|
||
|
Il sesso debole Sono ormai quasi una decina d’anni
che mi trovo ad esser spettatore/attore della continua, coerente, stupefacente
avventura del “viaggio” all’interno della mia coscienza.
Proprio così, non esiste definizione migliore per descrivere cosa
rappresenta per me il Reb. transpersonalee. La scoperta dello spazio interiore
della coscienza. Potrebbe sembrare come la scoperta dell’acqua calda.
E’ normale che tutti noi siamo dotati dello spazio interno. I nostri
desideri, sogni, ragionamenti, sensazioni, allucinazioni, intuizioni perversioni,
simboli, istinti, idee, aspirazioni, intelligenze, precarietà,
sensi di colpa ,l’amore. Quante parole, e la cosa più incredibile
è che tutte indicano una porzione di spazio vitale nel nostro interno.
Vedete, uno dei conflitti più importanti scaturiti dalle numerose
esperienze di picco avute respirando, è stato fra l’esaltazione
del territorio dove queste esperienze avvenivano, e l’inadeguatezza,
l’impossibilità di descriverle via linguaggio, perché
strumento di descrizione analitica e dualistica. Che frustrazione cercare
di descrivere il movimento d’ unità e integrazione necessario
per la mia felicità, usando un bisturi che imponeva tagli e suture.
La frustrazione era diventata così insopportabile che la mia energia
creativa d’intuizione integrale (sono, aimè, mancino dalla
nascita) era letteralmente drenata dalla costante tensione dell’impossibilità
linguistica di condividerla (dividerla-con). Molte volte sono stato sul
punto di dire ma a che serve fare lo psiconauta, scoprire mondi d’insospettabile
grazia e completezza e sentirsi sempre e comunque solo? Meno male che
la contropartita della mia coscienza era già in atto, la crisi
e la dovuta distanza, la fiducia che se avessi avuto perseveranza, la
fine del conflitto si sarebbe risolta da se, infatti due sedute importanti,
una lettura geniale e bingo. Come, diciamo con Jole, il gettone è
caduto. Mappa e Territorio. Com’ è sottile la differenza.
Da una parte la mappa e il territorio non coincidono mai, dall’altra
sia la mappa che il territorio sembrano essere parte imprescindibile l’una
dall’altra. La mappa descrive la superficie, nell’atlante
si possono solo vedere montagne ed oceani piatti, nel territorio si riesce
ad evidenziarne le profondità, così come leggere gli innumerevoli
atlanti della coscienza che descrivono la coscienza, dove i nostri sogni,
intuizioni e memorie sono tracciate in maniera piatta. Nell’esperienza
diretta solamente si può notare la profondità delle nostre
esperienze. Quindi il mio conflitto di profondità ok, contro superficialità
bad, si è risolto nella comprensione di un aspetto determinante
che era omesso. Il possessore e l’osservatore sia della mappa che
del territorio. Il navigatore di tutte le superfici/profondità,
di tutti gli Alti/Bassi, di tutti gli esseri/non esseri, di tutti gli
Spiriti/Materie, di tutti gli uomini/donne. Oops!! Uomini vs. Donne. Oggi
le mie esperienze psiconautiche sono approdate al paradosso che determina
la percezione del conflitto fra questi due fenomeni del cosmo. Conflitto
che vivo non solo per la consapevolezza di come osservo nel mondo, in
tutte le sue espressioni, lo stato gerarchico di predominio di un opposto
(maschile) sull’altro (femminile), no, il conflitto è vivo
anche dentro me, costantemente due flussi contrapposti dove “uno”
deve necessariamente soffocare “l’altro” per conformarsi
allo stato di supremazia che si osserva pure fuori. Ad oggi la mia sensibilità
allenata dalla esperienza della mia doppia natura della coscienza mi porta
costantemente ad agire nel mondo con una ennesima doppia modalità.
Molte volte, non solo mi ritrovo a percepirmi, mosso dall’energia
della mia parte femminile, ma, la cosa mi piace assai. Di contro, quando
succede il contrario, sono e mi piace essere uomo. Una contraddizione
in termini? Può essere, ma come ho detto prima, termini che si
sono dovuti adattare a realtà esistenti nella coscienza, ed è
proprio così. Autenticamente uomo/donna, non come un essere asessuato
e con una qualche crisi d’identità psicosessuale, Come mi
appare il mondo a riguardo è qualcosa di straordinario, qualsiasi
movimento di conoscenza che si accinge a spiegarci il mondo lo fa per
entrambi (sessi) dal punto di vista maschile. Dalle parodie religiose
e dalla storia della chiesa si è visto una totale subordinazione
della figura maschile a quella femminile. Basti pensare ad Adamo ed Eva,
la scelta dellla credenza della verginità biologica della Madonna
a semplicemente la scelta incondizionata di promuovere un Dio (o) maschile,
ad entrambi i sessi. Ma cosa se ne fa una donna di un Dio esclusivamente
maschile che detta leggi basate solo sull’individuazione/differenziazione,
sul dominio dell’Uno sugli altri, sul non desiderare la donna d’altri,
tu partorirai nel dolore e così via, in nome del Padre del Figlio
e dello Spirito Santo, i fantastici quattro “O.” La religione
ha contribuito costantemtente nel porre fine, nel sedare il dubbio che
magari maschietti, ma ancor peggio qualche femminuccia potessero accingere
ad una verità, magari, più equanime. Secoli e secoli di
repressione psicologica affinchè tutti noi credessimo, fino ad
oggi, a questa subordinazione di ruoli. Meno male, che poi si è
risvegliato il nostro potenziale collettivo alla ragione. Non si può
più credere alla verginità biologica della Madonna, tantomeno
ad un Dio maschile, anzi ad un Dio e basta (ma quello è un altro
discorso), l’epoca dell’oscurantismo è cessato, si
và verso la modernizzazione, che implica un Dio/nonDio chiamato
sua maestà il PENSIERO, i quattro “O” di prima compressi
in Uno. Cazzo, l’Uno ha trazione integrale, quattro ruote motrici.
