Sito ufficiale curato dal Dott. F. Falzoni Gallerani


Quali gruppo A.R.A.T. ROMA ci sembra doveroso lasciare questo spazio divulgativo della tecnica del Rebirthing a colui che è, secondo noi, l’esponente più rappresentativo dell’A.R.A.T., legati anche da un profondo sentimento di riconoscenza e stima.


Per una mia brevissima presentazione dirò che ho sviluppato questo metodo negli ultimi trent'anni, ho fondato l'Associazione A.R.A.T., pubblicato tre libri e avviato una Scuola per la sua corretta diffusione che ha già formato molti qualificati professionisti del Rebirthing Transpersonale.
Circostanze della mia vita e specifiche esperienze hanno influenzato la sintesi che il "Rebirthing Transpersonale" rappresenta. Da ragazzo ebbi un'esperienza "perimortale" (a causa di un'incidente motociclistico negli Stati Uniti fui molto vicino alla morte) e ciò mi fece sperimentare stati di coscienza non ordinari attraverso i quali vissi per lunghi momenti una dimensione della realtà molto più profonda e liberatoria.
Ciò mi spinse ad approfonditi studi sulle potenzialità latenti della mente. Fui così attratto dalla psicologia e dalla ricerca sulla psiche e dopo la laurea in Psicologia in Italia frequentai corsi postuniversitari negli Stati Uniti, e contemporaneamente di autoindagine, e di pratiche spirituali, ecc. soggiornando a lungo in un ashram sull'Himalaya, dove per molti anni ho svolto discipline severe con un maestro della tradizione Shivaita. Prima ancora di sapere dell'esistenza della Psicologia Transpersonale cercavo un'integrazione tra i metodi della scienza occidentale e quelli della saggezza dell'Oriente. Quella saggezza (non solo orientale) che attraverso i secoli e in tutto il mondo, indica la via verso la conoscenza del Sé, e a cui ci si riferisce come "Filosofia Perenne". Ho studiato gli scritti di Ramana Maharshi, Krishnamurti, Aurobindo, Nisargadatta Maharaj, Muktananda, ho tradotto brandi dell'Advaita Vedanta e di altri maestri e filosofi sviluppando allo stesso tempo un approccio laico basato sulla conoscenza della psicologia e della scienza occidentale, e sull'approfondimento di Freud, Jung, Hillman, Maslow, Neumann, Watts, Boggio Gilot, Bohm, Capra (e molti altri studiosi occidentali) e ai nuovi paradigmi della Fisica Quantistica. Sono così approdato negli anni alla visone integrale di Ken Wilber, che nei suoi scritti presenta una innovativa sintesi dei principali campi della conoscenza umana, dalla fisica e dalla biologia, passando per la filosofia e la psicologia fino alla spiritualità.
L'opera di Wilber è, infatti, una fonte permanente di ispirazione per una coerente teoria di riferimento.
Nella mia ricerca ho trovato nella respirazione intensa del Rebirthing Transpersonale l'ideale catalizzatore per indurre esperienze interiori che si modulano attraverso la manifestazione di fenomeni di catarsi, trascendenza e integrazione dei diversi livelli dello sviluppo individuale.
Tali livelli - spesso indicati come "Grande Catena dell'Essere" - sono convenzionalmente suddivisi in: corpo, mente, anima e spirito non duale, (o: materia, vita, emozioni, mente, anima, e spirito. Ci sono naturalmente molte altre possibili sotto-suddivisioni che ampliano questo schema universale come quelle di Aurobindo, della Filosofia Advaita, di maestro Eckart, o del Buddismo Tibetano. Ken Wilber organizza in schemi di confronto un centinaio di modelli evolutivi antichi e moderni dell'Oriente e dell'Occidente).
I "livelli di sviluppo" sono riconosciuti dalla psicologia classica moderna, basti ricordare Piaget, ma, la psicologia occidentale generalmente si è limitata allo studio dello sviluppo individuale sino ad alla razionalità matura di un io integrato, mentre, la Psicologia Transpersonale, pur riconoscendo la validità della Psicologia Classica, si spinge oltre e si rivolge anche a livelli superiori che appartengono a dimensioni, sottili, psichiche, causali e non duali. Wilber, inoltre, nello sviluppo delle sue teorie verso una Psicologia Integrale, propone una sintesi che oltre a riconoscere i livelli transpersonali (caratteristici del mondo antico e premoderno), li correla con gli con aspetti scientifici ed oggettivi che la modernità e postmodernità hanno messo in primo piano (spesso trascurando però le dimensioni delle profondità interiori e gli stati di trascendenza, se non giungere sino al punto di negarne del tutto l'esistenza per l'influsso dello scientismo materialista dominante). Il mondo soggettivo dell'io (interiore) ha correlati con gli aspetti oggettivi del sistema nervoso (esteriore). Agli stati d'animo corrispondono certamente modificazioni neurofisiologiche, che il mondo premoderno non conosceva. La mente tuttavia non può essere ridotta agli aspetti organici del cervello anche se questa corrispondenza che non va trascurata, bensì, profondamente studiata. Per questo deve essere riconosciuta l'importanza sia della dimensione interiore, sia degli aspetti oggettivi e fisiologici. Allo stesso modo il mondo collettivo "interiore soggettivo" e "esteriore oggettivo" (la cultura e la società) sono anch'essi aspetti che vanno presi in considerazione e correlati per una visione integrale dell'uomo. La modernità ha portato la differenziazione delle sfere dei valori (arte, morale e scienza). Questa differenziazione ha reso possibile che ogni campo potesse svilupparsi autonomamente e liberamente e raggiungere quindi sviluppi impensabili nel mondo premoderno, dominato dal pensiero mitico e magico. Il mondo moderno ha portato alle grandi democrazie, ai diritti umani, alla fine della schiavitù, ai diritti delle donne, e a straordinarie scoperte nel campo della medicina, della fisica e della psicologia.
Questo sviluppo, d'altro canto, ha come aspetto negativo l'aver trascurato o negato le dimensioni interiori, concentrandosi esclusivamente sui fenomeni oggettivi misurabili e ripetibili.
La premodernità ci ha lasciato la "Grande Catena dell'Essere". Le tradizioni spirituali, oltre ad aspetti indubbiamente mitici contengono anche le esperienze "scientifiche" della millenaria ricerca interiore e d'autoindagine, svolte da quegli individui che in ogni tempo hanno rappresentato le vette evolutive delle potenzialità coscienziali dell'uomo, che come ho detto, la modernità ha rimosso. Queste dimensioni interiori sono
reali e possono essere studiate e sperimentate da ogni uomo che applichi i metodi opportuni, e non devono essere ridotto a un epifenomeno di funzioni materiali e tanto meno a una pura illusione.
Quando si differenziano gli aspetti mitici dai metodi di autoconoscenza si possono cogliere gli aspetti trasformativi e perennemente validi delle tradizioni spirituali.
La "visione integrale" cerca di riunire il meglio dei raggiungimenti dell'uomo, sia in tempi premoderni che moderni e postmoderni. Scienza e religione, possono così trovare punti d'integrazione estremamente importanti per il mondo d'oggi che si confronta con problemi che non hanno precedenti storici, e con una profonda crisi dei valori e, tuttavia, anche con nuove prospettive per lo sviluppo individuale e sociale.
Le dimensioni dell'"io", del "ciò" e del "noi" vanno considerate nelle loro importanti correlazioni, e per questo è necessario lo sviluppo di sempre più approfonditi e ampi studi interdisciplinari e devono essere applicati metodi a "tutto campo" che permettono di armonizzare ed integrare ognuna di queste sfere.
Il problema del singolo viene quindi visto in una dimensione che comprende lo sviluppo interiore, l'equilibrio fisico e le relazioni intersoggettive sociali e culturali.
Il Bello (io? arte) il Buono (noi? morale) e il Vero (ciò - scienza): quest'integrazione, - che spazia dalla neurofisiologia, alle pratiche meditative, dalla filosofia all'antropologia e alla sociologia, insieme a molte altre valide intuizioni sulla natura dello sviluppo psicospirituale e sulle pratiche adatte all'uomo moderno, -fanno di Wilber un validissimo riferimento per l'approccio della mia scuola. La sua vasta opera che sta avendo riconoscimenti internazionali (oltre cento gruppi di studio solo negli USA e apprezzamenti da parte dei più noti scienziati) è poco conosciuta in Italia e per questo ho creduto bene tradurre alcuni dei suoi testi, per introdurli nei miei corsi didattici.
L'approccio del Rebirthing Transpersonale con questi presupposti, riconosce quindi, non solo le dinamiche dell'io e del suo sviluppo, prendendo in considerazione i principi della bioenergetica, della psicologia dinamica, e della psicologia analitica, ma, attraverso la soluzione delle problematiche appartenenti a questi livelli conduce a esperienze di profonda intuizione e consapevolezza e ad autentiche occasioni di risveglio-realizzazione.
Questo approccio si inserisce nel contesto collettivo odierno in cui si può constatare l'emergere di un nuovo piano di coscienza, che è opportuno affrontare anche in modo "scientifico" e radicato in una visione inclusiva di tutte le principali e più significative ricerche sull'uomo.
Gli stati di risveglio e liberazione sono caratteristici della vera salute olistica, che si manifesta nella realizzazione della creatività personale e nella serenità interiore che è concomitante alla conoscenza del Sé, condizione essenziale per l'autorealizzazione e un permanente benessere psicofisico. Come diceva Jung: "La vera terapia consiste nel riconoscimento del divino; più si raggiunge l'esperienza del divino, più si è liberati dalla maledizione della patologia".
Scopo fondamentale del metodo è quindi la ricongiunzione con il nostro Sé che, di fatto, è la "Coscienza Cosmica" e la "Natura Essenziale".
Quest'Intelligenza intrinseca della natura profonda dell'essere psicobiologico, è in grado di attivare "intelligenti" processi d'autoguarigione e autorealizzazione.
“Siamo ancora in un territorio di "definizioni fondamentali", che includono l'affermazione che l'intelligenza che governa l'intero universo e regola la nostra vita fisiologica, il battito cardiaco, il respiro, l'attività elettrica cerebrale, è una legge naturale, dotata di creatività e potere illimitato d'organizzazione”. Wallace in "Fisiologia della Coscienza".

