Sito ufficiale curato dal Dott. F. Falzoni Gallerani


Ci sembra doveroso lasciare questo spazio divulgativo della tecnica del Rebirthing a colui che è, secondo noi, l’esponente più rappresentativo del Rebirthing Transpersonale, legati anche da un profondo sentimento di riconoscenza e stima. In questa pagine troverete articoli scritti dal dott. Filippo Falzoni Gallerani che ha la capacità, secondo noi, di tradurre la complessità della coscienza alla semplicità del suo autoaccadere.


Per una mia brevissima presentazione dirò che ho sviluppato questo metodo negli ultimi trent'anni, ho fondato l'Associazione A.R.A.T ( fino al 2010), pubblicato tre libri e avviato una Scuola per la sua corretta diffusione che ha già formato molti qualificati professionisti del Rebirthing Transpersonale.
Circostanze della mia vita e specifiche esperienze hanno influenzato la sintesi che il "Rebirthing Transpersonale" rappresenta. Da ragazzo ebbi un'esperienza "perimortale" (a causa di un'incidente motociclistico negli Stati Uniti fui molto vicino alla morte) e ciò mi fece sperimentare stati di coscienza non ordinari attraverso i quali vissi per lunghi momenti una dimensione della realtà molto più profonda e liberatoria.
Ciò mi spinse ad approfonditi studi sulle potenzialità latenti della mente. Fui così attratto dalla psicologia e dalla ricerca sulla psiche e dopo la laurea in Psicologia in Italia frequentai corsi postuniversitari negli Stati Uniti, e contemporaneamente di autoindagine, e di pratiche spirituali, ecc. soggiornando a lungo in un ashram sull'Himalaya, dove per molti anni ho svolto discipline severe con un maestro della tradizione Shivaita. Prima ancora di sapere dell'esistenza della Psicologia Transpersonale cercavo un'integrazione tra i metodi della scienza occidentale e quelli della saggezza dell'Oriente. Quella saggezza (non solo orientale) che attraverso i secoli e in tutto il mondo, indica la via verso la conoscenza del Sé, e a cui ci si riferisce come "Filosofia Perenne". Ho studiato gli scritti di Ramana Maharshi, Krishnamurti, Aurobindo, Nisargadatta Maharaj, Muktananda, ho tradotto brandi dell'Advaita Vedanta e di altri maestri e filosofi sviluppando allo stesso tempo un approccio laico basato sulla conoscenza della psicologia e della scienza occidentale, e sull'approfondimento di Freud, Jung, Hillman, Maslow, Neumann, Watts, Boggio Gilot, Bohm, Capra (e molti altri studiosi occidentali) e ai nuovi paradigmi della Fisica Quantistica. Sono così approdato negli anni alla visone integrale di Ken Wilber, che nei suoi scritti presenta una innovativa sintesi dei principali campi della conoscenza umana, dalla fisica e dalla biologia, passando per la filosofia e la psicologia fino alla spiritualità.
L'opera di Wilber è, infatti, una fonte permanente di ispirazione per una coerente teoria di riferimento.
Nella mia ricerca ho trovato nella respirazione intensa del Rebirthing Transpersonale l'ideale catalizzatore per indurre esperienze interiori che si modulano attraverso la manifestazione di fenomeni di catarsi, trascendenza e integrazione dei diversi livelli dello sviluppo individuale.
Tali livelli - spesso indicati come "Grande Catena dell'Essere" - sono convenzionalmente suddivisi in: corpo, mente, anima e spirito non duale, (o: materia, vita, emozioni, mente, anima, e spirito. Ci sono naturalmente molte altre possibili sotto-suddivisioni che ampliano questo schema universale come quelle di Aurobindo, della Filosofia Advaita, di maestro Eckart, o del Buddismo Tibetano. Ken Wilber organizza in schemi di confronto un centinaio di modelli evolutivi antichi e moderni dell'Oriente e dell'Occidente).
I "livelli di sviluppo" sono riconosciuti dalla psicologia classica moderna, basti ricordare Piaget, ma, la psicologia occidentale generalmente si è limitata allo studio dello sviluppo individuale sino ad alla razionalità matura di un io integrato, mentre, la Psicologia Transpersonale, pur riconoscendo la validità della Psicologia Classica, si spinge oltre e si rivolge anche a livelli superiori che appartengono a dimensioni, sottili, psichiche, causali e non duali. Wilber, inoltre, nello sviluppo delle sue teorie verso una Psicologia Integrale, propone una sintesi che oltre a riconoscere i livelli transpersonali (caratteristici del mondo antico e premoderno), li correla con gli con aspetti scientifici ed oggettivi che la modernità e postmodernità hanno messo in primo piano (spesso trascurando però le dimensioni delle profondità interiori e gli stati di trascendenza, se non giungere sino al punto di negarne del tutto l'esistenza per l'influsso dello scientismo materialista dominante). Il mondo soggettivo dell'io (interiore) ha correlati con gli aspetti oggettivi del sistema nervoso (esteriore). Agli stati d'animo corrispondono certamente modificazioni neurofisiologiche, che il mondo premoderno non conosceva. La mente tuttavia non può essere ridotta agli aspetti organici del cervello anche se questa corrispondenza che non va trascurata, bensì, profondamente studiata. Per questo deve essere riconosciuta l'importanza sia della dimensione interiore, sia degli aspetti oggettivi e fisiologici. Allo stesso modo il mondo collettivo "interiore soggettivo" e "esteriore oggettivo" (la cultura e la società) sono anch'essi aspetti che vanno presi in considerazione e correlati per una visione integrale dell'uomo. La modernità ha portato la differenziazione delle sfere dei valori (arte, morale e scienza). Questa differenziazione ha reso possibile che ogni campo potesse svilupparsi autonomamente e liberamente e raggiungere quindi sviluppi impensabili nel mondo premoderno, dominato dal pensiero mitico e magico. Il mondo moderno ha portato alle grandi democrazie, ai diritti umani, alla fine della schiavitù, ai diritti delle donne, e a straordinarie scoperte nel campo della medicina, della fisica e della psicologia.
Questo sviluppo, d'altro canto, ha come aspetto negativo l'aver trascurato o negato le dimensioni interiori, concentrandosi esclusivamente sui fenomeni oggettivi misurabili e ripetibili.
La premodernità ci ha lasciato la "Grande Catena dell'Essere". Le tradizioni spirituali, oltre ad aspetti indubbiamente mitici contengono anche le esperienze "scientifiche" della millenaria ricerca interiore e d'autoindagine, svolte da quegli individui che in ogni tempo hanno rappresentato le vette evolutive delle potenzialità coscienziali dell'uomo, che come ho detto, la modernità ha rimosso. Queste dimensioni interiori sono
reali e possono essere studiate e sperimentate da ogni uomo che applichi i metodi opportuni, e non devono essere ridotto a un epifenomeno di funzioni materiali e tanto meno a una pura illusione.
Quando si differenziano gli aspetti mitici dai metodi di autoconoscenza si possono cogliere gli aspetti trasformativi e perennemente validi delle tradizioni spirituali.
La "visione integrale" cerca di riunire il meglio dei raggiungimenti dell'uomo, sia in tempi premoderni che moderni e postmoderni. Scienza e religione, possono così trovare punti d'integrazione estremamente importanti per il mondo d'oggi che si confronta con problemi che non hanno precedenti storici, e con una profonda crisi dei valori e, tuttavia, anche con nuove prospettive per lo sviluppo individuale e sociale.
Le dimensioni dell'"io", del "ciò" e del "noi" vanno considerate nelle loro importanti correlazioni, e per questo è necessario lo sviluppo di sempre più approfonditi e ampi studi interdisciplinari e devono essere applicati metodi a "tutto campo" che permettono di armonizzare ed integrare ognuna di queste sfere.
Il problema del singolo viene quindi visto in una dimensione che comprende lo sviluppo interiore, l'equilibrio fisico e le relazioni intersoggettive sociali e culturali.
Il Bello (io? arte) il Buono (noi? morale) e il Vero (ciò - scienza): quest'integrazione, - che spazia dalla neurofisiologia, alle pratiche meditative, dalla filosofia all'antropologia e alla sociologia, insieme a molte altre valide intuizioni sulla natura dello sviluppo psicospirituale e sulle pratiche adatte all'uomo moderno, -fanno di Wilber un validissimo riferimento per l'approccio della mia scuola. La sua vasta opera che sta avendo riconoscimenti internazionali (oltre cento gruppi di studio solo negli USA e apprezzamenti da parte dei più noti scienziati) è poco conosciuta in Italia e per questo ho creduto bene tradurre alcuni dei suoi testi, per introdurli nei miei corsi didattici.
L'approccio del Rebirthing Transpersonale con questi presupposti, riconosce quindi, non solo le dinamiche dell'io e del suo sviluppo, prendendo in considerazione i principi della bioenergetica, della psicologia dinamica, e della psicologia analitica, ma, attraverso la soluzione delle problematiche appartenenti a questi livelli conduce a esperienze di profonda intuizione e consapevolezza e ad autentiche occasioni di risveglio-realizzazione.
Questo approccio si inserisce nel contesto collettivo odierno in cui si può constatare l'emergere di un nuovo piano di coscienza, che è opportuno affrontare anche in modo "scientifico" e radicato in una visione inclusiva di tutte le principali e più significative ricerche sull'uomo.
Gli stati di risveglio e liberazione sono caratteristici della vera salute olistica, che si manifesta nella realizzazione della creatività personale e nella serenità interiore che è concomitante alla conoscenza del Sé, condizione essenziale per l'autorealizzazione e un permanente benessere psicofisico. Come diceva Jung: "La vera terapia consiste nel riconoscimento del divino; più si raggiunge l'esperienza del divino, più si è liberati dalla maledizione della patologia".
Scopo fondamentale del metodo è quindi la ricongiunzione con il nostro Sé che, di fatto, è la "Coscienza Cosmica" e la "Natura Essenziale".
Quest'Intelligenza intrinseca della natura profonda dell'essere psicobiologico, è in grado di attivare "intelligenti" processi d'autoguarigione e autorealizzazione.
“Siamo ancora in un territorio di "definizioni fondamentali", che includono l'affermazione che l'intelligenza che governa l'intero universo e regola la nostra vita fisiologica, il battito cardiaco, il respiro, l'attività elettrica cerebrale, è una legge naturale, dotata di creatività e potere illimitato d'organizzazione”. Wallace in "Fisiologia della Coscienza".

Il metodo del Rebirthing ad approccio Transpersonale, che si basa su un particolare tipo di respirazione intensa e prolungata, presenta alcune somiglianze con la Respirazione Olotropica di Stanislav Grof, lo psichiatra che ha contribuito enormemente allo sviluppo della Psicologia Transpersonale e alla diffusione di tecniche esperienziali per raggiungere stati non ordinari di coscienza. Tra il metodo di Grof e il mio esistono tuttavia alcune profonde differenze sia per quanto riguarda la pratica che il contesto teorico. Le differenze sono ancora maggiori e spesso sostanziali, con le altre scuole di Rebirthing d'origine Statunitense.
Diversamente da altre scuole di Rebirthing, infatti, la seduta non è indirizzata a priori verso particolari esperienze (il trauma della nascita, il bambino interiore, la stima di sé, la catarsi, ecc) non è neppure facilitata o contenuta da esercizi mentali come quelli del pensiero positivo (affermazioni o simili) né limitata al lavoro sull'io.
Il setting è indirizzato invece, a favorire un incontro con "ciò che è", e alla diretta percezione dei movimenti mentali per trascenderli nella consapevolezza della natura del "Testimone dell'esperienza" (l'Atman Brahman della tradizione Indù). Per questo Wilber, - spesso critico verso la banalizzazione della spiritualità come quella che a volte ci è stata proposta dal movimento New Age ci offre, - ritiene importante (per non confondere esperienze regressive con autentiche esperienze evolutive), la suddivisione dei livelli in "pre-egoici, egoici e transegoici", oppure "prepersonali, personali e transpersonali", o anche "prerazionali, razionali e transrazionali".
Un approccio a tutto campo permette di affrontare ciò che si manifesta senza interferenze e, grazie alla potente attivazione della respirazione intensa, induce facilmente profonde esperienze trasformative con autentiche realizzazioni psicospirituali, che si accompagnano ad un confronto più vero e diretto con il mondo e con sé stessi.
Per citare Wilber: "Un terapeuta a "tutto spettro" lavora con il corpo, l'ombra, la persona, l'ego, l'io esistenziale, l'anima e lo spirito, tentando di portare consapevolezza ad ogni livello, cosicché ognuno possa unirsi alla coscienza nello straordinario viaggio di ritorno al Sé e allo Spirito, che è base e sostegno dell'intera rappresentazione. Un terapeuta a tutto spettro è un archeologo del Sé. Questa, tuttavia, è un'archeologia che dissotterra il futuro, non il passato. Questa profonda archeologia scava all'interno per trovare l'oltre, l'emergente e il nuovo, non quanto è già sepolto; gli strati più profondi ci spingono avanti, non indietro; sono strati di Eros, non di Thanatos; portano alle nascite del domani, non alle tombe di ieri."

Il Rebirthing Transpersonale, si basa su un approccio laico e mantiene ben salde le sue radici nella scientificità, e probabilmente quest'approccio è una delle più efficaci vie per la spiritualità e l'autorealizzazione dell'epoca del computer, cioè, un modo rapido per un'esperienza profonda e liberatoria che permette di affrontare al meglio la vita quotidiana. Non permette di fuggire la realtà in dimensioni regressive ed illusorie fantasticherie, come certi metodi della New Age che pare vogliano riportare all'onnipotenza infantile. E non induce neppure di "usare la mente" per "cambiare la mente" cosa che conduce spesso a noti paradossi, e fa arenare i progressi interiori nelle sabbie mobili dei giochi del pensiero. Al contrario può essere un concreto strumento per l'autoguarigione e trova efficacissima applicazione per la soluzione di problemi molto diffusi oggi.
Disturbi come l'ansia, la depressione o la maggior parte degli squilibri psicosomatici, trovano rapida soluzione all'interno del processo di energicizzazione e di sviluppo della consapevolezza. In particolare si dimostra risolutivo per gli "attacchi di panico", perché esiste una diretta relazione tra la respirazione e questo diffusissimo disturbo. Ho una casistica molto ampia di risultati eccellenti, a volte in sole 2 o 3 sedute, e ho pubblicato su questo argomento numerosi articoli avendo osservato la scomparsa del disturbo in centinaia di soggetti. Recentemente molte ricerche medico scientifiche hanno confermato le mie esperienze. All'ospedale San Raffaele di Milano il Prof. Marco Battaglia, dopo dieci anni di ricerche ha costatato che i pazienti sofferenti di panico mostrano un'ipersensibilità all'anidride carbonica (che secondo le mie ricerche è innescato da un pre-esistente stato di subventilazione), e ha confermato il legame diretto tra respirazione e panico. I risultati di questa ricerca sono una conferma molto importante della mia esperienza, seppure le cure proposte siano farmacologiche, (inibitori dei ricettori dell'anidride carbonica per interrompere istantaneamente - ma temporaneamente - la reazione e il conseguente stato d'alterazione) mentre, al contrario, il mio metodo permette di ristabilire stabilmente l'equilibrio respiratorio, con risultati definitivi e senza gli effetti collaterali dei farmaci.
E' stato per me importante, sin dall'inizio della mia attività dare credibilità scientifica a questa pratica, e dignità e riconoscimento agli stati non ordinari della coscienza spesso rifiutati dalla "scienza ufficiale".
Questa aspirazione si sta concretizzando perché finalmente, negli ultimi anni, il Rebirthing ad approccio Transpersonale è stato applicato all'interno delle istituzioni con approfondite ricerche cliniche e con test ematici e psicologici. La ULSS del Veneto ha stanziato fondi per proseguire le ricerche iniziate con un gruppo di pazienti di una comunità terapeutica, dal momento che sono stati constatati risultati molto superiori alle aspettative e a ogni statistica. Recentemente è stato creato un gruppo di ricerca interdisciplinare cui collaborano psichiatri, psicologi, sociologi e scienziati di diverse discipline. Tra questi il Dott Giuseppe Cicciù Coordinatore Dipartimento Dipendenze Patologiche ULSS 5 Ovest Vic.- Coordinatore G.I.R. (gruppo interdisciplinare di ricerca) scrive in una recente pubblicazione: "Alcune pratiche cliniche, considerate "non convenzionali", sembrano fornire un apporto significativo sul piano terapeutico nella cura del tossicodipendente. L’idea che il mondo scientifico sia in grado di fornire dei modelli teorici a cui possono fare riferimento queste pratiche terapeutiche è una suggestiva speculazione che apre spazi nuovi alla ricerca, per costruire attraverso la “buona scienza" i paradigmi della corretta utilizzazione di modelli di intervento non convenzionali in ambito clinico."
E più avanti riassumendo alcune delle ricerche svolte constata, ad esempio, che:
"I consistenti passi avanti della ricerca psicobiologica e in particolare della psiconeuroendocrinologia hanno offerto l’opportunità di conoscenze straordinarie sui correlati "organici" dei fenomeni psichici e comportamentali. I dati preliminari ottenuti in un protocollo, in collaborazione tra il Centro Studi del Ser.T di Parma e il Ser.T di Montecchio Maggiore, dimostrano, (ad esempio) che in soggetti esposti per la prima volta ad un'intensa sessione di iperventilazione avviene l’attivazione dell’HPA-axis e la secrezione di Prolattina e Cortisolo. Tale risposta ormonale si presenta all’apice della iperventilazione polmonare e precede di poco manifestazioni comportamentali quali: perdita di controllo degli impulsi, caduta delle difese egoiche con conseguente emersione di vissuti emotivi autentici. Nei soggetti esposti abitualmente all’iperventilazione, al contrario, gli effetti "vantaggiosi" del trattamento si associano a una lieve riduzione della risposta surrenalica, in associazione alle risposte della prolattina"
Questo e solo un esempio, tra i tanti, delle ricerche avviate; altri studi sono in programma per poter conoscere sempre più approfonditamente i fenomeni correlati con l'iperventilazione, mentre è già assai ampia la casistica clinica.

Concludo con una frase di Sri Aurobindo:
"Legge e scopo principale della vita individuale è la ricerca del proprio sviluppo. Consapevolmente o semiconsapevolmente, o con un inconscio e oscuro brancolare, la vita individuale si sforza sempre, e a buon diritto, di trovare un'autoespressione, cioè a trovare sé stessa, di scoprire in sé la legge ed il potere del proprio essere ed attuarli. Questo scopo è fondamentale, giusto ed inevitabile perché, nonostante tutte le riserve e obiezioni che si possono fare, l'individuo non è semplicemente un'effimera creatura fisica, una forma di mente e corpo che si aggrega e si dissolve, ma un essere, un potere vivente dell'Eterna Verità".

Dott. Filippo Falzoni Gallerani


DIFFERENZE SOSTANZIALI CON ALTRI METODI

"Altri sentieri si sforzano di raggiungere qualcosa, l'autoindagine cerca colui che fa lo sforzo."
Ramana Maharshi

Ho spesso trovato difficoltà nel far comprendere la profonda differenza tra il Rebirthing Transpersonale ed altri modi d'applicazione, e scrivo queste pagine per chiarire, quanto credo sia essenziale. Questa comprensione è indispensabile per avere una prospettiva corretta nel giudicare il metodo nella confusione delle tante scuole sorte negli ultimi anni.
Prima di dire che cosa è il Rebirthing Transpersonale inizierò con il dire quello che non è, dato che molte correnti del Rebirthing, influenzate dagli aspetti più banali del movimento New Age, presentano spesso lacune e approcci fantasiosi. La New Age rappresenta a volte, importanti sintesi del pensiero moderno e antico, ma ci sono aspetti deleteri e semplicistici, ben lontani dalla seria ricerca, che sono privi efficacia trasformativa, se non perfino dannosi.
Il Rebirthing Transpersonale, ad esempio, non considera accettabile il concetto tanto in voga:"il pensiero crea". Un conto e riconoscere la natura "causale" della coscienza-consapevolezza, della Mente con l'emme maiuscola, altro affermare che l'ego può esaudire tutti i desideri e creare la propria realtà, che il chiacchierio mentale determini gli eventi, e che attraverso le affermazioni, e la loro ripetizione otterremo la liberazione e la salute. La padronanza della mente e il controllo del pensiero sono importanti aspetti del percorso d'autoconoscenza, ma credere che possiamo ottenere tutto quello che pensiamo è forviante. Quest'approccio può produrre solo narcisismo e regressione all'onnipotenza infantile, piuttosto che consapevolezza e liberazione. La situazione in questo caso invece che "terapeutica" diventa un "vendere illusioni" che possono offrire solo momentaneo sollievo, per poi condurre alla delusione e ad allontanare dalla maturazione e dal risveglio. Un altro errore di prospettiva mi pare questo: poiché quando si sta bene i nostri pensieri sono tendenzialmente positivi e ottimistici, quando si sta male basterà ripetere pensieri positivi ed ottimistici per stare bene. Non possiamo ingannarci da soli fino a questo punto, e tutti possiamo costatare che sorriderci allo specchio quando siamo depressi non funziona. Certamente osservare i pensieri e riconoscerne i limiti, vedere in trasparenza la rete del pensiero e trovare migliori traduzioni della realtà è importante. Ma ciò accade nella calma senza desideri, non quando siamo attaccati a priori a dei risultati e in balia delle aspettative. Inoltre anche se ottenessimo quanto desideravamo non sappiamo se, nei suoi effetti, ciò sortirà il nostro bene.
L'approccio Transpersonale attraverso una passiva osservazione del pensiero e delle sensazioni, porta al silenzio interiore, conduce a mettere a fuoco la coscienza osservante, il Sé, la presenza impersonale, sempre presente nel "qui e ora" come fondamento. Da quest'emancipazione giungono intuizioni profonde e la soluzione di molti problemi e, quando necessario, la forza per accettare e superare con saggezza i dolori che inevitabilmente prima o poi la vita ci presenterà.
Un secondo punto: il Rebirthing Transpersonale evita attentamente qualunque approccio manipolativo, non propone il tema dell'esperienza, né cerca di dirigere le sedute verso specifici scopi (al contrario di molte scuole che svolgono seminari o sedute individuali a tema come: "Rivivere la nascita", "il pensiero positivo per la prosperità e l'autostima" "le relazioni d'amore" ecc.).
Nel Rebirthing Transpersonale sono facilitate le esperienze catarchiche spontanee che possono avere come effetto la soluzione di problemi legati al trauma della nascita o i problemi dell'autostima, ecc. ma nello stesso tempo si è ben attenti al non influenzare in alcun modo lo spontaneo dischiudersi delle esperienze individuali, diverse per ciascuno, secondo la fase ed il livello che attraversa.
Il Rebirthing ad Approccio Transpersonale non cerca quindi esperienze esotiche, né bambini interiori, né pensieri positivi.
Anche standardizzare la seduta secondo fasi uguali per tutti, in cui si prevede che all'inizio, ad esempio, il soggetto agiti il corpo, poi ne prenda coscienza arto dopo arto, poi emetta vocalizzazioni liberatorie, e poi entri in fasi più "mentali" ecc. mi pare un grande limite. Come ho detto, ognuno reagisce diversamente, e fare qualcosa secondo direttive intenzionali inibisce proprio lo scopo della seduta, l'andare cioè oltre il controllo dell'io. Bisogna invece lasciarci portare dal respiro intenso all'energia-coscienza impersonale, per permettere reazioni e risposte spontanee, ed eventualmente cogliere la dimensione transpersonale dell'essere. Più che pensieri positivi dobbiamo andar oltre il pensiero…
Il Rebirthing della mia scuola offre quanto considero il compito più importante della Psicologia Transpersonale: una tecnica per accedere a stati non ordinari di consapevolezza.
Il processo è diretto non esclusivamente oltre l'io, (verso un Logos distaccato dal mondo fenomenico) ma al contemporaneo confronto con i nodi non risolti che possono appartenere a diversi livelli di sviluppo. Catarsi e trascendenza si integrano. Più saliamo in alto più siamo in grado di scendere nel profondo e dal piano elevato della coscienza osservatrice, le ombre che emergono dall'inconscio, i traumi rimossi, e le paure nascoste sono dissolte nella chiarezza del confronto.
Il cammino dell'autoindagine è rappresentato da grandi maestri in ogni tempo e cultura e una sua sintesi coerente è espressa dalla Filosofia Perenne e dalla Psicologia Transpersonale. La respirazione è una via maestra all'esperienza diretta di stati oltre l'io, ma non deve essere ridotto ad una fantasia d'onnipotenza dell'io separato.
Quanto ho scritto non vuole essere una sterile critica ad altre scuole, bensì intende favorire lo sviluppo di un lavoro serio che permetta il pieno riconoscimento delle straordinarie potenzialità che la respirazione intensa può indurre. Il rispetto profondo per la sensibilità e i veri bisogni dell'individuo, per la sua indipendenza psicologica e per un suo sviluppo naturale nel processo trasformativo, è un aspetto essenziale che non deve mai essere trascurato.

