Del resto, il principio di
falsificabilità è alla base della scienza stessa, perché
è riconosciuto il limite intrinseco di qualunque teoria che cerchi
di definire la natura della realtà che ci circonda e della nostra
coscienza che la percepisce, di cui ci sfugge l’origine, lo scopo
e l’essenza.
Anche dal punto di vista della morale possiamo osservare come persino
parole di "buon senso" possono essere nocive se rivolte a
chi del “buon senso” è tanto schiavo da non osare
esprimere comportamenti liberatori e creativi per eccesso d’autocontrollo.
Per certi tipi di persone troppo stoiche è bene riuscire a comprendere
ed esprimere un po’ d’edonismo, mentre a molti epicurei
mancano doti stoiche che farebbero bene a coltivare. Ognuno ha la sua
strada e inoltre un progetto di un autentico sviluppo deve essere integrale,
comprendere intelletto e morale, scienza e religione. E' in questa direzione
che sono dirette le più avanzate correnti della psicologia (la
Psicologia Transpersonale in particolare). Esse offrono un'integrazione
delle diverse correnti scientifiche e delle visioni del mondo e dei
livelli di sviluppo, in un quadro abbastanza ampio da poterle includere
e trascendere verso una più elevata sintesi.
Fortunatamente, oltre la ragnatela del pensiero e delle parole, la mente
intuitiva permette di riconoscere la verità inesprimibile che
integra gli opposti. Così, mentre il “cervello” è
impegnato a leggere e la mente cerca di comprendere, incasellando nel
già conosciuto le nuove informazioni e ignorando tutte quelle
che non confermano ciò che già crede, accadono momenti
in cui, come risvegliati da un sogno, ci troviamo liberi dal pensiero
e dalla gabbia delle parole, e, nella consapevolezza momento per momento,
mentre scompare l’io diviso, siamo davvero a contatto con la verità
ineffabile che trasforma radicalmente la nostra prospettiva offrendo
attraverso l'intuizione illuminante gli insegnamenti trasformativi che
cerchiamo.
Il leggere, come ora il mio scrivere, accade allora senza che si sia
un "io" che scrive o legge, senza bisogno di pensiero o sforzo.
Una presenza lucida e impersonale nella comprensione immediata…
Appena ci fermiamo ad analizzare questo stato illuminato e ci identifichiamo
di nuovo nell'io che si compiace di averlo raggiunto, tutto si complica
di nuovo.
Senza accorgercene cadiamo nel paradosso dell'io che desidera trattenere
l’attimo eterno… in cui l’io è trasparente
e scompare! Tutto appare di nuovo difficile perché distaccandoci
da esso per definirlo lo perdiamo e ricadiamo nel dualismo che ci separa
dall'esperienza diretta. Le parole non lo possono incarnare e quando
riemergono l'identificazione con l'io e i condizionamenti mentali, perdiamo
il contatto con l'anima, la coscienza impersonale in noi, da sempre
libera e luminosa.
Cercare di raggiungere questo stato naturale attraverso uno sforzo volontario,
si rivela un modo molto efficace per allontanarlo…
La
suprema condotta è assenza di sforzo. La meta della via degli
esseri risvegliati è conseguita senza un sentiero da percorrere.
Il sommo risveglio è realizzato senza qualcosa da praticare.
La suprema meta è lo stato naturale senza aspettative. Rimani
nello stato in cui non c’è nulla da meditare. Quando otterrai
il non ottenimento, allora otterrai il “Grande Sigillo”.
C. TRUNGPA MAHAMUDRA
Questo
stato di trasparenza, quando si manifesta, ci può apparire banale
perché sembra troppo facile e normale, tuttavia è proprio
lo stato naturale della consapevolezza, libero dalla nevrosi e dalla
schiavitù del tempo psicologico e della frammentazione del pensiero,
lo stato di coscienza indicato dai maestri della ricerca interiore.
Uno stato di semplice presenza nell’attimo, libero dal conflitto,
dalla divisione, uno stato di totale “presenza mentale”,
o meglio, d’assenza momentanea delle distorsioni dell’io.
Offre la consapevolezza di ciò che è, perché l'osservazione
è liberi dalle immagini che la memoria ha accumulato programmando
il nostro modo di pensare e di vedere, rinchiudendoci quindi nel piccolo
mondo condizionato della quotidianità.
Stabilizzarsi costantemente in questa coscienza trasparente, che osserva
senza identificazione e fluisce in armonia con la vita, è tanto
raro che chi vive in questo modo viene a volte considerato un illuminato
o un maestro, anche se dal suo punto di vista non si sente affatto
speciale e diverso da chiunque.
Ma si tratta davvero di una rinascita seppure ci troviamo a essere ciò
che siamo sempre stati. Anche dopo anni di pratiche con Yoga, Tantra
e Mantra questo risveglio trascende tutti i metodi, nel momento
in cui ci immergiamo nel semplice stato di Essere oltre ogni pensiero
e descrizione… Ci identifichiamo con l’essenza osservante
e non con gli oggetti osservati. La realtà limpida di fronte
a noi non viene confusa con i pensieri che associamo alle cose, i pensieri
sono riconosciuti come tali, l’io trasparente gioca spontaneamente
il suo gioco… Tutto fluisce in armonia senza nessun "io"
che agisce… tutto auto-accade…
Prima che questo stato si manifesti, dobbiamo avere il coraggio di confrontarci
con il nodo più profondo, con le ombre e paure dell’io
e riconoscere gli inganni e le fantasie con cui la mente ci inganna
anche quando crediamo di meditare, con suoi mondi ideali e realizzazioni
future che mai accadranno. Come dice la Baghavad Gita, il sommo piacere
è quello cha dapprima appare amaro e poi diviene dolce.
Molte illusioni di grandezza e di onnipotenza infantile devono essere
distrutte, l'illusione di doversi difendere da qualcosa esterno a noi
scompare quando scopriamo che il nemico è il nostro stesso io,
l’orgoglio e la paura vanno smascherati, sino al nodo alla base
di ogni problema mentale, sino al nodo del cuore, come lo chiama
Ramana Maharshi. Se trascendiamo l’identificazione con il corpo
e la personalità avremo accesso all'anima, ma ci vuole coraggio
per guardare in faccia la realtà. La rinascita implica la morte
di ciò che era illusorio, ma cui siamo molto attaccati.
Per questo R. Laing affermava che “l’uomo aborrisce la trascendenza”
e le tradizioni spirituali ci parlano di un terrificante “guardiano
della soglia” che preclude ai timorosi il passaggio verso la dimensione
dello spirito. Non solo per i demoni che custodiscono il tesoro interiore
dell'anima e del Sé (attaccamenti, paure, emozioni distruttive,
abitudini, proiezioni e preconcetti ecc.), ma per il coraggio necessario
a riconoscere l’ovvietà del tesoro stesso che da sempre
è tanto vicino da non poter essere visto. Quando osiamo andare
oltre i limiti del pensiero ordinario e sconfiniamo nella dimensione
del Sè il tempo psicologico l’illusone dell’io separato
sono smascherati e si dissolvono
Paradossalmente, quando cessa lo sforzo di cambiare ha luogo il cambiamento
perché lo sforzo di liberarsi dall'io nasce dall'io stesso. Quando
si esaurisce la tensione dell’io verso un altrove nello spazio
e nel tempo, entriamo nel sentire profondo della consapevolezza indivisa.
Perché ciò accada è necessario saper osservare
la mente e il suo movimento con autentico distacco.
Tutti i diversi percorsi di ricerca interiore, quando sono perseguiti
per ottenere credenziali a sostegno dell’io, si riducono a deludenti
trip egoici. Quando invece hanno come motivazione un’autentica
ricerca della Verità e sono corroborati dagli stati non ordinari
della coscienza, conducono a un oggettivo sviluppo della saggezza e
della consapevolezza. Si è allora guidati dalla vita stessa,
da una coscienza impersonale e a questo punto ci si può trovare
come chi finalmente smette di nuotare contro corrente e impara a fluire
con il fiume e può così condividerne la forza e liberarsi
dall’inutile fatica della lotta e della resistenza. La prospettiva
del Sé ci permette di amare la vita e di viverla pienamente come
mai avremmo immaginato possibile anche attraverso le inevitabili difficoltà
e sofferenze. A questo punto riconosciamo come illusioni cose che consideravamo
verità assolute cui doverci conformare e lo spirito che si rivela
cancella tutte le false immagini, anche quelle che ci avevano spinto
a iniziare la ricerca interiore.
Dopo che i Sogni di gloria dell’io sono crollati, ora che il desiderio
di potere è svanito, otteniamo tutto nella semplice capacità
di essere ciò che siamo. Finisce l’ansia di vivere, si
dissolve la paura di morire… Per quanto oscuro e inesprimibile
sia il nodo che ci fa sentire dissociati dalla pienezza della vita,
esso è solo un sottile inganno che può svanire appena
mettiamo a fuoco il nostro sentire, e riconosciamo la vanità
dei meccanismi difensivi dell’io, i limiti della rete del pensiero
e la natura delle distorsioni emotive che paiono offuscare la coscienza,
inquinando la trasparenza interiore con desideri e paure.
A questo punto la prospettiva interiore si sposta dall’identificazione
con il corpo, le emozioni e la mente, (che sono oggetti mutevoli nello
spazio della consapevolezza) alla consapevolezza stessa che li contiene,
e ci appare chiaro che siamo e siamo sempre stati l’immutabile
soggetto osservante, il testimone senza forma della mente e dei fenomeni.
La sempre presente consapevolezza, la semplice sensazione di essere,
Ciò che osserva i molti che sono Uno ed è l’Uno
che diventa i molti.
Quando si raggiunge questo stato di emancipazione si prova un’inesprimibile
sensazione di libertà e il conflitto della divisione interiore
si dissolve.
La tecnica di respirazione che presento è una via maestra per
il raggiungimento di questo stato di coscienza ma in sé è
solo un catalizzatore che funziona quando la direzione non è
un altro prodotto dell'io separato e delle sue fantasie egocentriche.
Nella
tradizione conscia del nostro io non troviamo nessun rinnovamento, ma
solo rinforzo per le aride abitudini di una mente monocentrica che cerca
di tenere assieme il proprio universo con sermoni colpevolizzanti.
J. HILLMAN, SAGGIO SU PAN
Quando
ti interrogano curiosi, cercando di sapere che cosa Esso sia,
Non affermare nulla, non negare nulla.
Perché ogni cosa affermata non è vera.
E ogni cosa negata non è vera.
Come potrà qualcuno dire con verità che cosa può
essere,
Finché egli stesso non ha pienamente raggiunto
Ciò che È?
E dopo che l'ha raggiunto, qual parola si può mandare da una
Regione
Dove il carro della parola non trova una via su cui correre?
FILOSOFIA PERENNE
Dott.
Filippo Falzoni Gallerani
INTRODUZIONE
AL LIBRO DEL DOTT. FILIPPO FALZONI GALLERANI : "L'Io Trasparente".
Edizione 2010" . Maggio 2010
La
liberazione si manifesta attraverso la consapevolezza della nostra vera
natura, in un risveglio che dissolve gli inganni mentali e ci permette
di vivere in modo autentico e spontaneo.
F.F.G.
Da
diversi decenni, numerosi eminenti scienziati e premi Nobel di fronte
alle sconcertanti scoperte relative alla natura della materia e delle
particelle subatomiche hanno riconosciuto che una visione materialista
e meccanicista è insostenibile. Aspetti misteriosi e incomprensibili
aprono nuovi orizzonti che implicano una prospettiva radicalmente nuova.
Il cosiddetto Nuovo Paradigma e le teorie derivate dalla Fisica quantistico-relativistica
ci offrono concezioni della realtà che hanno punti in comune
con quanto da secoli ha intuito e insegnato il pensiero spiritualista
ed esoterico. Grandi fisici affermano che non osserviamo un mondo materiale
oggettivo, ma siamo immersi in una realtà olografica creata da
una Mente Cosmica e il nostro stesso cervello ha natura olografica,
cioè che ogni parte è in relazione con il Tutto. Nella
fisica quantistica si è sostituito il termine Osservatore
con il termine Partecipante, in quanto al livello delle particelle
subatomiche l'atto di osservare modifica ciò che si osserva.