Il metodo del Rebirthing ad approccio Transpersonale, che si basa su un particolare tipo di respirazione intensa e prolungata, presenta alcune somiglianze con la Respirazione Olotropica di Stanislav Grof, lo psichiatra che ha contribuito enormemente allo sviluppo della Psicologia Transpersonale e alla diffusione di tecniche esperienziali per raggiungere stati non ordinari di coscienza. Tra il metodo di Grof e il mio esistono tuttavia alcune profonde differenze sia per quanto riguarda la pratica che il contesto teorico. Le differenze sono ancora maggiori e spesso sostanziali, con le altre scuole di Rebirthing d'origine Statunitense.
Diversamente da altre scuole di Rebirthing, infatti, la seduta non è indirizzata a priori verso particolari esperienze (il trauma della nascita, il bambino interiore, la stima di sé, la catarsi, ecc) non è neppure facilitata o contenuta da esercizi mentali come quelli del pensiero positivo (affermazioni o simili) né limitata al lavoro sull'io.
Il setting è indirizzato invece, a favorire un incontro con "ciò che è", e alla diretta percezione dei movimenti mentali per trascenderli nella consapevolezza della natura del "Testimone dell'esperienza" (l'Atman Brahman della tradizione Indù). Per questo Wilber, - spesso critico verso la banalizzazione della spiritualità come quella che a volte ci è stata proposta dal movimento New Age ci offre, - ritiene importante (per non confondere esperienze regressive con autentiche esperienze evolutive), la suddivisione dei livelli in "pre-egoici, egoici e transegoici", oppure "prepersonali, personali e transpersonali", o anche "prerazionali, razionali e transrazionali".
Un approccio a tutto campo permette di affrontare ciò che si manifesta senza interferenze e, grazie alla potente attivazione della respirazione intensa, induce facilmente profonde esperienze trasformative con autentiche realizzazioni psicospirituali, che si accompagnano ad un confronto più vero e diretto con il mondo e con sé stessi.
Per citare Wilber: "Un terapeuta a "tutto spettro" lavora con il corpo, l'ombra, la persona, l'ego, l'io esistenziale, l'anima e lo spirito, tentando di portare consapevolezza ad ogni livello, cosicché ognuno possa unirsi alla coscienza nello straordinario viaggio di ritorno al Sé e allo Spirito, che è base e sostegno dell'intera rappresentazione. Un terapeuta a tutto spettro è un archeologo del Sé. Questa, tuttavia, è un'archeologia che dissotterra il futuro, non il passato. Questa profonda archeologia scava all'interno per trovare l'oltre, l'emergente e il nuovo, non quanto è già sepolto; gli strati più profondi ci spingono avanti, non indietro; sono strati di Eros, non di Thanatos; portano alle nascite del domani, non alle tombe di ieri."

Il Rebirthing Transpersonale, si basa su un approccio laico e mantiene ben salde le sue radici nella scientificità, e probabilmente quest'approccio è una delle più efficaci vie per la spiritualità e l'autorealizzazione dell'epoca del computer, cioè, un modo rapido per un'esperienza profonda e liberatoria che permette di affrontare al meglio la vita quotidiana. Non permette di fuggire la realtà in dimensioni regressive ed illusorie fantasticherie, come certi metodi della New Age che pare vogliano riportare all'onnipotenza infantile. E non induce neppure di "usare la mente" per "cambiare la mente" cosa che conduce spesso a noti paradossi, e fa arenare i progressi interiori nelle sabbie mobili dei giochi del pensiero. Al contrario può essere un concreto strumento per l'autoguarigione e trova efficacissima applicazione per la soluzione di problemi molto diffusi oggi.
Disturbi come l'ansia, la depressione o la maggior parte degli squilibri psicosomatici, trovano rapida soluzione all'interno del processo di energicizzazione e di sviluppo della consapevolezza. In particolare si dimostra risolutivo per gli "attacchi di panico", perché esiste una diretta relazione tra la respirazione e questo diffusissimo disturbo. Ho una casistica molto ampia di risultati eccellenti, a volte in sole 2 o 3 sedute, e ho pubblicato su questo argomento numerosi articoli avendo osservato la scomparsa del disturbo in centinaia di soggetti. Recentemente molte ricerche medico scientifiche hanno confermato le mie esperienze. All'ospedale San Raffaele di Milano il Prof. Marco Battaglia, dopo dieci anni di ricerche ha costatato che i pazienti sofferenti di panico mostrano un'ipersensibilità all'anidride carbonica (che secondo le mie ricerche è innescato da un pre-esistente stato di subventilazione), e ha confermato il legame diretto tra respirazione e panico. I risultati di questa ricerca sono una conferma molto importante della mia esperienza, seppure le cure proposte siano farmacologiche, (inibitori dei ricettori dell'anidride carbonica per interrompere istantaneamente - ma temporaneamente - la reazione e il conseguente stato d'alterazione) mentre, al contrario, il mio metodo permette di ristabilire stabilmente l'equilibrio respiratorio, con risultati definitivi e senza gli effetti collaterali dei farmaci.
E' stato per me importante, sin dall'inizio della mia attività dare credibilità scientifica a questa pratica, e dignità e riconoscimento agli stati non ordinari della coscienza spesso rifiutati dalla "scienza ufficiale".
Questa aspirazione si sta concretizzando perché finalmente, negli ultimi anni, il Rebirthing ad approccio Transpersonale è stato applicato all'interno delle istituzioni con approfondite ricerche cliniche e con test ematici e psicologici. La ULSS del Veneto ha stanziato fondi per proseguire le ricerche iniziate con un gruppo di pazienti di una comunità terapeutica, dal momento che sono stati constatati risultati molto superiori alle aspettative e a ogni statistica. Recentemente è stato creato un gruppo di ricerca interdisciplinare cui collaborano psichiatri, psicologi, sociologi e scienziati di diverse discipline. Tra questi il Dott Giuseppe Cicciù Coordinatore Dipartimento Dipendenze Patologiche ULSS 5 Ovest Vic.- Coordinatore G.I.R. (gruppo interdisciplinare di ricerca) scrive in una recente pubblicazione: "Alcune pratiche cliniche, considerate "non convenzionali", sembrano fornire un apporto significativo sul piano terapeutico nella cura del tossicodipendente. L’idea che il mondo scientifico sia in grado di fornire dei modelli teorici a cui possono fare riferimento queste pratiche terapeutiche è una suggestiva speculazione che apre spazi nuovi alla ricerca, per costruire attraverso la “buona scienza" i paradigmi della corretta utilizzazione di modelli di intervento non convenzionali in ambito clinico."
E più avanti riassumendo alcune delle ricerche svolte constata, ad esempio, che:
"I consistenti passi avanti della ricerca psicobiologica e in particolare della psiconeuroendocrinologia hanno offerto l’opportunità di conoscenze straordinarie sui correlati "organici" dei fenomeni psichici e comportamentali. I dati preliminari ottenuti in un protocollo, in collaborazione tra il Centro Studi del Ser.T di Parma e il Ser.T di Montecchio Maggiore, dimostrano, (ad esempio) che in soggetti esposti per la prima volta ad un'intensa sessione di iperventilazione avviene l’attivazione dell’HPA-axis e la secrezione di Prolattina e Cortisolo. Tale risposta ormonale si presenta all’apice della iperventilazione polmonare e precede di poco manifestazioni comportamentali quali: perdita di controllo degli impulsi, caduta delle difese egoiche con conseguente emersione di vissuti emotivi autentici. Nei soggetti esposti abitualmente all’iperventilazione, al contrario, gli effetti "vantaggiosi" del trattamento si associano a una lieve riduzione della risposta surrenalica, in associazione alle risposte della prolattina"
Questo e solo un esempio, tra i tanti, delle ricerche avviate; altri studi sono in programma per poter conoscere sempre più approfonditamente i fenomeni correlati con l'iperventilazione, mentre è già assai ampia la casistica clinica.