Confronto con le posizioni sostenute dalla medicina ufficiale:
Aggiungo qualcosa con cui, piuttosto che porre l'accento le differenze con altri metodi, vorrei chiarire la disinformazione riguardo alle tecniche respiratorie. Recentemente sono stati diffusi su Internet articoli che mettono in guardia dai pericoli dell'iperventilazione. Anzi, secondo queste ricerche, la gente si ammala per un'eccessiva respirazione e molti individui sarebbero in costante stato d'iperventilazione. Nell'attesa di pubblicare una raccolta delle ricerche scientifiche moderne che riveda radicalmente molte idee sull'iperventilazione, posso affermare che seppure è vero che ci sono individui che hanno un respiro corto, accelerato e disarmonico e che questo conduce a disturbi specifici (associati a volte, ad una cronica iperventilazione), il metodo che propongo è adatto in realtà a facilitarne la soluzione. Non s'insegna, infatti, a respirare di più, bensì a respirare meglio. Dopo la temporanea attivazione del respiro durante la seduta, la respirazione sarà più libera, calma e profonda, non più accelerata, e si ristabilirà il naturale equilibrio del Ph.
La mia esperienza diretta con migliaia di casi in oltre un ventennio, il confronto con medici specialisti in medicina subacquea, e altri studiosi, e le ricerche sostenute dalle grandi università Americane (vedi ad esempio il lavoro di Stanislav Grof con l'iperventilazione che nell'ultimo trentennio è stato sottoposto a profonde ricerche) confermano l'efficacia positiva degli esercizi respiratori che possono comportare momenti d'iperventilazione, e le limitatissime controindicazioni di tali pratiche (ad es. glaucoma, gravidanza avanzata).
Credo che quelle ricerche sull'iperventilazione che suggeriscono che essa possa avere effetti nocivi, sono inficiate dal contesto, dalle aspettative dello sperimentatore e dalle modalità d'applicazione. Per esempio può essere molto dannoso interrompere l'esperienza quando essa giunge al suo culmine senza permettere un graduale e naturale rientro alla ventilazione normale, accogliendo anche le temporanee e brevi fasi di dispnea che sono frequenti. E' sempre controindicato interrompere il naturale completamento di un ciclo respiratorio che può durare anche due ore ed oltre, e che comporta anche fasi di respiro lento e leggero.
Non solo quindi una respirazione forzata in un contesto inadatto bruscamente interrotta può produrre disagi, ma anche seminari di respirazione tenuti da "terapeuti" improvvisati, che interferiscono scorrettamente con l'esperienza dirigendola o interrompendola, possono sortire per qualcuno effetti indesiderati. Eventuali disturbi, ho constatato, derivavano solo da un'applicazione assai impropria del metodo. In questo senso condivido la critica a certe frange New Age e alla superficialità con cui sono affrontate tematiche complesse e delicate.
Chi sostiene i benefici di limitare la respirazione afferma, a riprova della teoria, che anche le tecniche orientali classiche sono prevalentemente di controllo del respiro con la tendenza a placarlo e rallentarlo (ci sono esercizi che implicano anche lunghe fasi d'apnea tra l'inspirazione e l'espirazione) ma credo che anche quest'osservazione sia parziale. Si trascurano, infatti, tutte le tecniche d'iperventilazione dello Yoga Classico, come respiro a mantice dello Yoga, (Bastrika Pranayama) e le numerose altre pratiche classiche del Tantrismo Indiano, del Kundalini Yoga e del Taoismo Cinese. Queste tecniche sono meno conosciute, perché (come per il Rebirthing Transpersonale), vanno apprese direttamente da un insegnante e non sperimentate autonomamente attraverso un manuale, in quanto la presenza di un esperto è fondamentale almeno all'inizio. Proprio queste tecniche sono considerate le più potenti e trasformative.
Gli studi medici sull'ipercapnia e l'ipocapnia (maggior o minore pressione dell'anidride carbonica nel sangue) o sull'ipossiemia (calo della pressione dell'ossigeno), sono svolti di solito esaminando situazioni patologiche preesistenti. Ho notato che la maggior parte delle ricerche che rilevano i pericoli di squilibri del Ph. sono relative a condizioni critiche come l'ischemia cerebrale, i gravi traumi cranici, gravi occlusioni respiratorie, nella rianimazione, e in genere quando la respirazione è indotta meccanicamente, (mi limito ad accennare l'argomento perché non è questa la sede per un'ampia dissertazione). Tuttavia la "cattiva fama" nei confronti della respirazione intensa nasce proprio da questi studi. Certo non sono queste le condizioni in cui si svolgono le sedute di Rebirthing.
Certamente l'approccio transpersonale e la visione integrale sono argomenti ancora nuovi per molti, sebbene siano temi antichi come l'uomo. Forti sono le resistenze a queste prospettive olistiche, tuttavia notiamo che proprio questi approcci si dimostrano i più efficaci, sia dal punto di vista terapeutico che per lo sviluppo del potenziale…

Dott. Filippo Falzoni Gallerani


tratto da: "L'IO TRASPARENTE" di Filippo Falzoni Gallerani 2005 Volume I pag.4/5 Introduzione

Quando cerco di dare risposte ai problemi dell'esistenza e migliorare la vita di chi mi legge, come di chi ora sta scorrendo queste righe, mi accorgo che, quando si cerca di definire l'essenziale, il linguaggio conduce sempre a paradossi e a verità parziali. Mi domando seriamente, quindi, se esista un insegnamento e se esso possa essere trasmesso a cuor leggero, quando, non solo ne riconosciamo la parzialità intrinseca, ma sappiamo pure che esso sarà recepito diversamente secondo la situazione psicologica e il livello di chi legge. Infatti, oltre all'aspetto filosofico profondo relativo all'ineffabilità della vita e ai limiti del pensiero, anche nelle comunicazioni più semplici ci si può rendere conto che ciò che è sostanziale per qualcuno è insignificante per altri, e ciò che è giusto in una situazione è sbagliato in altre. Maestri e filosofi hanno sostenuto teorie opposte, entrambe "vere" e confermate da chi le sperimentava. Troviamo verità che si contraddicono non solo in filosofia, o nella molteplicità delle situazioni dell'esistenza, ma persino nell'osservazione del mondo fisico. Così anche la scienza si trova di fronte all'inafferrabile, o per lo meno a qualcosa che non è riducibile a una interpretazione univoca, per esempio come quando osservando un elettrone notiamo che esso ci appare come onda o come particella secondo il modo in cui l'osserviamo per cui, se lo vediamo come onda, non possiamo vederlo come particella e viceversa. La fisica quantistica ha aperto prospettive rivoluzionarie in questo senso.
Il punto di vista da cui si osserva la realtà offre verità diverse, che spesso appaiono inconciliabili. E, del resto, il principio di fallibilità è alla base della scienza stessa, perché è riconosciuto il limite intrinseco di qualunque teoria che cerchi di tratteggiare solo un aspetto dell'incommensurabile Tutto.
Nella vita di ogni giorno possiamo osservare come persino parole di buon senso possono essere nocive se rivolte a chi del "buon senso" è tanto schiavo da non osare esprimere comportamenti liberatori e creativi per eccesso d'autocontrollo. Per certi tipi di persone troppo stoiche è bene riuscire a comprendere ed esprimere un po' di edonismo, mentre a molti epicurei mancano delle doti stoiche che farebbero bene a considerare.
Fortunatamente, oltre la ragnatela del pensiero e delle parole, la mente intuitiva permette di riconoscere la verità inesprimibile che integra gli opposti, e così, mentre il cervello è impegnato a cercare di scrivere qualcosa di coerente, accadono momenti in cui, come risvegliati da un sogno, ci troviamo liberi dal pensiero, che appare trasparente come una rete d'illusioni e, nella consapevolezza momento per momento in cui scompare l'io diviso, siamo davvero a contatto con la verità ineffabile. Lo scrivere accade allora senza bisogno di pensiero o sforzo. Appena ci fermiamo ad analizzare questo stato per poi provare a tradurre in parole sulla pagina l'attimo eterno in cui l'io è trasparente, tutto appare di nuovo difficile da definire perché distaccandoci da esso lo perdiamo e le parole non lo possono contenere.
Succede poi che cercare di raggiungere questo stato naturale attraverso uno sforzo volontario si riveli un modo molto efficace per allontanarlo…


Dott. Filippo Falzoni Gallerani


LO SVILUPPO UMANO

QUELLO in cui tutti questi mondi sono sospesi, dal QUALE essi sorgono, per il QUALE tutti loro esistono, a causa del QUALE tutti loro sono venuti in essere e che in realtà sono, QUELLO solo è il Reale. Possiamo noi adorarlo di cuore.
UPANISHAD

L'individuo, il mondo e Dio sono creazioni illusorie nella Realtà Suprema, come il serpente nelle sue spire. Sapendo questo siate felici in quell'Unità suprema, dissolvendo i tre nell'uno. Tutte le religioni postulano come tre fondamenti il mondo, l'anima e Dio. La Realtà Una si manifesta in una triade. I tre appaiono come tre solo sino a che persiste l'ego.
[…]
Si dice generalmente «Conosci te stesso». Ma non è un modo corretto di dire perché, se diciamo di conoscere il sé, ci dovranno essere un Sé che conosce e un Sé che è conosciuto. Lo stato di realizzazione è semplicemente essere il Sé, senza conoscere e diventare nulla. Se l'Unità è realizzata, essa soltanto è ciò che è e ciò che è sempre stato.

RAMANA MAHARSHI
La comprensione intuitiva della natura della coscienza porta con sé nella vita d'ogni giorno una meravigliosa sensazione d'armonia, distensione e libertà.
F.F.G.

Lo sviluppo umano non si limita al raggiungimento di un pensare maturo, alla conquista dell'autocontrollo e di una disciplina efficacemente finalizzata agli scopi desiderati, e neppure a una spontaneità istintiva senza regole che ci fa schiavi del corpo e dell'impulso. Oltre al movimento superficiale del pensiero, se osserviamo attentamente il silenzio, ci troviamo in contatto con il "Testimone interiore", l'osservatore dei pensieri e dei fenomeni (l'"IO-IO " come lo chiamava Ramana Maharshi). La sensazione immediata "d'essere consapevoli" affiora da uno stato ineffabile, lo stato prima della coscienza dell'"io sono". Lo stato in cui la coscienza è pura potenzialità immersa in se stessa. L'esperienza umana è l'espressione evolutiva di un cammino d'autoconoscenza che conduce da condizioni d'ignoranza, dipendenza e sofferenza, alla conoscenza, alla liberazione e alla serenità.
Le esperienze di risveglio e consapevolezza si situano oltre il pensiero. Sono stati in cui la coscienza, libera dall'identificazione con l'apparato mente-corpo, osserva il movimento del pensiero, ne riconosce i limiti e li trascende.
La Filosofia Perenne che accomuna gli aspetti profondi delle principali scuole mistiche (cristiana, induista, buddhista ecc.) sostiene che la realtà consiste di varie dimensioni o "reami" interconnessi (la Grande Catena dell'Essere) che possono essere riassunti in materia, corpo, mente, anima e spirito.
Ogni livello integra e trascende il precedente.
Oltre alla realizzazione di un corpo sano e di un'io stabile ed equilibrato, il processo di crescita può continuare oltre la mente nei piani psichico, sottile, causale, per culminare nell'immedesimazione non duale con Brahman, il Sé transpersonale, nella pienezza della salute olistica in cui corpo, mente, anima e spirito s'integrano armonicamente. Questo processo, frutto di un risveglio consapevole alla realtà, non è la meta per pochi individui casti, disciplinati e "fuori dal mondo", non è una regressione al pensiero mitico e alla superstizione. È l'intelligente integrazione dei livelli che l'uomo moderno può realizzare mantenendo un pieno ed efficace contatto con la realtà, le emozioni e le passioni, vivendo i propri desideri consapevolmente e senza identificazione: questo è l'insegnamento essenziale del Tantra. Questa può essere una via alla spiritualità laica dell'era informatica, la maturazione creativa della postmodernità, la risposta al bisogno di libertà e pienezza d'ogni uomo sufficientemente evoluto.

Dott. Filippo Falzoni Gallerani


CONSAPEVOLEZZA E CREATIVITA'. CAMPI MORFICI MANDALICI E SINCRONICITA'

In questo contesto, quando parlo di Consapevolezza non intendo la presa d’atto degli eventi oggettivi, percepiti da una mente attenta, ma piuttosto il misterioso potere della presenza mentale quando si manifesta come uno specchio trasparente.
Quando parlo di Creatività, non intendo produzione artistica o capacità di esibire comportamenti originali e spontanei, ma il concreto effetto della consapevolezza trasparente sugli eventi del mondo fisico.
Per trasparenza intendo osservazione libera dalla divisione tra centro osservante e cosa osservata, intendo il sentire non duale, l’attenzione senza alternative e pregiudizi di cui ci parla Krishnamurti.
Il premio Nobel per la Fisica Bohm ci parla dei campi morfici cioè, il modo in cui la materia si organizza pare rispondere ad un sottostante o preesistente disegno che ha una natura che si potrebbe definire immateriale o psichica. Alle geometrie simmetriche di un fiore sottostà un campo morfico attorno a cui si organizza lo sviluppo cellulare. Quando il bruco nel bozzolo passa attraverso il processo di trasformazione in farfalla ci sono fasi in cui parti del suo corpo si sciolgono inglobando parti del bozzolo stesso per poi solidificarsi in una nuova forma: il campo morfico in questo caso sarebbe il disegno di farfalla cui aderiscono molecole e cellule del corpo dissolto del bruco trasformandolo in qualcos’altro. La coscienza “fiore” crea il fiore, la farfalla invisibile si costruisce un corpo con cellule di seta e di bruco, dall’invisibile procede il visibile. Si suppone che i campi morfici non riguardino solo le trasformazioni di forme viventi o minerali, ma forse anche la possibilità di sequenze di avvenimenti complessi.
Ad esempio le esperienze vissute ripetutamente dagli uomini pare lascino delle tracce morfiche per cui antichi riti o pratiche meditative sono più efficaci o evocano sensazioni diverse per quella invisibile realtà psichica che hanno dietro, o le droghe usate per millenni dagli sciamani producono effetti assai diversi da qualunque nuova sostanza di sintesi che pure avendo principi attivi più potenti non ha alle spalle la coscienza dei saggi che l’anno sperimentata. Come se il pensiero di uomini del passato avesse creato lo spazio morfico per le esperienze attuali. Così le preghiere e i mantra recitati per secoli da generazioni di mistici ispirati non si sono dissolti senza lasciare traccia.
Esporrò ora brevemente una teoria che mi è stata suggerita dall’osservazione della relazione tra gli stati di trasparenza dell’io e il manifestarsi di un gran numero di eventi sincronici, che paiono plasmare destini armonici, e quella che possiamo dire la buona fortuna, e una particolare possibilità di fluire nella vita.
Ho immaginato, (forse ispirato dalle immagini delle meravigliose geometrie in cui si organizzano le molecole dell’acqua quando sono esposte al pensiero di compassione o d’amore di un meditante avanzato) che agli stati d’animo più elevati: equanime compassione, presenza mentale, o trasparenza dell’io, corrispondano campi morfici peculiari di forma mandalica, che creano quelle che appaiono le più insperate coincidenze che disegnano le basi della armonia e della magia del quotidiano, spesso così ricca di simmetrie. Riflessa nelle piccole cose diventa la costante manifestazione di forze invisibili che guidano, rendendole cariche di senso, anche le banali circostanze di ogni giorno.
L’osservazione degli eventi corrispondenti a questi stati mentali, l’influenza cioè della coscienza sul mondo fisico, ha poco a che vedere con il “pensiero positivo” offertoci dalla cultura New Age, che può essere in certi casi solo il modo di esprimere questa verità attraverso la distorsione di una prospettiva egoica, o narcisista. Non si tratta di far accadere quello che vuole il nostro io, ma di riconoscere che quanto si manifesta è prodotto della consapevolezza, e quando la consapevolezza è libera dalle distorsioni del pensiero ciò che accade è espressione di un mandala armonico. Quando si manifesta la consapevolezza, il pensiero riscopre l’aspetto positivo di ogni cosa, mentre se l’io cerca di cambiare la realtà sforzandosi di produrre pensieri positivi, rimarrà spesso frustrato e chiuso nella dimensione del desiderio.
Coloro che raggiungono il controllo mentale, la serenità interiore, il riconoscimento del proprio Sé, non solo godono di questi stai interiori ma notano che il mondo esteriore, costellato di coincidenze significative, ne è magicamente influenzato.

Dott. Filippo Falzoni Gallerani


INDUISMO E REBIRTHING TRANSPERSONALE (2008)



Tu non sei né terra, né acqua né fuoco, né aria, né spazio. Per ottenere la liberazione riconosci il Sé come il testimone di tutto questo e come la Consapevolezza stessa.
Astavakra Samita

Il mio percorso verso il Transpersonale ha certamente radici nella cultura Indiana perché è in India che ho svolto per molti anni le pratiche più profonde sia dal punto di vista esperienziale che filosofico. Aggiungo queste pagine che ho scritto durante l’annuale soggiorno in India nel 2008 con lo scopo di correlare in modo più chiaro argomenti che ho trattato in altri capitoli. In particolare vorrei ritornare ad esaminare aspetti della filosofia Orientale, del “non-dualismo”, e ed il loro rapporto con il Rebirthing Transpersonale.
Come abbiamo visto la Psicologia Transpersonale raccoglie i sentieri antichi e moderni diretti alla conoscenza interiore e alla liberazione, mantenendo una posizione di laicità nei confronti delle religioni che sono studiate in contesto psicologico, simbolico ed ermeneutico, con particolare attenzione alle pratiche efficaci alla trasformazione della coscienza.
Nel campo della ricerca interiore l'Oriente ci ha trasmesso molti tesori che oggi possiamo integrare con le conoscenze della scienza moderna e in questi ultimi 30 anni il Buddhismo è stata la matrice sapienziale che dall'Oriente ha maggiormente influenzato la ricerca di molti, in quanto è una filosofia molto adatta al pensiero moderno, nel suo approccio pragmatico alla natura della mente. Mi riferisco in particolare al Buddismo Mahayana, che ha in sua santità il XIV Dalai Lama Tenzin Gyatso, un grande maestro vivente, oppure ci riferire al Buddismo Zen della tradizione classica. Ho trovato illuminanti molti insegnamenti Buddisti, ed ho avuto la fortuna di conoscere venerabili Lama, ma è il contesto Indù quello in cui sono vissuto.
L'Induismo in Occidente si conosce molto meno perché presenta una realtà estremamente variegata. La tradizione spirituale Indiana del Sanatan Dharma (la Legge Eterna), raccoglie le correnti di pensiero più diverse inglobando sia le forme popolari animiste o le tradizioni d’origine sciamanica preariane, sia le profonde tecniche dello Yoga del Tantra e del Krya, e le scuole filosofiche più sottili e profonde. Caratteristica peculiare della filosofia indiana è che le prospettive più lontane fra loro sono state nei secoli in costante dibattito dialettico, lasciando spazio al dubbio e al rinnovamento della ricerca, e questo che ha caratterizzato il pensiero indiano sin dai suoi albori come si può notare da alcuni versi dei più antichi Veda (ad esempio in un verso un Rishi si domanda: “Da dove viene tutto questo? Forse solo Dio in cielo lo sa, o forse non lo sa neppure lui?”). Questa sete di verità vissuta nella libertà di coscienza, quest'approccio non dogmatico ed esperienziale allo spirito, è uno dei grandi punti di forza della saggezza indiana. Tra i periodi più fertili e splendidi della cultura Indiana ci sono anche i secoli in cui i dominatori mussulmani hanno preso come regola la comprensione e l'accettazione delle diverse fedi in una visone in cui la ricerca senza preconcetti della Verità era la chiave del confronto tra le diverse fedi. (Solo alla fine del 600 a causa di un regnante feroce che andò contro la tradizione di tutti i suoi predecessori illuminati iniziò un oscuro periodo integralista e iconoclastico dell'Islam, i cui effetti negativi echeggiano ancora).
E’ sufficiente scorrere le circa duemila pagine del testo classico di Radhakrishnan sulla Filosofia Indiana, (Indian Philosophy 2 vol. Oxford University Press, New Delhi, India, 1999, tradotto in Italiano per le edizioni Vidya) per rendersi conto delle infinite ramificazioni e della vastità .del pensiero indiano. Come se la mente umana di fronte ai misteri della Realtà avesse tentato ogni soluzione possibile e dai diversi livelli e prospettive, integrando in un corpo unico le infinite modalità individuali di accedere alla liberazione dalla sofferenza e alla comprensione della verità.
Quale è la natura della vita e del mondo? Da dove veniamo e perché esiste l'Essere? Dove ci porta la Morte? Il nostro io si dissolve con il corpo o continuerà ad esistere in mondi sottili oltre la materia? Scompariremo per sempre o ritorneremo in altre forme in altri corpi o ci libereremo dalle sofferenze della vita per fonderci con la luce da cui fummo irradiati? C'è un creatore a cui dobbiamo obbedienza e come conoscerlo? E’ tutto solo un processo cosmico d’eventi elettromagnetici chimici e biologici, e la nostra illusione consiste nell’attribuire intenzioni o disegni a processi ai naturali? Oppure tutto il mondo fenomenico è solo un sogno della nostra mente? Quale lo scopo della vita? Come estinguere la sofferenza e quale è la giusta via per raggiungere la felicità e la liberazione?
Di fronte a questi dilemmi i saggi e perseguito e indagato a fondo molte vie: vie ritualistiche complesse e ricche di infiniti simboli, approcci materialisti che assomigliano al nostro epicureismo antico, vie devozionali in cui il cuore è la sola guida, vie dell’arte, della bellezza e della poesia, vie filosofiche di lucidissima analisi intellettuale, vie psicofisiche che propongono la liberazione attraverso la conoscenza ottenuta attraverso la trasformazione della coscienza sino ai livelli intuitivi e translogici. Ci sono sentieri ascetici di silenzio e solitudine, e cammini che implicano il servizio sociale e il lavoro disinteressato, sentieri dell'azione e della non azione, sentieri d’assoluto distacco dai sensi, mentre per certi yoghi sono contemplate anche esperienze tantrico dionisiache di fusione con la natura e l'ebbrezza. Invero potremmo dire che ci sono fasi diverse in ogni sentiero, e diverse prescrizioni per diverse epoche della vita o per le diverse caste, addirittura ogni uomo sceglie mezzi diversi per percorrere il sentiero che conduce alla medesima meta. Si potrebbe andare avanti ad elencare per diverse pagine solo i nomi delle principali correnti e per questo dire che si segue la filosofia indù o una prospettiva Induista è molto vago. E’ necessario circoscrivere gli ambiti a cui intendiamo riferirci. Di certo la meditazione e la consapevolezza hanno uno spazio privilegiato. Personalmente in India e ho trovato molta affinità con il la filosofia Advaita e naturalmente con lo Yoga Kundalini. L’Advaita, (non-dualismo) considera la coscienza-consapevolezza della stessa stoffa di Brahman, l'Uno senza un secondo, il principio di tutto, oltre il tempo e i fenomeni. Tutto il mondo fenomenico ha una natura illusoria e anche gli dei del Pantheon Indù sono archetipi reali solo sul piano della mente e dell'illusione, la sola realtà immutabile è Brahman. Questo Brahman che è l'Assoluto, permea e trascende ogni cosa ed è impensabile ed indescrivibile, perché a monte dei fenomeni. Esso è il Sé di Tutto, è oltre i concetti. E' il testimone senza forma di tutto, il mondo appare in Lui e attraverso di Lui senza che Lui ne sia toccato, come su un cristallo appaiono i colori dell'iride quando la luce l'attraversa, o come un’immagine riflessa in uno specchio. L'uomo percepisce il testimone in sé come Atman e questo Atman è uno con il Brahman. La percezione diventa Comunione e Unione in quanto cessa la divisione tra osservatore ed osservato. Cessata la ricerca non serve più domandare: “Come posso meditare se ciò che cerco è colui che sta cercando? Se sono già il Sé, “chi” sta cercando “chi”? La ricerca finisce nel riconoscere che siamo già Ciò, tutto è coscienza non divisa, gli oggetti e fenomeni esistono come eventi separati a causa della mente che discrimina, e alla falsa identificazione con oggetti della coscienza. Fatta tacere la mente è possibile percepire l'Unità dell'Essere.
Le intuizioni dell'Advaita hanno preceduto di molti secoli le scoperte degli scienziati che solo in anni recentissimi son giunti a teorizzare un universo olografico e olistico la cui sostanza è solo energia-informazione senza una reale sostanza “materiale”, e a comprendere l’interdipendenza di coscienza e materia e l'interconnessione di tutte le cose. Non ripeterò le riflessioni dei fisici quantistici e le ipotesi dell'universo olografico perché tratto l’argomento in altre pagine di questo volume. (Vedi Scienza e Spiritualità cap. 12)
Allo yoga Kundalini ho dedicato qualche riflessione nel capitolo 14, qui basti ricordare che questo Yoga pone particolare attenzione al rapporto della coscienza con l’energia latente nel sistema nervoso, la fisiologia sottile e quindi la respirazione con esercizi atti a condurre al risveglio dell’Energia Universale all’attivazione di tutti i Chakra, che è un altro modo per dire l’attraversamento dei vari livelli di sviluppo. (Vedi sui livelli il capitolo 7 di questo volume, e per approfondire nel Vol. II Wilber, Spiral Dynamics, e altri.)
Qui intendo solo mettere in relazione l'efficacia terapeutico-trasformativa delle pratiche respiratorie del Rebirthing Transpersonale quando sono applicate con l'atteggiamento interiore di autoindagine come indicato dai Maestri dell’advaita e dai testi delle Upanishad e applicando metodi psicofisici che trovano significative correlazioni con lo yoga Kundalini e le conoscenze acquisite nei secoli dagli yogi sui processi sottili delle energie e delle forze interiori latenti. La Kundalini, è rappresentata come un serpente che giace alla base della spina dorsale e viene risvegliato attraverso le pratiche sino al suo farsi strada sino alla sommità del capo.
Ho constato che un sentiero classico dalle origini antiche si adatta molto bene alle pratiche del Rebirthing Transpersonale che studiate per l'uomo moderno alla ricerca di se stesso, dell'armonia e di un senso alla vita. Molto spesso ho riconosciuto solo dopo averle vissute spontaneamente, che le esperienze con il Rebirthing Transpersonale rispecchiavano le indicazioni classiche. Attraverso la respirazione, ascoltando senza preconcetti il profondo, ho trovato le stesse cose indicate dai testi orientali e solo così mi pare di averli compresi veramente.
La meditazione, lo sviluppo della consapevolezza, le pratiche psicofisiche, le riflessioni essenziali sono basi importanti per la realizzazione del processo trasformativo cui aneliamo che essenzialmente possiamo riassumere nell'estinzione della sofferenza o nella capacità di affrontarla ben diversamente, nello sviluppo della consapevolezza, e quindi nell'esperienza dello spirito e nella realizzazione della saggezza e dell'armonia in ogni cosa. Ritrovando quello che possiamo definire il nostro Dio interno, paradossalmente anche se soffriamo siamo felici, mentre alienati da Lui siamo infelici anche quando tutto va bene.