Questa rivoluzione del pensiero ci fa intuire l'unità e l'interconnessione
di tutti i fenomeni, l'illusorietà dell'io come entità
separata, e ci spinge a concepire la vita che anima la natura da una
prospettiva che riconosce un’intelligenza intrinseca alla materia
con cui è possibile entrare in sintonia. L'intelligenza non è
caratteristica del cervello umano bensì permea i processi evolutivi
che hanno prodotto il cervello stesso. La nostra coscienza individuale
non è che un riflesso di una mente cosmica incommensurabilmente
più vasta. Le descrizioni dei mistici degli stati di Nirvana,
Moksha, Samadhi, del Regno dei Cieli, ecc. rappresenta l'attuale consapevolezza
di questa realtà, che si manifesta quando liberi dall'io ci arrendiamo
alla vita e ci fondiamo con il Tutto.
La mente conscia attraverso il pensiero è in grado di elaborare
una piccolissima parte delle informazioni che giungono al cervello con
l'ulteriore limite di non essere in grado di esaminare contemporaneamente
più di due o tre variabili, (per osservare più variabili
è necessario usare carta e penna). La mente inconscia
regola simultaneamente le funzioni delle migliaia di variabili, delle
funzioni corporee, basti pensare al battito cardiaco, le complesse funzioni
del metabolismo, della digestione, della circolazione, l'elaborazione
di milioni di dati sensoriali al secondo, e al guidare miliardi di miliardi
di cellule a compiti specifici. Stupisce pensare che il corpo umano
è formato da cento miliardi di miliardi di cellule lo stesso
numero delle galassie dell'universo conosciuto; ogni cellula è
una galassia di atomi, formati da particelle sub atomiche che sono non
materiali, come se il tessuto stesso della materia fosse solo "informazione"
e non sostanza... Allo stesso modo in cui riconosciamo il corpo come
unità, seppure sia formato da un'infinita colonia di cellule,
l'universo stesso è un'unità, e ogni singola parte è
connessa con le altre come lo sono le cellule del nostro corpo. Questi
studi portano a visioni mistiche e fantascientifiche, quando provano
che lo spazio e il tempo non sono affatto ciò che abbiamo sempre
creduto e ci sono dimensioni della realtà che non avevamo mai
immaginato, alla luce delle quali i fenomeni paranormali, come la telepatia,
la chiaroveggenza, la precognizione, le straordinarie coincidenze e
sincronicità della vita quotidiana, e i cosiddetti miracoli
possono trovare una spiegazione.
Nuove informazioni e conoscenze non sono sufficienti a favorire un reale
sviluppo della consapevolezza se non sono vissute interiormente. Tuttavia
riflettere su queste scoperte ci ricorda che siamo di fronte al mistero
della vita e che apparteniamo a un universo "intelligente"
che si evolve e ciò ci può portare a guardare i fatti
quotidiani da un'altra prospettiva oltre l’egocentrismo e quindi
può far affiorare comportamenti conseguenti, animati dal senso
del bene comune e alla resa ad un potere più grande. Da ciò
nascono le motivazioni per iniziare una autentica pratica di ricerca
interiore utilizzando gli strumenti che la scienza, la psicologia, le
tecniche Orientali, la spiritualità e la Filosofia Perenne ci
possono offrire e che sentiamo affini al nostro sentire.
L’aspirazione di questo cammino di conoscenza è un’armonica
integrazione tra l'individuo, il prossimo e l’ambiente, una presa
di coscienza delle dimensioni dell'anima e dello spirito da un livello
di coscienza che ha passato il vaglio della razionalità e superato
i condizionamenti culturali che relegano nella dimensione magica e mitica
le esperienze religiose per coglierne l'essenza attraverso l'intuizione.
Attraverso lo sviluppo interiore, il contatto con l'anima e
il riconoscimento dello spirito l'uomo può esprimere
il proprio potenziale molto oltre i limiti dei cinque sensi e l'identificazione
con l'io, trasformando radicalmente il rapporto con la vita. Questo
cambiamento appare il solo modo possibile per migliorare le relazioni
umane, la politica e l'economia e ristabilire un rapporto armonico con
la natura, evitando così le catastrofiche previsioni che i futurologi
ci annunciano. I problemi che vediamo nel mondo sono il prodotto del
pensiero e ciò che l'uomo ha creato attraverso d'esso e non saranno
risolti se non si riconoscono gli inganni del pensiero e dell'ego.
In questi tempi, gli scienziati e i futurologi sono a volte in sintonia
con le apocalittiche visioni di mistici e sensitivi di tutto il mondo.
Oltre ai tanti messaggi catastrofici che ci vengono da molte fonti scientifiche
e non in questo periodo di crisi globale, previsioni più ottimistiche
considerano il futuro prossimo un momento di grande risveglio collettivo,
un salto quantico della coscienza, l'avvento della Nuova Era. Altri
prevedono tempi evolutivi più lunghi e non temono per la scomparsa
dell'umanità, ma aggiungono che non sarà l'homo sapiens
a sopravvivere bensì l'homo noeticus la cui comparsa
è prevista sul pianeta come prossimo gradino dell'evoluzione.
Grandi studiosi riconoscono in una piccola percentuale dell'umanità
contemporanea l'emergere di stati di risveglio e affiora in un numero
sempre maggiore d'individui la consapevolezza del cosiddetto "Nuovo
piano di Coscienza", il piano dell'anima e dello spirito.
Con questo salto evolutivo si affermerà una mente che ha una
visione più integrale della realtà, conscia dei limiti
del pensiero e dell'illusorietà dell'io come entità separata
dal resto. Una percezione della realtà in cui si possano armonizzare
i diversi livelli di coscienza, ognuno dei quali possiede un certo grado
di verità relativa.
Posso dire che: ho un corpo, frutto evolutivo del tempo incommensurabile
delle ere geologiche e cosmiche, ho un'io che si è sviluppato
attraverso il linguaggio che mi è stato insegnato, la memoria
e la somma delle esperienze acquisite nella cultura in cui sono nato
e anch'essa è il prodotto delle esperienze delle generazioni
precedenti sino agli albori delle più antiche tribù, ho
un'anima che ha caratteristiche, sensibilità e particolari attitudini
innate libera da condizionamenti, che vive oltre lo spazio e il tempo
ma non è un'astrazione metafisica anzi è la radice del
mio sentire più autentico. A questo punto, se osservo il corpo,
la mente e l'anima mi rendo conto che io non posso essere le cose che
osservo, e come testimone sono oltre gli oggetti percepiti. Chi è
allora ciò che chiamo "io"? Oltre a tutti gli oggetti
percepiti rimane solo la consapevolezza, senza nome o forma; sono oltre
lo spazio e il tempo, che come ogni fenomeno appaiono in Me.
Io sono la Coscienza e non il grumo di pensieri con cui s'identifica
il mio io sociale.
La rivoluzione del Nuovo Paradigma ha spinto il mondo scientifico a
prendere in seria considerazione il mistero della coscienza per molti
anni negletto. Ricerche interdisciplinari che riuniscono mistici e scienziati,
psicologi e neurofisiologi, yoghi e fisici, e gli studi sul rapporto
tra la Consapevolezza, la Mente e il Cervello, hanno particolarmente
influenzato la Psicologia Transpersonale e riscoperto il valore terapeutico
delle antiche pratiche di meditazione e controllo mentale caratteriste
delle tradizioni Orientali.
Le nuove terapie hanno più ampi orizzonti che non limitano il
concetto di salute al semplice adattamento sociale, o all'essere in
grado di mediare il conflitto tra istinto e morale, e prender coscienza
dei meccanismi edipici che condizionano sin dall'infanzia la nostra
sessualità e i nostri affetti. Non riducono ogni stato d'animo
a un semplice squilibrio del chimismo cerebrale risolvibile con la somministrazione
di opportuni psicofarmaci. La Psicologia Transpersonale, riconoscendo
il valore sia dell'intervento farmacologico in molte circostanze necessario,
sia dell'interpretazione psicanalitica o comportamentistica, spazia
nei reami svelati dal Nuovo Paradigma, in cui l'io è trasceso
e la coscienza abbraccia stati di risveglio che trasformano radicalmente
il rapporto con la vita. Gli studi sul rapporto tra la Consapevolezza,
la Mente e il Cervello nella ricerca di svelare il mistero della consapevolezza
hanno portato a visioni più ampie sulla natura della mente che
hanno applicazione concreta sul piano terapeutico. Tra le altre cose,
una delle più note al pubblico è la relazione tra gli
stati d'animo e le difese immunitarie: la psiconeuroimmunologia.
È stato provato che il benessere interiore che nasce da pratiche
"spirituali" è cruciale per la salute del corpo e l'attivazione
delle difese immunitarie molto più di quanto la psicosomatica
avesse intuito nei decenni scorsi. Si è constatato che il cervello,
attraverso l'apprendimento crea nuove connessioni trasformandosi oltre
il suo completo sviluppo, cioè non smette mai di crescere…
Che possiamo coltivare emozioni positive e difenderci da quelle distruttive
attraverso la presenza mentale che nasce dagli stati di insight
profondo… Che la meditazione e l’insight producono
profondi cambiamenti neurofisiologici che si possono studiare in laboratorio
con i nuovi strumenti ora disponibili… Che nel profondo custodiamo
memorie che arrivano sino alla vita fetale e che tali memorie ci condizionano
profondamente ma possiamo liberarci dei loro effetti se le elaboriamo
con quelle pratiche che ci permettono di riviverle coscientemente…
Che è possibile sperimentare stati di coscienza che producono
immediate soluzioni intuitive e auto guarigione o che ci portano a trascendere
i limiti dello spazio-tempo sino a una coscienza cosmica e donano momenti
di beatitudine e lucidità inimmaginabili... E si potrebbe andare
avanti con una lunga lista. Da questa prospettiva le scoperte della
medicina, della psicologia, della sociologia, dell'antropologia, della
neurofisiologia, della fisica, della biologia, e potremmo dire di quasi
tutte le branche scientifiche, possono integrarsi con i cammini di autoconoscenza
della Filosofia Perenne. Una visione che avvicina alla dimensione
dello spirito, senza cadere nelle trappole delle religioni dogmatiche,
e senza che l'ego si perda in regressive fantasie autogratificanti.
Si tratta del tentativo di integrare il grande quadro della realtà
in cui esistiamo, con Spirito, inteso come Sé o Coscienza,
secondo quanto ci offrono le migliori fonti di conoscenza disponibili
in tutti i campi.
Le ricerche sulla coscienza, sviluppate negli ultimi anni, sono caratterizzate
dal riconoscimento dell'esistenza di un filo comune che collega differenti
correnti filosofiche e sapienziali antiche e moderne che si propongono
di condurre alla stessa meta liberatoria. Non metodi per sostenere l’io
ma per indurre uno stato di risveglio che ci permetta di vederne il
gioco illusorio; metodi adatti a indurre uno stato interiore che non
si trova in mondi lontani, né consiste nell’abbracciare
una fede, ma si esplica nella presenza silenziosa della coscienza del
Sé che si esprime nell’armonia della vita quotidiana e
in una diversa qualità dell’attenzione attimo per attimo.
Una qualità della coscienza che offre una prospettiva diversa,
libera dalla divisione e dai conflitti creati dalle gabbie del pensiero;
una serenità, che oltre essere alla base della salute, è
ciò cui l'uomo anela, ciò a cui è predisposto.
Tutti cercano questa felicità, anche se generalmente lo fanno
in modo egoistico e controproducente.
Tra le nuove tecniche ispirate dal Nuovo Paradigma e dalla saggezza
Orientale, tratto in queste pagine del Rebirthing ad Approccio
Transpersonale, tecnica che ho sviluppato negli ultimi decenni.