Concludo con una frase di Sri Aurobindo:
"Legge e scopo principale della vita individuale è la ricerca del proprio sviluppo. Consapevolmente o semiconsapevolmente, o con un inconscio e oscuro brancolare, la vita individuale si sforza sempre, e a buon diritto, di trovare un'autoespressione, cioè a trovare sé stessa, di scoprire in sé la legge ed il potere del proprio essere ed attuarli. Questo scopo è fondamentale, giusto ed inevitabile perché, nonostante tutte le riserve e obiezioni che si possono fare, l'individuo non è semplicemente un'effimera creatura fisica, una forma di mente e corpo che si aggrega e si dissolve, ma un essere, un potere vivente dell'Eterna Verità".

Dott. Filippo Falzoni Gallerani


DIFFERENZE SOSTANZIALI CON ALTRI METODI

"Altri sentieri si sforzano di raggiungere qualcosa, l'autoindagine cerca colui che fa lo sforzo."
Ramana Maharshi

Ho spesso trovato difficoltà nel far comprendere la profonda differenza tra il Rebirthing Transpersonale ed altri modi d'applicazione, e scrivo queste pagine per chiarire, quanto credo sia essenziale. Questa comprensione è indispensabile per avere una prospettiva corretta nel giudicare il metodo nella confusione delle tante scuole sorte negli ultimi anni.
Prima di dire che cosa è il Rebirthing Transpersonale inizierò con il dire quello che non è, dato che molte correnti del Rebirthing, influenzate dagli aspetti più banali del movimento New Age, presentano spesso lacune e approcci fantasiosi. La New Age rappresenta a volte, importanti sintesi del pensiero moderno e antico, ma ci sono aspetti deleteri e semplicistici, ben lontani dalla seria ricerca, che sono privi efficacia trasformativa, se non perfino dannosi.
Il Rebirthing Transpersonale, ad esempio, non considera accettabile il concetto tanto in voga:"il pensiero crea". Un conto e riconoscere la natura "causale" della coscienza-consapevolezza, della Mente con l'emme maiuscola, altro affermare che l'ego può esaudire tutti i desideri e creare la propria realtà, che il chiacchierio mentale determini gli eventi, e che attraverso le affermazioni, e la loro ripetizione otterremo la liberazione e la salute. La padronanza della mente e il controllo del pensiero sono importanti aspetti del percorso d'autoconoscenza, ma credere che possiamo ottenere tutto quello che pensiamo è forviante. Quest'approccio può produrre solo narcisismo e regressione all'onnipotenza infantile, piuttosto che consapevolezza e liberazione. La situazione in questo caso invece che "terapeutica" diventa un "vendere illusioni" che possono offrire solo momentaneo sollievo, per poi condurre alla delusione e ad allontanare dalla maturazione e dal risveglio. Un altro errore di prospettiva mi pare questo: poiché quando si sta bene i nostri pensieri sono tendenzialmente positivi e ottimistici, quando si sta male basterà ripetere pensieri positivi ed ottimistici per stare bene. Non possiamo ingannarci da soli fino a questo punto, e tutti possiamo costatare che sorriderci allo specchio quando siamo depressi non funziona. Certamente osservare i pensieri e riconoscerne i limiti, vedere in trasparenza la rete del pensiero e trovare migliori traduzioni della realtà è importante. Ma ciò accade nella calma senza desideri, non quando siamo attaccati a priori a dei risultati e in balia delle aspettative. Inoltre anche se ottenessimo quanto desideravamo non sappiamo se, nei suoi effetti, ciò sortirà il nostro bene.
L'approccio Transpersonale attraverso una passiva osservazione del pensiero e delle sensazioni, porta al silenzio interiore, conduce a mettere a fuoco la coscienza osservante, il Sé, la presenza impersonale, sempre presente nel "qui e ora" come fondamento. Da quest'emancipazione giungono intuizioni profonde e la soluzione di molti problemi e, quando necessario, la forza per accettare e superare con saggezza i dolori che inevitabilmente prima o poi la vita ci presenterà.
Un secondo punto: il Rebirthing Transpersonale evita attentamente qualunque approccio manipolativo, non propone il tema dell'esperienza, né cerca di dirigere le sedute verso specifici scopi (al contrario di molte scuole che svolgono seminari o sedute individuali a tema come: "Rivivere la nascita", "il pensiero positivo per la prosperità e l'autostima" "le relazioni d'amore" ecc.).
Nel Rebirthing Transpersonale sono facilitate le esperienze catarchiche spontanee che possono avere come effetto la soluzione di problemi legati al trauma della nascita o i problemi dell'autostima, ecc. ma nello stesso tempo si è ben attenti al non influenzare in alcun modo lo spontaneo dischiudersi delle esperienze individuali, diverse per ciascuno, secondo la fase ed il livello che attraversa.
Il Rebirthing ad Approccio Transpersonale non cerca quindi esperienze esotiche, né bambini interiori, né pensieri positivi.
Anche standardizzare la seduta secondo fasi uguali per tutti, in cui si prevede che all'inizio, ad esempio, il soggetto agiti il corpo, poi ne prenda coscienza arto dopo arto, poi emetta vocalizzazioni liberatorie, e poi entri in fasi più "mentali" ecc. mi pare un grande limite. Come ho detto, ognuno reagisce diversamente, e fare qualcosa secondo direttive intenzionali inibisce proprio lo scopo della seduta, l'andare cioè oltre il controllo dell'io. Bisogna invece lasciarci portare dal respiro intenso all'energia-coscienza impersonale, per permettere reazioni e risposte spontanee, ed eventualmente cogliere la dimensione transpersonale dell'essere. Più che pensieri positivi dobbiamo andar oltre il pensiero…
Il Rebirthing della mia scuola offre quanto considero il compito più importante della Psicologia Transpersonale: una tecnica per accedere a stati non ordinari di consapevolezza.
Il processo è diretto non esclusivamente oltre l'io, (verso un Logos distaccato dal mondo fenomenico) ma al contemporaneo confronto con i nodi non risolti che possono appartenere a diversi livelli di sviluppo. Catarsi e trascendenza si integrano. Più saliamo in alto più siamo in grado di scendere nel profondo e dal piano elevato della coscienza osservatrice, le ombre che emergono dall'inconscio, i traumi rimossi, e le paure nascoste sono dissolte nella chiarezza del confronto.
Il cammino dell'autoindagine è rappresentato da grandi maestri in ogni tempo e cultura e una sua sintesi coerente è espressa dalla Filosofia Perenne e dalla Psicologia Transpersonale. La respirazione è una via maestra all'esperienza diretta di stati oltre l'io, ma non deve essere ridotto ad una fantasia d'onnipotenza dell'io separato.
Quanto ho scritto non vuole essere una sterile critica ad altre scuole, bensì intende favorire lo sviluppo di un lavoro serio che permetta il pieno riconoscimento delle straordinarie potenzialità che la respirazione intensa può indurre. Il rispetto profondo per la sensibilità e i veri bisogni dell'individuo, per la sua indipendenza psicologica e per un suo sviluppo naturale nel processo trasformativo, è un aspetto essenziale che non deve mai essere trascurato.