Dott. Filippo Falzoni Gallerani


LA MENTE E IL CUORE (2008)

Il Tao di cui si può parlare, non è il vero Tao

Non vorrei parlare d’astratte teorie né entrare nei particolari del vastissimo ed eterogeneo pensiero indù, con tutte le sue numerose scuole e correnti, con i Maestri della tradizione e i suoi rappresentanti moderni. Su questo ci sono già molti libri e splendide opere. Da parte mia umilmente vorrei solo indicare per sommi capi alcuni aspetti delle pratiche spirituali dell’Induismo, che, sulla mia stessa persona hanno dimostrato inequivocabile efficacia trasformativa con effettivi cambiamenti della qualità della vita di ogni giorno.
La domanda fondamentale a cui vorrei rispondere è: esiste davvero la possibilità di uscire dal conflitto e dalla sofferenza attraverso lo sforzo personale, la meditazione e le pratiche orientali, in questo caso di origine Indù, assimilate dalla Psicologia Transpersonale?
Per me la risposta, dopo una profonda osservazione di numerose esperienze in cui l’effetto delle pratiche è stato evidente, è di certo sì!
Nella vita sono inevitabili momenti in cui la serenità e la gioia di vivere sono soppiantate da conflitti interiori. Momenti in cui non ci pare di non riuscire più a vivere pienamente, in cui ci pare d’essere lontani dall’anima, di aver perso ogni entusiasmo, e tutti, prima o poi, si deve affrontare la sofferenza. Per chi ha vissuto delle realizzazioni interiori e grazie ad esse ha vissuto lunghi periodi di serenità e presenza mentale, ricadere nella sofferenza samsarica dei desideri e delle frustrazioni, sperimentare di nuovo i conflitti dell’io, che si credevano ormai del tutto superati, produce profondo dolore e un senso d’incolmabile perdita. Si comprende quanto fosse prezioso quello stato sereno che pareva tanto facile e spontaneo solo ora è sfuggito. Quello stato di libertà dall’io pare ora evasivo ed inconcepibile e non sappiamo come fare a ritrovarlo. Molti fattori di solito collaborano a far sì che assieme alla serenità andasse perduta la disciplina che ci guidava, la fede nell’ideale, le ispirazioni creative e la fiducia nella bontà della vita. Non è un vero e proprio stato depressivo ma ci assomiglia e probabilmente ha le medesime radici. La depressione è un disturbo endemico all’Occidente moderno e molto spesso, secondo me, la sua radice è legata alla perdita del contatto con il proprio Sé, e questa distanza dalla Verità, questa condizione d’alienazione dallo spirito è la vera causa di sofferenza. Ciò accade anche a chi soffre per l’aridità interiore né si è mai posto il problema della ricerca interiore.
In questi momenti, quando pare di non trovar più sostegno in nulla, la soluzione-guarigione, la fine della sofferenza, si manifesta chiara e potente nel risveglio spirituale prodotto dalle pratiche e dalla sadhana, quando la meditazione e il pranayama ci rimettono in contatto con il profondo e l’essenza, nel passaggio interiore in cui possiamo ben dire di tornare dalle ego al Sé, “dai molti all’Uno”, dalla percezione ordinaria alla percezione “Non-duale”, cioè l’immedesimazione nella coscienza consapevolezza impersonale, l’intuizione dell’ineffabile Brahman.
Non mi riferisco quindi soltanto alla comprensione della filosofia della Gita o al rispetto dei principi etici, ma a quelle tecniche psicofisiche che producono uno spostamento della prospettiva e rinnovano la consapevolezza interiore. Si tratta di un processo d’integrazione psicobiologica che produce davvero un immediato profondo cambiamento. E’ la liberazione dal conflitto che avviene assieme al cambiamento di prospettiva, che è ben descritto dai saggi dell’oriente e dai testi classici.
Perché avvenga questo salto quantico della coscienza dobbiamo creare spazi mentali in cui sentimenti d’amore e devozione per l’Assoluto possano esprimersi, spazi di ascolto e silenzio, spazi di consapevolezza... e qui sono tentato di esprimere proprio quello che le parole non permettono di indicare e che comunque una volta spiegato sarebbe solo un ombra della verità. Come definire la sacralità dell’Essere, l’abisso del Sé, la percezione della natura essenziale della realtà, la percezione non duale... Appena definisco il “non duale” creo dualismo nella contrapposizione con il duale, dovremmo quindi dire oltre il duale e il non duale... appena quello stato non è più il vissuto del presente e diventa ricordo, perde la sua natura per diventare una realtà concettuale. Quella che i mistici chiamano “docta ignorantia” o “Nube della non Conoscenza” è lo stato in cui l’anima nel fondersi con il Tutto riconosce di non poter ne dover capire oltre, dal momento che a quel punto solo il silenzio è adeguato.
Se non è possibile spiegare l’esperienza soggettiva della trascendenza e i meccanismi interiori attraverso cui ci liberiamo dai nodi dell’ego, nel riconoscere qualcosa a cui prostrarci, di certo possiamo constatare che il passaggio da una condizione mentale di sofferenza ad un altro stato di pienezza qualitativamente tanto più autentico e sano, è un’esperienza certa, riconosciuta in precedenti occasioni personali e attraverso il resoconto d’altri, quindi coerente con gli insegnamenti e chiaramente osservabile nella sua fenomenologia.
Di nuovo alla domanda: si può ottenere la liberazione, la risposta è “Sì”. Si può vincere la battaglia con il falso io e ritrovare la natura del Sé in una diretta immedesimazione e con rinnovata gioia. Si ritrova il senso della vita indipendentemente dalle circostanze esterne da cui cessiamo di dipendere, conquistando così la libertà dalla paura e dall’attaccamento.
Ci sono delle condizioni interiori che facilitano questo passaggio dall’oscurità alla luce, senza le quali le pratiche perdono gran parte della loro efficacia. A priori ci deve essere un atteggiamento di verità, soprattutto nel senso di sincerità con sé stessi, (ed è facile raccontarsela e non vedere le illusioni che costruiamo per difendere e sostenere le nostre fantasie). Dobbiamo vedere con inesorabile chiarezza i nostri giochi, osservare senza giudicare i movimenti mentali e riconoscere la natura dei conflitti che ci disturbano, vederne le forme esteriori e assaporante le sensazioni interiori, vedere senza cercare una via d’uscita e prender atto della propria momentanea miseria interiore.
Le pratiche allora ci aiuteranno a ricordare e riconoscere che dietro le forme del teatro magico della mente, una coscienza osservante impersonale è il substrato di tutto. Se la sofferenza persiste, bisogna cercare ancor più a fondo la natura del nodo con il coraggio sufficiente ad avvicinare l’abisso del mistero, oltre gli irrisolvibili perché dell’esistenza.
Alzarsi molto presto, lavacro e meditazione, dieta e concentrazione e tutte le pratiche corrette di respirazione non bastano se non cerchiamo nel cuore e nei sentimenti più profondi la nostra natura essenziale. Il mantra, il controllo del respiro, il ricordo consapevole di: “Io sono il Sé cosciente oltre il pensiero”, il “Tat Tvam Asi” dell’Indù che sta a significare Tu Sei Quello (Quello è Shiva, Il Sé), sono strumenti straordinariamente efficaci che paiono anzi indispensabili, ma anche questi non funzionano meccanicamente a comando e diventano un vissuto reale trasformativo solo quando attraverso un cuore davvero aperto possiamo attingere alla Grazia che ci viene dall’Alto.
Ma se facciamo le cose seriamente guardando in faccia la realtà ed ascoltando il cuore e le profondità della coscienza, la luce tornerà a splendere. Allora l’unità Atman - Brahman diventa di nuovo evidente oltre i concetti e le parole. Sarà allora chiaro il concetto Indù di Maya, saranno comprensibili i simboli degli dei e i meccanismi del karma, saranno accessibili gli aforismi di saggezza e la realtà splenderà nuovamente di bellezza intrinseca.
La mente deve aver rimesso ordine in sé, il cuore riacceso la sua fiamma, superando le menzogne e i chiacchierii inutili dei molteplici aspetti degli io subliminali che affollano e offuscano lo spazio luminoso della consapevolezza, perché la percezione interiore sia chiara.
C’è una tendenza a sottovalutare l’importanza della disciplina e dello sforzo personale, perché le discipline imposte paiono antitetiche ad un impegno che nella sua intensità totale ha radici nella libertà, nella spontaneità e nella verità del Sé, tuttavia le cose che riguardano la schiavitù dell’ego vanno affrontate con coraggio e superando la pigrizia fisica e mentale che rallentano e vanificano ogni processo. Con il giusto atteggiamento, la giusta motivazione, i corretti mezzi, la pace ritorna e pare quasi di non averla mai perduta. In questo processo anche gli inferni e paradisi e tutti i simboli cristiani assumono un significato nuovo e chiaro.
Se per la persona che vive nello stato di coscienza ordinaria, anche una sola esperienza con il Rebirthing Transpersonale o con simili tecniche esperienziali, può condurre al contatto con la Realtà Non-duale del Sé, come ho detto, bisogna prendere coscienza che è necessaria la disciplina ed un notevole sforzo personale e se non pratichiamo intensamente e a lungo è difficile vedere significativi risultati stabili. Questo discorso a molti giovani non piace perché è comune il voler credere che sia sufficiente la comprensione intellettuale per risolvere i problemi e con l’elaborazione dei concetti tutto possa andare automaticamente a posto, oppure che una sola esperienza d’autotrascendenza ci abbia definitivamente trasformato e sia sufficiente una spontaneità spensierata e che la saggezza del corpo sia una guida sempre affidabile. Gli stati di picco e i momenti transpersonali, seppure benefici, sono passeggeri e dobbiamo integrare il nostro essere in tutti i suoi aspetti, fisici, emotivi e mentali lavorando sui punti deboli e su quanto non è stato risolto.
L’eccessivo peso dato alla dimensione intellettuale, caratteristico di questi anni ha come controparte spesso la ricerca del suo opposto: un lasciarsi andare indisciplinato sulla spinta degli impulsi alla ricerca esclusiva del piacere.
Il Sentiero è legato al sentimento del cuore, l’amore per il Bene e al sentire profondo, in una percezione silenziosa e consapevole di “ciò che è” in cui cuore e mente raggiungono la sintonia.
La miglior medicina per ogni male è questa realizzazione interiore: questa prospettiva della coscienza che ci fa ritrovare noi stessi oltre le maschere dell’io.
Possiamo perdere e ritrovare molte volte questo stato di pienezza attraversando le fasi di luce e ombra della vita, ma le pratiche orientali applicate nell’ottica moderna della Psicologia Transpersonale, sono il mezzo più efficace per attraversare e risolvere i momenti difficili e per ridonarci la gioia di vivere.

Tu sei il solo principio che redime, che rimane stabile e imperturbabile. Non hai desiderio né avversione. Ahimé, perché allora ti tormenti con voglia di cose.
I Veda proclamano che il Sé è senza qualità, senza impurità, senza declinazione, incorporeo, retto. Portami senza dubbio a tale Sé.

Avadhoota Gita

Herakan Gennaio 2008

Dott. Filippo Falzoni Gallerani


RIFLESSIONI SUL MOVIMENTO NEW AGE ( maggio 2008)

Molti rappresentanti della Newage, nella totale mancanza di profondità culturale ed esperienziale, sfruttano il desiderio di molti di aver soluzioni consolatorie per sfuggire alla realtà della vita. Invece di aiutare a crescere insegnano come fuggire in realtà immaginative fantascientifiche e fanta-spirituali, dove le regressioni al pensiero magico e le emozioni misticheggianti di menti suggestionabili vengono prese per esperienze “spirituali” autentiche e portate ad esempio dell’efficacia di quanto viene proposto.
Non meraviglia che perfino Ken Wilber, che critica duramente le posizioni della Newage, venga fagocitato in questo movimento solo perché tratta di dimensioni interiori o di Filosofia Perenne, seppur all’interno di profondi studi interdisciplinari con radici scientifiche, filosofiche e spirituali serie e coerenti. Chi lo cita a sostegno di bislacche teorie prova di non averne neppure letto l'opera e tanto meno compreso la critica.
Se in una ricerca autentica l'enfasi è nel vedere con chiarezza la realtà, riconoscere le proprie luci e le proprie ombre per avvicinarci alla pienezza del nostro essere autentico, nel mondo Newage l'enfasi è sull'immaginare una perfezione ipotetica creata dal “pensiero positivo” che è uno degli aspetti dominanti del delirio di questi gruppi. E’ emblematico di “terapie” che si fondano sullo sforzo sostituire la realtà (che dovremmo vedere con chiarezza) con quello che vorremmo che essa fosse, attribuire a quest’azione obnubilante poteri magici che la trasformeranno al nostro volere. Quando non funziona si può sempre accusare il paziente di non essere abbastanza positivo per indurlo a raddoppiare gli sforzi e continuare la “cura”. Poiché molti preferiscono credere ai poteri miracolosi del pensiero, è stato facile per leader più o meno immaturi, narcisisti e attaccati al guadagno (corsi dal titolo “il denaro è mio amico” sono classici nell’ambiente del “ il pensiero crea la tua realtà”) creare un grande mercato di illusioni molto redditizio. Le belle parole di facciata possono essere seducenti per chi non ha metro di confronto. Mescolano una pseudo-scienza, “quantistico”- “olistica” e una religione oriente – occidente – sciamanico - neopagana, e presentano come divino e sacro, non l’essenza della Filosofia Perenne, ma quanto di peggio le religioni ci hanno lasciato in eredità; ciò che giustamente può essere definito l'oppio dei popoli, e non il messaggio autentico proclamato dai pochi veri mistici e dai saggi, né i misteri cui gli uomini di scienza devono confrontarsi seguendo una rigida prassi. Sia il vero scienziato che il serio spiritualista riconoscono i limiti del proprio sapere, la Newage ha invece una facile soluzione e l’ultima verità per tutto, ad esempio: “basta pensare positivo e và tutto a posto”.
Chi approfondisce la ricerca interiore e si avvicina ai misteri dell'essere, riconosce i limiti del proprio sapere, i limiti del linguaggio e del pensiero e l'inganno dell'io sociale con cui s’identifica l'uomo comune. Lungo il percorso il serio ricercatore sviluppa una sensibilità che può aiutare a cogliere la verità del proprio vivere condizionato, con autentici insight che liberano dalle percezioni distorte e permettono di affrontare l’esistenza con coraggio e lucidità, evitando di fuggire in mondi illusori.
La Newage fa proprio l'opposto: vende illusioni e spinge a rimuovere il confronto con gli aspetti dolorosi e drammatici della vita, che inevitabilmente ognuno deve affrontare nel corso dell'esistenza, promettendo a tutti salute olistica e illuminazione, amore e successo. Nelle scuole d’origine statunitense di Rebirthing si giunge sino a promettere l'immortalità fisica! Purtroppo è proprio ciò che la gente confusa e spaventata vuol sentirsi dire.
Mi vergogno di poter essere assimilato a questo mondo solo perché pratico un metodo che può esser confuso con ciò da cui mi sento radicalmente lontano.
Spesso ho travato su Internet pezzi di miei articoli o brani di miei libri usati per pubblicizzare altre scuole di rebirthing pur non avendo alcun contatto con tali scuole Newage che insegnano l’antitesi del mio approccio. Sto scrivendo delle pagine che pubblicherò molto presto per chiarire più a fondo quanto qui accennato. Di certo il respiro è un mezzo potente conosciuto sin dall'antichità come supporto a stati meditativi ed esperienze non convenzionali, ma se un metodo così potenzialmente efficace viene usato in un contesto delirante non credo proprio possa condurre ad alcunché di buono e aborrisco far parte dell'allegra compagnia del pensiero positivo.
Secondo il mio modo di vedere l'unico aiuto che si può dare al prossimo consiste nell’aiutare le persone a trovare in se stesse le risorse per affrontare con autenticità, integrità e coraggio la vita senza semplicistiche soluzioni. La liberazione avviene penetrando la vera natura della mente e del pensiero, affrontando la sofferenza ed i problemi per andare oltre, perché, come diceva Alan Watts, cercare di risolvere un problema senza averlo compreso chiaramente è come “cercare di allontanare l'oscurità con le mani”. La “guarigione” è un eventuale effetto collaterale del risveglio, la terapia è una “non terapia” in cui l'individuo si emancipa dagli inganni mentali e penetra il profondo di sé.
Il confronto con la realtà sociale che la mentalità newage rappresenta comporta riflessioni profonde, per evitare sia uno sterile scontro, sia il rifiuto di quanto c’è di buono. E’ necessario vedere con molta chiarezza la confusione ideologica del mondo attuale, per poter riconoscere che ci sono anche individui sinceri e preparati che portano contributi positivi e concreti in modo costruttivo e realistico trattando correttamente gli stessi temi banalizzati e distorti da molti rappresentanti della newage. La “Compassione Buddhista” (che non è superficiale buonismo), la comprensione umana e il riconoscimento del graduale processo di sviluppo della consapevolezza degli individui, induce ad aver compassione per chi è perduto in mondi illusori, per chi ignora di ignorare e per chi è vittima della decadenza culturale o di un ego narcisista assetato di credenziali. Tuttavia il discernimento tra ciò che è vero e ciò che è falso, tra ciò che conduce alla liberazione e ciò che favorisce l’alienazione è un fatto di cruciale importanza per coloro che si avvicinano alla ricerca interiore e al sostegno del prossimo.