Il Rebirthing Transpersonale, è basato su una tecnica di respirazione
intensa e prolungata, volta ad un contatto con i livelli più
profondi dell'individuo nella sua relazione con il Tutto, secondo le
indicazioni di antiche tradizioni Orientali e dei nuovi orizzonti scientifici.
Il Rebirthing Transpersonale può condurre all'integrazione e
a migliori relazioni umane, alla salute e all'equilibrio, a catarsi
liberatorie e al contatto con la dimensione "spirituale",
con le radici stesse della coscienza da cui emerge “l'Io sono”.
Quindi in queste pagine vorrei presentare non solo un importante strumento
della psicologia contemporanea e che può essere benefico in una
gran varietà di casi per il miglioramento della qualità
della vita, dell'umore e della salute psicofisica, ma sottolineare che
la sua efficacia è frutto del processo autoconoscenza e trascendenza
che la respirazione può indurre come catalizzatore di stati esperienziali
non soggetti al controllo dell'io e della mente. Vorrei stimolare l'intuizione
del lettore sui temi profondi, altresì inesprimibili, che sono
alla base di qualunque approccio terapeutico o sentiero d'autoconoscenza
che si possa considerare autenticamente spirituale, volto cioè
all’essenza e alla trasparenza dell'io ovvero
alla più alta forma di “guarigione”.
Trattare seriamente temi spirituali nel contesto attuale vuol dire rifiutare
le versioni della spiritualità e della saggezza Orientale oggi
di moda, in quella versione banalizzante che si ammanta di spiritualità,
ma in realtà è ancora solo un'espressione dei giochi dell'ego
ed un'illusoria costruzione mentale, chiarendo dove si annida la sottile
differenza tra il vero e il falso, per poter così discernere
secondo coscienza un percorso sano di conoscenza. Il cammino è
difficile e costellato di tranelli in cui facilmente si perde di vista
la meta, e sentirsi "spirituali" grazie a un po'
di buonismo è il più sottile inganno dell’ego
narcisista.
Molti vivono condizionati dal conformismo e non sono in grado di pensare
in modo libero e di affrontare con mente aperta la sfida della conoscenza
di sé, altri cercano nello spirito una fuga dai problemi personali
o momentanei stati di gaudio ed esaltazione, dimenticando che lo scopo
di questo cammino consiste nel diventare migliori esseri umani, che
fanno la loro parte in armonia con se stessi e il mondo.
La
ricerca della liberazione è sofferenza. Anche se provate qualcosa
d'ineffabile, volete sempre di più. Non esiste la permanenza
nella natura delle cose. L'illuminazione (ammesso che ci sia) non è
affatto un'esperienza. Così realizzate che non c'è niente
da realizzare e questo è un duro colpo. Non è che io sia
in uno stato di non-conoscenza; quando dico "non so nulla"
questa è l'espressione del mio stato. Non so niente riguardo
al mio stato. Un giudizio negativo o positivo al riguardo è solo
nel campo del pensiero. Tutta l'immensa terra non è altro che
te.
HSUEH-FENGV
Vasistha
continuò: Oh Rama, ti dico che non c'è altro sentiero
se non quello dell'autoconoscenza per poter tagliare completamente i
legami e per attraversare questo oceano di illusioni.
Per
l'illuminato quest'oceano di sofferenza non è che una piccola
pozzanghera. Egli vede il suo corpo come uno spettatore osserva una
folla lontana e non è influenzato dalle sofferenze cui il corpo
è soggetto. L'esistenza del corpo non limita l'onnipresenza del
Sé più di quanto le onde limitino la pienezza dell'oceano.
[…] Il riflesso di un oggetto nello specchio non può dirsi
né reale né irreale. La sua realtà non si può
definire allo stesso modo in cui non si può definire la realtà
del corpo che essendo un riflesso del Sé non può dirsi
né reale né irreale. Coloro che non sanno accettano come
reale tutto quello che vedono di questo mondo, non così fa il
saggio. Come il pezzo di legno e l'acqua in cui esso si riflette non
hanno reale relazione, il corpo e il Sé non hanno reale relazione.
Inoltre, non c'è di fatto alcuna dualità in cui tale relazione
possa esistere. Esiste soltanto una sola infinita consapevolezza senza
divisione in soggetto-oggetto. In essa la diversità è
immaginaria, cosicché ciò che non può essere toccato
dal dolore immagina se stesso nella sofferenza, come colui che credendo
di vedere un fantasma vede un fantasma. Attraverso il potere del pensiero
questa relazione immaginaria assume la forma del reale.
YOGA
VASISTHA, LO YOGA SUPREMO
Pensavo che la mente o la coscienza fossero qualcosa che richiedeva
un complesso e particolare sistema nervoso centrale e fosse presente
solo negli organismi maggiormente evoluti. Il mio pensiero ora è
che la Mente è sempre esistita e la ragione per cui questo è
un universo che produce la vita è quella costante pervasiva presenza
della mente che lo ha guidato in questo modo…
Le nostre crescenti conoscenze scientifiche indicano senza dubbio l'idea
di una mente pervasiva intessuta con e inseparabile dall'universo materiale.
L'idea può apparire un po' pazza, ma tale pensiero è antico
di millenni nelle filosofie orientali.
George Wald, Premio Nobel
Samvritti:
conoscenza del mondo relativoParamartha:
conoscenza del mondo assoluto del vuoto
Rigpa: intelligenza che illumina il relativo ed il vuoto
Nello spazio vuoto di Rigpa sorgono realtà relative che Rigpa
ugualmente illumina.
SAGGEZZA BUDDHISTA
L'occhio
della carne e della mente vedono realtà relative, l'occhio della
contemplazione il vuoto, e la realtà assoluta.
Dott.
Filippo Falzoni Gallerani
"RICERCA"
Maggio 2010
Oh Bhairav Nath (Shiva) Tu, rifugio di chi non ha amici,
Essere Supremo,
Che pervadi sia i mondi senzienti,
Che i non senzienti, pura Coscienza, Uno ed eterno, infinito...
Per la potenza della tua grazia
Oggi il mondo mi appare come la Tua Persona, o Mahesha,
E Tu come il mio Atman, e così sento quest'intera creazione come
il mio stesso sé.UPANISHAD
La Psicologia Transpersonale s'interessa in termini moderni e scientifici
dello spirito, dell'anima e delle potenzialità latenti dell'uomo.
Tali livelli e possibilità superiori della coscienza non possono
essere escluse da una visione dell'uomo nella sua interezza e rappresentano
la meta del suo sviluppo. Questi potenziali conducono alla saggezza
e possono liberare l'uomo dalla sofferenza e dal conflitto. Benché
oggi parlare di anima, spirito e di esperienze interiori di questo tipo
possa essere per la gente comune un argomento inconsueto o astratto
i saggi d'ogni tempo hanno indicato vie di realizzazione percorribili
dall'uomo moderno con effetti certamente concreti sulla vita quotidiana.
Solo negli ultimi decenni la psicologia occidentale si è aperta,
dopo oltre un secolo di silenzio, al vasto orizzonte della trascendenza
dell'io, e a metodi per lo sviluppo di qualità quali l'intuizione,
la consapevolezza, la saggezza o la compassione, piuttosto che limitarsi
a trattare delle patologie, spesso definite in rapporto alla devianza
dal comportamento cosiddetto "normale". Certamente il Buddhismo,
lo Yoga e le filosofie Orientali in genere, che dagli anni '70 si sono
diffuse in Occidente, sono state determinanti per promuovere questi
studi. La scienza in anni recenti ha riconosciuto l'efficacia trasformativa
della meditazione e il valore psicologico e operativo della saggezza
dei mistici, riscoprendo metodi che facilitano la consapevolezza dell'essenza
interiore, lo Spirito, il Sé, la "Pura Consapevolezza",
il testimone, il Divino nell'uomo. I rappresentanti di spicco
di quest'area dello sviluppo interiore affrontano temi su cui è
per tutti importante riflettere, se si vuol vivere in modo responsabile.
La sofferenza dell'uomo dipende dal suo stato mentale confuso e offuscato
e dal modo in cui si pone di fronte alla vita. Gli sforzi degli individui
sono in genere diretti all'esterno, alla loro immagine, al
successo materiale, al controllo delle situazioni. Molte energie sono
spese per "cambiare" aspetti dell'io nel suo confronto con
il mondo e si trascura di cercare di riconoscere che questo "io",
sorgente di tanti problemi, è solo un aspetto superficiale del
nostro essere totale. Se usassimo le stesse energie per manifestare
i potenziali nascosti, senza perderci nei falsi problemi creati dalla
mente, potremmo risolvere tanti dei problemi inutili che ci offuscano,
e liberi da essi potremmo fluire con la vita, lasciando che siano l'intuizione
e l'ispirazione a esserci di guida.
Gli uomini cercano in primo luogo di perseguire il piacere e di sfuggire
il dolore, anche se inevitabilmente essi vanno e vengono e così
lottano inutilmente per fuggire la realtà. Soprattutto, si cerca
la felicità nella direzione sbagliata. La mente nella condizione
normale è inquieta e distratta; s'identifica con ciò che
osserva, dimentica la propria natura, mentre solo quando è silenziosa
può udire i suggerimenti dell'anima. Essa diventa docile quando
l'individuo si ricorda chi osserva la mente e il movimento del pensiero,
ovviamente non è l'io illusorio creato dalla memoria, che viene
osservato. Questo riconoscimento conduce alla trascendenza dell'io e
in questa percezione immediata come svegliandoci da un sogno, si è
coscienti per immedesimazione, di essere quell'ineffabile "qualcosa"
che osserva e trascende la mente e il corpo, la sempre presente consapevolezza,
trasparente e senza confini. Come uno specchio limpido non è
influenzato da ciò che riflette possiamo partecipare alla realtà
con equanime distacco e senza distorsioni.
In tutti i tempi, individui evoluti hanno riconosciuto che far tacere
la mente è sufficiente perché sorgano stati di consapevolezza
che producono chiarezza e serenità, amore e spontaneità
offrendo una prospettiva radicalmente diversa della vita e della morte.
Il riconoscimento attraverso l'autosservazione del movimento del pensiero
e della natura illusoria dell'io esteriore conducono al risveglio e
alla liberazione. Molti uomini credono di pensare ma "sono pensati",
vittime del chiacchierio mentale e dei condizionamenti che impediscono
loro di vedere la realtà se non attraverso distorsioni che determinano
divisione e producono conflitto e sofferenza. Sappiamo che i pregiudizi
impediscono di vedere correttamente le cose per quello che sono, ma
il modo condizionato con cui si guarda alla realtà è così
connaturato alla maggior parte degli individui che lo si considera "normale".
Parole come "anima" e "spirito" non sono comprese
dai più se non come retaggio culturale di tradizioni religiose
o come concetti astratti riferiti a qualcosa di molto lontano dalla
vita di ogni giorno. L'anima invece, è quell'essenza coscienziale,
situata oltre lo spazio-tempo, che tenta di esprimere il suo disegno
creativo esperienziale attraverso di noi, ed è anche la nostra
unicità peculiare. Al contrario dell'io che abbiamo costruito
con l'esperienza, essa è innata.
L'anima può essere esperita mentre lo Spirito è ciò
che "qui e ora" è testimone e substrato di
ogni cosa, essenza che contiene lo spazio-tempo, che non può
essere percepito perché "è ciò che percepisce".
Il "Soggetto" che non può mai divenire "oggetto",
esso è l'Uno senza un secondo, che trascende e integra
l'anima individuale nella coscienza cosmica. Lo Spirito
si situa prima e oltre il pensiero e le parole, perché si situa
oltre allo spazio e il tempo. Nella visione indiana l'Atman (il Sé
nella sua forma individualizzata) nella sua essenza è uno con
il Brahman (il Sé Universale, l'Assoluto). L'anima, la cui realtà
si situa ancora nel dualismo "io - mondo", nella
sua essenza sconfina nel Brahman, nello Spirito Universale - principio
universale della Consapevolezza e dell'Essere - di cui è raggio,
oltre ogni dualismo.