Confronto con le posizioni sostenute dalla medicina ufficiale:
Aggiungo qualcosa con cui, piuttosto che porre l'accento le differenze con altri metodi, vorrei chiarire la disinformazione riguardo alle tecniche respiratorie. Recentemente sono stati diffusi su Internet articoli che mettono in guardia dai pericoli dell'iperventilazione. Anzi, secondo queste ricerche, la gente si ammala per un'eccessiva respirazione e molti individui sarebbero in costante stato d'iperventilazione. Nell'attesa di pubblicare una raccolta delle ricerche scientifiche moderne che riveda radicalmente molte idee sull'iperventilazione, posso affermare che seppure è vero che ci sono individui che hanno un respiro corto, accelerato e disarmonico e che questo conduce a disturbi specifici (associati a volte, ad una cronica iperventilazione), il metodo che propongo è adatto in realtà a facilitarne la soluzione. Non s'insegna, infatti, a respirare di più, bensì a respirare meglio. Dopo la temporanea attivazione del respiro durante la seduta, la respirazione sarà più libera, calma e profonda, non più accelerata, e si ristabilirà il naturale equilibrio del Ph.
La mia esperienza diretta con migliaia di casi in oltre un ventennio, il confronto con medici specialisti in medicina subacquea, e altri studiosi, e le ricerche sostenute dalle grandi università Americane (vedi ad esempio il lavoro di Stanislav Grof con l'iperventilazione che nell'ultimo trentennio è stato sottoposto a profonde ricerche) confermano l'efficacia positiva degli esercizi respiratori che possono comportare momenti d'iperventilazione, e le limitatissime controindicazioni di tali pratiche (ad es. glaucoma, gravidanza avanzata).
Credo che quelle ricerche sull'iperventilazione che suggeriscono che essa possa avere effetti nocivi, sono inficiate dal contesto, dalle aspettative dello sperimentatore e dalle modalità d'applicazione. Per esempio può essere molto dannoso interrompere l'esperienza quando essa giunge al suo culmine senza permettere un graduale e naturale rientro alla ventilazione normale, accogliendo anche le temporanee e brevi fasi di dispnea che sono frequenti. E' sempre controindicato interrompere il naturale completamento di un ciclo respiratorio che può durare anche due ore ed oltre, e che comporta anche fasi di respiro lento e leggero.
Non solo quindi una respirazione forzata in un contesto inadatto bruscamente interrotta può produrre disagi, ma anche seminari di respirazione tenuti da "terapeuti" improvvisati, che interferiscono scorrettamente con l'esperienza dirigendola o interrompendola, possono sortire per qualcuno effetti indesiderati. Eventuali disturbi, ho constatato, derivavano solo da un'applicazione assai impropria del metodo. In questo senso condivido la critica a certe frange New Age e alla superficialità con cui sono affrontate tematiche complesse e delicate.
Chi sostiene i benefici di limitare la respirazione afferma, a riprova della teoria, che anche le tecniche orientali classiche sono prevalentemente di controllo del respiro con la tendenza a placarlo e rallentarlo (ci sono esercizi che implicano anche lunghe fasi d'apnea tra l'inspirazione e l'espirazione) ma credo che anche quest'osservazione sia parziale. Si trascurano, infatti, tutte le tecniche d'iperventilazione dello Yoga Classico, come respiro a mantice dello Yoga, (Bastrika Pranayama) e le numerose altre pratiche classiche del Tantrismo Indiano, del Kundalini Yoga e del Taoismo Cinese. Queste tecniche sono meno conosciute, perché (come per il Rebirthing Transpersonale), vanno apprese direttamente da un insegnante e non sperimentate autonomamente attraverso un manuale, in quanto la presenza di un esperto è fondamentale almeno all'inizio. Proprio queste tecniche sono considerate le più potenti e trasformative.
Gli studi medici sull'ipercapnia e l'ipocapnia (maggior o minore pressione dell'anidride carbonica nel sangue) o sull'ipossiemia (calo della pressione dell'ossigeno), sono svolti di solito esaminando situazioni patologiche preesistenti. Ho notato che la maggior parte delle ricerche che rilevano i pericoli di squilibri del Ph. sono relative a condizioni critiche come l'ischemia cerebrale, i gravi traumi cranici, gravi occlusioni respiratorie, nella rianimazione, e in genere quando la respirazione è indotta meccanicamente, (mi limito ad accennare l'argomento perché non è questa la sede per un'ampia dissertazione). Tuttavia la "cattiva fama" nei confronti della respirazione intensa nasce proprio da questi studi. Certo non sono queste le condizioni in cui si svolgono le sedute di Rebirthing.
Certamente l'approccio transpersonale e la visione integrale sono argomenti ancora nuovi per molti, sebbene siano temi antichi come l'uomo. Forti sono le resistenze a queste prospettive olistiche, tuttavia notiamo che proprio questi approcci si dimostrano i più efficaci, sia dal punto di vista terapeutico che per lo sviluppo del potenziale…

Dott. Filippo Falzoni Gallerani


tratto da: "L'IO TRASPARENTE" di Filippo Falzoni Gallerani 2005 Volume I pag.4/5 Introduzione

Quando cerco di dare risposte ai problemi dell'esistenza e migliorare la vita di chi mi legge, come di chi ora sta scorrendo queste righe, mi accorgo che, quando si cerca di definire l'essenziale, il linguaggio conduce sempre a paradossi e a verità parziali. Mi domando seriamente, quindi, se esista un insegnamento e se esso possa essere trasmesso a cuor leggero, quando, non solo ne riconosciamo la parzialità intrinseca, ma sappiamo pure che esso sarà recepito diversamente secondo la situazione psicologica e il livello di chi legge. Infatti, oltre all'aspetto filosofico profondo relativo all'ineffabilità della vita e ai limiti del pensiero, anche nelle comunicazioni più semplici ci si può rendere conto che ciò che è sostanziale per qualcuno è insignificante per altri, e ciò che è giusto in una situazione è sbagliato in altre. Maestri e filosofi hanno sostenuto teorie opposte, entrambe "vere" e confermate da chi le sperimentava. Troviamo verità che si contraddicono non solo in filosofia, o nella molteplicità delle situazioni dell'esistenza, ma persino nell'osservazione del mondo fisico. Così anche la scienza si trova di fronte all'inafferrabile, o per lo meno a qualcosa che non è riducibile a una interpretazione univoca, per esempio come quando osservando un elettrone notiamo che esso ci appare come onda o come particella secondo il modo in cui l'osserviamo per cui, se lo vediamo come onda, non possiamo vederlo come particella e viceversa. La fisica quantistica ha aperto prospettive rivoluzionarie in questo senso.
Il punto di vista da cui si osserva la realtà offre verità diverse, che spesso appaiono inconciliabili. E, del resto, il principio di fallibilità è alla base della scienza stessa, perché è riconosciuto il limite intrinseco di qualunque teoria che cerchi di tratteggiare solo un aspetto dell'incommensurabile Tutto.
Nella vita di ogni giorno possiamo osservare come persino parole di buon senso possono essere nocive se rivolte a chi del "buon senso" è tanto schiavo da non osare esprimere comportamenti liberatori e creativi per eccesso d'autocontrollo. Per certi tipi di persone troppo stoiche è bene riuscire a comprendere ed esprimere un po' di edonismo, mentre a molti epicurei mancano delle doti stoiche che farebbero bene a considerare.
Fortunatamente, oltre la ragnatela del pensiero e delle parole, la mente intuitiva permette di riconoscere la verità inesprimibile che integra gli opposti, e così, mentre il cervello è impegnato a cercare di scrivere qualcosa di coerente, accadono momenti in cui, come risvegliati da un sogno, ci troviamo liberi dal pensiero, che appare trasparente come una rete d'illusioni e, nella consapevolezza momento per momento in cui scompare l'io diviso, siamo davvero a contatto con la verità ineffabile. Lo scrivere accade allora senza bisogno di pensiero o sforzo. Appena ci fermiamo ad analizzare questo stato per poi provare a tradurre in parole sulla pagina l'attimo eterno in cui l'io è trasparente, tutto appare di nuovo difficile da definire perché distaccandoci da esso lo perdiamo e le parole non lo possono contenere.
Succede poi che cercare di raggiungere questo stato naturale attraverso uno sforzo volontario si riveli un modo molto efficace per allontanarlo…


Dott. Filippo Falzoni Gallerani


LO SVILUPPO UMANO

QUELLO in cui tutti questi mondi sono sospesi, dal QUALE essi sorgono, per il QUALE tutti loro esistono, a causa del QUALE tutti loro sono venuti in essere e che in realtà sono, QUELLO solo è il Reale. Possiamo noi adorarlo di cuore.
UPANISHAD

L'individuo, il mondo e Dio sono creazioni illusorie nella Realtà Suprema, come il serpente nelle sue spire. Sapendo questo siate felici in quell'Unità suprema, dissolvendo i tre nell'uno. Tutte le religioni postulano come tre fondamenti il mondo, l'anima e Dio. La Realtà Una si manifesta in una triade. I tre appaiono come tre solo sino a che persiste l'ego.
[…]
Si dice generalmente «Conosci te stesso». Ma non è un modo corretto di dire perché, se diciamo di conoscere il sé, ci dovranno essere un Sé che conosce e un Sé che è conosciuto. Lo stato di realizzazione è semplicemente essere il Sé, senza conoscere e diventare nulla. Se l'Unità è realizzata, essa soltanto è ciò che è e ciò che è sempre stato.

RAMANA MAHARSHI
La comprensione intuitiva della natura della coscienza porta con sé nella vita d'ogni giorno una meravigliosa sensazione d'armonia, distensione e libertà.
F.F.G.