Dott. Filippo Falzoni Gallerani


IL SENTIERO DELLA RICERCA INTERIORE: DESTINO, LIBERO ARBITRIO... (OTTOBRE 2008)



Nel Sé non c’è presagio, non c’è talismano, nulla da imparare, non c’è prosodia da studiare. Avadhoota Dattatreya, che nuota nell’oceano della non differenziazione, canta nella delizia di un cuore puro la grandezza della verità.
Avadhoota Gita


Molte sono le vie traverse ed i sentieri illusori ma anche le religioni tradizionali sono generalmente sostegni dell’io che teme di affrontare la vita e la morte, e solo in rari casi sono una guida alla trascendenza.
Ken Wilber e altri studiosi sottolineano: che la religione per un verso: “agisce in modo da dare un senso all’io separato: offrendo dei miti, delle storie, dei racconti, dei rituali, delle ricostruzioni che insieme aiutano l’io separato a trovare un senso e a sopportare i pesi e le ferite del duro destino. Questa funzione della religione non cambia necessariamente né abitualmente il livello di coscienza di una persona; essa non offre né trasformazione radicale, né la possibilità di una liberazione che distrugga completamente la sensazione di essere un io separato. Al contrario, offre consolazione all’io, lo fortifica, lo difende e gli dà importanza. Finché l’io separato crede ai miti, compie i rituali, recita le preghiere e accetta i dogmi, sarà, si crede, fermamente “salvato” – sia immediatamente nella gloria di Dio o attraverso le intercessioni della Dea, sia più tardi in una vita dopo la morte che garantisce una beatitudine eterna.
Per un altro verso, la religione è anche servita – e questo il più delle volte per una piccolissima minoranza di individui – ad una trasformazione radicale, di liberazione. Questa funzione della religione non fortifica la sensazione di essere un io separato, essa lo distrugge totalmente. Invece di consolazione, porta la distruzione, invece di un rifugio, il vuoto, invece del conforto, una rivoluzione, insomma piuttosto che un supporto convenzionale, questa funzione provoca una trasmutazione, una trasformazione dal profondo della coscienza stessa. Si può parlare di queste due funzioni così importanti della religione in un altro modo: la prima funzione, quella che crea un senso per l’io, è un movimento di tipo “orizzontale”; la seconda, quella che spinge a trascendere l’io, è un movimento di tipo “verticale” (più elevato o più profondo, a seconda della metafora utilizzata). La prima, la chiamo “translazione”, la seconda “trasformazione”.Un sentiero d’autentico risveglio deve quindi seguire questa linea trasformativa, e il vero Guru, agisce in questa direzione.
Questo sentiero trasformativo, comporta non solo il saper riconoscere la differenza sostanziale tra il “buonismo” e la bontà, tra l’indifferenza e il distacco, tra il narcisismo e l’autostima, non solo la vittoria sulla pigrizia, sulle cattive abitudini, sull’egoismo e l’egocentrismo, che paiono solo necessari preliminari, ma, quando ci si addentra nel lavoro interiore, sfide ben più sottili.
C’è qualcosa di tragicomico nei tranelli che la mente ci tende, e lo sviluppo della consapevolezza che trascende ed integra il pensiero, è un passaggio indispensabile per uscire dalla ruota samsarica dell’illusione e tuttavia le ricadute nel conflitto interiore sono inevitabili lungo gran parte del percorso.
Quando, ad un certo livello dello sviluppo, iniziamo a calmare la mente e a cercare stati di risveglio, invece di dipendere esclusivamente dalle gratificazioni dal mondo, ci troviamo di fronte a difficili prove. La meditazione è uno stato in cui l’io abbandona il centro del palcoscenico e la mente quieta permette il contatto con uno spazio di consapevolezza silenziosa. Ma l’io che vuol meditare è molto rumoroso e difficile da tenere a bada.
Sia che si cerchi di meditare per raggiungere il silenzio e la pace nel distacco, sia che si cerchi il contatto armonioso con noi stessi e pace nelle relazioni, sia che si cerchi di coltivare la compassione e l’equanimità, (anche se lo si fa senza perdere senso critico e cadere nel buonismo) quasi inevitabilmente si crea conflitto tra l’io che desidera e lo stato desiderato, perché è proprio l’io che desidera a ostacolare quanto si vuol raggiungere.
L’io, inoltre indossa diverse fogge, e crea ombre con cui lottare.
Si procede in buona fede ma il sentiero non è facile perché si insinuano inevitabilmente domande come: “lungo il cammino della rinuncia si deve rinunciare anche alla rinuncia?” Nella ricerca di “non desiderare” dobbiamo anche smettere di desiderare di “non avere desideri”? “Destino o libero arbitrio”?
Allora ci si può trovare coinvolti nella lotta di un “io” che cerca accettazione, ma cercandola la inibisce. Se l’io cerca distacco, amore e pace, e vuole essere libero dalla pulsioni, crea conflitto con gli istinti ed i pensieri incontrollati, e per questo finisce in auto contraddizione perché è il suo stesso atteggiamento ad allontanare dalla pace. Per questo un verso della Avadhoota Gita (Advaita Vedanta) proclama: “La tua mente menzognera non è né il soggetto né l'oggetto della meditazione. Come puoi allora meditare impunemente.”
Succede la stessa cosa anche quando la ricerca è antitetica, quando cioè l’“io” cerca d’essere fluido e di danzare con la vita, con i sensi, e si trova a lottare contro un Super-io castrante che porta con sé secoli di condizionamenti religiosi giudaico cristiani oltre alle voci materne dell’infanzia, e in questo conflitto, crea contraddizione con lo scopo della ricerca indirizzata al fluire con ciò che è.
Paradosso nel paradosso, volendo abbracciare tutto, si rifiuta l’ombra che nasce da tutto ciò che in realtà non stiamo abbracciando... allora pensiamo che dovremmo abbracciare anche il non abbraccio... e la giostra riparte in circoli viziosi...
Ci rendiamo conto quindi che l’“io” che ricerca (quell’entità mutevole ed effimera creazione del pensiero con cui ci identifichiamo) è il vero ostacolo che preclude la realizzazione dello stato di coscienza che si vorrebbe realizzare. Ogni tentativo di definire razionalmente il sentiero dell’autoconoscenza da adito a paradossi in quanto dalla prospettiva di quanto abbiamo detto, il ricercatore si confronta con ingiunzioni contraddittorie del tipo: “devi essere te stesso ma devi cambiare”, “devi arrenderti all’autoaccadere spontaneo, allo spirito, ma devi controllarti”. Avviene la stessa cosa anche se il nietzchiano leone dell’ “io voglio” uccide il cammello dell’ “io devo”: “voglio essere me stesso ma devo cambiare”, “voglio arrendermi, ma devo controllarmi”
Questi inganni mentali, sono falsi problemi che prosperano nella consapevolezza offuscata e nella confusione dei livelli semantici che caratterizza l’umanità in quest’epoca di transizione.
Se usciamo dai condizionamenti mentali dell’io dualista ci rendiamo conto che “l’arrenderci” è già “il cambiamento”, e che quando la mente è nello stato di “resa” c’è il miglior “controllo”.
Il linguaggio stesso c’inganna... la mente è imprigionata nella rete del pensiero... solo la consapevolezza spirituale che trascende l’identificazione con l’io dissolve il conflitto, in una percezione indivisa del reale che ne svela la profondità. L’io, prodotto del pensiero e del passato, porta con sé spazio e tempo e ci separa dal qui e ora.
Parte fondamentale del processo di risveglio consiste proprio nell’attraversare la foresta intricata del linguaggio e del pensiero verso la presa di coscienza dell’Unità che appare una volta che l’illusoria identificazione della coscienza con questi “io” è riconosciuta.
Gli autentici stati meditativi conducono al contatto con la coscienza-beatitudine del Sé ma pochi praticano la vera meditazione, mentre i più pensano di meditare e cercano nella meditazione una fuga dalla realtà.
Questo cambiamento di prospettiva, prodotto della crescita interiore non è facile senza una guida.
A questo punto la figura del Guru o del Maestro spirituale è fondamentale, perché solo vedendo all’opera questo stato di coscienza e osservando chi lo incarna, possiamo intuirne la natura reale indipendentemente da tutte le astrazioni concettuali.
Il Maestro mostra la realizzazione della consapevolezza oltre l’identificazione con l’io, incarna il potenziale umano e ispira sentimenti di devozione e surrender.
Il devoto riconoscerà allora che il comportamento paradossale del Guru è arte e armonia, le sue parole sono poesia e koan, i suoi movimenti danza e mudra... la sua voce musica... Anche le Sue durezze espressione d’amore... Davanti a Lui tutte le complicazioni della mente paiono inutili chiacchiere, la mente trova pace, l’anima si risveglia e la sacralità dell’Essere è palese.
Ma l’incontro con il maestro non è la meta, ma l’inizio del lavoro che con quest’ispirazione può proseguire nella giusta direzione. Il sentiero è la vita stessa e abbraccia ogni aspetto dell’essere.

Dott. Filippo Falzoni Gallerani


VITA, AMORE, SOFFERENZA ( Luglio 2009)

L’approccio esistenzialista osserva la realtà nella sua manifestazione immediata e la sofferenza dell’“io” che vive nella sua condizione paradossale di testimone e di maschera. E’ la realistica descrizione del vissuto di molti e conduce in genere a una visione pessimistica dell’esistenza. Amore e sofferenza... tutto è vano e transitorio... l’uomo imperfetto e fragile… la vita crudele… la natura insensata… A un certo livello dobbiamo riconoscere che il conflitto domina a livello individuale e planetario con brevi periodi di armonia tra una crisi e l’altra. Affrontando il problema da una prospettiva più ampia possiamo tuttavia osservare che le radici del conflitto non dipendono dalle circostanze esterne quanto dal modo in cui l’uomo si rapporta a esse e che ci sono vie d’uscita dalla sofferenza che domina gli individui. Da secoli un filo d’oro unisce quelli che hanno trovato e cercato di trasmettere il sentiero della Liberazione. Uno degli aspetti fondamentali del conflitto è la pretesa dell’uomo di cogliere gli aspetti piacevoli senza confrontarsi con quelli dolorosi, senza riconoscere che gli opposti amore-odio, piacere¬dolore, bene-male, passione-distacco, interno - esterno, inspirazione-espirazione, sistole-diastole, yin-yang, alto-basso, vita¬morte, ecc., sono interdipendenti e indissolubili. Tutto è pulsazione, non c’è onda che non abbia una cresta e una valle. L’“io” cerca il piacere e fugge il dolore e in questo perenne sforzo verso una meta irraggiungibile crea sofferenza e ansia, ma che cosa è questo “io” da cui sorgono tutti i problemi? Sia gli antichi filosofi del perenne, sia gli studi più avanzati della psicologia sono concordi nel riconoscere che il problema essenziale è la falsa prospettiva della mente. Il problema nasce con l’identificazione in un “io” separato, un fantasma creato da ricordi e pensieri, che oltretutto presume di essere in grado di dirigere le cose a piacimento, un “io” che continua a cercare stabilità mentre si trasforma come il gorgo in un torrente dalle mutevoli correnti. Un “io” che vuol trovare se stesso, quando è chiaro che non si può trovare “ciò che siamo” come fosse un “oggetto”... ciò che siamo veramente è il “soggetto” e non può quindi essere ridotto a un oggetto della mente e in tale ricerca si perde di vista che invero si cerca colui che sta cercando. La prospettiva di un “io” separato e autonomo è in perenne conflitto con il fluire spontaneo della vita ed è il vero ostacolo alla semplice consapevolezza momento per momento di una mente serena che per sua natura può essere trasparente come uno specchio. La presenza mentale, non dominata dal passato e dalle aspettative, dai desideri e dalle paure, offre la chiarezza del sentire profondo oltre le maschere e mostra nel “Qui e Ora” un amore che non è possesso, che non è gelosia, che non è ricerca del piacere, che non è legato al tempo e che abbraccia ogni cosa. L’Amore tra gli individui appare come uno stato di condivisione di spazi interiori, di risonanze psichiche, comprende il corpo quando accade la sacra possessione di Eros, mentre a momenti pare tenerezza e comprensione oltre le maschere del divenire. Perché anche amare consiste nel condividere gli attimi eterni oltre all’io. Uno stato fragile che non possiamo far nulla per produrre né per trattenere. “E non crediate di condurre l’amore, giacché se vi scopre degni esso vi conduce”, scriveva Gibran. La presenza mentale cui mi riferisco si manifesta in quei momenti di “grazia” in cui l’“io” si dissolve e siamo davvero di fronte alla Realtà non filtrata dal pensiero e dal ricordo, quei momenti, appunto, in cui si riconosce la prigione dell’illusione spazio¬temporale della mente ordinaria. L’io separato non sa arrendersi né all’anima, né a quell’intelligenza-saggezza che è frutto di millenni di evoluzione, che guida miliardi di miliardi di cellule, di neuroni, di geni e di cromosomi che ci determinano, (in vero un incommensurabile numero di atomi, antichi miliardi d’anni che formano molecole che formano cellule... ecc, in armonia con leggi sconosciute). Questi universi di cellule guidati dalla vita svolgono compiti su cui noi non abbiamo alcuna padronanza, né alcuna capacità, come non sappiamo far battere il cuore, far crescere unghie e capelli, né mantenere il corpo a circa trentasette gradi. Tutto avviene spontaneamente tramite una forza intelligente che è la Vita e paradossalmente è “noi stessi”, perché siamo la vita che si manifesta, appena smettiamo di identificarci con la maschera e superiamo i dualismi che la mente crea. L’io personale nella sua peculiarità di “fiore unico” quando si manifesta spontaneamente è espressione di questa forza e non è l’“io” immaginario creato dalla mente che cerca credenziali e trasformazione, esso si manifesta nel nostro agire spontaneo e libero in armonia con la natura. I neuroscienziati scoprono che quando abbiamo l’impressione di fare una scelta “volontaria”, in vero il nostro cervello ha già fatto la scelta da diversi millisecondi. Il cervello funziona e pensa correttamente secondo quanto il momento richiede senza che “noi si debba pensare di pensare”, quindi dovremmo arrenderci alla vita, mentre generalmente cerchiamo di dirigere verso mete illusorie la corrente che ci trasporta, annaspando invece di valerci della sua forza. L’ispirazione viene dal silenzio, se ascoltiamo davvero osserviamo senza pregiudizi, sentiamo la vita impersonale fluire in noi, attraverso la consapevolezza, la resa, e troviamo chiarezza e guida nella semplicità di essere ciò che siamo, ma siamo ipnotizzati dai pensieri e non riconosciamo che quell’io che consideriamo il “pensatore dei pensieri” con il suo bagaglio di condizionamenti è esso stesso un pensiero ed è questo io immaginario la radice della divisione e del conflitto. Attribuiamo invece al nostro presunto io (creatura fantasma del pensiero e della memoria), la capacità di dirigere la vita stessa e controllare il mondo, i sentimenti e le relazioni. E’ chiaro che con questa prospettiva ci troveremo spesso di fronte a delusioni,frustrazioni e a un compito impossibile. Inoltre da questa prospettiva tutto è vissuto con un deciso sentore d’irrealtà che genera insicurezza.
“Poiché le nostre mire non sono alte ma illusorie, i nostri problemi non sono difficili bensì privi di senso” scriveva Wittgenstein. Invece di riconoscere la natura del conflitto che nasce dall’ego, un fantasma del pensiero che vuol apparire reale, programmato da giochi infantili, complessi materni ed egoismo narcisista, si cerca di ottenere ciò che l’ego pretende, persino l’illuminazione. Invece di riconoscere con chiarezza la confusione e mettere ordine in sé, discriminando tra realtà e illusione, tra il mondo delle parole e il mondo reale, si cerca la felicità al di fuori. Pare inevitabile che si faccia così, l’ego non è in grado di liberarsi dall’ego, e gli stati di chiarezza vanno e vengono, non funzionano riti e preghiere e tantomeno le fantasie New Age del pensiero creativo quando è l’ego a perseguirle. Molte di queste correnti New Age, invece di aiutare l’individuo a trascendere questa falsa identificazione, gli promettono che potrà diventare ciò che desidera e si suggeriscono metodi per cambiare e diventare, mentre il sentiero è riconoscere ciò che si è,riconoscimento che nasce della consapevolezza dell’illusorietà di quell’io che persegue un cambiamento. Occorre un’autoindagine profonda verso un altro stato di coscienza per liberarci dalle illusioni della mente. Siamo invero la Coscienza Testimone che trascende anche l’io reale con le sue peculiarità, siamo oltre il mondo e il tempo, ma catturati dalle proiezioni dell’io ciò non può esser percepito. Tuttavia vedere con chiarezza gli infiniti inganni dell’ego ci aiuta almeno a non prendere le cose troppo sul serio e a non farci troppo male. Per guardare il mondo come una rappresentazione, un teatro, un sogno, dobbiamo essere ben svegli, ma dormiamo e lo facciamo volentieri. Il Rebirthing ad approccio Transpersonale opportunamente applicato è un potente strumento di risveglio al nostro vero essere dove troviamo il più alto raggiungimento, e finalmente liberi dal conflitto e in pace col mondo, trasformiamo la qualità della vita quotidiana.

Dott. Filippo Falzoni Gallerani Milano, Luglio 2009


VOLONTA' E DESTINO (ottobre 2009)
 

Volontà e destino, Nella trama del cosiddetto destino, accade ciò che “vuole” il Sé, non ciò che “vuole” il nostro “io”. L’autoindagine conduce all’ovvio riconoscimento che il Sé è “coscienza-consapevolezza” mentre l’io è un oggetto creato dalla mente attraverso il pensiero e la memoria con cui ci identifichiamo.
Ci si accorge che quest’io paradossalmente è un involucro della coscienza e che la coscienza quando “incarna” questa prospettiva percepisce aspetti della propria vera natura (oltre le gabbie dell’io) come entità o stati “altri da sé”. Da ciò nasce il dualismo dello spirito.

Meditare per mettere ordine nella babele delle parole e riflettere sui significati che emergono dal silenzio.

In sanscrito “Shakti” significa: energia, volontà o potere. Shakti è la Madre divina, matrice di ogni forma, consorte di Shiva che è Pura Consapevolezza. Il loro abbraccio è quello tra il vuoto e la forma.

Il sentiero sembra attraversare inevitabilmente la dolorosa fase della disillusione più profonda, prima di condurre alla verità. L’uomo che sperimenta l’Atman-Brahman, facilmente cade nell’illusione di onnipotenza ma poi è costretto a confrontarsi con i propri limiti, dolore e sofferenza lo spingono oltre alla condizione contingente, alla sofferenza umana al mistero dell’essere. Solo quando scopre una “legge eterna e spontanea della vita” (Sanatan Dharma) a cui conformarsi, la libertà e la fine della sofferenza sono possibili nel sue rendersi servitore del processo cosmico. Atto spontaneo e sacrificio dell'io.

L’Atman medita sull’Atman, quando l’atto di meditare svanisce rimane solo l’Atman.

Dott. Filippo Falzoni Gallerani


"IO, EGO E SE' (dicembre 2009)

Più cercherete di capire la realtà (che chiamate realtà ultima) più vi sarà difficile vivere la realtà delle cose come sono. In pratica sono i vostri tentativi per sfuggire la realtà del mondo così com'è che vi rendono difficile vivere in armonia con le cose che vi circondano. …. Dobbiamo accettare le cose come sono, perché è essenziale per noi agire in questo mondo in modo intelligente e sano. Se non lo facciamo siamo persi.
U.G. KRISHNAMURTI

Per conoscere ciò che è vero dobbiamo riconoscere ciò che è falso.
T. HORA

Non vi è né creazione né distruzione, né destino né libero arbitrio, né sentiero né realizzazione; questa è la verità ultima.
SRI RAMANA MAHARSHI

Parlare della natura della coscienza e della conoscenza di sé conduce spesso alla possibilità che ne nasca più confusione che chiarezza. Gran parte ciò dipende dal fatto che se si esaminano le cose superficialmente è facile cadere in continue contraddizioni a causa dei significati che si danno alle parole. Nell’ambito della ricerca interiore i termini che producono più problemi sono: "IO" e "Sé" che spesso sono usati come sinonimi e a volte contrapposti come sostanzialmente antitetici. L’ego, può essere inteso come il peggior nemico produttore di ogni illusione, e del senso di separazione dal mondo o come centro della coscienza individualizzata, può essere inteso come la maschera e come lo spirito, il Sé transpersonale. Così che dopo anni di lettura di testi spirituali, molti si chiedono se si debba ucciderlo o realizzarlo? Quando leggiamo le frasi dei saggi senza aver approfondito attraverso un'osservazione consapevole e diretta come stanno le cose, la mente offuscata da concetti, pare che l’io sia a volte il nemico della consapevolezza, mentre a volte esso è considerato il suo stesso centro e meta della ricerca interiore. Si dice che la meditazione rafforza l’io, (per forza dell’io la psicologia intende la capacità di osservare con distacco), e i più grandi maestri dell'Advaita suggeriscono di meditare sulla sensazione "io sono" sino a percepire l’essenza dell’io e riconoscerne l'unità con Brahman. Gurdjieff basava il suo insegnamento sul ricordo di sé. Nello stesso tempo si dice che qualcuno ha un grande ego, come dire che è egocentrico o presuntuoso. Si dice che si deve uccidere l’io, e che "non è l’io ad avere problemi, ma è l’io il problema stesso". L’"io e il mio" in molti testi classici indiani rappresentano per antonomasia i veleni della mente e sono considerati la causa della inevitabile separazione e del conflitto tanto che paiono una versione orientale del peccato originale in quanto tutti gli uomini perdono il senso di unità con la vita quando l'io si sviluppa. Dimenticarsi di sé per amore del prossimo, tornando come fanciulli è essenziale nel messaggio cristiano. Il significato di questi termini cambia radicalmente secondo la prospettiva con cui si considerano. Per chiarire l'argomento possiamo dire che l'individuo che osserva con chiarezza finirà riconoscere se stesso come coscienza realizzare il vero io nella presenza come substrato di ogni sentire, nel testimone senza forma, che è oltre il pensiero e le immagini poiché è solo l'invisibile presenza consapevole. Da questa prospettiva non condizionata di un'attenzione trasparente l'individuo riconosce che la natura del conflitto nasce dall'identificazione con l'immagine di sé creata dal pensiero che crea il tempo psicologico, il desiderio, la divisione e il conflitto. Il pensiero utile come strumento, diventa un filtro che ci allontana da una chiara percezione di ciò che è e ci conduce fuori di noi e lo vediamo nel mondo che abbiamo costruito. Il risveglio ci permette di sentire che siamo coscienza e percepire con chiarezza le mutevoli manifestazioni della personalità e la tendenza a identificarsi in ogni maschera e a separarci dalla realtà. Risiedere nello spazio della coscienza permette di vedere con chiarezza ed evitare il conflitto creato dal pensiero, lo spirito ci porta otre lo spazio-tempo nell'ineffabile continuo infinito presente. Il Sé è inteso come soggetto e mai come oggetto, l'io è oggetto della consapevolezza. Perciò non occorre ricercare il sé, dato che è impossibile trovarlo, ma solo quando la coscienza risiede in esso può percepire con chiarezza, altrimenti il pensiero produce l'illusione dello spazio tempo e di un mondo solido là fuori separato da chi osserva. Si riconosce allora come la religione e la spiritualità, per come sono generalmente vissute, benché contengano un anelito alla luce e alla verità, siano per l'uomo l'opposto di ciò che rappresentano e invece di condurre alla liberazione siano un ulteriore motivo di divisione e un vano tentativo di fuga dal mondo concreto dell'io separato, che produce per sua natura relazioni conflittuali e per paura della morte un tempo psicologico illusorio con cui allontanarla da cui sorgono i conflitti comuni all'umanità. Possiamo risolvere il problema della sofferenza solo con una diversa consapevolezza che nasce dalla spontanea identificazione nel sé che abbraccia equanime la realtà mutevole dell'io e dei fenomeni. Forse è più chiaro se diciamo che:
1 Il Sé è Consapevolezza, lo spirito trascendente, il "testimone senza testimone", essenza e substrato della realtà. Oltre gli attributi, Oltre lo spazio e il tempo. Inconoscibile.
2 L'anima è la nostra vera natura espressione di geni, della storia collettiva della psiche, dei cromosomi e delle forze cosmiche che agiscono sino al livello delle particelle subatomiche, attraverso cui la coscienza individuale si manifesta spontaneamente guidando il corpo all'azione e al riposo.
3 L'ego è un'immagine creata dal pensiero e dalla memoria, di natura instabile e mutevole, con cui la mente s'identifica. Condizionato dalle immagini del passato l'io cerca invano di controllare il fluire della vita e di trovare stabilità e illuminazione, nella costante frustrazione della transitorietà dei fenomeni. Ignaro dell'interdipendenza dei fenomeni cerca il piacere e fugge il dolore perduto in una rete sempre più intricata d'ingiunzioni contraddittorie. L'ego è identificazione della coscienza con il corpo.
4 Anima ed ego sono essi stessi fatti di coscienza, solo la consapevolezza ne permette l'esistenza, e sono quindi degli involucri con cui si riveste e nel suo cammino verso la sorgente, per lungo tempo dimentica la propria natura, riduce il suo essere a ciò che la mente immagina. Solo la consapevolezza è oltre il tempo e il mondo degli oggetti, il Sé in questo senso è Tutto e il mondo non esiste separato da esso.
La confusione di significati su quanto s'intende con termini relativi al nostro stesso essere, produce tra l'altro, un mondo diviso tra scettici e creduloni: chi si attacca a certe visioni del mondo e chi le rifiuta senza aver davvero chiara la posizione e prospettiva di chi è che crede o rifiuta. Pochi sono gli individui in grado di osservare ciò che è, e vedere con chiarezza la realtà senza distorcerla per adattarla ad anguste e relative gabbie concettuali.
Vedere con chiarezza dentro di sé trovare autentici stati di Unione è possibile se smettiamo di dipendere dai concetti e dalle credenze. E' quindi inutile discutere oltre, perché la risposta al problema della ricerca di Sé verrà soltanto se il lettore di queste righe andrà oltre queste stesse parole, per osservare con chiarezza la mente e i suoi giochi… Per conoscere ciò che è vero dobbiamo riconoscere ciò che è falso.