Molti scienziati di fronte ai paradossi della fisica quantistica sono
giunti a riconoscere che la Coscienza (Spirito) è l'interfaccia
della materia e il suo substrato essenziale. Il cosmo stesso ha radici
in dimensioni che trascendono lo spazio e il tempo che l'uomo non può
concepire. Purtroppo questo concetto è spesso banalizzato e distorto
da quelle scuole Newage che a questo punto affermano che possiamo con
il pensiero creare ciò che vogliamo, confondendo la mente e l'io
con l'anima e la Coscienza che li trascendono.
Quando si parla dello "Spirito", notiamo che i pregiudizi
e falsi condizionamenti culturali dogmatici hanno usurpato il posto
allo "Spirito Vivente" e fondato le basi della falsa
spiritualità che domina il mondo. Dalla prospettiva limitata
del livello mentale convenzionale (che oltretutto come abbiamo accennato
è essenzialmente distorto) anche gli ideali, le fedi e le sagge
filosofie quando sono considerate unilateralmente dalla prospettiva
dell'ego ci allontanano dalla realtà nella sua immediatezza e
mistero, nella sua ineffabile poliedricità e livelli, e danno
adito al dogma e alla repressione, e ai conflitti che hanno insanguinato
i secoli.
Lo spirito non è misurabile né descrivibile, ed è
invece esperibile come stato di coscienza che si manifesta in un'ineffabile
percezione non dualistica della realtà, nell'Unità in
cui l'osservatore, l'osservato e l'osservazione sono indivisi.
Quest'esperienza, inafferrabile per il pensiero razionale che per sua
natura si basa sull'io, sul dualismo soggetto-oggetto, sul conosciuto
e sul passato, può essere sperimentata attraverso l'autoindagine,
l'insight e le tecniche che sono state "scientificamente"
sviluppate dai mistici, dai saggi e sono la materia essenziale della
Psicologia Transpersonale. Riconoscere la differenza tra la "mente
egoica creata dal ricordo" e il "sé coscienza"
è la vera iniziazione interiore che permette all'uomo di accedere
al Nuovo Piano di Coscienza. La consapevolezza nella sua essenza
è indefinibile: essendo il substrato stesso in cui ha luogo l'osservazione
dei processi mentali con cui cerchiamo di definirla, essa è sempre
"soggetto" e mai "oggetto". Per
sua natura il pensiero non è in grado di cogliere la fragranza
dell'esperienza diretta dell'Essere; infatti, spesso nell'istituire
organizzazioni "spirituali" e nel propagare la fede attraverso
i nostri "normali" sistemi di pensiero, creiamo spesso un'efficace
trappola per chi ricerca la verità e rinforziamo i conflitti
da cui volevamo fuggire attraverso lo "Spirito liberatore".
Lo avevamo sentito bussare nel nostro cuore come il richiamo a un mondo
più vero e buono e dopo averlo accolto si è rivelato un
despota che c'imprigiona. Raramente la cultura imperante ci spinge a
riflettere e indagare sulla natura di ciò che in noi osserva,
o ci aiuta a comprendere gli ingannevoli meccanismi del pensiero condizionato.
Forse poiché il pensiero accomuna tutti gli uomini, pare senza
senso osservarne criticamente la natura e cercare di riconoscere se
ha effetti distruttivi, e cercare modalità ed energie diverse
per una vera trasformazione dell'uomo. Tuttavia è questa direzione
trans-mentale e transpersonale la chiave del processo evolutivo che
l'uomo deve affrontare.
Lo sviluppo del pensiero ha portato a sofisticate tecnologie, al benessere
economico nei paesi industrializzati e a uno sviluppo scientifico senza
precedenti, ma non a una migliore qualità della vita, e non ha
di certo risolto i gravi problemi che vediamo nel mondo. Ha invece spesso
condotto alla più profonda disarmonia e alla frammentazione che
vediamo riflesse nei problemi ecologici e sociali che paiono sempre
più gravi e irrisolvibili. La mente e il pensiero sono ottimi
strumenti che dobbiamo dominare. La trasformazione del mondo comincia
da noi stessi e passa per la trasformazione di sé.
Maestri dello Zen, dell'Advaita Vedanta, del Taoismo, i mistici Cristiani,
e i "risvegliati" di ogni tempo e cultura cercano di indicare
il sentiero della consapevolezza interiore che porta oltre al pensiero
e all'identificazione con il corpo - mente.
Scaturisce dal contatto con il "testimone interiore" - "la
sempre presente consapevolezza" - uno stato che è spesso
definito: liberazione, risveglio, illuminazione. La visione
"non dualista" integra l'impulso alla trascendenza oltremondano
con il riconoscimento che il mondo è un riflesso dello Spirito
e ne è inseparabile.
Recentemente, nel manifesto di un importante congresso sulla pace cui
prendevano parte famosi personaggi del mondo politico e culturale tra
i quali numerosi premi Nobel, è stato affermato che per risolvere
i problemi e le sfide del terzo millennio l'uomo deve attraversare una
trasformazione interiore che lo conduca a una Coscienza Cosmica. Una
coscienza, quindi, libera dalle faccende egocentriche del pensiero,
che può finalmente armonizzarsi con il Tutto e portare l'individuo
a fluire con la vita quotidiana in libertà. Quando siamo rigenerati
dal contatto con la "Pura Consapevolezza" la nostra personalità
e il nostro io rinascono come espressione spontanea e autentica e la
nostra individualità peculiare si esprime in armonia con il Tutto.
Come abbiamo ripetuto, assumere un atteggiamento autenticamente spirituale,
olistico ed ecologico che conduca al benessere e alla pace, non è
faccenda che compete al pensiero. Il proliferare di congressi e pubblicazioni
su quest'argomento, se non sarà accompagnato dalla diffusione
di pratiche esperienziali efficaci, porterà assai poco giovamento
al mondo. Il cambiamento coscienziale non è l'accettazione di
qualche nuova teoria, ma l'attuazione reale di un diverso modo di sentire.
Le tradizioni spirituali ci hanno tramandato, oltre alle storie mitiche
e simboliche, oltre a precetti morali e indicazioni per dirigere la
società, anche autentiche vie esperienziali per il risveglio
della Coscienza, che i mistici hanno utilizzato e trasmesso. La Psicologia
Transpersonale ha assimilato un ricco repertorio di metodi che sono
la sintesi dell'approccio scientifico moderno con la saggezza dell'Oriente.
Tecniche esperienziali offrono a volte profonde immersioni in dimensioni
interiori che attivano potenziali trasformativi d'incomparabile efficacia,
e che spesso producono una vera e propria rinascita dell'individuo risvegliandolo
alla propria vera natura. Questo processo comprende certamente la soluzione
dei problemi psiconevrotici e dei blocchi energetici che inibiscono
la realizzazione della pienezza di sé. La respirazione intensa
del Rebirthing Transpersonale, poiché coinvolge il corpo, attiva
l'energia vitale, scioglie blocchi energetici, risolve nella catarsi
traumi passati e offre accesso a dimensioni superconsce e alla trascendenza
dell'io, è una riconosciuta via maestra alla salute olistica.
"Il
sufi" dice Jalal-uddin Rumi: "è parola non contenuta
nel dizionario, il figlio del tempo presente." Il progresso spirituale
è un progresso a spirale. Noi partiamo come bambini nell'eternità
animale della vita in un punto del tempo, senza inquietudine per il
futuro né rimpianto per il passato; cresciamo fino a entrare
nella condizione specificamente umana di coloro che guardano avanti
e indietro, che vivono in larga misura, non nel presente, ma nel ricordo
e nell'anticipazione, non spontaneamente ma in base a una regola e con
prudenza in stato di pentimento, timore e speranza; e possiamo continuare,
se lo vogliamo, tornando con una sola virata verso un punto corrispondente
al nostro punto di partenza nell'animalità, ma incommensurabilmente
sopra esso. Una volta ancora la vita è vissuta nel momento: la
vita, ormai, non di una creatura subumana, ma di un essere in cui la
carità ha espulso il timore, la visione ha preso il posto della
speranza, la spersonalizzazione ha messo fine all'egotismo positivo
della reminiscenza compiacente e all'egotismo negativo del rimorso.
Il momento presente è la sola apertura attraverso la quale l'anima
può passare dal tempo nell'eternità, attraverso cui la
grazia può passare dall'eternità nell'anima, e attraverso
cui la carità può passare da un'anima nel tempo a un'altra
anima nel tempo. Ecco perché il sufita, e insieme a lui ogni
altro esponente che pratichi la Filosofia Perenne è, o cerca
di essere, un figlio del tempo presente.
A. HUXLEY
Dott.
Filippo Falzoni Gallerani
"L'INGANNO DEL PENSIERO
CREATIVO" Marzo 2011
... Così,
coloro che dicono di volere la giustizia senza il suo correlativo, l'ingiustizia,
o un buon governo senza malgoverno, non comprendono i grandi principi
dell'universo, né la natura di tutta la creazione. Si potrebbe
allora parlare di esistenza del Cielo senza la Terra, o del negativo
senza il positivo, il che è chiaramente impossibile. Eppure la
gente continua a discutere, senza fermarsi; non può trattarsi
che d'idioti o di furfanti... CHUNG
TZU
L’io
è strutturato esattamente come un sintomo. Non è altro
che un sintomo privilegiato all’interno del soggetto. E’
il sintomo umano per eccellenza, la malattia mentale dell’uomo.
LACAN
Ogni individuo intuisce giustamente di condividere la stessa natura
dell’Atman, ma distorce tale intuizione applicandola al suo sé
separato; ritiene che il suo sé sia immortale, onni-comprensivo,
centrale nel cosmo, estremamente importante. Cioè, sostituisce
l’Atman con l’ego. Poi, anziché trovare la totalità
effettiva e senza tempo, si limita a sostituirla con il desiderio di
vivere eternamente; anziché fondersi con l’universo, desidera
possederlo; anziché fondersi con Dio, si sforza di fare la parte
di Dio.
J. HILLMAN
Se si dimentica
che lo spazio e il tempo non esistono e che appartengono solo alla mente,
come si può osare di parlare di spirito?
Se non siamo stupiti di meraviglia nell'osservare lo spontaneo apparire
dell'io e del mondo nello spazio della coscienza come possiamo riconoscere
il vero Sé?
La memoria,
l'esperienza e le razionalizzazioni del pensiero, non conducono alla
libertà, per questo le grandi rivoluzioni non hanno trasformato
la società. Questo accade perché è la coscienza
dell'uomo in tutto il mondo e da secoli è vittima di una specie
di allucinazione collettiva. La tanto attesa Nuova Era che
porterà alla nuova coscienza sarà il
risveglio da questa allucinazione prodotta dal dominio dell'ego, che
con il suo bagaglio di condizionamenti è alla radice della divisione
e del conflitto.
Se ci illudiamo di cambiare senza riconoscere la natura dell'io
gireremo attorno senza mai liberarci dal conflitto. Se non riconosciamo
i limiti del pensiero e attribuiamo all'io una natura indipendente la
nostra visione sarà distorta.
Quando si parte da presupposti sbagliati qualunque teoria che ne deriva
non potrà che causare ulteriore confusione.
Il tema è universale, userò tuttavia come esempio la teoria
del "Pensiero Creativo" oggi molto in voga. Poiché
si basa sulla prospettiva dell'io come agente separato in grado
di agire sulla realtà esterna, anziché terapeutica
è anch'essa motivo di ulteriori illusioni. Il fatto che la percezione
convenzionale condivisa sia per lo più questa è il motivo
principale della confusione e conflittualità che affliggono la
società e gli individui in tutto il mondo. Appare chiaro che
la normalità è patologica, mentre la liberazione dagli
inganni mentali, la chiarezza percettiva di una mente libera dai condizionamenti
e dal passato, è una condizione tanto rara da esser mitizzata:
invece di chiamarla stato naturale, la si chiama illuminazione.