Lo sviluppo umano non si limita al raggiungimento di un pensare maturo, alla conquista dell'autocontrollo e di una disciplina efficacemente finalizzata agli scopi desiderati, e neppure a una spontaneità istintiva senza regole che ci fa schiavi del corpo e dell'impulso. Oltre al movimento superficiale del pensiero, se osserviamo attentamente il silenzio, ci troviamo in contatto con il "Testimone interiore", l'osservatore dei pensieri e dei fenomeni (l'"IO-IO " come lo chiamava Ramana Maharshi). La sensazione immediata "d'essere consapevoli" affiora da uno stato ineffabile, lo stato prima della coscienza dell'"io sono". Lo stato in cui la coscienza è pura potenzialità immersa in se stessa. L'esperienza umana è l'espressione evolutiva di un cammino d'autoconoscenza che conduce da condizioni d'ignoranza, dipendenza e sofferenza, alla conoscenza, alla liberazione e alla serenità.
Le esperienze di risveglio e consapevolezza si situano oltre il pensiero. Sono stati in cui la coscienza, libera dall'identificazione con l'apparato mente-corpo, osserva il movimento del pensiero, ne riconosce i limiti e li trascende.
La Filosofia Perenne che accomuna gli aspetti profondi delle principali scuole mistiche (cristiana, induista, buddhista ecc.) sostiene che la realtà consiste di varie dimensioni o "reami" interconnessi (la Grande Catena dell'Essere) che possono essere riassunti in materia, corpo, mente, anima e spirito.
Ogni livello integra e trascende il precedente.
Oltre alla realizzazione di un corpo sano e di un'io stabile ed equilibrato, il processo di crescita può continuare oltre la mente nei piani psichico, sottile, causale, per culminare nell'immedesimazione non duale con Brahman, il Sé transpersonale, nella pienezza della salute olistica in cui corpo, mente, anima e spirito s'integrano armonicamente. Questo processo, frutto di un risveglio consapevole alla realtà, non è la meta per pochi individui casti, disciplinati e "fuori dal mondo", non è una regressione al pensiero mitico e alla superstizione. È l'intelligente integrazione dei livelli che l'uomo moderno può realizzare mantenendo un pieno ed efficace contatto con la realtà, le emozioni e le passioni, vivendo i propri desideri consapevolmente e senza identificazione: questo è l'insegnamento essenziale del Tantra. Questa può essere una via alla spiritualità laica dell'era informatica, la maturazione creativa della postmodernità, la risposta al bisogno di libertà e pienezza d'ogni uomo sufficientemente evoluto.

Dott. Filippo Falzoni Gallerani


CONSAPEVOLEZZA E CREATIVITA'. CAMPI MORFICI MANDALICI E SINCRONICITA'

In questo contesto, quando parlo di Consapevolezza non intendo la presa d’atto degli eventi oggettivi, percepiti da una mente attenta, ma piuttosto il misterioso potere della presenza mentale quando si manifesta come uno specchio trasparente.
Quando parlo di Creatività, non intendo produzione artistica o capacità di esibire comportamenti originali e spontanei, ma il concreto effetto della consapevolezza trasparente sugli eventi del mondo fisico.
Per trasparenza intendo osservazione libera dalla divisione tra centro osservante e cosa osservata, intendo il sentire non duale, l’attenzione senza alternative e pregiudizi di cui ci parla Krishnamurti.
Il premio Nobel per la Fisica Bohm ci parla dei campi morfici cioè, il modo in cui la materia si organizza pare rispondere ad un sottostante o preesistente disegno che ha una natura che si potrebbe definire immateriale o psichica. Alle geometrie simmetriche di un fiore sottostà un campo morfico attorno a cui si organizza lo sviluppo cellulare. Quando il bruco nel bozzolo passa attraverso il processo di trasformazione in farfalla ci sono fasi in cui parti del suo corpo si sciolgono inglobando parti del bozzolo stesso per poi solidificarsi in una nuova forma: il campo morfico in questo caso sarebbe il disegno di farfalla cui aderiscono molecole e cellule del corpo dissolto del bruco trasformandolo in qualcos’altro. La coscienza “fiore” crea il fiore, la farfalla invisibile si costruisce un corpo con cellule di seta e di bruco, dall’invisibile procede il visibile. Si suppone che i campi morfici non riguardino solo le trasformazioni di forme viventi o minerali, ma forse anche la possibilità di sequenze di avvenimenti complessi.
Ad esempio le esperienze vissute ripetutamente dagli uomini pare lascino delle tracce morfiche per cui antichi riti o pratiche meditative sono più efficaci o evocano sensazioni diverse per quella invisibile realtà psichica che hanno dietro, o le droghe usate per millenni dagli sciamani producono effetti assai diversi da qualunque nuova sostanza di sintesi che pure avendo principi attivi più potenti non ha alle spalle la coscienza dei saggi che l’anno sperimentata. Come se il pensiero di uomini del passato avesse creato lo spazio morfico per le esperienze attuali. Così le preghiere e i mantra recitati per secoli da generazioni di mistici ispirati non si sono dissolti senza lasciare traccia.
Esporrò ora brevemente una teoria che mi è stata suggerita dall’osservazione della relazione tra gli stati di trasparenza dell’io e il manifestarsi di un gran numero di eventi sincronici, che paiono plasmare destini armonici, e quella che possiamo dire la buona fortuna, e una particolare possibilità di fluire nella vita.
Ho immaginato, (forse ispirato dalle immagini delle meravigliose geometrie in cui si organizzano le molecole dell’acqua quando sono esposte al pensiero di compassione o d’amore di un meditante avanzato) che agli stati d’animo più elevati: equanime compassione, presenza mentale, o trasparenza dell’io, corrispondano campi morfici peculiari di forma mandalica, che creano quelle che appaiono le più insperate coincidenze che disegnano le basi della armonia e della magia del quotidiano, spesso così ricca di simmetrie. Riflessa nelle piccole cose diventa la costante manifestazione di forze invisibili che guidano, rendendole cariche di senso, anche le banali circostanze di ogni giorno.
L’osservazione degli eventi corrispondenti a questi stati mentali, l’influenza cioè della coscienza sul mondo fisico, ha poco a che vedere con il “pensiero positivo” offertoci dalla cultura New Age, che può essere in certi casi solo il modo di esprimere questa verità attraverso la distorsione di una prospettiva egoica, o narcisista. Non si tratta di far accadere quello che vuole il nostro io, ma di riconoscere che quanto si manifesta è prodotto della consapevolezza, e quando la consapevolezza è libera dalle distorsioni del pensiero ciò che accade è espressione di un mandala armonico. Quando si manifesta la consapevolezza, il pensiero riscopre l’aspetto positivo di ogni cosa, mentre se l’io cerca di cambiare la realtà sforzandosi di produrre pensieri positivi, rimarrà spesso frustrato e chiuso nella dimensione del desiderio.
Coloro che raggiungono il controllo mentale, la serenità interiore, il riconoscimento del proprio Sé, non solo godono di questi stai interiori ma notano che il mondo esteriore, costellato di coincidenze significative, ne è magicamente influenzato.

Dott. Filippo Falzoni Gallerani


INDUISMO E REBIRTHING TRANSPERSONALE (2008)



Tu non sei né terra, né acqua né fuoco, né aria, né spazio. Per ottenere la liberazione riconosci il Sé come il testimone di tutto questo e come la Consapevolezza stessa.
Astavakra Samita