Dott. Filippo Falzoni Gallerani


PREFAZIONE 2010 AL LIBRO DEL DOTT. FILIPPO FALZONI GALLERANI : "L'Io Trasparente"

... Non abbiamo una sensazione del cielo, ma quella sensazione siamo noi.
ALAN WATTS
... Il senso di essere una sorta di... Testimone o Sé separato svanisce del tutto. Tu non guardi il cielo, tu sei il cielo. Puoi gustare il cielo. Non è là fuori... C'è solo puro vedere. La coscienza e la sua manifestazione non sono due cose distinte.
Mentre rimani in quello stato e "senti" questo Testimone come una grande espansione, potrai cominciare a sentire che la sensazione del testimone e la sensazione della montagna sono la stessa sensazione. Quando "senti" il tuo puro Sé e "senti" la montagna, riconosci che sono esattamente la stessa sensazione. In altre parole, il mondo reale non ti è dato due volte, una là fuori, una qui dentro. Questo "essere due volte" significa "dualità".
KEN WILBER
Poiché le nostre mire non sono alte ma illusorie, i nostri problemi non sono difficili bensì privi di senso.
WITTGENSTEIN

Lo scopo del metodo di respirazione presentato in questo libro è qualcosa che ha implicazioni di straordinaria portata: la fine del conflitto e della divisione interiore, la coscienza del Sé, possiamo dire che è qualcosa che ha a che vedere con l’illuminazione. Si tratta, dunque, di un argomento ampio e controverso che comporta l’assunzione di prospettive intellettuali non ordinarie, in un’area della ricerca in cui nulla può darsi per scontato. Inoltre, affrontando la cosa seriamente è chiaro che per l’io l’illuminazione è l’ultima e suprema illusione, e che la vera illuminazione ha luogo quando scompare l'identificazione con l’io che la persegue. Paradossalmente il risveglio dell’autorealizzazione può essere considerato un processo facile e naturale come risiedere senza sforzo nella propria vera natura, allo stesso modo in cui siamo “noi stessi” senza dover far nulla per esserlo, e nello stesso tempo, l’emancipazione dalle dinamiche egoiche è la più difficile sfida per l’uomo. E' difficile dominare la mente, usarla e non esserne usati, e pochi uomini intuiscono una via per aggirarla e riconoscerne i tranelli e le illusioni.
Per un'autentica trasformazione interiore che conduca all'emergente Nuovo Piano di Coscienza e alla fine del conflitto è necessario un atteggiamento diverso da quello con cui siamo stati programmati da generazioni. Questa prospettiva comporta il riconoscimento che non siamo il personaggio, la personalità, la maschera, le immagini del pensiero bensì la coscienza osservante, libera da identificazioni. Comporta inoltre un atteggiamento non condizionato dai limitati valori della cultura cui apparteniamo.
Affrontare il tema della coscienza, del risveglio e della liberazione conduce di fronte al mistero che parte dell’umanità affronta da millenni nella ricerca della verità e della felicità.
Quando cerco di dare risposte ai problemi dell’esistenza e offrire qualcosa di autenticamente valido a chi ora sta scorrendo queste righe, mi accorgo che, quando cerco di definire l’essenziale, il linguaggio per sua natura conduce a paradossi e a verità parziali. Mi domando seriamente, se esista un insegnamento che possa essere trasmesso a cuor leggero, quando una verità cessa di essere tale quando la osserviamo da una prospettiva diversa, e che ogni affermazione ha validità in relazione al contesto. Oltre a questa parzialità intrinseca e ai limiti del linguaggio, ogni concetto sarà recepito diversamente secondo la situazione psicologica, l'esperienza, la maturità e il livello di sviluppo di chi sta leggendo. Per comprendere ciò che vorrei trasmettere e andar oltre le gabbie delle parole, è necessario quindi che il lettore applichi tutte le sue capacità intuitive.
Maestri e filosofi hanno sostenuto teorie opposte, entrambe “vere” e confermate da chi le sperimentava. Troviamo verità che si contraddicono non solo nel campo del pensiero ma persino nell’osservazione del mondo fisico e anche la scienza si trova di fronte all’inafferrabile, al paradossale, a una realtà che non è riducibile a un’interpretazione univoca, come, per esempio, quando osservando l'elettrone si constata che esso può appare un’onda o una particella secondo il modo in cui l’osserviamo. E' contemporaneamente due cose ma, se lo vediamo come onda, non possiamo vederlo come particella e viceversa. La fisica delle particelle ha aperto prospettive rivoluzionarie alle contemporanee visioni del mondo e tornerò più avanti sull’argomento. Con questo voglio solo ricordare che è essenziale rendersi conto che il punto di vista da cui si osserva la realtà offre verità diverse, che paiono spesso inconciliabili. Del resto, il principio di falsificabilità è alla base della scienza stessa, perché è riconosciuto il limite intrinseco di qualunque teoria che cerchi di definire la natura della realtà che ci circonda e della nostra coscienza che la percepisce, di cui ci sfugge l’origine, lo scopo e l’essenza.
Anche dal punto di vista della morale possiamo osservare come persino parole di "buon senso" possono essere nocive se rivolte a chi del “buon senso” è tanto schiavo da non osare esprimere comportamenti liberatori e creativi per eccesso d’autocontrollo. Per certi tipi di persone troppo stoiche è bene riuscire a comprendere ed esprimere un po’ d’edonismo, mentre a molti epicurei mancano doti stoiche che farebbero bene a coltivare. Ognuno ha la sua strada e inoltre un progetto di un autentico sviluppo deve essere integrale, comprendere intelletto e morale, scienza e religione. E' in questa direzione che sono dirette le più avanzate correnti della psicologia (la Psicologia Transpersonale in particolare). Esse offrono un'integrazione delle diverse correnti scientifiche e delle visioni del mondo e dei livelli di sviluppo, in un quadro abbastanza ampio da poterle includere e trascendere verso una più elevata sintesi.
Fortunatamente, oltre la ragnatela del pensiero e delle parole, la mente intuitiva permette di riconoscere la verità inesprimibile che integra gli opposti. Così, mentre il “cervello” è impegnato a leggere e la mente cerca di comprendere, incasellando nel già conosciuto le nuove informazioni e ignorando tutte quelle che non confermano ciò che già crede, accadono momenti in cui, come risvegliati da un sogno, ci troviamo liberi dal pensiero e dalla gabbia delle parole, e, nella consapevolezza momento per momento, mentre scompare l’io diviso, siamo davvero a contatto con la verità ineffabile che trasforma radicalmente la nostra prospettiva offrendo attraverso l'intuizione illuminante gli insegnamenti trasformativi che cerchiamo.
Il leggere, come ora il mio scrivere, accade allora senza che si sia un "io" che scrive o legge, senza bisogno di pensiero o sforzo. Una presenza lucida e impersonale nella comprensione immediata…
Appena ci fermiamo ad analizzare questo stato illuminato e ci identifichiamo di nuovo nell'io che si compiace di averlo raggiunto, tutto si complica di nuovo.
Senza accorgercene cadiamo nel paradosso dell'io che desidera trattenere l’attimo eterno… in cui l’io è trasparente e scompare! Tutto appare di nuovo difficile perché distaccandoci da esso per definirlo lo perdiamo e ricadiamo nel dualismo che ci separa dall'esperienza diretta. Le parole non lo possono incarnare e quando riemergono l'identificazione con l'io e i condizionamenti mentali, perdiamo il contatto con l'anima, la coscienza impersonale in noi, da sempre libera e luminosa.
Cercare di raggiungere questo stato naturale attraverso uno sforzo volontario, si rivela un modo molto efficace per allontanarlo…

La suprema condotta è assenza di sforzo. La meta della via degli esseri risvegliati è conseguita senza un sentiero da percorrere. Il sommo risveglio è realizzato senza qualcosa da praticare. La suprema meta è lo stato naturale senza aspettative. Rimani nello stato in cui non c’è nulla da meditare. Quando otterrai il non ottenimento, allora otterrai il “Grande Sigillo”.
C. TRUNGPA MAHAMUDRA

Questo stato di trasparenza, quando si manifesta, ci può apparire banale perché sembra troppo facile e normale, tuttavia è proprio lo stato naturale della consapevolezza, libero dalla nevrosi e dalla schiavitù del tempo psicologico e della frammentazione del pensiero, lo stato di coscienza indicato dai maestri della ricerca interiore. Uno stato di semplice presenza nell’attimo, libero dal conflitto, dalla divisione, uno stato di totale “presenza mentale”, o meglio, d’assenza momentanea delle distorsioni dell’io. Offre la consapevolezza di ciò che è, perché l'osservazione è liberi dalle immagini che la memoria ha accumulato programmando il nostro modo di pensare e di vedere, rinchiudendoci quindi nel piccolo mondo condizionato della quotidianità.
Stabilizzarsi costantemente in questa coscienza trasparente, che osserva senza identificazione e fluisce in armonia con la vita, è tanto raro che chi vive in questo modo viene a volte considerato un illuminato o un maestro, anche se dal suo punto di vista non si sente affatto speciale e diverso da chiunque.
Ma si tratta davvero di una rinascita seppure ci troviamo a essere ciò che siamo sempre stati. Anche dopo anni di pratiche con Yoga, Tantra e Mantra questo risveglio trascende tutti i metodi, nel momento in cui ci immergiamo nel semplice stato di Essere oltre ogni pensiero e descrizione… Ci identifichiamo con l’essenza osservante e non con gli oggetti osservati. La realtà limpida di fronte a noi non viene confusa con i pensieri che associamo alle cose, i pensieri sono riconosciuti come tali, l’io trasparente gioca spontaneamente il suo gioco… Tutto fluisce in armonia senza nessun "io" che agisce… tutto auto-accade
Prima che questo stato si manifesti, dobbiamo avere il coraggio di confrontarci con il nodo più profondo, con le ombre e paure dell’io e riconoscere gli inganni e le fantasie con cui la mente ci inganna anche quando crediamo di meditare, con suoi mondi ideali e realizzazioni future che mai accadranno. Come dice la Baghavad Gita, il sommo piacere è quello cha dapprima appare amaro e poi diviene dolce.
Molte illusioni di grandezza e di onnipotenza infantile devono essere distrutte, l'illusione di doversi difendere da qualcosa esterno a noi scompare quando scopriamo che il nemico è il nostro stesso io, l’orgoglio e la paura vanno smascherati, sino al nodo alla base di ogni problema mentale, sino al nodo del cuore, come lo chiama Ramana Maharshi. Se trascendiamo l’identificazione con il corpo e la personalità avremo accesso all'anima, ma ci vuole coraggio per guardare in faccia la realtà. La rinascita implica la morte di ciò che era illusorio, ma cui siamo molto attaccati.
Per questo R. Laing affermava che “l’uomo aborrisce la trascendenza” e le tradizioni spirituali ci parlano di un terrificante “guardiano della soglia” che preclude ai timorosi il passaggio verso la dimensione dello spirito. Non solo per i demoni che custodiscono il tesoro interiore dell'anima e del Sé (attaccamenti, paure, emozioni distruttive, abitudini, proiezioni e preconcetti ecc.), ma per il coraggio necessario a riconoscere l’ovvietà del tesoro stesso che da sempre è tanto vicino da non poter essere visto. Quando osiamo andare oltre i limiti del pensiero ordinario e sconfiniamo nella dimensione del Sè il tempo psicologico l’illusone dell’io separato sono smascherati e si dissolvono
Paradossalmente, quando cessa lo sforzo di cambiare ha luogo il cambiamento perché lo sforzo di liberarsi dall'io nasce dall'io stesso. Quando si esaurisce la tensione dell’io verso un altrove nello spazio e nel tempo, entriamo nel sentire profondo della consapevolezza indivisa. Perché ciò accada è necessario saper osservare la mente e il suo movimento con autentico distacco.
Tutti i diversi percorsi di ricerca interiore, quando sono perseguiti per ottenere credenziali a sostegno dell’io, si riducono a deludenti trip egoici. Quando invece hanno come motivazione un’autentica ricerca della Verità e sono corroborati dagli stati non ordinari della coscienza, conducono a un oggettivo sviluppo della saggezza e della consapevolezza. Si è allora guidati dalla vita stessa, da una coscienza impersonale e a questo punto ci si può trovare come chi finalmente smette di nuotare contro corrente e impara a fluire con il fiume e può così condividerne la forza e liberarsi dall’inutile fatica della lotta e della resistenza. La prospettiva del Sé ci permette di amare la vita e di viverla pienamente come mai avremmo immaginato possibile anche attraverso le inevitabili difficoltà e sofferenze. A questo punto riconosciamo come illusioni cose che consideravamo verità assolute cui doverci conformare e lo spirito che si rivela cancella tutte le false immagini, anche quelle che ci avevano spinto a iniziare la ricerca interiore.
Dopo che i Sogni di gloria dell’io sono crollati, ora che il desiderio di potere è svanito, otteniamo tutto nella semplice capacità di essere ciò che siamo. Finisce l’ansia di vivere, si dissolve la paura di morire… Per quanto oscuro e inesprimibile sia il nodo che ci fa sentire dissociati dalla pienezza della vita, esso è solo un sottile inganno che può svanire appena mettiamo a fuoco il nostro sentire, e riconosciamo la vanità dei meccanismi difensivi dell’io, i limiti della rete del pensiero e la natura delle distorsioni emotive che paiono offuscare la coscienza, inquinando la trasparenza interiore con desideri e paure.
A questo punto la prospettiva interiore si sposta dall’identificazione con il corpo, le emozioni e la mente, (che sono oggetti mutevoli nello spazio della consapevolezza) alla consapevolezza stessa che li contiene, e ci appare chiaro che siamo e siamo sempre stati l’immutabile soggetto osservante, il testimone senza forma della mente e dei fenomeni. La sempre presente consapevolezza, la semplice sensazione di essere, Ciò che osserva i molti che sono Uno ed è l’Uno che diventa i molti.
Quando si raggiunge questo stato di emancipazione si prova un’inesprimibile sensazione di libertà e il conflitto della divisione interiore si dissolve.
La tecnica di respirazione che presento è una via maestra per il raggiungimento di questo stato di coscienza ma in sé è solo un catalizzatore che funziona quando la direzione non è un altro prodotto dell'io separato e delle sue fantasie egocentriche.

Nella tradizione conscia del nostro io non troviamo nessun rinnovamento, ma solo rinforzo per le aride abitudini di una mente monocentrica che cerca di tenere assieme il proprio universo con sermoni colpevolizzanti.
J. HILLMAN, SAGGIO SU PAN

Quando ti interrogano curiosi, cercando di sapere che cosa Esso sia,
Non affermare nulla, non negare nulla.
Perché ogni cosa affermata non è vera.
E ogni cosa negata non è vera.
Come potrà qualcuno dire con verità che cosa può essere,
Finché egli stesso non ha pienamente raggiunto
Ciò che È?
E dopo che l'ha raggiunto, qual parola si può mandare da una Regione
Dove il carro della parola non trova una via su cui correre?
FILOSOFIA PERENNE

Dott. Filippo Falzoni Gallerani


INTRODUZIONE AL LIBRO DEL DOTT. FILIPPO FALZONI GALLERANI : "L'Io Trasparente". Edizione 2010" . Maggio 2010

La liberazione si manifesta attraverso la consapevolezza della nostra vera natura, in un risveglio che dissolve gli inganni mentali e ci permette di vivere in modo autentico e spontaneo.
F.F.G.

Da diversi decenni, numerosi eminenti scienziati e premi Nobel di fronte alle sconcertanti scoperte relative alla natura della materia e delle particelle subatomiche hanno riconosciuto che una visione materialista e meccanicista è insostenibile. Aspetti misteriosi e incomprensibili aprono nuovi orizzonti che implicano una prospettiva radicalmente nuova. Il cosiddetto Nuovo Paradigma e le teorie derivate dalla Fisica quantistico-relativistica ci offrono concezioni della realtà che hanno punti in comune con quanto da secoli ha intuito e insegnato il pensiero spiritualista ed esoterico. Grandi fisici affermano che non osserviamo un mondo materiale oggettivo, ma siamo immersi in una realtà olografica creata da una Mente Cosmica e il nostro stesso cervello ha natura olografica, cioè che ogni parte è in relazione con il Tutto. Nella fisica quantistica si è sostituito il termine Osservatore con il termine Partecipante, in quanto al livello delle particelle subatomiche l'atto di osservare modifica ciò che si osserva. Questa rivoluzione del pensiero ci fa intuire l'unità e l'interconnessione di tutti i fenomeni, l'illusorietà dell'io come entità separata, e ci spinge a concepire la vita che anima la natura da una prospettiva che riconosce un’intelligenza intrinseca alla materia con cui è possibile entrare in sintonia. L'intelligenza non è caratteristica del cervello umano bensì permea i processi evolutivi che hanno prodotto il cervello stesso. La nostra coscienza individuale non è che un riflesso di una mente cosmica incommensurabilmente più vasta. Le descrizioni dei mistici degli stati di Nirvana, Moksha, Samadhi, del Regno dei Cieli, ecc. rappresenta l'attuale consapevolezza di questa realtà, che si manifesta quando liberi dall'io ci arrendiamo alla vita e ci fondiamo con il Tutto.
La mente conscia attraverso il pensiero è in grado di elaborare una piccolissima parte delle informazioni che giungono al cervello con l'ulteriore limite di non essere in grado di esaminare contemporaneamente più di due o tre variabili, (per osservare più variabili è necessario usare carta e penna). La mente inconscia regola simultaneamente le funzioni delle migliaia di variabili, delle funzioni corporee, basti pensare al battito cardiaco, le complesse funzioni del metabolismo, della digestione, della circolazione, l'elaborazione di milioni di dati sensoriali al secondo, e al guidare miliardi di miliardi di cellule a compiti specifici. Stupisce pensare che il corpo umano è formato da cento miliardi di miliardi di cellule lo stesso numero delle galassie dell'universo conosciuto; ogni cellula è una galassia di atomi, formati da particelle sub atomiche che sono non materiali, come se il tessuto stesso della materia fosse solo "informazione" e non sostanza... Allo stesso modo in cui riconosciamo il corpo come unità, seppure sia formato da un'infinita colonia di cellule, l'universo stesso è un'unità, e ogni singola parte è connessa con le altre come lo sono le cellule del nostro corpo. Questi studi portano a visioni mistiche e fantascientifiche, quando provano che lo spazio e il tempo non sono affatto ciò che abbiamo sempre creduto e ci sono dimensioni della realtà che non avevamo mai immaginato, alla luce delle quali i fenomeni paranormali, come la telepatia, la chiaroveggenza, la precognizione, le straordinarie coincidenze e sincronicità della vita quotidiana, e i cosiddetti miracoli possono trovare una spiegazione.
Nuove informazioni e conoscenze non sono sufficienti a favorire un reale sviluppo della consapevolezza se non sono vissute interiormente. Tuttavia riflettere su queste scoperte ci ricorda che siamo di fronte al mistero della vita e che apparteniamo a un universo "intelligente" che si evolve e ciò ci può portare a guardare i fatti quotidiani da un'altra prospettiva oltre l’egocentrismo e quindi può far affiorare comportamenti conseguenti, animati dal senso del bene comune e alla resa ad un potere più grande. Da ciò nascono le motivazioni per iniziare una autentica pratica di ricerca interiore utilizzando gli strumenti che la scienza, la psicologia, le tecniche Orientali, la spiritualità e la Filosofia Perenne ci possono offrire e che sentiamo affini al nostro sentire.
L’aspirazione di questo cammino di conoscenza è un’armonica integrazione tra l'individuo, il prossimo e l’ambiente, una presa di coscienza delle dimensioni dell'anima e dello spirito da un livello di coscienza che ha passato il vaglio della razionalità e superato i condizionamenti culturali che relegano nella dimensione magica e mitica le esperienze religiose per coglierne l'essenza attraverso l'intuizione.
Attraverso lo sviluppo interiore, il contatto con l'anima e il riconoscimento dello spirito l'uomo può esprimere il proprio potenziale molto oltre i limiti dei cinque sensi e l'identificazione con l'io, trasformando radicalmente il rapporto con la vita. Questo cambiamento appare il solo modo possibile per migliorare le relazioni umane, la politica e l'economia e ristabilire un rapporto armonico con la natura, evitando così le catastrofiche previsioni che i futurologi ci annunciano. I problemi che vediamo nel mondo sono il prodotto del pensiero e ciò che l'uomo ha creato attraverso d'esso e non saranno risolti se non si riconoscono gli inganni del pensiero e dell'ego.
In questi tempi, gli scienziati e i futurologi sono a volte in sintonia con le apocalittiche visioni di mistici e sensitivi di tutto il mondo. Oltre ai tanti messaggi catastrofici che ci vengono da molte fonti scientifiche e non in questo periodo di crisi globale, previsioni più ottimistiche considerano il futuro prossimo un momento di grande risveglio collettivo, un salto quantico della coscienza, l'avvento della Nuova Era. Altri prevedono tempi evolutivi più lunghi e non temono per la scomparsa dell'umanità, ma aggiungono che non sarà l'homo sapiens a sopravvivere bensì l'homo noeticus la cui comparsa è prevista sul pianeta come prossimo gradino dell'evoluzione. Grandi studiosi riconoscono in una piccola percentuale dell'umanità contemporanea l'emergere di stati di risveglio e affiora in un numero sempre maggiore d'individui la consapevolezza del cosiddetto "Nuovo piano di Coscienza", il piano dell'anima e dello spirito. Con questo salto evolutivo si affermerà una mente che ha una visione più integrale della realtà, conscia dei limiti del pensiero e dell'illusorietà dell'io come entità separata dal resto. Una percezione della realtà in cui si possano armonizzare i diversi livelli di coscienza, ognuno dei quali possiede un certo grado di verità relativa.
Posso dire che: ho un corpo, frutto evolutivo del tempo incommensurabile delle ere geologiche e cosmiche, ho un'io che si è sviluppato attraverso il linguaggio che mi è stato insegnato, la memoria e la somma delle esperienze acquisite nella cultura in cui sono nato e anch'essa è il prodotto delle esperienze delle generazioni precedenti sino agli albori delle più antiche tribù, ho un'anima che ha caratteristiche, sensibilità e particolari attitudini innate libera da condizionamenti, che vive oltre lo spazio e il tempo ma non è un'astrazione metafisica anzi è la radice del mio sentire più autentico. A questo punto, se osservo il corpo, la mente e l'anima mi rendo conto che io non posso essere le cose che osservo, e come testimone sono oltre gli oggetti percepiti. Chi è allora ciò che chiamo "io"? Oltre a tutti gli oggetti percepiti rimane solo la consapevolezza, senza nome o forma; sono oltre lo spazio e il tempo, che come ogni fenomeno appaiono in Me. Io sono la Coscienza e non il grumo di pensieri con cui s'identifica il mio io sociale.
La rivoluzione del Nuovo Paradigma ha spinto il mondo scientifico a prendere in seria considerazione il mistero della coscienza per molti anni negletto. Ricerche interdisciplinari che riuniscono mistici e scienziati, psicologi e neurofisiologi, yoghi e fisici, e gli studi sul rapporto tra la Consapevolezza, la Mente e il Cervello, hanno particolarmente influenzato la Psicologia Transpersonale e riscoperto il valore terapeutico delle antiche pratiche di meditazione e controllo mentale caratteriste delle tradizioni Orientali.
Le nuove terapie hanno più ampi orizzonti che non limitano il concetto di salute al semplice adattamento sociale, o all'essere in grado di mediare il conflitto tra istinto e morale, e prender coscienza dei meccanismi edipici che condizionano sin dall'infanzia la nostra sessualità e i nostri affetti. Non riducono ogni stato d'animo a un semplice squilibrio del chimismo cerebrale risolvibile con la somministrazione di opportuni psicofarmaci. La Psicologia Transpersonale, riconoscendo il valore sia dell'intervento farmacologico in molte circostanze necessario, sia dell'interpretazione psicanalitica o comportamentistica, spazia nei reami svelati dal Nuovo Paradigma, in cui l'io è trasceso e la coscienza abbraccia stati di risveglio che trasformano radicalmente il rapporto con la vita. Gli studi sul rapporto tra la Consapevolezza, la Mente e il Cervello nella ricerca di svelare il mistero della consapevolezza hanno portato a visioni più ampie sulla natura della mente che hanno applicazione concreta sul piano terapeutico. Tra le altre cose, una delle più note al pubblico è la relazione tra gli stati d'animo e le difese immunitarie: la psiconeuroimmunologia. È stato provato che il benessere interiore che nasce da pratiche "spirituali" è cruciale per la salute del corpo e l'attivazione delle difese immunitarie molto più di quanto la psicosomatica avesse intuito nei decenni scorsi. Si è constatato che il cervello, attraverso l'apprendimento crea nuove connessioni trasformandosi oltre il suo completo sviluppo, cioè non smette mai di crescere… Che possiamo coltivare emozioni positive e difenderci da quelle distruttive attraverso la presenza mentale che nasce dagli stati di insight profondo… Che la meditazione e l’insight producono profondi cambiamenti neurofisiologici che si possono studiare in laboratorio con i nuovi strumenti ora disponibili… Che nel profondo custodiamo memorie che arrivano sino alla vita fetale e che tali memorie ci condizionano profondamente ma possiamo liberarci dei loro effetti se le elaboriamo con quelle pratiche che ci permettono di riviverle coscientemente… Che è possibile sperimentare stati di coscienza che producono immediate soluzioni intuitive e auto guarigione o che ci portano a trascendere i limiti dello spazio-tempo sino a una coscienza cosmica e donano momenti di beatitudine e lucidità inimmaginabili... E si potrebbe andare avanti con una lunga lista. Da questa prospettiva le scoperte della medicina, della psicologia, della sociologia, dell'antropologia, della neurofisiologia, della fisica, della biologia, e potremmo dire di quasi tutte le branche scientifiche, possono integrarsi con i cammini di autoconoscenza della Filosofia Perenne. Una visione che avvicina alla dimensione dello spirito, senza cadere nelle trappole delle religioni dogmatiche, e senza che l'ego si perda in regressive fantasie autogratificanti. Si tratta del tentativo di integrare il grande quadro della realtà in cui esistiamo, con Spirito, inteso come Sé o Coscienza, secondo quanto ci offrono le migliori fonti di conoscenza disponibili in tutti i campi.
Le ricerche sulla coscienza, sviluppate negli ultimi anni, sono caratterizzate dal riconoscimento dell'esistenza di un filo comune che collega differenti correnti filosofiche e sapienziali antiche e moderne che si propongono di condurre alla stessa meta liberatoria. Non metodi per sostenere l’io ma per indurre uno stato di risveglio che ci permetta di vederne il gioco illusorio; metodi adatti a indurre uno stato interiore che non si trova in mondi lontani, né consiste nell’abbracciare una fede, ma si esplica nella presenza silenziosa della coscienza del Sé che si esprime nell’armonia della vita quotidiana e in una diversa qualità dell’attenzione attimo per attimo. Una qualità della coscienza che offre una prospettiva diversa, libera dalla divisione e dai conflitti creati dalle gabbie del pensiero; una serenità, che oltre essere alla base della salute, è ciò cui l'uomo anela, ciò a cui è predisposto. Tutti cercano questa felicità, anche se generalmente lo fanno in modo egoistico e controproducente.
Tra le nuove tecniche ispirate dal Nuovo Paradigma e dalla saggezza Orientale, tratto in queste pagine del Rebirthing ad Approccio Transpersonale, tecnica che ho sviluppato negli ultimi decenni. Il Rebirthing Transpersonale, è basato su una tecnica di respirazione intensa e prolungata, volta ad un contatto con i livelli più profondi dell'individuo nella sua relazione con il Tutto, secondo le indicazioni di antiche tradizioni Orientali e dei nuovi orizzonti scientifici. Il Rebirthing Transpersonale può condurre all'integrazione e a migliori relazioni umane, alla salute e all'equilibrio, a catarsi liberatorie e al contatto con la dimensione "spirituale", con le radici stesse della coscienza da cui emerge “l'Io sono”. Quindi in queste pagine vorrei presentare non solo un importante strumento della psicologia contemporanea e che può essere benefico in una gran varietà di casi per il miglioramento della qualità della vita, dell'umore e della salute psicofisica, ma sottolineare che la sua efficacia è frutto del processo autoconoscenza e trascendenza che la respirazione può indurre come catalizzatore di stati esperienziali non soggetti al controllo dell'io e della mente. Vorrei stimolare l'intuizione del lettore sui temi profondi, altresì inesprimibili, che sono alla base di qualunque approccio terapeutico o sentiero d'autoconoscenza che si possa considerare autenticamente spirituale, volto cioè all’essenza e alla trasparenza dell'io ovvero alla più alta forma di “guarigione”.
Trattare seriamente temi spirituali nel contesto attuale vuol dire rifiutare le versioni della spiritualità e della saggezza Orientale oggi di moda, in quella versione banalizzante che si ammanta di spiritualità, ma in realtà è ancora solo un'espressione dei giochi dell'ego ed un'illusoria costruzione mentale, chiarendo dove si annida la sottile differenza tra il vero e il falso, per poter così discernere secondo coscienza un percorso sano di conoscenza. Il cammino è difficile e costellato di tranelli in cui facilmente si perde di vista la meta, e sentirsi "spirituali" grazie a un po' di buonismo è il più sottile inganno dell’ego narcisista.
Molti vivono condizionati dal conformismo e non sono in grado di pensare in modo libero e di affrontare con mente aperta la sfida della conoscenza di sé, altri cercano nello spirito una fuga dai problemi personali o momentanei stati di gaudio ed esaltazione, dimenticando che lo scopo di questo cammino consiste nel diventare migliori esseri umani, che fanno la loro parte in armonia con se stessi e il mondo.