Profonde
verità e narcisistiche illusioni si confondono.
La distorsione
prodotta dalla erronea prospettiva della separazione egoica, ha creato
la società attuale, su cui gravano grandi problemi economici,
politici ed ecologici. Il pensiero che scaturisce da questa divisione
ha creato enormi conflitti che l'uomo non pare in grado di risolvere.
La competizione, l'egoismo, la paura, il desiderio di avere sempre più,
la superficialità e l'indifferenza, dominano il pensiero e corrompono
il mondo. L'uomo che desidera uscire dal conflitto, deve trovare una
modalità della coscienza che non sia dominata dal pensiero e
dall'egotismo.
Quanto ci viene offerto da molti psicologi e terapeuti d'avanguardia
molto spesso non ha superato il nodo essenziale del falso io e contiene
quindi qualcosa d'ingannevole.
Un esempio in cui ciò è particolarmente evidente è
rappresentato dalla corrente del "Pensiero Creativo" cui paiono
essersi convertiti quasi unanimemente i seguaci della New Age e gran
parte di coloro che insegnano tecniche Olistiche. I movimenti del "Pensiero
Positivo" anche se esprimono concetti di buon senso, cadono in
un ingannevole narcisismo quando attribuiscono al pensiero proprietà
che non appartengono a questo piano superficiale della coscienza. Al
contrario di quanto affermano molti autori contemporanei, le tradizioni
spirituali di ogni tempo sono concordi nel riconoscere un ambito specifico
e ristretto al pensiero e spesso lo considerano anzi grave interferenza
alla percezione della realtà.
Così
recitano le prime righe della Voce del Silenzio:
Queste istruzioni sono per coloro che ignorano i pericoli delle
facoltà psiche inferiori. Chi vuole udire e comprendere la voce
di Nada, il tacito suono, deve prima conoscere la natura di Dharana
(la concentrazione perfetta). Deve il discepolo, divenuto indifferente
agli oggetti della percezione cercare il Rajah dei sensi, il produttore
del pensiero, quello che sveglia l'illusione. La Mente è la grande
Distruttrice del Reale. Distrugga il Discepolo la Distruttrice. Poiché,
quando la sua propria forma gli apparirà irreale, come nella
veglia tutte le forme vedute nel sogno; quando avrà cessato di
udire i molti, egli potrà discernere l'Uno, il suono interno
che uccide l'esterno. Allora soltanto, non prima, abbandonerà
egli la regione di Asat, il falso, per entrare nel reame di Sat, il
vero. …
L'idea
che i nostri pensieri plasmano la realtà che ci circonda e che
con il pensiero attiriamo il nostro destino, che non è del tutto
sbagliata dalla prospettiva del Sè, dalla prospettiva dell'io
dà adito a terribili fraintendimenti e può persino produrre
problemi psicologici gravi, dal momento che il pensiero che nasce dalla
prospettiva dell'io, non ha accesso alla mente creatrice anzi ostacola
il fluire armonico degli eventi.
Se penso: "io creo il mondo che mi circonda" sono
già perduto nell'illusione dal momento che con "io"
intendo la "persona", l'entità creata dal
pensiero attraverso la memoria e quindi la "storia" con cui
mi identifico.
Se attribuiamo a quest'io l'onnipotenza creativa, siamo più
vicini alla psicosi che all'illuminazione.
Dalla prospettiva del Sé, è evidente l'interdipendenza
tra la consapevolezza e la materia, tuttavia il Sé
non crea ciò che desideriamo, ma ciò che è giusto
secondo leggi a noi ignote.
Il piano Causale, il Testimone senza forma, è considerato
il substrato del mondo fenomenico, il quale non esisterebbe separato
da esso, ed anche in questo caso ci si riferisce ad un livello di coscienza
che si può percepire nell'assorbimento profondo che ha nulla
a che fare con il pensiero.
Il risveglio interiore che trasforma la nostra relazione con la realtà
non è un pensiero o un modo nuovo di pensare, bensì la
chiara percezione della realtà e dei limiti del pensiero.
Abbiamo trattato altrove sulla natura del Sé, che per la saggezza
perenne è una cosa sola con la Coscienza impersonale,
con il Brahman e non ritorno qui sull'argomento.
Mettendo in luce le incongruenze del pensiero creativo non intendo negare
l'ovvia influenza che ha il pensiero su ogni banale aspetto della vita
quotidiana, (il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto), ma vorrei che
fosse chiaro che stiamo osservando il problema secondo una prospettiva
più profonda. Se ad esempio, una statistica dimostra che gli
ottimisti hanno il 70% in meno di probabilità di morte per cardiopatia,
non discuto che l'ottimismo e la serenità favoriscono la salute,
piuttosto dubito che un soggetto pessimista possa diventare ottimista
attraverso uno sforzo volontario, attraverso una reazione mentale al
pessimismo. Penso invece, che vedere con chiarezza il movimento del
pensiero con una mente attenta e libera dalle identificazioni dell'io,
riconoscere con chiarezza ciò che ci condiziona, possa eventualmente
recidere le radici del pessimismo.
Ogni serio ricercatore giunge ad accorgersi che il lavoro sul
pensiero porta al silenzio e alla illuminante verità
di una percezione non divisa in soggetto-oggetto. Ciò va oltre
l'ottimismo e il pessimismo, è un'attenzione equanime libera
da aspettative, del tutto estranea all'attaccamento a polarità
positive in contrapposizione a quelle negative…
Già nel terzo secolo prima di Cristo il maestro taoista Chung
Tzu riconosceva chiaramente l'interdipendenza dei fenomeni e insegnava
che la cosiddetta positività al fine nasce dall'aver
trasceso gli opposti.
Tanti
livelli attraverso quali osservare la realtà
Aggiungo
altre riflessioni, anche a costo di ripetermi perché credo che
l'importanza dell'argomento lo richieda. Come ho detto, in numerosi
libri di successo troviamo scritto che finalmente è stato svelato
il segreto della vita che porterà alla soluzione al problema
umano: il pensiero crea!
Con questo s'intende che attiriamo con i pensieri ciò che ci
capita e quindi decidendo di pensare positivamente tutto andrà
per il meglio e potremo trasformare il mondo. L'idea di poter avere
totale padronanza sul destino è estremamente allettante. Ma,
nella vita reale basterà affrontare qualche dolorosa delusione
per prender atto che le cose non seguono i nostri desideri e che i fatti
del destino non rispondono ai nostri pensieri. Echi del pensiero magico
ci spingono in questa direzione illusoria. Un proverbio indiano recita
più o meno così: Vuoi far ridere Bhaghwan? Raccontagli
i tuoi progetti.
Nello stesso tempo è insostenibile anche considerare che la nostra
vita non rispecchi quello che siamo e che gli accadimenti che tessono
la storia della nostra esistenza siano solo un'accozzaglia di fatti
casuali riducibili a probabilità statistiche.
Tutti siamo colpiti quando nella vita ci accadono le coincidenze più
improbabili, spesso questi eventi ci fanno intuire i disegni invisibili
del destino. Già nella prima metà del '900 C. G. Jung
ha trattato il tema della sincronicità, fenomeno che
certamente rivoluziona ogni visione materialista dell'esistenza.
Chi scrive
ha avuto una vita costellata da incredibili coincidenze e soprattutto
nel rapporto con il Maestro in India eventi certamente inspiegabili,
erano all'ordine del giorno. C'è da dire che anche queste misteriose
correlazioni tra eventi accadono indipendentemente dai nostri pensieri
e sono più frequenti quando nella psiche dell'individuo sono
attivate delle istanze archetipiche, (e anche in questo caso non è
il pensiero, bensì la psiche profonda ad influenzare il nostro
vivere).
Il
pensiero positivo può rafforzare l'ombra
Le rimozioni
e l'ipocrisia connaturata all'ego che sfugge la propria ombra sono le
fondamenta della prigione nevrotica. L'ego per sostenere la posizione
del pensiero positivo, cade nella paradossale strategia di scacciare
i pensieri negativi rafforzando l'ombra e questa contrapposizione rafforza
il conflitto interiore.
L’io che, seguendo la guida fallace del desiderio, s'impegna in
"pensieri positivi" nell’illusione che i pensieri creino
la realtà obiettiva dimenticando l’influenza dell’inconscio,
potrà solo ingigantire l’ombra prodotta dalle rimozioni.
C'è un'enorme distanza tra un atteggiamento di questo genere
e qualunque Filosofia Perenne, ma è molto facile essere
ingannati da qualcosa che non è del tutto falso pur contenendo
l'errore di fondo di confondere la Coscienza con il pensiero, l'io con
il Sé.
Il pensiero, strumento indispensabile sul piano lineare del divenire,
è un ostacolo alla realizzazione di ciò che è esperienza
diretta dell'Essere, e per rendersene conto basta meditare a fondo le
parole di Jiddu Krishnamurti la cui lucida visione conduce a riconoscere
i terribili conflitti che nascono dal dominio del pensiero. Questo è
l'universale inganno dell'ego che non riguarda solo le illusioni semplicistiche
della New Age, ma ogni aspetto della nostra vita.
Ogni
medaglia ha due facce
Se credere
nell'onnipotenza dell'io è patologico (patologia diffusissima
in quest'era dominata dal materialismo spirituale e dal narcisismo)
il quadro cambia radicalmente quando, riconosciuta l'illusoria natura
dell'io, constatiamo che non c'è divisione tra la consapevolezza
e il mondo. Dalla prospettiva del Sé causa ed effetto
si annullano nell'interdipendenza. Quando giungiamo ad avere uno spiraglio
di luce direttamente dallo Spirito (come pura consapevolezza impersonale
oltre il tempo) comprendiamo l'assurdità delle fantasie allettanti
che ci hanno ingannato.
E' chiaro che profonde intuizioni che hanno significato quando si è
consapevoli di essere immersi nel flusso delle nostre limitate percezioni,
nella bolla spazio temporale creata dalla mente, sono prive di senso
da una prospettiva convenzionale che al contrario considera il mondo
materiale differente dalla mente che lo percepisce ed esterno a noi,
reale e solido e interpretato secondo le ideologie condizionanti delle
tradizioni in cui si è cresciuti.
Se dimentichiamo che non stiamo osservando il mondo bensì
stiamo percependo le risposte del nostro sistema nervoso (la luce e
i colori sono solo la risposta di aree del cervello a una ristretta
gamma di onde elettromagnetiche) e non una realtà oggettiva esterna,
e che queste percezioni sono condizionate dal modo in cui è stato
programmato il nostro modo di pensare, cioè se non riconosciamo
la distorsione radicale creata dall'egotismo, dalla Fisica Quantistica
e dalle tradizioni spirituali dell'Oriente possiamo trarre solo fantasie
consolatorie. L'universo non esiste indipendentemente da qualcuno che
lo percepisce, ma chi lo percepisce è il nostro vero Essere,
il Testimone, non è l'ego, che distorce ogni percezione. L'io
è il fantasma del pensiero che pare abitare l'apparato psicosomatico
e lo percepiamo come noi stessi, mentre invero siamo la consapevolezza
non divisa e oltre al tempo in quanto sempre presente, di questa e di
ogni altra percezione.
Non solo i cinque sensi ci offrono percezioni parziali, ma tali percezioni
sono interpretate secondo le abitudini del pensiero che è stato
condizionato e programmato per millenni a percepire la realtà
da una prospettiva dualista ed egocentrica. La realtà che percepiamo
è stata creata da un modo di pensare emerso da poco e non del
tutto dalle tenebre dell'inconscio e della superstizione.
I pensieri che ci condizionano sono un ostacolo alla percezione diretta
della Realtà e ogni autentico risveglio a ciò che trascende
lo spazio-tempo non può, essere descritto in parole e ridotto
a concetti, spiegato e inserito in una "nuova teoria", può
essere colto soltanto nel silenzio dell'attenzione che trascende il
tempo e i concetti.