Il mio percorso verso il Transpersonale ha certamente radici nella cultura Indiana perché è in India che ho svolto per molti anni le pratiche più profonde sia dal punto di vista esperienziale che filosofico. Aggiungo queste pagine che ho scritto durante l’annuale soggiorno in India nel 2008 con lo scopo di correlare in modo più chiaro argomenti che ho trattato in altri capitoli. In particolare vorrei ritornare ad esaminare aspetti della filosofia Orientale, del “non-dualismo”, e ed il loro rapporto con il Rebirthing Transpersonale.
Come abbiamo visto la Psicologia Transpersonale raccoglie i sentieri antichi e moderni diretti alla conoscenza interiore e alla liberazione, mantenendo una posizione di laicità nei confronti delle religioni che sono studiate in contesto psicologico, simbolico ed ermeneutico, con particolare attenzione alle pratiche efficaci alla trasformazione della coscienza.
Nel campo della ricerca interiore l'Oriente ci ha trasmesso molti tesori che oggi possiamo integrare con le conoscenze della scienza moderna e in questi ultimi 30 anni il Buddhismo è stata la matrice sapienziale che dall'Oriente ha maggiormente influenzato la ricerca di molti, in quanto è una filosofia molto adatta al pensiero moderno, nel suo approccio pragmatico alla natura della mente. Mi riferisco in particolare al Buddismo Mahayana, che ha in sua santità il XIV Dalai Lama Tenzin Gyatso, un grande maestro vivente, oppure ci riferire al Buddismo Zen della tradizione classica. Ho trovato illuminanti molti insegnamenti Buddisti, ed ho avuto la fortuna di conoscere venerabili Lama, ma è il contesto Indù quello in cui sono vissuto.
L'Induismo in Occidente si conosce molto meno perché presenta una realtà estremamente variegata. La tradizione spirituale Indiana del Sanatan Dharma (la Legge Eterna), raccoglie le correnti di pensiero più diverse inglobando sia le forme popolari animiste o le tradizioni d’origine sciamanica preariane, sia le profonde tecniche dello Yoga del Tantra e del Krya, e le scuole filosofiche più sottili e profonde. Caratteristica peculiare della filosofia indiana è che le prospettive più lontane fra loro sono state nei secoli in costante dibattito dialettico, lasciando spazio al dubbio e al rinnovamento della ricerca, e questo che ha caratterizzato il pensiero indiano sin dai suoi albori come si può notare da alcuni versi dei più antichi Veda (ad esempio in un verso un Rishi si domanda: “Da dove viene tutto questo? Forse solo Dio in cielo lo sa, o forse non lo sa neppure lui?”). Questa sete di verità vissuta nella libertà di coscienza, quest'approccio non dogmatico ed esperienziale allo spirito, è uno dei grandi punti di forza della saggezza indiana. Tra i periodi più fertili e splendidi della cultura Indiana ci sono anche i secoli in cui i dominatori mussulmani hanno preso come regola la comprensione e l'accettazione delle diverse fedi in una visone in cui la ricerca senza preconcetti della Verità era la chiave del confronto tra le diverse fedi. (Solo alla fine del 600 a causa di un regnante feroce che andò contro la tradizione di tutti i suoi predecessori illuminati iniziò un oscuro periodo integralista e iconoclastico dell'Islam, i cui effetti negativi echeggiano ancora).
E’ sufficiente scorrere le circa duemila pagine del testo classico di Radhakrishnan sulla Filosofia Indiana, (Indian Philosophy 2 vol. Oxford University Press, New Delhi, India, 1999, tradotto in Italiano per le edizioni Vidya) per rendersi conto delle infinite ramificazioni e della vastità .del pensiero indiano. Come se la mente umana di fronte ai misteri della Realtà avesse tentato ogni soluzione possibile e dai diversi livelli e prospettive, integrando in un corpo unico le infinite modalità individuali di accedere alla liberazione dalla sofferenza e alla comprensione della verità.
Quale è la natura della vita e del mondo? Da dove veniamo e perché esiste l'Essere? Dove ci porta la Morte? Il nostro io si dissolve con il corpo o continuerà ad esistere in mondi sottili oltre la materia? Scompariremo per sempre o ritorneremo in altre forme in altri corpi o ci libereremo dalle sofferenze della vita per fonderci con la luce da cui fummo irradiati? C'è un creatore a cui dobbiamo obbedienza e come conoscerlo? E’ tutto solo un processo cosmico d’eventi elettromagnetici chimici e biologici, e la nostra illusione consiste nell’attribuire intenzioni o disegni a processi ai naturali? Oppure tutto il mondo fenomenico è solo un sogno della nostra mente? Quale lo scopo della vita? Come estinguere la sofferenza e quale è la giusta via per raggiungere la felicità e la liberazione?
Di fronte a questi dilemmi i saggi e perseguito e indagato a fondo molte vie: vie ritualistiche complesse e ricche di infiniti simboli, approcci materialisti che assomigliano al nostro epicureismo antico, vie devozionali in cui il cuore è la sola guida, vie dell’arte, della bellezza e della poesia, vie filosofiche di lucidissima analisi intellettuale, vie psicofisiche che propongono la liberazione attraverso la conoscenza ottenuta attraverso la trasformazione della coscienza sino ai livelli intuitivi e translogici. Ci sono sentieri ascetici di silenzio e solitudine, e cammini che implicano il servizio sociale e il lavoro disinteressato, sentieri dell'azione e della non azione, sentieri d’assoluto distacco dai sensi, mentre per certi yoghi sono contemplate anche esperienze tantrico dionisiache di fusione con la natura e l'ebbrezza. Invero potremmo dire che ci sono fasi diverse in ogni sentiero, e diverse prescrizioni per diverse epoche della vita o per le diverse caste, addirittura ogni uomo sceglie mezzi diversi per percorrere il sentiero che conduce alla medesima meta. Si potrebbe andare avanti ad elencare per diverse pagine solo i nomi delle principali correnti e per questo dire che si segue la filosofia indù o una prospettiva Induista è molto vago. E’ necessario circoscrivere gli ambiti a cui intendiamo riferirci. Di certo la meditazione e la consapevolezza hanno uno spazio privilegiato. Personalmente in India e ho trovato molta affinità con il la filosofia Advaita e naturalmente con lo Yoga Kundalini. L’Advaita, (non-dualismo) considera la coscienza-consapevolezza della stessa stoffa di Brahman, l'Uno senza un secondo, il principio di tutto, oltre il tempo e i fenomeni. Tutto il mondo fenomenico ha una natura illusoria e anche gli dei del Pantheon Indù sono archetipi reali solo sul piano della mente e dell'illusione, la sola realtà immutabile è Brahman. Questo Brahman che è l'Assoluto, permea e trascende ogni cosa ed è impensabile ed indescrivibile, perché a monte dei fenomeni. Esso è il Sé di Tutto, è oltre i concetti. E' il testimone senza forma di tutto, il mondo appare in Lui e attraverso di Lui senza che Lui ne sia toccato, come su un cristallo appaiono i colori dell'iride quando la luce l'attraversa, o come un’immagine riflessa in uno specchio. L'uomo percepisce il testimone in sé come Atman e questo Atman è uno con il Brahman. La percezione diventa Comunione e Unione in quanto cessa la divisione tra osservatore ed osservato. Cessata la ricerca non serve più domandare: “Come posso meditare se ciò che cerco è colui che sta cercando? Se sono già il Sé, “chi” sta cercando “chi”? La ricerca finisce nel riconoscere che siamo già Ciò, tutto è coscienza non divisa, gli oggetti e fenomeni esistono come eventi separati a causa della mente che discrimina, e alla falsa identificazione con oggetti della coscienza. Fatta tacere la mente è possibile percepire l'Unità dell'Essere.
Le intuizioni dell'Advaita hanno preceduto di molti secoli le scoperte degli scienziati che solo in anni recentissimi son giunti a teorizzare un universo olografico e olistico la cui sostanza è solo energia-informazione senza una reale sostanza “materiale”, e a comprendere l’interdipendenza di coscienza e materia e l'interconnessione di tutte le cose. Non ripeterò le riflessioni dei fisici quantistici e le ipotesi dell'universo olografico perché tratto l’argomento in altre pagine di questo volume. (Vedi Scienza e Spiritualità cap. 12)
Allo yoga Kundalini ho dedicato qualche riflessione nel capitolo 14, qui basti ricordare che questo Yoga pone particolare attenzione al rapporto della coscienza con l’energia latente nel sistema nervoso, la fisiologia sottile e quindi la respirazione con esercizi atti a condurre al risveglio dell’Energia Universale all’attivazione di tutti i Chakra, che è un altro modo per dire l’attraversamento dei vari livelli di sviluppo. (Vedi sui livelli il capitolo 7 di questo volume, e per approfondire nel Vol. II Wilber, Spiral Dynamics, e altri.)
Qui intendo solo mettere in relazione l'efficacia terapeutico-trasformativa delle pratiche respiratorie del Rebirthing Transpersonale quando sono applicate con l'atteggiamento interiore di autoindagine come indicato dai Maestri dell’advaita e dai testi delle Upanishad e applicando metodi psicofisici che trovano significative correlazioni con lo yoga Kundalini e le conoscenze acquisite nei secoli dagli yogi sui processi sottili delle energie e delle forze interiori latenti. La Kundalini, è rappresentata come un serpente che giace alla base della spina dorsale e viene risvegliato attraverso le pratiche sino al suo farsi strada sino alla sommità del capo.
Ho constato che un sentiero classico dalle origini antiche si adatta molto bene alle pratiche del Rebirthing Transpersonale che studiate per l'uomo moderno alla ricerca di se stesso, dell'armonia e di un senso alla vita. Molto spesso ho riconosciuto solo dopo averle vissute spontaneamente, che le esperienze con il Rebirthing Transpersonale rispecchiavano le indicazioni classiche. Attraverso la respirazione, ascoltando senza preconcetti il profondo, ho trovato le stesse cose indicate dai testi orientali e solo così mi pare di averli compresi veramente.
La meditazione, lo sviluppo della consapevolezza, le pratiche psicofisiche, le riflessioni essenziali sono basi importanti per la realizzazione del processo trasformativo cui aneliamo che essenzialmente possiamo riassumere nell'estinzione della sofferenza o nella capacità di affrontarla ben diversamente, nello sviluppo della consapevolezza, e quindi nell'esperienza dello spirito e nella realizzazione della saggezza e dell'armonia in ogni cosa. Ritrovando quello che possiamo definire il nostro Dio interno, paradossalmente anche se soffriamo siamo felici, mentre alienati da Lui siamo infelici anche quando tutto va bene.