La ricerca della liberazione è sofferenza. Anche se provate qualcosa d'ineffabile, volete sempre di più. Non esiste la permanenza nella natura delle cose. L'illuminazione (ammesso che ci sia) non è affatto un'esperienza. Così realizzate che non c'è niente da realizzare e questo è un duro colpo. Non è che io sia in uno stato di non-conoscenza; quando dico "non so nulla" questa è l'espressione del mio stato. Non so niente riguardo al mio stato. Un giudizio negativo o positivo al riguardo è solo nel campo del pensiero. Tutta l'immensa terra non è altro che te.
HSUEH-FENGV

Vasistha continuò: Oh Rama, ti dico che non c'è altro sentiero se non quello dell'autoconoscenza per poter tagliare completamente i legami e per attraversare questo oceano di illusioni.

Per l'illuminato quest'oceano di sofferenza non è che una piccola pozzanghera. Egli vede il suo corpo come uno spettatore osserva una folla lontana e non è influenzato dalle sofferenze cui il corpo è soggetto. L'esistenza del corpo non limita l'onnipresenza del Sé più di quanto le onde limitino la pienezza dell'oceano. […] Il riflesso di un oggetto nello specchio non può dirsi né reale né irreale. La sua realtà non si può definire allo stesso modo in cui non si può definire la realtà del corpo che essendo un riflesso del Sé non può dirsi né reale né irreale. Coloro che non sanno accettano come reale tutto quello che vedono di questo mondo, non così fa il saggio. Come il pezzo di legno e l'acqua in cui esso si riflette non hanno reale relazione, il corpo e il Sé non hanno reale relazione. Inoltre, non c'è di fatto alcuna dualità in cui tale relazione possa esistere. Esiste soltanto una sola infinita consapevolezza senza divisione in soggetto-oggetto. In essa la diversità è immaginaria, cosicché ciò che non può essere toccato dal dolore immagina se stesso nella sofferenza, come colui che credendo di vedere un fantasma vede un fantasma. Attraverso il potere del pensiero questa relazione immaginaria assume la forma del reale.

YOGA VASISTHA, LO YOGA SUPREMO

Pensavo che la mente o la coscienza fossero qualcosa che richiedeva un complesso e particolare sistema nervoso centrale e fosse presente solo negli organismi maggiormente evoluti. Il mio pensiero ora è che la Mente è sempre esistita e la ragione per cui questo è un universo che produce la vita è quella costante pervasiva presenza della mente che lo ha guidato in questo modo…
Le nostre crescenti conoscenze scientifiche indicano senza dubbio l'idea di una mente pervasiva intessuta con e inseparabile dall'universo materiale. L'idea può apparire un po' pazza, ma tale pensiero è antico di millenni nelle filosofie orientali.
George Wald, Premio Nobel

Samvritti: conoscenza del mondo relativoParamartha: conoscenza del mondo assoluto del vuoto
Rigpa: intelligenza che illumina il relativo ed il vuoto
Nello spazio vuoto di Rigpa sorgono realtà relative che Rigpa ugualmente illumina.
SAGGEZZA BUDDHISTA

L'occhio della carne e della mente vedono realtà relative, l'occhio della contemplazione il vuoto, e la realtà assoluta.

Dott. Filippo Falzoni Gallerani


"RICERCA" Maggio 2010


Oh Bhairav Nath (Shiva) Tu, rifugio di chi non ha amici,
Essere Supremo,
Che pervadi sia i mondi senzienti,
Che i non senzienti, pura Coscienza, Uno ed eterno, infinito...
Per la potenza della tua grazia
Oggi il mondo mi appare come la Tua Persona, o Mahesha,
E Tu come il mio Atman, e così sento quest'intera creazione come il mio stesso sé.
UPANISHAD


La Psicologia Transpersonale s'interessa in termini moderni e scientifici dello spirito, dell'anima e delle potenzialità latenti dell'uomo. Tali livelli e possibilità superiori della coscienza non possono essere escluse da una visione dell'uomo nella sua interezza e rappresentano la meta del suo sviluppo. Questi potenziali conducono alla saggezza e possono liberare l'uomo dalla sofferenza e dal conflitto. Benché oggi parlare di anima, spirito e di esperienze interiori di questo tipo possa essere per la gente comune un argomento inconsueto o astratto i saggi d'ogni tempo hanno indicato vie di realizzazione percorribili dall'uomo moderno con effetti certamente concreti sulla vita quotidiana. Solo negli ultimi decenni la psicologia occidentale si è aperta, dopo oltre un secolo di silenzio, al vasto orizzonte della trascendenza dell'io, e a metodi per lo sviluppo di qualità quali l'intuizione, la consapevolezza, la saggezza o la compassione, piuttosto che limitarsi a trattare delle patologie, spesso definite in rapporto alla devianza dal comportamento cosiddetto "normale". Certamente il Buddhismo, lo Yoga e le filosofie Orientali in genere, che dagli anni '70 si sono diffuse in Occidente, sono state determinanti per promuovere questi studi. La scienza in anni recenti ha riconosciuto l'efficacia trasformativa della meditazione e il valore psicologico e operativo della saggezza dei mistici, riscoprendo metodi che facilitano la consapevolezza dell'essenza interiore, lo Spirito, il Sé, la "Pura Consapevolezza", il testimone, il Divino nell'uomo. I rappresentanti di spicco di quest'area dello sviluppo interiore affrontano temi su cui è per tutti importante riflettere, se si vuol vivere in modo responsabile. La sofferenza dell'uomo dipende dal suo stato mentale confuso e offuscato e dal modo in cui si pone di fronte alla vita. Gli sforzi degli individui sono in genere diretti all'esterno, alla loro immagine, al successo materiale, al controllo delle situazioni. Molte energie sono spese per "cambiare" aspetti dell'io nel suo confronto con il mondo e si trascura di cercare di riconoscere che questo "io", sorgente di tanti problemi, è solo un aspetto superficiale del nostro essere totale. Se usassimo le stesse energie per manifestare i potenziali nascosti, senza perderci nei falsi problemi creati dalla mente, potremmo risolvere tanti dei problemi inutili che ci offuscano, e liberi da essi potremmo fluire con la vita, lasciando che siano l'intuizione e l'ispirazione a esserci di guida.
Gli uomini cercano in primo luogo di perseguire il piacere e di sfuggire il dolore, anche se inevitabilmente essi vanno e vengono e così lottano inutilmente per fuggire la realtà. Soprattutto, si cerca la felicità nella direzione sbagliata. La mente nella condizione normale è inquieta e distratta; s'identifica con ciò che osserva, dimentica la propria natura, mentre solo quando è silenziosa può udire i suggerimenti dell'anima. Essa diventa docile quando l'individuo si ricorda chi osserva la mente e il movimento del pensiero, ovviamente non è l'io illusorio creato dalla memoria, che viene osservato. Questo riconoscimento conduce alla trascendenza dell'io e in questa percezione immediata come svegliandoci da un sogno, si è coscienti per immedesimazione, di essere quell'ineffabile "qualcosa" che osserva e trascende la mente e il corpo, la sempre presente consapevolezza, trasparente e senza confini. Come uno specchio limpido non è influenzato da ciò che riflette possiamo partecipare alla realtà con equanime distacco e senza distorsioni.
In tutti i tempi, individui evoluti hanno riconosciuto che far tacere la mente è sufficiente perché sorgano stati di consapevolezza che producono chiarezza e serenità, amore e spontaneità offrendo una prospettiva radicalmente diversa della vita e della morte. Il riconoscimento attraverso l'autosservazione del movimento del pensiero e della natura illusoria dell'io esteriore conducono al risveglio e alla liberazione. Molti uomini credono di pensare ma "sono pensati", vittime del chiacchierio mentale e dei condizionamenti che impediscono loro di vedere la realtà se non attraverso distorsioni che determinano divisione e producono conflitto e sofferenza. Sappiamo che i pregiudizi impediscono di vedere correttamente le cose per quello che sono, ma il modo condizionato con cui si guarda alla realtà è così connaturato alla maggior parte degli individui che lo si considera "normale".
Parole come "anima" e "spirito" non sono comprese dai più se non come retaggio culturale di tradizioni religiose o come concetti astratti riferiti a qualcosa di molto lontano dalla vita di ogni giorno. L'anima invece, è quell'essenza coscienziale, situata oltre lo spazio-tempo, che tenta di esprimere il suo disegno creativo esperienziale attraverso di noi, ed è anche la nostra unicità peculiare. Al contrario dell'io che abbiamo costruito con l'esperienza, essa è innata.
L'anima può essere esperita mentre lo Spirito è ciò che "qui e ora" è testimone e substrato di ogni cosa, essenza che contiene lo spazio-tempo, che non può essere percepito perché "è ciò che percepisce". Il "Soggetto" che non può mai divenire "oggetto", esso è l'Uno senza un secondo, che trascende e integra l'anima individuale nella coscienza cosmica. Lo Spirito si situa prima e oltre il pensiero e le parole, perché si situa oltre allo spazio e il tempo. Nella visione indiana l'Atman (il Sé nella sua forma individualizzata) nella sua essenza è uno con il Brahman (il Sé Universale, l'Assoluto). L'anima, la cui realtà si situa ancora nel dualismo "io - mondo", nella sua essenza sconfina nel Brahman, nello Spirito Universale - principio universale della Consapevolezza e dell'Essere - di cui è raggio, oltre ogni dualismo.
Molti scienziati di fronte ai paradossi della fisica quantistica sono giunti a riconoscere che la Coscienza (Spirito) è l'interfaccia della materia e il suo substrato essenziale. Il cosmo stesso ha radici in dimensioni che trascendono lo spazio e il tempo che l'uomo non può concepire. Purtroppo questo concetto è spesso banalizzato e distorto da quelle scuole Newage che a questo punto affermano che possiamo con il pensiero creare ciò che vogliamo, confondendo la mente e l'io con l'anima e la Coscienza che li trascendono.
Quando si parla dello "Spirito", notiamo che i pregiudizi e falsi condizionamenti culturali dogmatici hanno usurpato il posto allo "Spirito Vivente" e fondato le basi della falsa spiritualità che domina il mondo. Dalla prospettiva limitata del livello mentale convenzionale (che oltretutto come abbiamo accennato è essenzialmente distorto) anche gli ideali, le fedi e le sagge filosofie quando sono considerate unilateralmente dalla prospettiva dell'ego ci allontanano dalla realtà nella sua immediatezza e mistero, nella sua ineffabile poliedricità e livelli, e danno adito al dogma e alla repressione, e ai conflitti che hanno insanguinato i secoli.
Lo spirito non è misurabile né descrivibile, ed è invece esperibile come stato di coscienza che si manifesta in un'ineffabile percezione non dualistica della realtà, nell'Unità in cui l'osservatore, l'osservato e l'osservazione sono indivisi. Quest'esperienza, inafferrabile per il pensiero razionale che per sua natura si basa sull'io, sul dualismo soggetto-oggetto, sul conosciuto e sul passato, può essere sperimentata attraverso l'autoindagine, l'insight e le tecniche che sono state "scientificamente" sviluppate dai mistici, dai saggi e sono la materia essenziale della Psicologia Transpersonale. Riconoscere la differenza tra la "mente egoica creata dal ricordo" e il "sé coscienza" è la vera iniziazione interiore che permette all'uomo di accedere al Nuovo Piano di Coscienza. La consapevolezza nella sua essenza è indefinibile: essendo il substrato stesso in cui ha luogo l'osservazione dei processi mentali con cui cerchiamo di definirla, essa è sempre "soggetto" e mai "oggetto". Per sua natura il pensiero non è in grado di cogliere la fragranza dell'esperienza diretta dell'Essere; infatti, spesso nell'istituire organizzazioni "spirituali" e nel propagare la fede attraverso i nostri "normali" sistemi di pensiero, creiamo spesso un'efficace trappola per chi ricerca la verità e rinforziamo i conflitti da cui volevamo fuggire attraverso lo "Spirito liberatore". Lo avevamo sentito bussare nel nostro cuore come il richiamo a un mondo più vero e buono e dopo averlo accolto si è rivelato un despota che c'imprigiona. Raramente la cultura imperante ci spinge a riflettere e indagare sulla natura di ciò che in noi osserva, o ci aiuta a comprendere gli ingannevoli meccanismi del pensiero condizionato. Forse poiché il pensiero accomuna tutti gli uomini, pare senza senso osservarne criticamente la natura e cercare di riconoscere se ha effetti distruttivi, e cercare modalità ed energie diverse per una vera trasformazione dell'uomo. Tuttavia è questa direzione trans-mentale e transpersonale la chiave del processo evolutivo che l'uomo deve affrontare.
Lo sviluppo del pensiero ha portato a sofisticate tecnologie, al benessere economico nei paesi industrializzati e a uno sviluppo scientifico senza precedenti, ma non a una migliore qualità della vita, e non ha di certo risolto i gravi problemi che vediamo nel mondo. Ha invece spesso condotto alla più profonda disarmonia e alla frammentazione che vediamo riflesse nei problemi ecologici e sociali che paiono sempre più gravi e irrisolvibili. La mente e il pensiero sono ottimi strumenti che dobbiamo dominare. La trasformazione del mondo comincia da noi stessi e passa per la trasformazione di sé.
Maestri dello Zen, dell'Advaita Vedanta, del Taoismo, i mistici Cristiani, e i "risvegliati" di ogni tempo e cultura cercano di indicare il sentiero della consapevolezza interiore che porta oltre al pensiero e all'identificazione con il corpo - mente.
Scaturisce dal contatto con il "testimone interiore" - "la sempre presente consapevolezza" - uno stato che è spesso definito: liberazione, risveglio, illuminazione. La visione "non dualista" integra l'impulso alla trascendenza oltremondano con il riconoscimento che il mondo è un riflesso dello Spirito e ne è inseparabile.
Recentemente, nel manifesto di un importante congresso sulla pace cui prendevano parte famosi personaggi del mondo politico e culturale tra i quali numerosi premi Nobel, è stato affermato che per risolvere i problemi e le sfide del terzo millennio l'uomo deve attraversare una trasformazione interiore che lo conduca a una Coscienza Cosmica. Una coscienza, quindi, libera dalle faccende egocentriche del pensiero, che può finalmente armonizzarsi con il Tutto e portare l'individuo a fluire con la vita quotidiana in libertà. Quando siamo rigenerati dal contatto con la "Pura Consapevolezza" la nostra personalità e il nostro io rinascono come espressione spontanea e autentica e la nostra individualità peculiare si esprime in armonia con il Tutto.
Come abbiamo ripetuto, assumere un atteggiamento autenticamente spirituale, olistico ed ecologico che conduca al benessere e alla pace, non è faccenda che compete al pensiero. Il proliferare di congressi e pubblicazioni su quest'argomento, se non sarà accompagnato dalla diffusione di pratiche esperienziali efficaci, porterà assai poco giovamento al mondo. Il cambiamento coscienziale non è l'accettazione di qualche nuova teoria, ma l'attuazione reale di un diverso modo di sentire. Le tradizioni spirituali ci hanno tramandato, oltre alle storie mitiche e simboliche, oltre a precetti morali e indicazioni per dirigere la società, anche autentiche vie esperienziali per il risveglio della Coscienza, che i mistici hanno utilizzato e trasmesso. La Psicologia Transpersonale ha assimilato un ricco repertorio di metodi che sono la sintesi dell'approccio scientifico moderno con la saggezza dell'Oriente. Tecniche esperienziali offrono a volte profonde immersioni in dimensioni interiori che attivano potenziali trasformativi d'incomparabile efficacia, e che spesso producono una vera e propria rinascita dell'individuo risvegliandolo alla propria vera natura. Questo processo comprende certamente la soluzione dei problemi psiconevrotici e dei blocchi energetici che inibiscono la realizzazione della pienezza di sé. La respirazione intensa del Rebirthing Transpersonale, poiché coinvolge il corpo, attiva l'energia vitale, scioglie blocchi energetici, risolve nella catarsi traumi passati e offre accesso a dimensioni superconsce e alla trascendenza dell'io, è una riconosciuta via maestra alla salute olistica.

"Il sufi" dice Jalal-uddin Rumi: "è parola non contenuta nel dizionario, il figlio del tempo presente." Il progresso spirituale è un progresso a spirale. Noi partiamo come bambini nell'eternità animale della vita in un punto del tempo, senza inquietudine per il futuro né rimpianto per il passato; cresciamo fino a entrare nella condizione specificamente umana di coloro che guardano avanti e indietro, che vivono in larga misura, non nel presente, ma nel ricordo e nell'anticipazione, non spontaneamente ma in base a una regola e con prudenza in stato di pentimento, timore e speranza; e possiamo continuare, se lo vogliamo, tornando con una sola virata verso un punto corrispondente al nostro punto di partenza nell'animalità, ma incommensurabilmente sopra esso. Una volta ancora la vita è vissuta nel momento: la vita, ormai, non di una creatura subumana, ma di un essere in cui la carità ha espulso il timore, la visione ha preso il posto della speranza, la spersonalizzazione ha messo fine all'egotismo positivo della reminiscenza compiacente e all'egotismo negativo del rimorso. Il momento presente è la sola apertura attraverso la quale l'anima può passare dal tempo nell'eternità, attraverso cui la grazia può passare dall'eternità nell'anima, e attraverso cui la carità può passare da un'anima nel tempo a un'altra anima nel tempo. Ecco perché il sufita, e insieme a lui ogni altro esponente che pratichi la Filosofia Perenne è, o cerca di essere, un figlio del tempo presente.
A. HUXLEY

Dott. Filippo Falzoni Gallerani


"L'INGANNO DEL PENSIERO CREATIVO" Marzo 2011


... Così, coloro che dicono di volere la giustizia senza il suo correlativo, l'ingiustizia, o un buon governo senza malgoverno, non comprendono i grandi principi dell'universo, né la natura di tutta la creazione. Si potrebbe allora parlare di esistenza del Cielo senza la Terra, o del negativo senza il positivo, il che è chiaramente impossibile. Eppure la gente continua a discutere, senza fermarsi; non può trattarsi che d'idioti o di furfanti... CHUNG TZU

L’io è strutturato esattamente come un sintomo. Non è altro che un sintomo privilegiato all’interno del soggetto. E’ il sintomo umano per eccellenza, la malattia mentale dell’uomo. LACAN


Ogni individuo intuisce giustamente di condividere la stessa natura dell’Atman, ma distorce tale intuizione applicandola al suo sé separato; ritiene che il suo sé sia immortale, onni-comprensivo, centrale nel cosmo, estremamente importante. Cioè, sostituisce l’Atman con l’ego. Poi, anziché trovare la totalità effettiva e senza tempo, si limita a sostituirla con il desiderio di vivere eternamente; anziché fondersi con l’universo, desidera possederlo; anziché fondersi con Dio, si sforza di fare la parte di Dio.
J. HILLMAN

Se si dimentica che lo spazio e il tempo non esistono e che appartengono solo alla mente, come si può osare di parlare di spirito?
Se non siamo stupiti di meraviglia nell'osservare lo spontaneo apparire dell'io e del mondo nello spazio della coscienza come possiamo riconoscere il vero Sé?