Tecniche che usano la respirazione come il Rebirthing Transpersonale
sono uno strumento efficace per trascendere il pensiero, perciò
utilizzare tali metodi esperienziali con un approccio che risente del
dualismo del pensiero (positivo contro negativo) e ricade nelle logiche
dell'ego mi pare una grave contraddizione in cui cadono molte scuole
che paradossalmente si proclamano olistiche e pretendono di
insegnare lo sviluppo della coscienza e vie di liberazione.
Esaminando
i fatti della vita osserviamo molti esempi che ci fanno comprendere
come sia facile cadere in queste distorsioni percettive dell'io come
creatore degli eventi.
Quando si passa attraverso a quello che chiamiamo un periodo sfortunato,
ci accadono incidenti e sgradevoli imprevisti e nello stesso tempo siamo
giù di morale e non riusciamo a vedere i lati belli della vita.
E' naturale che in questi periodi i pensieri siano spesso negativi e
autocritici. Poi, da un giorno all’atro, la situazione cambia,
la nostra mente torna serena, ci accettiamo per quel che siamo, e contemporaneamente
le cose attorno a noi ricominciano ad andare bene e pare che la fortuna
di nuovo ci accompagni. Ovviamente in questo periodo la mente è
occupata da pensieri positivi. Da un certo punto di vista è straordinario
costatare come sia inestricabile il legame tra il mondo interno e quello
esterno, poiché contemporaneamente al cambiamento dell'atteggiamento
interiore è cambiato il mondo attorno a noi, come se gli eventi
"casuali" della vita rispondessero al nostro mutato sentire.
Di nuovo proviamo quei momenti in cui il mondo appare luminoso, tutto
va bene senza sforzo in un fluire spontaneo, nulla è fuori posto
e notiamo frequentemente la sincronicità di coincidenze armoniche.
In poco tempo la recente "depressione" viene superata e la
si ricorda come un fertile periodo di crescita, una prova che abbiamo
superato e una lezione della vita che dovevamo apprendere. Smettiamo
di identificarci con quell’io autocritico e preoccupato (pre-occupato)
e ci pare di essere noi stessi a creare la positività che ci
circonda. Non ci rendiamo conto che è ritornato un periodo positivo
di cui non possiamo attribuirci il merito. Anche quando riconosciamo
di essere finalmente in una certa misura liberi dall’ego, dobbiamo
riconoscere che si tratta di uno stato che va e viene indipendentemente
dai nostri sforzi psicologici, (direi anzi che pare si manifesti proprio
quando smettiamo di sforzarci e ci arrendiamo alla realtà). Così
la misteriosa interrelazione sincronica tra interno ed esterno, viene
confusa con una relazione di causa-effetto: quando penso positivo
va tutto bene. Quello che penso accade…
L’ego che vuole sentirsi padrone della scena come agente indipendente,
inserisce un legame di causa ed effetto tra il "pensiero"
e gli "avvenimenti" e ciò, come chiaramente appare
a un esame attento, è illusorio, e invece che alla saggezza ci
spinge ancor più verso gli inganni del mondo. E' chiaro che da
questa prospettiva siamo candidati al doverci sentire in colpa quando
il vento cambierà e dovremo passare attraverso un altro periodo
di prove, perché se è merito nostro quando le cose vanno
bene, sarà colpa nostra quando andranno male. Cercando un perché
a ogni cosa, senza renderci conto che ignoriamo la natura della realtà
e le leggi misteriose del cosmo, accettiamo acriticamente spiegazioni
moralistiche o superstiziose.
Altra incongruenza della teoria del Pensiero Creativo ci è offerta
dalla constatazione che a volte si può essere depressi quando
tutto va bene e di buon animo in periodi difficili, ma predisposti a
notare questi casi d'assenza di correlazione.
Il saggio invero è colui che resta stabile nella buona e nella
cattiva sorte, perché non si identifica con il personaggio
ma arrendendosi alla vita è a contatto con il Sé. Non
si tratta di un tale sempre fortunato e sorridente come le teorie del
pensiero positivo spesso paiono suggerire, dispensando gravi delusioni
agli incauti seguaci, ma di un individuo realmente umano e spontaneo.
Per dimostrare la superficialità della teoria del Pensiero Creativo,
Ken Wilber usa l'esempio di Hiroshima: è assai improbabile che
tutte le vittime pensassero allo stesso modo e tutti abbiano creato
un'identica volontà autodistruttiva, è ovvio che tra le
vittime ci saranno stati certamente migliaia di ottimisti.
Ciò
da cui si può deviare non è il vero Tao
E' tuttavia
un "positivo" segno dei tempi che un gran numero di persone
siano attratte dal fare qualcosa per cambiare il loro atteggiamento
verso il mondo e tentino, partendo dalla condizione dualista in cui
ci troviamo, metodi per indurre un cambiamento verso una diversa qualità
della vita. Seguire un sentiero che si rivela illusorio può essere
l'insegnamento di cui si ha bisogno, perché l'ego possa essere
trasceso è necessario passare attraverso l'esperienza
della delusione, dal momento che solo quando riconosciamo ciò
che è falso permettiamo al vero di apparire.
La Nuova Coscienza non duale, non ego-rifererenziale che i
mistici hanno anticipato e i più avanzati studiosi moderni riconoscono,
sta emergendo in seno alla vecchia e onnipresente concezione dualista
che è fortemente cristallizzata e ancora dominante; secondo accurati
studi al momento interessa il 2-3 % della popolazione mondiale.
E' naturale quindi che la maggior parte di coloro che sono attratti
dalle filosofie in voga, quando osservano queste dimensioni psichiche
di armonia, sincronicità e le misteriose trame degli eventi siano
sviati dai tranelli dell’ego che se ne attribuisce il merito e
utilizza il pensiero creativo per continuare il suo gioco.
Altri motivi per cui è facile illudersi nascono dal fatto che
nella vita occasionalmente un desiderio si avveri esattamente secondo
i sogni, o che qualcosa di specifico e improbabile accada poco dopo
che lo avevamo pensato e desiderato.
Se si è presa la strada dell’io separato che crea il mondo
anche questo ci convincerà che siamo creatori, senza prendere
in considerazione che l'accaduto può essere spiegato come presentimento,
una precognizione del futuro, o un fenomeno di sincronicità.
Secondo molti con il pensiero creativo, oltre ad ottenere successo materiale,
si possano produrre a volontà ottimismo e allegria, ma si può
constatare come sorridersi allo specchio quando si è depressi
non funziona quasi mai.
Illudendosi di determinare gli eventi si rafforza la sensazione di un
io separato, che, come ho detto, si dovrà considerare responsabile,
quando si presenterà un periodo nuvoloso. Se ci si ammala, anziché
accettare la malattia, si presenterà il senso di colpa di non
aver coltivato abbastanza il pensiero positivo o di nascondere pensieri
negativi. La distorsione con cui abbiamo iniziato a confondere lo Spirito,
cui dovremmo arrenderci, con l’ego (che è antitetico alla
dissoluzione nel Sé) conduce a travisare del tutto i veri insegnamenti.
Si rafforza la tendenza a sfuggire il dolore e a cercare il piacere,
quando il messaggio perenne è l’accettazione delle polarità.
Si crede che la gioia spirituale di cui si è sentito parlare
sia la felicità effimera che viene dall’esaudire i desideri
che ci legano agli oggetti esterni, dimenticando che la gioia spirituale
è la liberazione da questa dipendenza. E' la consapevolezza che
ci libera dai conflitti mentali e ci fa percepire l’attimo eterno,
quella consapevolezza nel qui e ora oltre i confini del pensiero
e il tempo psicologico.
E’ facile prendere strade sbagliate quando uno stuolo di "esperti"
ci offre l’allettante illusione di poter essere felici e prosperi
attraverso semplici esercizi mentali basati sulle affermazioni positive
o simili pratiche.
I maestri
della Filosofia Perenne insegnano che dovremmo essere consapevoli
del flusso disordinato dei pensieri e che dovremmo mettere ordine e
pacificare la mente ancor prima di pensar d’iniziare a percorrere
un sentiero spirituale. Se è vero che accadono inspiegabili coincidenze
che paiono dirette a uno scopo, dobbiamo ricordare di non cadere nell’inganno
dell’io come creatore dello spettacolo, quest’io se lo analizziamo
non è altro che un pensiero mutevole e ripetitivo che emerge
nel flusso dei pensieri e scompare nell’attenzione non divisa
della presenza mentale. Questo "io" è un’illusione
in quanto non ha un’esistenza indipendente da stati interni ed
esterni, è prodotto della memoria e del pensiero, ed è
una realtà concettuale e linguistica più che la fantasmatica
entità oggettiva con cui ci identifichiamo. Per comprendere dovremmo
andar oltre alle parole e riconoscere, in uno stato di lucida osservazione
diretta, la natura mutevole del pensiero "io" e arrivare all’essenza
che è oltre il pensiero e le parole, oltre i dualismi ed i concetti.
Per definirlo usiamo termini come "il testimone senza forma
della sempre presente consapevolezza", o: la coscienza-consapevolezza
priva d attributi substrato di ogni fenomeno, il sé, l’essenza
della coscienza, l’Io –io di Ramana (l’Io impersonale
che osserva l’io). Quando viene il tempo in cui l’io si
dissolve appare chiaro che un potere ben più grande e misterioso
regola il mondo e le nostre azioni. Per arrenderci a esso dobbiamo rinunciare
alle fantasie di onnipotenza dell’io separato, esse rafforzano
quel fantasma mentale che è origine di tutte le sofferenze, che
ci allontana dalla verità e dall’impensabile silenzio necessario
perché si possa sentire che siamo un'anima, affinché la
volontà della vita si possa manifestare, con i suoi "miracoli",
attraverso di noi. Se è chiaro che l'ego nei suoi tentativi di
auto-miglioramento crea solo paradossi e ulteriori conflitti, dobbiamo
anche riconoscere i limiti e gli ambiti del libero arbitrio. Per lo
sviluppo della consapevolezza la responsabilità individuale ha
più a che fare con l’autenticità dell’essere
che con sforzi di cambiare. Dobbiamo vedere con chiarezza e accettare
ciò che è, e sarà l'autenticità del sentire
a produrre il cambiamento.
Il
significato del termine religioso è: riunire tutte le proprie
energie per comprendere la natura e il movimento del pensiero, riconoscerne
i limiti e andare oltre. J. KRISHNAMURTI
E'
fondamentale riconoscere con chiarezza i meccanismi di Transfert e Controtransfert
Gli operatori
nel campo delle tecniche di crescita interiore non devono dimenticare
alcune basi della psicologia analitica come il Transfert e
il Controtransfert.
Gustav Jung ha riconosciuto che in tutte le relazioni in cui un soggetto
dischiude le sue emozioni e i suoi profondi sentimenti a un altro, si
crea un particolare legame emotivo.
La proiezione del paziente verso il terapeuta è
influenzata da archetipi che inducono una relazione emotiva particolarmente
intensa. Questi archetipi che emergono dall'inconscio rappresentano
figure come quella del padre, del saggio, del maestro, della guida spirituale,
e persino di divinità mitologiche e attraverso questa proiezione
chi è nella posizione di guida, è investito da un'autorevole
aura di superiorità e potere. Questo è un nodo centrale
della psicologia analitica che Jung, spesso attraverso l'analisi dei
sogni, risolveva portando il paziente a riconoscere in sé l'istanza
inconscia proiettata.
L'individuazione del paziente si attua attraverso la
consapevolezza che, ad esempio, le qualità intuitive proiettate
sulla figura del "maestro" sono potenzialità nascoste
in dimensioni della coscienza. Attraverso l'attenzione e l'ascolto dell'inconscio
il paziente può farle emergere e divenire attuali in sé.