Dott. Filippo Falzoni Gallerani


LA MENTE E IL CUORE (2008)

Il Tao di cui si può parlare, non è il vero Tao

Non vorrei parlare d’astratte teorie né entrare nei particolari del vastissimo ed eterogeneo pensiero indù, con tutte le sue numerose scuole e correnti, con i Maestri della tradizione e i suoi rappresentanti moderni. Su questo ci sono già molti libri e splendide opere. Da parte mia umilmente vorrei solo indicare per sommi capi alcuni aspetti delle pratiche spirituali dell’Induismo, che, sulla mia stessa persona hanno dimostrato inequivocabile efficacia trasformativa con effettivi cambiamenti della qualità della vita di ogni giorno.
La domanda fondamentale a cui vorrei rispondere è: esiste davvero la possibilità di uscire dal conflitto e dalla sofferenza attraverso lo sforzo personale, la meditazione e le pratiche orientali, in questo caso di origine Indù, assimilate dalla Psicologia Transpersonale?
Per me la risposta, dopo una profonda osservazione di numerose esperienze in cui l’effetto delle pratiche è stato evidente, è di certo sì!
Nella vita sono inevitabili momenti in cui la serenità e la gioia di vivere sono soppiantate da conflitti interiori. Momenti in cui non ci pare di non riuscire più a vivere pienamente, in cui ci pare d’essere lontani dall’anima, di aver perso ogni entusiasmo, e tutti, prima o poi, si deve affrontare la sofferenza. Per chi ha vissuto delle realizzazioni interiori e grazie ad esse ha vissuto lunghi periodi di serenità e presenza mentale, ricadere nella sofferenza samsarica dei desideri e delle frustrazioni, sperimentare di nuovo i conflitti dell’io, che si credevano ormai del tutto superati, produce profondo dolore e un senso d’incolmabile perdita. Si comprende quanto fosse prezioso quello stato sereno che pareva tanto facile e spontaneo solo ora è sfuggito. Quello stato di libertà dall’io pare ora evasivo ed inconcepibile e non sappiamo come fare a ritrovarlo. Molti fattori di solito collaborano a far sì che assieme alla serenità andasse perduta la disciplina che ci guidava, la fede nell’ideale, le ispirazioni creative e la fiducia nella bontà della vita. Non è un vero e proprio stato depressivo ma ci assomiglia e probabilmente ha le medesime radici. La depressione è un disturbo endemico all’Occidente moderno e molto spesso, secondo me, la sua radice è legata alla perdita del contatto con il proprio Sé, e questa distanza dalla Verità, questa condizione d’alienazione dallo spirito è la vera causa di sofferenza. Ciò accade anche a chi soffre per l’aridità interiore né si è mai posto il problema della ricerca interiore.
In questi momenti, quando pare di non trovar più sostegno in nulla, la soluzione-guarigione, la fine della sofferenza, si manifesta chiara e potente nel risveglio spirituale prodotto dalle pratiche e dalla sadhana, quando la meditazione e il pranayama ci rimettono in contatto con il profondo e l’essenza, nel passaggio interiore in cui possiamo ben dire di tornare dalle ego al Sé, “dai molti all’Uno”, dalla percezione ordinaria alla percezione “Non-duale”, cioè l’immedesimazione nella coscienza consapevolezza impersonale, l’intuizione dell’ineffabile Brahman.
Non mi riferisco quindi soltanto alla comprensione della filosofia della Gita o al rispetto dei principi etici, ma a quelle tecniche psicofisiche che producono uno spostamento della prospettiva e rinnovano la consapevolezza interiore. Si tratta di un processo d’integrazione psicobiologica che produce davvero un immediato profondo cambiamento. E’ la liberazione dal conflitto che avviene assieme al cambiamento di prospettiva, che è ben descritto dai saggi dell’oriente e dai testi classici.
Perché avvenga questo salto quantico della coscienza dobbiamo creare spazi mentali in cui sentimenti d’amore e devozione per l’Assoluto possano esprimersi, spazi di ascolto e silenzio, spazi di consapevolezza... e qui sono tentato di esprimere proprio quello che le parole non permettono di indicare e che comunque una volta spiegato sarebbe solo un ombra della verità. Come definire la sacralità dell’Essere, l’abisso del Sé, la percezione della natura essenziale della realtà, la percezione non duale... Appena definisco il “non duale” creo dualismo nella contrapposizione con il duale, dovremmo quindi dire oltre il duale e il non duale... appena quello stato non è più il vissuto del presente e diventa ricordo, perde la sua natura per diventare una realtà concettuale. Quella che i mistici chiamano “docta ignorantia” o “Nube della non Conoscenza” è lo stato in cui l’anima nel fondersi con il Tutto riconosce di non poter ne dover capire oltre, dal momento che a quel punto solo il silenzio è adeguato.
Se non è possibile spiegare l’esperienza soggettiva della trascendenza e i meccanismi interiori attraverso cui ci liberiamo dai nodi dell’ego, nel riconoscere qualcosa a cui prostrarci, di certo possiamo constatare che il passaggio da una condizione mentale di sofferenza ad un altro stato di pienezza qualitativamente tanto più autentico e sano, è un’esperienza certa, riconosciuta in precedenti occasioni personali e attraverso il resoconto d’altri, quindi coerente con gli insegnamenti e chiaramente osservabile nella sua fenomenologia.
Di nuovo alla domanda: si può ottenere la liberazione, la risposta è “Sì”. Si può vincere la battaglia con il falso io e ritrovare la natura del Sé in una diretta immedesimazione e con rinnovata gioia. Si ritrova il senso della vita indipendentemente dalle circostanze esterne da cui cessiamo di dipendere, conquistando così la libertà dalla paura e dall’attaccamento.
Ci sono delle condizioni interiori che facilitano questo passaggio dall’oscurità alla luce, senza le quali le pratiche perdono gran parte della loro efficacia. A priori ci deve essere un atteggiamento di verità, soprattutto nel senso di sincerità con sé stessi, (ed è facile raccontarsela e non vedere le illusioni che costruiamo per difendere e sostenere le nostre fantasie). Dobbiamo vedere con inesorabile chiarezza i nostri giochi, osservare senza giudicare i movimenti mentali e riconoscere la natura dei conflitti che ci disturbano, vederne le forme esteriori e assaporante le sensazioni interiori, vedere senza cercare una via d’uscita e prender atto della propria momentanea miseria interiore.
Le pratiche allora ci aiuteranno a ricordare e riconoscere che dietro le forme del teatro magico della mente, una coscienza osservante impersonale è il substrato di tutto. Se la sofferenza persiste, bisogna cercare ancor più a fondo la natura del nodo con il coraggio sufficiente ad avvicinare l’abisso del mistero, oltre gli irrisolvibili perché dell’esistenza.
Alzarsi molto presto, lavacro e meditazione, dieta e concentrazione e tutte le pratiche corrette di respirazione non bastano se non cerchiamo nel cuore e nei sentimenti più profondi la nostra natura essenziale. Il mantra, il controllo del respiro, il ricordo consapevole di: “Io sono il Sé cosciente oltre il pensiero”, il “Tat Tvam Asi” dell’Indù che sta a significare Tu Sei Quello (Quello è Shiva, Il Sé), sono strumenti straordinariamente efficaci che paiono anzi indispensabili, ma anche questi non funzionano meccanicamente a comando e diventano un vissuto reale trasformativo solo quando attraverso un cuore davvero aperto possiamo attingere alla Grazia che ci viene dall’Alto.
Ma se facciamo le cose seriamente guardando in faccia la realtà ed ascoltando il cuore e le profondità della coscienza, la luce tornerà a splendere. Allora l’unità Atman - Brahman diventa di nuovo evidente oltre i concetti e le parole. Sarà allora chiaro il concetto Indù di Maya, saranno comprensibili i simboli degli dei e i meccanismi del karma, saranno accessibili gli aforismi di saggezza e la realtà splenderà nuovamente di bellezza intrinseca.
La mente deve aver rimesso ordine in sé, il cuore riacceso la sua fiamma, superando le menzogne e i chiacchierii inutili dei molteplici aspetti degli io subliminali che affollano e offuscano lo spazio luminoso della consapevolezza, perché la percezione interiore sia chiara.
C’è una tendenza a sottovalutare l’importanza della disciplina e dello sforzo personale, perché le discipline imposte paiono antitetiche ad un impegno che nella sua intensità totale ha radici nella libertà, nella spontaneità e nella verità del Sé, tuttavia le cose che riguardano la schiavitù dell’ego vanno affrontate con coraggio e superando la pigrizia fisica e mentale che rallentano e vanificano ogni processo. Con il giusto atteggiamento, la giusta motivazione, i corretti mezzi, la pace ritorna e pare quasi di non averla mai perduta. In questo processo anche gli inferni e paradisi e tutti i simboli cristiani assumono un significato nuovo e chiaro.
Se per la persona che vive nello stato di coscienza ordinaria, anche una sola esperienza con il Rebirthing Transpersonale o con simili tecniche esperienziali, può condurre al contatto con la Realtà Non-duale del Sé, come ho detto, bisogna prendere coscienza che è necessaria la disciplina ed un notevole sforzo personale e se non pratichiamo intensamente e a lungo è difficile vedere significativi risultati stabili. Questo discorso a molti giovani non piace perché è comune il voler credere che sia sufficiente la comprensione intellettuale per risolvere i problemi e con l’elaborazione dei concetti tutto possa andare automaticamente a posto, oppure che una sola esperienza d’autotrascendenza ci abbia definitivamente trasformato e sia sufficiente una spontaneità spensierata e che la saggezza del corpo sia una guida sempre affidabile. Gli stati di picco e i momenti transpersonali, seppure benefici, sono passeggeri e dobbiamo integrare il nostro essere in tutti i suoi aspetti, fisici, emotivi e mentali lavorando sui punti deboli e su quanto non è stato risolto.
L’eccessivo peso dato alla dimensione intellettuale, caratteristico di questi anni ha come controparte spesso la ricerca del suo opposto: un lasciarsi andare indisciplinato sulla spinta degli impulsi alla ricerca esclusiva del piacere.
Il Sentiero è legato al sentimento del cuore, l’amore per il Bene e al sentire profondo, in una percezione silenziosa e consapevole di “ciò che è” in cui cuore e mente raggiungono la sintonia.
La miglior medicina per ogni male è questa realizzazione interiore: questa prospettiva della coscienza che ci fa ritrovare noi stessi oltre le maschere dell’io.
Possiamo perdere e ritrovare molte volte questo stato di pienezza attraversando le fasi di luce e ombra della vita, ma le pratiche orientali applicate nell’ottica moderna della Psicologia Transpersonale, sono il mezzo più efficace per attraversare e risolvere i momenti difficili e per ridonarci la gioia di vivere.