La memoria, l'esperienza e le razionalizzazioni del pensiero, non conducono alla libertà, per questo le grandi rivoluzioni non hanno trasformato la società. Questo accade perché è la coscienza dell'uomo in tutto il mondo e da secoli è vittima di una specie di allucinazione collettiva. La tanto attesa Nuova Era che porterà alla nuova coscienza sarà il risveglio da questa allucinazione prodotta dal dominio dell'ego, che con il suo bagaglio di condizionamenti è alla radice della divisione e del conflitto.
Se ci illudiamo di cambiare senza riconoscere la natura dell'io gireremo attorno senza mai liberarci dal conflitto. Se non riconosciamo i limiti del pensiero e attribuiamo all'io una natura indipendente la nostra visione sarà distorta.
Quando si parte da presupposti sbagliati qualunque teoria che ne deriva non potrà che causare ulteriore confusione.
Il tema è universale, userò tuttavia come esempio la teoria del "Pensiero Creativo" oggi molto in voga. Poiché si basa sulla prospettiva dell'io come agente separato in grado di agire sulla realtà esterna, anziché terapeutica è anch'essa motivo di ulteriori illusioni. Il fatto che la percezione convenzionale condivisa sia per lo più questa è il motivo principale della confusione e conflittualità che affliggono la società e gli individui in tutto il mondo. Appare chiaro che la normalità è patologica, mentre la liberazione dagli inganni mentali, la chiarezza percettiva di una mente libera dai condizionamenti e dal passato, è una condizione tanto rara da esser mitizzata: invece di chiamarla stato naturale, la si chiama illuminazione.

Profonde verità e narcisistiche illusioni si confondono.

La distorsione prodotta dalla erronea prospettiva della separazione egoica, ha creato la società attuale, su cui gravano grandi problemi economici, politici ed ecologici. Il pensiero che scaturisce da questa divisione ha creato enormi conflitti che l'uomo non pare in grado di risolvere. La competizione, l'egoismo, la paura, il desiderio di avere sempre più, la superficialità e l'indifferenza, dominano il pensiero e corrompono il mondo. L'uomo che desidera uscire dal conflitto, deve trovare una modalità della coscienza che non sia dominata dal pensiero e dall'egotismo.
Quanto ci viene offerto da molti psicologi e terapeuti d'avanguardia molto spesso non ha superato il nodo essenziale del falso io e contiene quindi qualcosa d'ingannevole.
Un esempio in cui ciò è particolarmente evidente è rappresentato dalla corrente del "Pensiero Creativo" cui paiono essersi convertiti quasi unanimemente i seguaci della New Age e gran parte di coloro che insegnano tecniche Olistiche. I movimenti del "Pensiero Positivo" anche se esprimono concetti di buon senso, cadono in un ingannevole narcisismo quando attribuiscono al pensiero proprietà che non appartengono a questo piano superficiale della coscienza. Al contrario di quanto affermano molti autori contemporanei, le tradizioni spirituali di ogni tempo sono concordi nel riconoscere un ambito specifico e ristretto al pensiero e spesso lo considerano anzi grave interferenza alla percezione della realtà.

Così recitano le prime righe della Voce del Silenzio:
Queste istruzioni sono per coloro che ignorano i pericoli delle facoltà psiche inferiori. Chi vuole udire e comprendere la voce di Nada, il tacito suono, deve prima conoscere la natura di Dharana (la concentrazione perfetta). Deve il discepolo, divenuto indifferente agli oggetti della percezione cercare il Rajah dei sensi, il produttore del pensiero, quello che sveglia l'illusione. La Mente è la grande Distruttrice del Reale. Distrugga il Discepolo la Distruttrice. Poiché, quando la sua propria forma gli apparirà irreale, come nella veglia tutte le forme vedute nel sogno; quando avrà cessato di udire i molti, egli potrà discernere l'Uno, il suono interno che uccide l'esterno. Allora soltanto, non prima, abbandonerà egli la regione di Asat, il falso, per entrare nel reame di Sat, il vero. …

L'idea che i nostri pensieri plasmano la realtà che ci circonda e che con il pensiero attiriamo il nostro destino, che non è del tutto sbagliata dalla prospettiva del Sè, dalla prospettiva dell'io dà adito a terribili fraintendimenti e può persino produrre problemi psicologici gravi, dal momento che il pensiero che nasce dalla prospettiva dell'io, non ha accesso alla mente creatrice anzi ostacola il fluire armonico degli eventi.
Se penso: "io creo il mondo che mi circonda" sono già perduto nell'illusione dal momento che con "io" intendo la "persona", l'entità creata dal pensiero attraverso la memoria e quindi la "storia" con cui mi identifico.
Se attribuiamo a quest'io l'onnipotenza creativa, siamo più vicini alla psicosi che all'illuminazione.
Dalla prospettiva del Sé, è evidente l'interdipendenza tra la consapevolezza e la materia, tuttavia il Sé non crea ciò che desideriamo, ma ciò che è giusto secondo leggi a noi ignote.
Il piano Causale, il Testimone senza forma, è considerato il substrato del mondo fenomenico, il quale non esisterebbe separato da esso, ed anche in questo caso ci si riferisce ad un livello di coscienza che si può percepire nell'assorbimento profondo che ha nulla a che fare con il pensiero.
Il risveglio interiore che trasforma la nostra relazione con la realtà non è un pensiero o un modo nuovo di pensare, bensì la chiara percezione della realtà e dei limiti del pensiero.
Abbiamo trattato altrove sulla natura del Sé, che per la saggezza perenne è una cosa sola con la Coscienza impersonale, con il Brahman e non ritorno qui sull'argomento.
Mettendo in luce le incongruenze del pensiero creativo non intendo negare l'ovvia influenza che ha il pensiero su ogni banale aspetto della vita quotidiana, (il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto), ma vorrei che fosse chiaro che stiamo osservando il problema secondo una prospettiva più profonda. Se ad esempio, una statistica dimostra che gli ottimisti hanno il 70% in meno di probabilità di morte per cardiopatia, non discuto che l'ottimismo e la serenità favoriscono la salute, piuttosto dubito che un soggetto pessimista possa diventare ottimista attraverso uno sforzo volontario, attraverso una reazione mentale al pessimismo. Penso invece, che vedere con chiarezza il movimento del pensiero con una mente attenta e libera dalle identificazioni dell'io, riconoscere con chiarezza ciò che ci condiziona, possa eventualmente recidere le radici del pessimismo.
Ogni serio ricercatore giunge ad accorgersi che il lavoro sul pensiero porta al silenzio e alla illuminante verità di una percezione non divisa in soggetto-oggetto. Ciò va oltre l'ottimismo e il pessimismo, è un'attenzione equanime libera da aspettative, del tutto estranea all'attaccamento a polarità positive in contrapposizione a quelle negative
Già nel terzo secolo prima di Cristo il maestro taoista Chung Tzu riconosceva chiaramente l'interdipendenza dei fenomeni e insegnava che la cosiddetta positività al fine nasce dall'aver trasceso gli opposti.

Tanti livelli attraverso quali osservare la realtà

Aggiungo altre riflessioni, anche a costo di ripetermi perché credo che l'importanza dell'argomento lo richieda. Come ho detto, in numerosi libri di successo troviamo scritto che finalmente è stato svelato il segreto della vita che porterà alla soluzione al problema umano: il pensiero crea!
Con questo s'intende che attiriamo con i pensieri ciò che ci capita e quindi decidendo di pensare positivamente tutto andrà per il meglio e potremo trasformare il mondo. L'idea di poter avere totale padronanza sul destino è estremamente allettante. Ma, nella vita reale basterà affrontare qualche dolorosa delusione per prender atto che le cose non seguono i nostri desideri e che i fatti del destino non rispondono ai nostri pensieri. Echi del pensiero magico ci spingono in questa direzione illusoria. Un proverbio indiano recita più o meno così: Vuoi far ridere Bhaghwan? Raccontagli i tuoi progetti.
Nello stesso tempo è insostenibile anche considerare che la nostra vita non rispecchi quello che siamo e che gli accadimenti che tessono la storia della nostra esistenza siano solo un'accozzaglia di fatti casuali riducibili a probabilità statistiche.
Tutti siamo colpiti quando nella vita ci accadono le coincidenze più improbabili, spesso questi eventi ci fanno intuire i disegni invisibili del destino. Già nella prima metà del '900 C. G. Jung ha trattato il tema della sincronicità, fenomeno che certamente rivoluziona ogni visione materialista dell'esistenza.

Chi scrive ha avuto una vita costellata da incredibili coincidenze e soprattutto nel rapporto con il Maestro in India eventi certamente inspiegabili, erano all'ordine del giorno. C'è da dire che anche queste misteriose correlazioni tra eventi accadono indipendentemente dai nostri pensieri e sono più frequenti quando nella psiche dell'individuo sono attivate delle istanze archetipiche, (e anche in questo caso non è il pensiero, bensì la psiche profonda ad influenzare il nostro vivere).

Il pensiero positivo può rafforzare l'ombra

Le rimozioni e l'ipocrisia connaturata all'ego che sfugge la propria ombra sono le fondamenta della prigione nevrotica. L'ego per sostenere la posizione del pensiero positivo, cade nella paradossale strategia di scacciare i pensieri negativi rafforzando l'ombra e questa contrapposizione rafforza il conflitto interiore.
L’io che, seguendo la guida fallace del desiderio, s'impegna in "pensieri positivi" nell’illusione che i pensieri creino la realtà obiettiva dimenticando l’influenza dell’inconscio, potrà solo ingigantire l’ombra prodotta dalle rimozioni.
C'è un'enorme distanza tra un atteggiamento di questo genere e qualunque Filosofia Perenne, ma è molto facile essere ingannati da qualcosa che non è del tutto falso pur contenendo l'errore di fondo di confondere la Coscienza con il pensiero, l'io con il Sé.
Il pensiero, strumento indispensabile sul piano lineare del divenire, è un ostacolo alla realizzazione di ciò che è esperienza diretta dell'Essere, e per rendersene conto basta meditare a fondo le parole di Jiddu Krishnamurti la cui lucida visione conduce a riconoscere i terribili conflitti che nascono dal dominio del pensiero. Questo è l'universale inganno dell'ego che non riguarda solo le illusioni semplicistiche della New Age, ma ogni aspetto della nostra vita.

Ogni medaglia ha due facce

Se credere nell'onnipotenza dell'io è patologico (patologia diffusissima in quest'era dominata dal materialismo spirituale e dal narcisismo) il quadro cambia radicalmente quando, riconosciuta l'illusoria natura dell'io, constatiamo che non c'è divisione tra la consapevolezza e il mondo. Dalla prospettiva del Sé causa ed effetto si annullano nell'interdipendenza. Quando giungiamo ad avere uno spiraglio di luce direttamente dallo Spirito (come pura consapevolezza impersonale oltre il tempo) comprendiamo l'assurdità delle fantasie allettanti che ci hanno ingannato.
E' chiaro che profonde intuizioni che hanno significato quando si è consapevoli di essere immersi nel flusso delle nostre limitate percezioni, nella bolla spazio temporale creata dalla mente, sono prive di senso da una prospettiva convenzionale che al contrario considera il mondo materiale differente dalla mente che lo percepisce ed esterno a noi, reale e solido e interpretato secondo le ideologie condizionanti delle tradizioni in cui si è cresciuti.
Se dimentichiamo che non stiamo osservando il mondo bensì stiamo percependo le risposte del nostro sistema nervoso (la luce e i colori sono solo la risposta di aree del cervello a una ristretta gamma di onde elettromagnetiche) e non una realtà oggettiva esterna, e che queste percezioni sono condizionate dal modo in cui è stato programmato il nostro modo di pensare, cioè se non riconosciamo la distorsione radicale creata dall'egotismo, dalla Fisica Quantistica e dalle tradizioni spirituali dell'Oriente possiamo trarre solo fantasie consolatorie. L'universo non esiste indipendentemente da qualcuno che lo percepisce, ma chi lo percepisce è il nostro vero Essere, il Testimone, non è l'ego, che distorce ogni percezione. L'io è il fantasma del pensiero che pare abitare l'apparato psicosomatico e lo percepiamo come noi stessi, mentre invero siamo la consapevolezza non divisa e oltre al tempo in quanto sempre presente, di questa e di ogni altra percezione.
Non solo i cinque sensi ci offrono percezioni parziali, ma tali percezioni sono interpretate secondo le abitudini del pensiero che è stato condizionato e programmato per millenni a percepire la realtà da una prospettiva dualista ed egocentrica. La realtà che percepiamo è stata creata da un modo di pensare emerso da poco e non del tutto dalle tenebre dell'inconscio e della superstizione.
I pensieri che ci condizionano sono un ostacolo alla percezione diretta della Realtà e ogni autentico risveglio a ciò che trascende lo spazio-tempo non può, essere descritto in parole e ridotto a concetti, spiegato e inserito in una "nuova teoria", può essere colto soltanto nel silenzio dell'attenzione che trascende il tempo e i concetti.
Tecniche che usano la respirazione come il Rebirthing Transpersonale sono uno strumento efficace per trascendere il pensiero, perciò utilizzare tali metodi esperienziali con un approccio che risente del dualismo del pensiero (positivo contro negativo) e ricade nelle logiche dell'ego mi pare una grave contraddizione in cui cadono molte scuole che paradossalmente si proclamano olistiche e pretendono di insegnare lo sviluppo della coscienza e vie di liberazione.

Esaminando i fatti della vita osserviamo molti esempi che ci fanno comprendere come sia facile cadere in queste distorsioni percettive dell'io come creatore degli eventi.
Quando si passa attraverso a quello che chiamiamo un periodo sfortunato, ci accadono incidenti e sgradevoli imprevisti e nello stesso tempo siamo giù di morale e non riusciamo a vedere i lati belli della vita. E' naturale che in questi periodi i pensieri siano spesso negativi e autocritici. Poi, da un giorno all’atro, la situazione cambia, la nostra mente torna serena, ci accettiamo per quel che siamo, e contemporaneamente le cose attorno a noi ricominciano ad andare bene e pare che la fortuna di nuovo ci accompagni. Ovviamente in questo periodo la mente è occupata da pensieri positivi. Da un certo punto di vista è straordinario costatare come sia inestricabile il legame tra il mondo interno e quello esterno, poiché contemporaneamente al cambiamento dell'atteggiamento interiore è cambiato il mondo attorno a noi, come se gli eventi "casuali" della vita rispondessero al nostro mutato sentire. Di nuovo proviamo quei momenti in cui il mondo appare luminoso, tutto va bene senza sforzo in un fluire spontaneo, nulla è fuori posto e notiamo frequentemente la sincronicità di coincidenze armoniche. In poco tempo la recente "depressione" viene superata e la si ricorda come un fertile periodo di crescita, una prova che abbiamo superato e una lezione della vita che dovevamo apprendere. Smettiamo di identificarci con quell’io autocritico e preoccupato (pre-occupato) e ci pare di essere noi stessi a creare la positività che ci circonda. Non ci rendiamo conto che è ritornato un periodo positivo di cui non possiamo attribuirci il merito. Anche quando riconosciamo di essere finalmente in una certa misura liberi dall’ego, dobbiamo riconoscere che si tratta di uno stato che va e viene indipendentemente dai nostri sforzi psicologici, (direi anzi che pare si manifesti proprio quando smettiamo di sforzarci e ci arrendiamo alla realtà). Così la misteriosa interrelazione sincronica tra interno ed esterno, viene confusa con una relazione di causa-effetto: quando penso positivo va tutto bene. Quello che penso accade…
L’ego che vuole sentirsi padrone della scena come agente indipendente, inserisce un legame di causa ed effetto tra il "pensiero" e gli "avvenimenti" e ciò, come chiaramente appare a un esame attento, è illusorio, e invece che alla saggezza ci spinge ancor più verso gli inganni del mondo. E' chiaro che da questa prospettiva siamo candidati al doverci sentire in colpa quando il vento cambierà e dovremo passare attraverso un altro periodo di prove, perché se è merito nostro quando le cose vanno bene, sarà colpa nostra quando andranno male. Cercando un perché a ogni cosa, senza renderci conto che ignoriamo la natura della realtà e le leggi misteriose del cosmo, accettiamo acriticamente spiegazioni moralistiche o superstiziose.
Altra incongruenza della teoria del Pensiero Creativo ci è offerta dalla constatazione che a volte si può essere depressi quando tutto va bene e di buon animo in periodi difficili, ma predisposti a notare questi casi d'assenza di correlazione.
Il saggio invero è colui che resta stabile nella buona e nella cattiva sorte, perché non si identifica con il personaggio ma arrendendosi alla vita è a contatto con il Sé. Non si tratta di un tale sempre fortunato e sorridente come le teorie del pensiero positivo spesso paiono suggerire, dispensando gravi delusioni agli incauti seguaci, ma di un individuo realmente umano e spontaneo.
Per dimostrare la superficialità della teoria del Pensiero Creativo, Ken Wilber usa l'esempio di Hiroshima: è assai improbabile che tutte le vittime pensassero allo stesso modo e tutti abbiano creato un'identica volontà autodistruttiva, è ovvio che tra le vittime ci saranno stati certamente migliaia di ottimisti.

Ciò da cui si può deviare non è il vero Tao

E' tuttavia un "positivo" segno dei tempi che un gran numero di persone siano attratte dal fare qualcosa per cambiare il loro atteggiamento verso il mondo e tentino, partendo dalla condizione dualista in cui ci troviamo, metodi per indurre un cambiamento verso una diversa qualità della vita. Seguire un sentiero che si rivela illusorio può essere l'insegnamento di cui si ha bisogno, perché l'ego possa essere trasceso è necessario passare attraverso l'esperienza della delusione, dal momento che solo quando riconosciamo ciò che è falso permettiamo al vero di apparire.
La Nuova Coscienza non duale, non ego-rifererenziale che i mistici hanno anticipato e i più avanzati studiosi moderni riconoscono, sta emergendo in seno alla vecchia e onnipresente concezione dualista che è fortemente cristallizzata e ancora dominante; secondo accurati studi al momento interessa il 2-3 % della popolazione mondiale.
E' naturale quindi che la maggior parte di coloro che sono attratti dalle filosofie in voga, quando osservano queste dimensioni psichiche di armonia, sincronicità e le misteriose trame degli eventi siano sviati dai tranelli dell’ego che se ne attribuisce il merito e utilizza il pensiero creativo per continuare il suo gioco.
Altri motivi per cui è facile illudersi nascono dal fatto che nella vita occasionalmente un desiderio si avveri esattamente secondo i sogni, o che qualcosa di specifico e improbabile accada poco dopo che lo avevamo pensato e desiderato.
Se si è presa la strada dell’io separato che crea il mondo anche questo ci convincerà che siamo creatori, senza prendere in considerazione che l'accaduto può essere spiegato come presentimento, una precognizione del futuro, o un fenomeno di sincronicità.
Secondo molti con il pensiero creativo, oltre ad ottenere successo materiale, si possano produrre a volontà ottimismo e allegria, ma si può constatare come sorridersi allo specchio quando si è depressi non funziona quasi mai.
Illudendosi di determinare gli eventi si rafforza la sensazione di un io separato, che, come ho detto, si dovrà considerare responsabile, quando si presenterà un periodo nuvoloso. Se ci si ammala, anziché accettare la malattia, si presenterà il senso di colpa di non aver coltivato abbastanza il pensiero positivo o di nascondere pensieri negativi. La distorsione con cui abbiamo iniziato a confondere lo Spirito, cui dovremmo arrenderci, con l’ego (che è antitetico alla dissoluzione nel Sé) conduce a travisare del tutto i veri insegnamenti. Si rafforza la tendenza a sfuggire il dolore e a cercare il piacere, quando il messaggio perenne è l’accettazione delle polarità. Si crede che la gioia spirituale di cui si è sentito parlare sia la felicità effimera che viene dall’esaudire i desideri che ci legano agli oggetti esterni, dimenticando che la gioia spirituale è la liberazione da questa dipendenza. E' la consapevolezza che ci libera dai conflitti mentali e ci fa percepire l’attimo eterno, quella consapevolezza nel qui e ora oltre i confini del pensiero e il tempo psicologico.
E’ facile prendere strade sbagliate quando uno stuolo di "esperti" ci offre l’allettante illusione di poter essere felici e prosperi attraverso semplici esercizi mentali basati sulle affermazioni positive o simili pratiche.

I maestri della Filosofia Perenne insegnano che dovremmo essere consapevoli del flusso disordinato dei pensieri e che dovremmo mettere ordine e pacificare la mente ancor prima di pensar d’iniziare a percorrere un sentiero spirituale. Se è vero che accadono inspiegabili coincidenze che paiono dirette a uno scopo, dobbiamo ricordare di non cadere nell’inganno dell’io come creatore dello spettacolo, quest’io se lo analizziamo non è altro che un pensiero mutevole e ripetitivo che emerge nel flusso dei pensieri e scompare nell’attenzione non divisa della presenza mentale. Questo "io" è un’illusione in quanto non ha un’esistenza indipendente da stati interni ed esterni, è prodotto della memoria e del pensiero, ed è una realtà concettuale e linguistica più che la fantasmatica entità oggettiva con cui ci identifichiamo. Per comprendere dovremmo andar oltre alle parole e riconoscere, in uno stato di lucida osservazione diretta, la natura mutevole del pensiero "io" e arrivare all’essenza che è oltre il pensiero e le parole, oltre i dualismi ed i concetti. Per definirlo usiamo termini come "il testimone senza forma della sempre presente consapevolezza", o: la coscienza-consapevolezza priva d attributi substrato di ogni fenomeno, il sé, l’essenza della coscienza, l’Io –io di Ramana (l’Io impersonale che osserva l’io). Quando viene il tempo in cui l’io si dissolve appare chiaro che un potere ben più grande e misterioso regola il mondo e le nostre azioni. Per arrenderci a esso dobbiamo rinunciare alle fantasie di onnipotenza dell’io separato, esse rafforzano quel fantasma mentale che è origine di tutte le sofferenze, che ci allontana dalla verità e dall’impensabile silenzio necessario perché si possa sentire che siamo un'anima, affinché la volontà della vita si possa manifestare, con i suoi "miracoli", attraverso di noi. Se è chiaro che l'ego nei suoi tentativi di auto-miglioramento crea solo paradossi e ulteriori conflitti, dobbiamo anche riconoscere i limiti e gli ambiti del libero arbitrio. Per lo sviluppo della consapevolezza la responsabilità individuale ha più a che fare con l’autenticità dell’essere che con sforzi di cambiare. Dobbiamo vedere con chiarezza e accettare ciò che è, e sarà l'autenticità del sentire a produrre il cambiamento.