Il soggetto allora non dipenderà più da un'autorità
esterna, che sia quella del padre, del terapeuta, ma potrà agire
secondo la propria coscienza autentica e spontanea come adulto responsabile
e libero. A livello più profondo non dipenderà da un Dio
esterno creato dal mito, si libererà dalla possessione dell'archetipo
proiettato per riconoscere la natura divina della Coscienza.
La soluzione del Transfert permette all'individuo che ritrae le proiezioni
di vedere con chiarezza che il terapeuta esperto ha compito di fare
da specchio perché i giochi della mente dominata dall'inconscio
possano essere riconosciuti.
Questo
riconoscimento è un aspetto cruciale della "guarigione"
e facilita l'emergere di potenzialità e capacità sepolte
e sconosciute all'individuo. Sarebbe molto grave che il terapeuta invece
di aiutare l'altro nel processo di autorealizzazione si compiacesse
di identificarsi con l'archetipo e sfruttasse il potere che ne consegue.
Lo psicanalista esperto ben conosce i pericoli del controtransfert che
consiste appunto nel soggiacere al legame emotivo con il paziente, ed
entrare nel ruolo di guru e di padre che inevitabilmente indurrà
una condizione di dipendenza psicologica producendo come risultato l'opposto
di ciò che l'analisi si prefigge.
Chi si pone come guida al pensiero creativo, o cose simili
oggi in voga, generalmente non si rende conto di quanto sia forte la
seduzione prodotta dalle circostanze che si creano quando ci si pone
in una relazione d'aiuto e come le illusioni si rinforzino in un gioco
di proiezioni.
Immaginiamo questo esempio: in un bel sito di Internet prometto successo
e salute attraverso la mia tecnica appresa in Oriente, la gente s'interessa
al mio lavoro allettata da promesse di felicità, li metto nelle
condizioni di aprire il loro cuore e di proiettare su di me l'immagine
del Guru. Quando un buon numero di persone paga i miei seminari mi pare
che ciò sia la più bella dimostrazione per me e per gli
altri che il mio metodo funziona, infatti sono diventato ricco e mi
sento rispettato e ammirato, ero un uomo qualunque ed ora sono trattato
come un Maestro… Posso quindi sentirmi in diritto di insegnare
che: se farete come me anche voi potrete raggiungere questo stato di
prosperità e padronanza sul destino ed essere felici.
Se la vostra vita continua nel tempo a essere miserevole e conflittuale
dipende dal fatto che non avete seguito a fondo i miei insegnamenti
e dovete partecipare ad altri seminari per finalmente imparare a cambiare
i vostri pensieri inconsci, ecc..
La figura del Guru in India è culturalmente concepita in modo
assai differente, la resa al Guru è uno strumento efficace a
eliminare la presunzione dell'ego. Mi arrendo al Guru nello stesso modo
in cui mi arrendo e accetto il mio destino, senza confondere la dimensione
umana del maestro con il ruolo che rappresenta. I veri Guru, che in
India sono una minoranza, sono degli specchi purissimi e con il loro
comportamento spesso paradossale, distruggono ogni illusione e dipendenza
per spingere il devoto a essere luce a se stesso, a svegliarsi alla
propria vera natura, a riconoscere il potenziale della sua anima.
Un giovane appassionato di filosofia orientale e letture New Age certo
cullerà il sogno di diventare un giorno lui stesso un maestro.
Se nel tempo si pone come insegnante e la gente inizia a trattarlo come
tale e a mettersi nelle sue mani è difficile che abbia la forza
di rendersi conto che insegna cose che ha compreso, ma mai del tutto
realizzato. Sentirsi un maestro lo fa sentire bene e ciò
ingannevolmente gli pare già un segno di autorealizzazione. La
sua sicurezza è precaria poiché dipende dai suoi seguaci
che seguendolo creano il personaggio della guida che lui invero non
può essere. Se i suoi limiti umani venissero a galla e loro ritraessero
le proiezioni si sentirebbe un nulla. Non è facile riconoscere
che ciò che siamo veramente è il grande mistero,
la nostra umanità più autentica che è difficile
trovare oltre i condizionamenti e la frammentazione del pensiero. Non
è il prodotto delle proiezioni altrui e sino a che non si è
superato l'inganno egoico che ci spinge a diventare qualcuno, tutti
vivremo nella rete del tempo e del pensiero che inevitabilmente produce
i conflitti e l'alienazione che vediamo riflessa nel mondo intero.
La liberazione e l'autorealizzazione si manifestano attraverso l'autotrascendenza,
in antitesi con le temporanee illusioni dell'ego che si è immedesimato
nella personalità superficiale gratificata dal ruolo di guru
indotto dal controtransfert. Si tratta di una trasformazione radicale.
Una coscienza integrata non dipende dal mondo perché lo percepisce
con chiarezza. L'individuazione è oltre i ruoli sociali e non
può essere confusa con il gioco di specchi che produce ogni relazione
in cui ci si apre interiormente all'altro.
Al fine, non c'è nulla che debba essere criticato, anche se questa
società produce numerosi pseudo guru che pretendono di avere
la ricetta della felicità e vendono illusioni, essi nel tempo
non passeranno il vaglio dell'esperienza. Solo così gli individui
delusi che vorranno continuare la ricerca saranno spinti a riconoscere
gli inganni del pensiero e accedere a quella presenza mentale, a quella
chiarezza percettiva, a quello stato naturale che dissolvono
il dualismo.
Dott. Filippo Falzoni Gallerani
"LA RICERCA DI
SE' E GLI INGANNI DELL'IO" maggio 2011
"Se
la luna, mentre completa il suo eterno viaggio intorno alla terra, ricevesse
il dono dell’autocoscienza, sarebbe certamente convinta di stare
viaggiando secondo la propria decisione lungo la sua strada con la forza
di una decisione presa una volta per tutte. Allo stesso modo un Essere
dotato d’intuizione superiore e una più perfetta intelligenza,
che osservasse l’uomo e le sue azioni, sorriderebbe dell’illusione
umana che lo spinge a credere di poter agire secondo il proprio libero
arbitrio. (Albert Einstein)
"Tutti
gli esseri animati e inanimati di cui è composto l’universo,
che ha la forma di un cerchio ininterrotto, sono permeati dal Brahman
che è al di là di questi. M’inchino a questa suprema
realtà. OM (Skanda Purana)
Il significato del termine religioso è: riunire tutte le proprie
energie per comprendere la natura del pensiero, riconoscerne i limiti
e andare oltre." (J. Krishnamurti)
Immaginate
che l’oceano sia la vita, e che i singoli individui siano le onde.
Allo stesso modo in cui l’uomo s’identifica con la personalità,
la mente e il corpo come qualcosa di separato dalla vita e dal cosmo,
immaginiamo che l’onda sia dotata di autocoscienza e percepisca
se stessa come individualità separata dall’oceano. Percependosi
come onda si rende conto della propria piccolezza rispetto all’immenso
oceano e attraverso la riflessione sarà spinta prima o poi a
confrontarsi con il problema della morte.
Lo spazio che la separa dalla costa finirà nel tempo, perché
il suo moto tende inesorabilmente verso la riva che rappresenta la sua
fine ineluttabile. Sa che un giorno andrà a sfracellarsi contro
la scogliera, dopo di che sarà risucchiata dalla risacca che
distruggerà la sua forma e la farà scomparire nell’ignoto,
oppure si dovrà dissolvere in una morte prematura prima ancor
di aver raggiunto la riva, per una bonaccia inaspettata.
Dal terrore del non essere, sono nate meravigliose fantasie compensatorie
di vita eterna, di resurrezione e va sempre molto di moda la reincarnazione.
“Dato che in questa vita sono stata un’onda qualunque non
ammirata da alcuno, nella prossima vita verranno a fare i surf su di
me e finirò in televisione“, dice l’ondella frustrata.
Una dice: “Spero che le onde morte dall’aldilà m’inviino
qualche messaggio che sia di guida al mio cammino”. Un’altra
onda crede che se si sforzerà abbastanza a lungo nella pratica
della meditazione potrà fermare i continui alti e bassi del suo
vivere e forse persino raggiungere l’immortalità, congelata
in un arco perfetto. L’onda narcisista spera solo che altri la
ammirino, e nel suo scrosciare spumoso dopo un’impennata dovuta
al Maestrale, si sente molto brava e crede forse di aver imparato la
danza di Shiva (le magie dell’oceano Indiano).
Un’altra si preoccupa tutto il tempo che altre onde non la sovrastino
e se qualcuna interferisce con il suo percorso, intralciando il suo
fluire negli spazi sconfinati della superficie marina si arrabbia molto.
Un’altra intuisce che la sua origine appartiene a qualcosa di
più grande e immagina che se un giorno potrà conoscere
il Creatore, diventerà l’onda altissima che ha sempre sognato
essere, come quelle che in Oriente si dice raggiungano altezze vertiginose.
Queste onde meravigliose e antiche, a chi le interroga dicono che vanno
così in alto senza alcuno sforzo, e son così grazie all’oceano
(per grazia del Creatore) e non per merito loro. Onde giganti e armoniche
che rinascono di anno in anno durante il monsone. L’onda meschina
pensa: “quelli sono i maestri che dobbiamo imitare e si reincarnano
di vita in vita solo per dare insegnamenti, loro non hanno attaccamenti
e sono così umili da dire che non sono nessuno, che non fanno
nulla“. Invero non hanno ascoltato né capito il messaggio
sempre ripetuto che più o meno è sempre questo: “non
sono io, ma il Padre mio che agisce in me, non sono diversa da voi perché
non esiste nessun io, condividiamo la stessa natura, solo il mare esiste,
la nostra è un’apparenza transitoria, la verità
immutabile è il mare con il suo immutabile mutamento, arrenditi
alla volontà del cielo, ecc.”. Ma nessuno comprende, anzi
tutti continuano a tessere miti sui poteri miracolosi delle onde dell’oceano
indiano.
Le onde meno narcisiste, rare di questi tempi, invece di farsi prendere
dalla competizione con le loro simili, cercheranno di dirigere i loro
sforzi alla ricerca dell’anima, a una serenità stabile
che liberi dai continui alti e bassi della vita.
L’onda più matura intuisce la profondità dell’oceano,
ma immagina, suggestionata dalle illusioni che popolano la superficie
chiassosa delle acque inquinate da superstizioni e fantasie di onnipotenza,
che quando avrà trovato la propria anima potrà diventare
un’onda che ha un’alta cresta e nessuna valle, con un grande
potere di controllare il destino e realizzare i desideri
Ogni sforzo di diventare un’onda più saggia ed equilibrata
si dimostra frustrante perché le maree, i venti e i terremoti
sono forze incontrollabili. Ed è chiaro, soprattutto, che un’onda
che abbia una cresta e non una valle non esisterà mai.
Gli improvvisi uragani che la innalzano verso il cielo non dipendono
dal numero di mantra che l’onda ha recitato durante il suo passaggio
sulla superficie dell’Oceano Indiano, né le deprimenti
bonacce sono punizioni per i suoi atti impuri.
Onde più intelligenti capiscono che la soluzione consiste nella
riunione del loro ego individuale con il Sé (il mare), ma anche
lo sforzo in questa direzione conduce inutili fatiche sino a che l’onda
identifica il suo destino mortale con la vita. A questo punto alcune
onde giungono a pensare che forse era meglio vivere come fanno quelle
onde che non cercano alcuna liberazione, forse meglio vivere alla giornata,
tanto che cos’è la vita? Non ha alcun senso, si muore e
tutto finisce… arraffa quel che puoi, sottometti le onde più
piccole e c’è sempre qualcuno più piccolo da dominare,
goditela fin che puoi.
L’onda che ha preso una piega spirituale non può tornare
indietro, sente che c’è in lei stessa qualcosa di più
grande e intuisce profondità abissali. Dopo aver tentato a lungo
e invano di trovare un proprio sè stabile, quando comprende che
non ci può essere una cresta senza una valle, né alcun
metodo efficace per tirarsi su nei momenti di bonaccia, libera da queste
illusioni a un tratto ricorda come un’eco lontana che, tanto tempo
prima, al momento del suo nascere, si sentiva oceano. Allora non aveva
un io e una storia, la vita scorreva attimo per attimo, spontaneamente,
ma poi questa sensazione è scomparsa nello sforzo di creare un
personaggio secondo gli ideali delle onde che l’avevano generata
e di quelle che la circondavano.