Tu sei il solo principio che redime, che rimane stabile e imperturbabile. Non hai desiderio né avversione. Ahimé, perché allora ti tormenti con voglia di cose.
I Veda proclamano che il Sé è senza qualità, senza impurità, senza declinazione, incorporeo, retto. Portami senza dubbio a tale Sé.

Avadhoota Gita

Herakan Gennaio 2008

Dott. Filippo Falzoni Gallerani


RIFLESSIONI SUL MOVIMENTO NEW AGE ( maggio 2008)

Molti rappresentanti della Newage, nella totale mancanza di profondità culturale ed esperienziale, sfruttano il desiderio di molti di aver soluzioni consolatorie per sfuggire alla realtà della vita. Invece di aiutare a crescere insegnano come fuggire in realtà immaginative fantascientifiche e fanta-spirituali, dove le regressioni al pensiero magico e le emozioni misticheggianti di menti suggestionabili vengono prese per esperienze “spirituali” autentiche e portate ad esempio dell’efficacia di quanto viene proposto.
Non meraviglia che perfino Ken Wilber, che critica duramente le posizioni della Newage, venga fagocitato in questo movimento solo perché tratta di dimensioni interiori o di Filosofia Perenne, seppur all’interno di profondi studi interdisciplinari con radici scientifiche, filosofiche e spirituali serie e coerenti. Chi lo cita a sostegno di bislacche teorie prova di non averne neppure letto l'opera e tanto meno compreso la critica.
Se in una ricerca autentica l'enfasi è nel vedere con chiarezza la realtà, riconoscere le proprie luci e le proprie ombre per avvicinarci alla pienezza del nostro essere autentico, nel mondo Newage l'enfasi è sull'immaginare una perfezione ipotetica creata dal “pensiero positivo” che è uno degli aspetti dominanti del delirio di questi gruppi. E’ emblematico di “terapie” che si fondano sullo sforzo sostituire la realtà (che dovremmo vedere con chiarezza) con quello che vorremmo che essa fosse, attribuire a quest’azione obnubilante poteri magici che la trasformeranno al nostro volere. Quando non funziona si può sempre accusare il paziente di non essere abbastanza positivo per indurlo a raddoppiare gli sforzi e continuare la “cura”. Poiché molti preferiscono credere ai poteri miracolosi del pensiero, è stato facile per leader più o meno immaturi, narcisisti e attaccati al guadagno (corsi dal titolo “il denaro è mio amico” sono classici nell’ambiente del “ il pensiero crea la tua realtà”) creare un grande mercato di illusioni molto redditizio. Le belle parole di facciata possono essere seducenti per chi non ha metro di confronto. Mescolano una pseudo-scienza, “quantistico”- “olistica” e una religione oriente – occidente – sciamanico - neopagana, e presentano come divino e sacro, non l’essenza della Filosofia Perenne, ma quanto di peggio le religioni ci hanno lasciato in eredità; ciò che giustamente può essere definito l'oppio dei popoli, e non il messaggio autentico proclamato dai pochi veri mistici e dai saggi, né i misteri cui gli uomini di scienza devono confrontarsi seguendo una rigida prassi. Sia il vero scienziato che il serio spiritualista riconoscono i limiti del proprio sapere, la Newage ha invece una facile soluzione e l’ultima verità per tutto, ad esempio: “basta pensare positivo e và tutto a posto”.
Chi approfondisce la ricerca interiore e si avvicina ai misteri dell'essere, riconosce i limiti del proprio sapere, i limiti del linguaggio e del pensiero e l'inganno dell'io sociale con cui s’identifica l'uomo comune. Lungo il percorso il serio ricercatore sviluppa una sensibilità che può aiutare a cogliere la verità del proprio vivere condizionato, con autentici insight che liberano dalle percezioni distorte e permettono di affrontare l’esistenza con coraggio e lucidità, evitando di fuggire in mondi illusori.
La Newage fa proprio l'opposto: vende illusioni e spinge a rimuovere il confronto con gli aspetti dolorosi e drammatici della vita, che inevitabilmente ognuno deve affrontare nel corso dell'esistenza, promettendo a tutti salute olistica e illuminazione, amore e successo. Nelle scuole d’origine statunitense di Rebirthing si giunge sino a promettere l'immortalità fisica! Purtroppo è proprio ciò che la gente confusa e spaventata vuol sentirsi dire.
Mi vergogno di poter essere assimilato a questo mondo solo perché pratico un metodo che può esser confuso con ciò da cui mi sento radicalmente lontano.
Spesso ho travato su Internet pezzi di miei articoli o brani di miei libri usati per pubblicizzare altre scuole di rebirthing pur non avendo alcun contatto con tali scuole Newage che insegnano l’antitesi del mio approccio. Sto scrivendo delle pagine che pubblicherò molto presto per chiarire più a fondo quanto qui accennato. Di certo il respiro è un mezzo potente conosciuto sin dall'antichità come supporto a stati meditativi ed esperienze non convenzionali, ma se un metodo così potenzialmente efficace viene usato in un contesto delirante non credo proprio possa condurre ad alcunché di buono e aborrisco far parte dell'allegra compagnia del pensiero positivo.
Secondo il mio modo di vedere l'unico aiuto che si può dare al prossimo consiste nell’aiutare le persone a trovare in se stesse le risorse per affrontare con autenticità, integrità e coraggio la vita senza semplicistiche soluzioni. La liberazione avviene penetrando la vera natura della mente e del pensiero, affrontando la sofferenza ed i problemi per andare oltre, perché, come diceva Alan Watts, cercare di risolvere un problema senza averlo compreso chiaramente è come “cercare di allontanare l'oscurità con le mani”. La “guarigione” è un eventuale effetto collaterale del risveglio, la terapia è una “non terapia” in cui l'individuo si emancipa dagli inganni mentali e penetra il profondo di sé.
Il confronto con la realtà sociale che la mentalità newage rappresenta comporta riflessioni profonde, per evitare sia uno sterile scontro, sia il rifiuto di quanto c’è di buono. E’ necessario vedere con molta chiarezza la confusione ideologica del mondo attuale, per poter riconoscere che ci sono anche individui sinceri e preparati che portano contributi positivi e concreti in modo costruttivo e realistico trattando correttamente gli stessi temi banalizzati e distorti da molti rappresentanti della newage. La “Compassione Buddhista” (che non è superficiale buonismo), la comprensione umana e il riconoscimento del graduale processo di sviluppo della consapevolezza degli individui, induce ad aver compassione per chi è perduto in mondi illusori, per chi ignora di ignorare e per chi è vittima della decadenza culturale o di un ego narcisista assetato di credenziali. Tuttavia il discernimento tra ciò che è vero e ciò che è falso, tra ciò che conduce alla liberazione e ciò che favorisce l’alienazione è un fatto di cruciale importanza per coloro che si avvicinano alla ricerca interiore e al sostegno del prossimo.

Dott. Filippo Falzoni Gallerani

 

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