Il significato del termine religioso è: riunire tutte le proprie energie per comprendere la natura e il movimento del pensiero, riconoscerne i limiti e andare oltre. J. KRISHNAMURTI

E' fondamentale riconoscere con chiarezza i meccanismi di Transfert e Controtransfert

Gli operatori nel campo delle tecniche di crescita interiore non devono dimenticare alcune basi della psicologia analitica come il Transfert e il Controtransfert.
Gustav Jung ha riconosciuto che in tutte le relazioni in cui un soggetto dischiude le sue emozioni e i suoi profondi sentimenti a un altro, si crea un particolare legame emotivo.
La proiezione del paziente verso il terapeuta è influenzata da archetipi che inducono una relazione emotiva particolarmente intensa. Questi archetipi che emergono dall'inconscio rappresentano figure come quella del padre, del saggio, del maestro, della guida spirituale, e persino di divinità mitologiche e attraverso questa proiezione chi è nella posizione di guida, è investito da un'autorevole aura di superiorità e potere. Questo è un nodo centrale della psicologia analitica che Jung, spesso attraverso l'analisi dei sogni, risolveva portando il paziente a riconoscere in sé l'istanza inconscia proiettata.
L'individuazione del paziente si attua attraverso la consapevolezza che, ad esempio, le qualità intuitive proiettate sulla figura del "maestro" sono potenzialità nascoste in dimensioni della coscienza. Attraverso l'attenzione e l'ascolto dell'inconscio il paziente può farle emergere e divenire attuali in sé.
Il soggetto allora non dipenderà più da un'autorità esterna, che sia quella del padre, del terapeuta, ma potrà agire secondo la propria coscienza autentica e spontanea come adulto responsabile e libero. A livello più profondo non dipenderà da un Dio esterno creato dal mito, si libererà dalla possessione dell'archetipo proiettato per riconoscere la natura divina della Coscienza.
La soluzione del Transfert permette all'individuo che ritrae le proiezioni di vedere con chiarezza che il terapeuta esperto ha compito di fare da specchio perché i giochi della mente dominata dall'inconscio possano essere riconosciuti.

Questo riconoscimento è un aspetto cruciale della "guarigione" e facilita l'emergere di potenzialità e capacità sepolte e sconosciute all'individuo. Sarebbe molto grave che il terapeuta invece di aiutare l'altro nel processo di autorealizzazione si compiacesse di identificarsi con l'archetipo e sfruttasse il potere che ne consegue.
Lo psicanalista esperto ben conosce i pericoli del controtransfert che consiste appunto nel soggiacere al legame emotivo con il paziente, ed entrare nel ruolo di guru e di padre che inevitabilmente indurrà una condizione di dipendenza psicologica producendo come risultato l'opposto di ciò che l'analisi si prefigge.
Chi si pone come guida al pensiero creativo, o cose simili oggi in voga, generalmente non si rende conto di quanto sia forte la seduzione prodotta dalle circostanze che si creano quando ci si pone in una relazione d'aiuto e come le illusioni si rinforzino in un gioco di proiezioni.
Immaginiamo questo esempio: in un bel sito di Internet prometto successo e salute attraverso la mia tecnica appresa in Oriente, la gente s'interessa al mio lavoro allettata da promesse di felicità, li metto nelle condizioni di aprire il loro cuore e di proiettare su di me l'immagine del Guru. Quando un buon numero di persone paga i miei seminari mi pare che ciò sia la più bella dimostrazione per me e per gli altri che il mio metodo funziona, infatti sono diventato ricco e mi sento rispettato e ammirato, ero un uomo qualunque ed ora sono trattato come un Maestro… Posso quindi sentirmi in diritto di insegnare che: se farete come me anche voi potrete raggiungere questo stato di prosperità e padronanza sul destino ed essere felici.
Se la vostra vita continua nel tempo a essere miserevole e conflittuale dipende dal fatto che non avete seguito a fondo i miei insegnamenti e dovete partecipare ad altri seminari per finalmente imparare a cambiare i vostri pensieri inconsci, ecc..
La figura del Guru in India è culturalmente concepita in modo assai differente, la resa al Guru è uno strumento efficace a eliminare la presunzione dell'ego. Mi arrendo al Guru nello stesso modo in cui mi arrendo e accetto il mio destino, senza confondere la dimensione umana del maestro con il ruolo che rappresenta. I veri Guru, che in India sono una minoranza, sono degli specchi purissimi e con il loro comportamento spesso paradossale, distruggono ogni illusione e dipendenza per spingere il devoto a essere luce a se stesso, a svegliarsi alla propria vera natura, a riconoscere il potenziale della sua anima.
Un giovane appassionato di filosofia orientale e letture New Age certo cullerà il sogno di diventare un giorno lui stesso un maestro. Se nel tempo si pone come insegnante e la gente inizia a trattarlo come tale e a mettersi nelle sue mani è difficile che abbia la forza di rendersi conto che insegna cose che ha compreso, ma mai del tutto realizzato. Sentirsi un maestro lo fa sentire bene e ciò ingannevolmente gli pare già un segno di autorealizzazione. La sua sicurezza è precaria poiché dipende dai suoi seguaci che seguendolo creano il personaggio della guida che lui invero non può essere. Se i suoi limiti umani venissero a galla e loro ritraessero le proiezioni si sentirebbe un nulla. Non è facile riconoscere che ciò che siamo veramente è il grande mistero, la nostra umanità più autentica che è difficile trovare oltre i condizionamenti e la frammentazione del pensiero. Non è il prodotto delle proiezioni altrui e sino a che non si è superato l'inganno egoico che ci spinge a diventare qualcuno, tutti vivremo nella rete del tempo e del pensiero che inevitabilmente produce i conflitti e l'alienazione che vediamo riflessa nel mondo intero.
La liberazione e l'autorealizzazione si manifestano attraverso l'autotrascendenza, in antitesi con le temporanee illusioni dell'ego che si è immedesimato nella personalità superficiale gratificata dal ruolo di guru indotto dal controtransfert. Si tratta di una trasformazione radicale.
Una coscienza integrata non dipende dal mondo perché lo percepisce con chiarezza. L'individuazione è oltre i ruoli sociali e non può essere confusa con il gioco di specchi che produce ogni relazione in cui ci si apre interiormente all'altro.
Al fine, non c'è nulla che debba essere criticato, anche se questa società produce numerosi pseudo guru che pretendono di avere la ricetta della felicità e vendono illusioni, essi nel tempo non passeranno il vaglio dell'esperienza. Solo così gli individui delusi che vorranno continuare la ricerca saranno spinti a riconoscere gli inganni del pensiero e accedere a quella presenza mentale, a quella chiarezza percettiva, a quello stato naturale che dissolvono il dualismo
.


Dott. Filippo Falzoni Gallerani


"LA RICERCA DI SE' E GLI INGANNI DELL'IO" maggio 2011

"Se la luna, mentre completa il suo eterno viaggio intorno alla terra, ricevesse il dono dell’autocoscienza, sarebbe certamente convinta di stare viaggiando secondo la propria decisione lungo la sua strada con la forza di una decisione presa una volta per tutte. Allo stesso modo un Essere dotato d’intuizione superiore e una più perfetta intelligenza, che osservasse l’uomo e le sue azioni, sorriderebbe dell’illusione umana che lo spinge a credere di poter agire secondo il proprio libero arbitrio. (Albert Einstein)

"Tutti gli esseri animati e inanimati di cui è composto l’universo, che ha la forma di un cerchio ininterrotto, sono permeati dal Brahman che è al di là di questi. M’inchino a questa suprema realtà. OM (Skanda Purana)
Il significato del termine religioso è: riunire tutte le proprie energie per comprendere la natura del pensiero, riconoscerne i limiti e andare oltre
." (J. Krishnamurti)

Immaginate che l’oceano sia la vita, e che i singoli individui siano le onde. Allo stesso modo in cui l’uomo s’identifica con la personalità, la mente e il corpo come qualcosa di separato dalla vita e dal cosmo, immaginiamo che l’onda sia dotata di autocoscienza e percepisca se stessa come individualità separata dall’oceano. Percependosi come onda si rende conto della propria piccolezza rispetto all’immenso oceano e attraverso la riflessione sarà spinta prima o poi a confrontarsi con il problema della morte.
Lo spazio che la separa dalla costa finirà nel tempo, perché il suo moto tende inesorabilmente verso la riva che rappresenta la sua fine ineluttabile. Sa che un giorno andrà a sfracellarsi contro la scogliera, dopo di che sarà risucchiata dalla risacca che distruggerà la sua forma e la farà scomparire nell’ignoto, oppure si dovrà dissolvere in una morte prematura prima ancor di aver raggiunto la riva, per una bonaccia inaspettata.
Dal terrore del non essere, sono nate meravigliose fantasie compensatorie di vita eterna, di resurrezione e va sempre molto di moda la reincarnazione.
“Dato che in questa vita sono stata un’onda qualunque non ammirata da alcuno, nella prossima vita verranno a fare i surf su di me e finirò in televisione“, dice l’ondella frustrata. Una dice: “Spero che le onde morte dall’aldilà m’inviino qualche messaggio che sia di guida al mio cammino”. Un’altra onda crede che se si sforzerà abbastanza a lungo nella pratica della meditazione potrà fermare i continui alti e bassi del suo vivere e forse persino raggiungere l’immortalità, congelata in un arco perfetto. L’onda narcisista spera solo che altri la ammirino, e nel suo scrosciare spumoso dopo un’impennata dovuta al Maestrale, si sente molto brava e crede forse di aver imparato la danza di Shiva (le magie dell’oceano Indiano).
Un’altra si preoccupa tutto il tempo che altre onde non la sovrastino e se qualcuna interferisce con il suo percorso, intralciando il suo fluire negli spazi sconfinati della superficie marina si arrabbia molto. Un’altra intuisce che la sua origine appartiene a qualcosa di più grande e immagina che se un giorno potrà conoscere il Creatore, diventerà l’onda altissima che ha sempre sognato essere, come quelle che in Oriente si dice raggiungano altezze vertiginose.
Queste onde meravigliose e antiche, a chi le interroga dicono che vanno così in alto senza alcuno sforzo, e son così grazie all’oceano (per grazia del Creatore) e non per merito loro. Onde giganti e armoniche che rinascono di anno in anno durante il monsone. L’onda meschina pensa: “quelli sono i maestri che dobbiamo imitare e si reincarnano di vita in vita solo per dare insegnamenti, loro non hanno attaccamenti e sono così umili da dire che non sono nessuno, che non fanno nulla“. Invero non hanno ascoltato né capito il messaggio sempre ripetuto che più o meno è sempre questo: “non sono io, ma il Padre mio che agisce in me, non sono diversa da voi perché non esiste nessun io, condividiamo la stessa natura, solo il mare esiste, la nostra è un’apparenza transitoria, la verità immutabile è il mare con il suo immutabile mutamento, arrenditi alla volontà del cielo, ecc.”. Ma nessuno comprende, anzi tutti continuano a tessere miti sui poteri miracolosi delle onde dell’oceano indiano.
Le onde meno narcisiste, rare di questi tempi, invece di farsi prendere dalla competizione con le loro simili, cercheranno di dirigere i loro sforzi alla ricerca dell’anima, a una serenità stabile che liberi dai continui alti e bassi della vita.
L’onda più matura intuisce la profondità dell’oceano, ma immagina, suggestionata dalle illusioni che popolano la superficie chiassosa delle acque inquinate da superstizioni e fantasie di onnipotenza, che quando avrà trovato la propria anima potrà diventare un’onda che ha un’alta cresta e nessuna valle, con un grande potere di controllare il destino e realizzare i desideri
Ogni sforzo di diventare un’onda più saggia ed equilibrata si dimostra frustrante perché le maree, i venti e i terremoti sono forze incontrollabili. Ed è chiaro, soprattutto, che un’onda che abbia una cresta e non una valle non esisterà mai.
Gli improvvisi uragani che la innalzano verso il cielo non dipendono dal numero di mantra che l’onda ha recitato durante il suo passaggio sulla superficie dell’Oceano Indiano, né le deprimenti bonacce sono punizioni per i suoi atti impuri.
Onde più intelligenti capiscono che la soluzione consiste nella riunione del loro ego individuale con il Sé (il mare), ma anche lo sforzo in questa direzione conduce inutili fatiche sino a che l’onda identifica il suo destino mortale con la vita. A questo punto alcune onde giungono a pensare che forse era meglio vivere come fanno quelle onde che non cercano alcuna liberazione, forse meglio vivere alla giornata, tanto che cos’è la vita? Non ha alcun senso, si muore e tutto finisce… arraffa quel che puoi, sottometti le onde più piccole e c’è sempre qualcuno più piccolo da dominare, goditela fin che puoi.
L’onda che ha preso una piega spirituale non può tornare indietro, sente che c’è in lei stessa qualcosa di più grande e intuisce profondità abissali. Dopo aver tentato a lungo e invano di trovare un proprio sè stabile, quando comprende che non ci può essere una cresta senza una valle, né alcun metodo efficace per tirarsi su nei momenti di bonaccia, libera da queste illusioni a un tratto ricorda come un’eco lontana che, tanto tempo prima, al momento del suo nascere, si sentiva oceano. Allora non aveva un io e una storia, la vita scorreva attimo per attimo, spontaneamente, ma poi questa sensazione è scomparsa nello sforzo di creare un personaggio secondo gli ideali delle onde che l’avevano generata e di quelle che la circondavano.
Il cammino spirituale che gli avevano suggerito i numerosi gruppi di onde New Age, consisteva nel mettere in pratica degli stratagemmi mentali per trovare l’amore e vincere la paura. Si diceva che onde sagge avevano tramandato queste conoscenze in secoli lontani, ma che la fonte originaria fosse il Creatore stesso e oggi finalmente queste informazioni erano state riscoperte da autori di bestseller.
Stratagemmi che purtroppo si mostravano, alla prova dei fatti, del tutto inefficaci e che, alla luce di un’analisi più profonda risultavano non essere stati ispirati da Dio (o dal mare), bensì essere solo una versione distorta delle intuizioni dei saggi, diffusa a livello planetario da onde molto spaventate dalla morte e dal confronto con la vita, ansiose di diventare sante (e senza valle). Erano certe che con questi metodi sarebbero state protette, evitato le bonacce, raggiunto l’illuminazione e che dopo la morte sarebbero rinate in mari felici.
Queste tradizioni erano state tramandate in una forma che ne stravolgeva il messaggio, da onde che offrivano all’io illusori sostegni per aiutarlo a sfuggire l’inconcepibile idea di non essere.
Le onde veramente sagge, che riconoscono di essere una cosa sola con il mare, non sentono il bisogno di cambiare nessuno e parlano poco, perché sanno che quando parlano vengono sempre fraintese. Se non lascia l’identificazione con l’io separato, l’onda non può che interpretare ogni cosa da una prospettiva illusoria che distorce anche le più profonde verità.
L’onda, (l’uomo) non vuole veder morire l’illusione dell’io, seppure sia questa l’unica via alla vita eterna. Aborrisce la trascendenza di sé che pretende di cercare, vorrebbe liberarsi dalle colpe e dai peccati, ma non dai meriti. Non vuol rinunciare alle proiezioni illusorie che hanno costruito il teatro samsarico della vita; quindi persiste nel conflitto che nasce dal compito impossibile di diventare ciò che non si è, vittima d’insaziabili desideri di automiglioramento.
Un bel giorno l’onda riflettendo sull’inutilità di ogni sforzo si arrende e accetta di essere com’è. “Sia come il mare vuole,” “Sia fatta la tua volontà”, “OM Namah Shivay”, queste frasi diventano improvvisamente un’azione interiore e non soltanto uno slogan da ripetere rimanendo ben saldi nel senso di separazione. Di colpo con infinito sollievo scopre che da sempre non c’era mai stata alcuna separazione tra sé e il mare e che quest’unione non implica smettere di essere contemporaneamente un’onda. Riconosce che, se si abbandona alla Vita, la sua vita andrà comunque come deve. Ciò che accade è inevitabile. Una lucidità mentale prima sconosciuta svela l’inganno dell’io e pone fine al dualismo, io-mondo, micro e macro, alto e basso, bene e male, che ora coesistono nell’interdipendenza e non nella contrapposizione. Ecco finalmente la liberazione.
Invero non è cambiato nulla. La cresta e la valle ci sono come prima, né questa consapevolezza innalza la statura dell’onda. E’ solo la fine del conflitto interiore. Senza alcuno sforzo si è dissolto il problema del divenire, della morte e del tempo. Eterno movimento delle onde, eterni abissi silenziosi e immobili. Misteriose creature abitano in noi e delfini giocano sulle nostre spalle. Tutto è Uno. La vacuità di cui parla il Buddha, il Brahman degli Hindù, lo Spirito Santo dei cristiani, l’impensabile vuoto quanto-meccanico dei fisici, che il pensiero e la fantasia non possono neppure sfiorare, permea la realtà apparente.
Il piccolo io si identifica con l’onda, il grande io con il mare, quando l’io scompare, scompare sia l’onda sia l’oceano. Ciò che rimane è lo stato naturale, prima di cadere nel sogno del pensiero da cui deriva l’illusione dello spazio e del tempo..

"Quando si hanno solo sensazioni, percezioni e impulsi, il mondo è arcaico. Quando aggiungi la capacità di formare immagini e simboli, il mondo appare magico. Quando aggiungi concetti regole e ruoli il mondo diventa mitico. Quando emergono capacità riflessive formali, il mondo appare razionale. Con il pensiero sintetico integrato si vede il mondo esistenziale. Quando il sottile emerge, il mondo diventa divino. Quando emerge il causale l’io diventa divino. Quando emerge il non duale, il mondo e l’io sono realizzati come lo Spirito uno".(Ken Wilber)

Lo scopo principale della psicoterapia non è quello di portare il paziente a un impossibile stato di felicità, bensì di insegnargli a raggiungere stabilità e pazienza filosofica nel sopportare il dolore. Il compimento e la pienezza della vita richiedono equilibrio tra gioia e dolore. Spesso dietro la nevrosi si nasconde tutto il dolore naturale e necessario che non siamo disposti a tollerare. (C.G. Jung)

La coscienza in te e la coscienza in me, apparentemente due, sono in realtà una sola, cercano l’unità e questo è amore. Il tuo maestro supremo è il tuo “sé”. Il maestro esteriore è solo una pietra miliare. E’ solo il tuo maestro interiore che ti accompagnerà alla meta, perché egli stesso è la meta. (Nisargadatta Maharaj)

Il modo in cui noi umani siamo,
è una casa per gli ospiti.
Ogni mattino un nuovo arrivo.
Una gioia, una depressione, una cattiveria,
una momentanea consapevolezza
viene come un ospite inatteso.
Dai loro il benvenuto, ed intrattienili tutti.
Anche se sono una folla di dolori
che violentemente spazzano via
tutti i mobili della tua casa.
Tratta ugualmente ogni ospite con onore.
Forse ti sta ripulendo per prepararti
a qualche nuova delizia.
Il pensiero oscuro, la vergogna, la malizia.
Incontrali sulla porta ridendo
ed invitali a entrare.
Sii grato a chiunque venga
perché ciascun ospite ti è stato mandato
come guida dall’al di là.
(Rumi)


Dott. Filippo Falzoni Gallerani


"AUTOINDAGINE E SPIRITUALITA'" gennaio 2012

Il Guru è per il ricercatore una fondamentale pietra miliare, ma a un certo punto dell'autoindagine ci si accorgerà che si adorava una proiezione e la relazione interiore cambia radicalmente.
Sulla presenza fisica del Maestro si proiettava il Sé è poi si adorava il vaso invece di berne l'acqua.
La sua bellezza e spontaneità ci hanno affascinato e invece di comprendere che cosa inibisce in noi tale armonia, ci siamo attaccati a una figura idealizzata di padre e protettore, di guida e salvatore: noi piccoli individui di fronte al Grande Altro irraggiungibile e mitizzato, precludendoci così la trasformazione personale.
Con il suo comportamento cercava di farci comprendere che era per noi uno specchio per farci riconoscere l'Unità tra osservatore e osservato, tra Guru e discepolo. Ma ho l'impressione che la maggioranza di noi abbia scelto di continuare a identificarsi con l'ego, allettati dalla speranza che qualcun altro avrebbe risolto per noi i problemi esistenziali, permettendoci così di sfuggire il confronto con la realtà grazie alla fede nella Sua incondizionata protezione. L'ego inoltre, poteva pavoneggiarsi di essere un devoto aspirante alla buddità e non il nulla che invero è.

E' più facile sperare di diventare santi in futuro che mettere bene a fuoco il presente e riconoscere la realtà, i limiti del pensiero, gli inganni della mente, le nostre mancanze e lacune. In questo modo le speranze per un futuro ideale sono diventate il sostegno per l'io dissociato dalla vita quotidiana. Appena ci svegliamo un po', appare chiaro che la vera Sadhana è proprio il quotidiano nel reale confronto con gli altri e la vita così come è.
Come era stupido pensare che si andava a Herakhan a fare Karma Yoga e a coltivare lo spirito per poi essere più in forma nell'affrontare la Maya del mondo della famiglia e del lavoro. Come se lo spirito non fosse ovunque, non fosse uno stato interiore che trasforma la percezione del mondo che non dipende dal tempo e dal luogo, come se ci fosse differenza tra l'io ashramitico e l'io sociale. Che assurdità confondono la mente!

Ma molti di, noi se non tutti, hanno confuso il vuoto di una mente risvegliata e libera che animava il Maestro con l'icona del Suo corpo vivente nel mondo fenomenico. Così si sono diffuse e rafforzate idee sull'immortalità, le reincarnazioni e super poteri del Maestro, con grandi emozioni fantaspirituali, attribuendo all'entità personale le facoltà del Sé, e così si è persa di vista anche la sua infinita umanità, (dimenticando inoltre che Lui a quei fenomeni non pareva far mai caso).
Immaginando il Sé di cui Sri Babaji era un puro canale, come un oggetto nello spazio e nel tempo, ne abbiamo fatto un idolo che non potrà certo condurre oltre al mondo illusorio dell'io.

Nel tempo abbiamo costruito concetti, teorie, spiegazioni, interpretazioni e immaginato una sintesi razionale dell'insegnamento dando sempre più importanza a infinite regole rituali e atteggiamenti esteriori, a interminabili assemblee, e a sempre più complessi statuti, sino a farci assorbire dalle complicazioni burocratiche della gestione economica di centri spirituali in cui la cosa che mancava di più era lo Spirito.
Con il Suo vivere e il suo esempio Sri Babaji indicava qualcosa di diametralmente opposto, certamente nella direzione della trascendenza dell'io e del mio, verso la libertà da ogni prigione mentale.

Aver amato con devozione il Guru e aver vissuto con Lui tante esperienze profonde e spesso sbalorditive, mi fa sempre sentire riconoscenza per quel personaggio straordinario, ma nello stesso tempo, dopo aver compreso gli inganni della mente sono nella situazione paradossale di riconoscere il pericolo insito in ogni fede e dipendenza. Ho quindi un profondo rifiuto di tutte le illusioni spirituali e mitiche che il pensiero crea con la potenza condizionante delle immagini archetipiche.

Oggi riconosco in Lui il ruolo di Maestro in un modo che appare del tutto differente da ciò che un tempo associavo alla devozione e alle pratiche spirituali perché mi sono reso conto che, per loro stessa natura, tali pratiche anziché liberatorie possono rafforzare l'ego nella sua più subdola manifestazione: "l'io spirituale" con il suo intrinseco bagaglio di paradossi. Infatti è l'io stesso la radice della divisione e dell'inganno da cui vorrebbe liberarsi.

Sri Nisargadatta usava questa magnifica metafora: "Il ladro si traveste da poliziotto per arrestare il ladro".
La liberazione si manifesta quando scompare l'io che la persegue. Si scopre che ciò che cercavamo era il cercatore stesso e che esso è pura consapevolezza, prima della frammentazione nell'illusorio dualismo che l'io produce.
E' davvero una situazione interessante, perché solo dopo aver riconosciuto gli inganni dell'io che ci si sente liberi dall'immagine esterna del Guru e dalla religione che Lo circondava e solo ora possimo comprendere "l'inconoscibile" in un modo del tutto nuovo, sia nella sua umanità che nel suo Essere trascendente e sentirlo vicino, molto più vicino, anzi riconoscerlo come affatto separato dal nostro stesso Essere: un'ineffabile vuoto dove lo spazio e il tempo si dissolvono.

Dott. Filippo Falzoni Gallerani


 

 

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