Il cammino spirituale che gli avevano suggerito i numerosi gruppi di
onde New Age, consisteva nel mettere in pratica degli stratagemmi mentali
per trovare l’amore e vincere la paura. Si diceva che onde sagge
avevano tramandato queste conoscenze in secoli lontani, ma che la fonte
originaria fosse il Creatore stesso e oggi finalmente queste informazioni
erano state riscoperte da autori di bestseller.
Stratagemmi che purtroppo si mostravano, alla prova dei fatti, del tutto
inefficaci e che, alla luce di un’analisi più profonda
risultavano non essere stati ispirati da Dio (o dal mare), bensì
essere solo una versione distorta delle intuizioni dei saggi, diffusa
a livello planetario da onde molto spaventate dalla morte e dal confronto
con la vita, ansiose di diventare sante (e senza valle). Erano certe
che con questi metodi sarebbero state protette, evitato le bonacce,
raggiunto l’illuminazione e che dopo la morte sarebbero rinate
in mari felici.
Queste tradizioni erano state tramandate in una forma che ne stravolgeva
il messaggio, da onde che offrivano all’io illusori sostegni per
aiutarlo a sfuggire l’inconcepibile idea di non essere.
Le onde veramente sagge, che riconoscono di essere una cosa sola con
il mare, non sentono il bisogno di cambiare nessuno e parlano poco,
perché sanno che quando parlano vengono sempre fraintese. Se
non lascia l’identificazione con l’io separato, l’onda
non può che interpretare ogni cosa da una prospettiva illusoria
che distorce anche le più profonde verità.
L’onda, (l’uomo) non vuole veder morire l’illusione
dell’io, seppure sia questa l’unica via alla vita eterna.
Aborrisce la trascendenza di sé che pretende di cercare, vorrebbe
liberarsi dalle colpe e dai peccati, ma non dai meriti. Non vuol rinunciare
alle proiezioni illusorie che hanno costruito il teatro samsarico della
vita; quindi persiste nel conflitto che nasce dal compito impossibile
di diventare ciò che non si è, vittima d’insaziabili
desideri di automiglioramento.
Un bel giorno l’onda riflettendo sull’inutilità di
ogni sforzo si arrende e accetta di essere com’è. “Sia
come il mare vuole,” “Sia fatta la tua volontà”,
“OM Namah Shivay”, queste frasi diventano improvvisamente
un’azione interiore e non soltanto uno slogan da ripetere rimanendo
ben saldi nel senso di separazione. Di colpo con infinito sollievo scopre
che da sempre non c’era mai stata alcuna separazione tra sé
e il mare e che quest’unione non implica smettere di essere contemporaneamente
un’onda. Riconosce che, se si abbandona alla Vita, la sua vita
andrà comunque come deve. Ciò che accade è inevitabile.
Una lucidità mentale prima sconosciuta svela l’inganno
dell’io e pone fine al dualismo, io-mondo, micro e macro, alto
e basso, bene e male, che ora coesistono nell’interdipendenza
e non nella contrapposizione. Ecco finalmente la liberazione.
Invero non è cambiato nulla. La cresta e la valle ci sono come
prima, né questa consapevolezza innalza la statura dell’onda.
E’ solo la fine del conflitto interiore. Senza alcuno sforzo si
è dissolto il problema del divenire, della morte e del tempo.
Eterno movimento delle onde, eterni abissi silenziosi e immobili. Misteriose
creature abitano in noi e delfini giocano sulle nostre spalle. Tutto
è Uno. La vacuità di cui parla il Buddha, il Brahman degli
Hindù, lo Spirito Santo dei cristiani, l’impensabile vuoto
quanto-meccanico dei fisici, che il pensiero e la fantasia non possono
neppure sfiorare, permea la realtà apparente.
Il piccolo io si identifica con l’onda, il grande io con il mare,
quando l’io scompare, scompare sia l’onda sia l’oceano.
Ciò che rimane è lo stato naturale, prima di cadere nel
sogno del pensiero da cui deriva l’illusione dello spazio e del
tempo..
"Quando
si hanno solo sensazioni, percezioni e impulsi, il mondo è arcaico.
Quando aggiungi la capacità di formare immagini e simboli, il
mondo appare magico. Quando aggiungi concetti regole e ruoli il mondo
diventa mitico. Quando emergono capacità riflessive formali,
il mondo appare razionale. Con il pensiero sintetico integrato si vede
il mondo esistenziale. Quando il sottile emerge, il mondo diventa divino.
Quando emerge il causale l’io diventa divino. Quando emerge il
non duale, il mondo e l’io sono realizzati come lo Spirito uno".(Ken
Wilber)
Lo
scopo principale della psicoterapia non è quello di portare il
paziente a un impossibile stato di felicità, bensì di
insegnargli a raggiungere stabilità e pazienza filosofica nel
sopportare il dolore. Il compimento e la pienezza della vita richiedono
equilibrio tra gioia e dolore. Spesso dietro la nevrosi si nasconde
tutto il dolore naturale e necessario che non siamo disposti a tollerare.
(C.G. Jung)
La
coscienza in te e la coscienza in me, apparentemente due, sono in realtà
una sola, cercano l’unità e questo è amore. Il tuo
maestro supremo è il tuo “sé”. Il maestro
esteriore è solo una pietra miliare. E’ solo il tuo maestro
interiore che ti accompagnerà alla meta, perché egli stesso
è la meta. (Nisargadatta Maharaj)
Il
modo in cui noi umani siamo,
è una casa per gli ospiti.
Ogni mattino un nuovo arrivo.
Una gioia, una depressione, una cattiveria,
una momentanea consapevolezza
viene come un ospite inatteso.
Dai loro il benvenuto, ed intrattienili tutti.
Anche se sono una folla di dolori
che violentemente spazzano via
tutti i mobili della tua casa.
Tratta ugualmente ogni ospite con onore.
Forse ti sta ripulendo per prepararti
a qualche nuova delizia.
Il pensiero oscuro, la vergogna, la malizia.
Incontrali sulla porta ridendo
ed invitali a entrare.
Sii grato a chiunque venga
perché ciascun ospite ti è stato mandato
come guida dall’al di là. (Rumi)
Dott. Filippo Falzoni Gallerani
"AUTOINDAGINE
E SPIRITUALITA'" gennaio 2012
Il
Guru è per il ricercatore una fondamentale pietra miliare, ma
a un certo punto dell'autoindagine ci si accorgerà che si adorava
una proiezione e la relazione interiore cambia radicalmente.
Sulla presenza fisica del Maestro si proiettava il Sé è
poi si adorava il vaso invece di berne l'acqua.
La sua bellezza e spontaneità ci hanno affascinato e invece di
comprendere che cosa inibisce in noi tale armonia, ci siamo attaccati
a una figura idealizzata di padre e protettore, di guida e salvatore:
noi piccoli individui di fronte al Grande Altro irraggiungibile
e mitizzato, precludendoci così la trasformazione personale.
Con il suo comportamento cercava di farci comprendere che era per noi
uno specchio per farci riconoscere l'Unità tra osservatore e
osservato, tra Guru e discepolo. Ma ho l'impressione che la maggioranza
di noi abbia scelto di continuare a identificarsi con l'ego, allettati
dalla speranza che qualcun altro avrebbe risolto per noi i problemi
esistenziali, permettendoci così di sfuggire il confronto con
la realtà grazie alla fede nella Sua incondizionata protezione.
L'ego inoltre, poteva pavoneggiarsi di essere un devoto aspirante
alla buddità e non il nulla che invero è.
E'
più facile sperare di diventare santi in futuro che mettere bene
a fuoco il presente e riconoscere la realtà, i limiti del pensiero,
gli inganni della mente, le nostre mancanze e lacune. In questo modo
le speranze per un futuro ideale sono diventate il sostegno per l'io
dissociato dalla vita quotidiana. Appena ci svegliamo un po', appare
chiaro che la vera Sadhana è proprio il quotidiano nel reale
confronto con gli altri e la vita così come è.
Come era stupido pensare che si andava a Herakhan a fare Karma Yoga
e a coltivare lo spirito per poi essere più in forma nell'affrontare
la Maya del mondo della famiglia e del lavoro. Come se lo spirito non
fosse ovunque, non fosse uno stato interiore che trasforma la percezione
del mondo che non dipende dal tempo e dal luogo, come se ci fosse differenza
tra l'io ashramitico e l'io sociale. Che assurdità confondono
la mente!
Ma
molti di, noi se non tutti, hanno confuso il vuoto di una mente risvegliata
e libera che animava il Maestro con l'icona del Suo corpo vivente nel
mondo fenomenico. Così si sono diffuse e rafforzate idee sull'immortalità,
le reincarnazioni e super poteri del Maestro, con grandi emozioni fantaspirituali,
attribuendo all'entità personale le facoltà del Sé,
e così si è persa di vista anche la sua infinita umanità,
(dimenticando inoltre che Lui a quei fenomeni non pareva far mai caso).
Immaginando il Sé di cui Sri Babaji era un puro canale,
come un oggetto nello spazio e nel tempo, ne abbiamo fatto un idolo
che non potrà certo condurre oltre al mondo illusorio dell'io.
Nel
tempo abbiamo costruito concetti, teorie, spiegazioni, interpretazioni
e immaginato una sintesi razionale dell'insegnamento dando sempre più
importanza a infinite regole rituali e atteggiamenti esteriori, a interminabili
assemblee, e a sempre più complessi statuti, sino a farci assorbire
dalle complicazioni burocratiche della gestione economica di centri
spirituali in cui la cosa che mancava di più era lo Spirito.
Con il Suo vivere e il suo esempio Sri Babaji indicava qualcosa di diametralmente
opposto, certamente nella direzione della trascendenza dell'io e del
mio, verso la libertà da ogni prigione mentale.
Aver
amato con devozione il Guru e aver vissuto con Lui tante esperienze
profonde e spesso sbalorditive, mi fa sempre sentire riconoscenza per
quel personaggio straordinario, ma nello stesso tempo, dopo aver compreso
gli inganni della mente sono nella situazione paradossale di riconoscere
il pericolo insito in ogni fede e dipendenza. Ho quindi un profondo
rifiuto di tutte le illusioni spirituali e mitiche che il pensiero crea
con la potenza condizionante delle immagini archetipiche.
Oggi
riconosco in Lui il ruolo di Maestro in un modo che appare del tutto
differente da ciò che un tempo associavo alla devozione e alle
pratiche spirituali perché mi sono reso conto che, per loro stessa
natura, tali pratiche anziché liberatorie possono rafforzare
l'ego nella sua più subdola manifestazione: "l'io spirituale"
con il suo intrinseco bagaglio di paradossi. Infatti è l'io stesso
la radice della divisione e dell'inganno da cui vorrebbe liberarsi.
Sri
Nisargadatta usava questa magnifica metafora: "Il ladro si
traveste da poliziotto per arrestare il ladro".
La liberazione si manifesta quando scompare l'io che la persegue. Si
scopre che ciò che cercavamo era il cercatore stesso e che esso
è pura consapevolezza, prima della frammentazione nell'illusorio
dualismo che l'io produce.
E' davvero una situazione interessante, perché solo dopo aver
riconosciuto gli inganni dell'io che ci si sente liberi dall'immagine
esterna del Guru e dalla religione che Lo circondava e solo ora possimo
comprendere "l'inconoscibile" in un modo del tutto nuovo,
sia nella sua umanità che nel suo Essere trascendente e sentirlo
vicino, molto più vicino, anzi riconoscerlo come affatto separato
dal nostro stesso Essere: un'ineffabile vuoto dove lo spazio e il tempo
si dissolvono.
Dott.
Filippo Falzoni Gallerani
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