Non voglio, ora, stare a far la disamina storica dell’evoluzione
di questo fenomeno, ma raggiungere un accordo, sia per i maschietti che
per le femminucce su quanto sia arduo nascondere questa “verità”
con cui costantemente fare i conti: il peso della diversità. Sentire
di amare l’altro rinuncando alla nostra “intimità”
cosa significa per noi maschietti? Mentre, per noi donne, cosa significa
amare l’altro, se la mia totale “fusione” con il rapporto,
è messa a rischio? La crisi in una coppia, penso, generi paure
diverse negli elementi fondamentali, appunto l’uomo e la donna.
L’uno rivolto a salvaguardare l’ “io”, e l’altra
che deve salvaguardare il “noi”. Indovina, a quale delle due
tipologie corrisponde il tuo sesso? Fatto? Procediamo. Torniamo alla storia
brevemente, Illuminismo e romanticismo, pensiero e gaia. Il periodo del
romanticismo, ondata “femminile” che, nel mondo occidentale,
favorisce la nascita di una visione del mondo, o meglio di Divinità
con la (A). Welcome to the “GAIA’S WORLD”. Natura, fluidità,
cura dell’altro, empatia, EMPATIA!!! Pensiero+Gaia, benvenuto nel
mondo di Freud e la psicologia dell’Edipo. Grandisime scoperte all’interno
della coscienza, l’inconscio di qualsiasi specie fa paura, non regge,
bisogna trsferire questa paura su qualcosa d’altro, ah l’Ombra.
Ancora una volta un “O” vs. “A”. Ora, torniamo,
per un attimo al discorso di mappa e territorio. L’ego è
sano se si differenzia da che? E per una donna? Il complesso di Elettra?
Ma dai? E che è? Avete mai visto un solo libro, o forse per mia
ignoranza indicatemelo, sull complesso d’Elettra? Io immagino la
scelta di uno psicoterapeuta freudiano come si sente quando si troverà
ad applicare la sua analisi nei confronti di pazienti donne. Dove fanno
risalire la possibile causa di qualsiasi disturbo di relazione di una
donna? Come indicano la mancata, probabile individuazione/differenziazione
nella coscienza femminile? Visto che per almeno nei primi tre anni d’
età i figli di entrambi i sessi assorbono lo stesso imprinting
materno, perché sono stati solo uomini che hanno osservato e creato
una scienza che sanasse l’eventuale mancata differenziazione edipica
per entrambi? E le mamme? Il rapporto che esiste a quell’eta tra
mamma e figlia, e mamma e figlio si sviluppa, salvo intoppi, secondo due
piani diametricalmente opposti. Il rapporto mamma - figlio caratterizzato
da un graduale distacco, il maschietto deve risolvere dentro se questo
cruciale distacco, per evitare di proiettare, in seguito, la figura introiettata,
altrimenti inconscia, su qualsiasi aspetto che si tinge di rosa. Per le
femminucce, si crea da subito un rapporto basato esattamente sull’opposto,
ossia sull’attaccamento. Le due figure sembrano da subito avere
un rapporto di mutua assistenza, la madre verso la figlia e viceversa,
mentre nel rapporto con il figlio, l’assistenza è monodirezionale,
esclusivamente dalla madre verso il figlio, e dal figlio verso se stesso.
Nell’uomo il riuscito sganciamento dalla figura materna fornisce
proprio le capacità di rimanere in sè, la super individualità
( non divisibile), l’uomo deve essere tutto di un pezzo, dovrà
riuscire a trasformare il suo nucleo affettivo attraverso la logica del
potere del me sugli altri, all’altezza di qualsiasi situazione dove
è in pericolo la mia perdita d’ individualità, riuscendo
in ciò sempre attraverso un sistema di leggi e codici basati sulla
morale maschile. La donna nell’atttaccamento e nel prendersi cura
dell’altro da sè, sviluppa una capacità di empatia,
che le servirà per trasformare il suo nucleo affettivo più
immediato con l’amore e la comprensione, l’accudimento cercando
sempre di salvaguardare, di sacrificare sè per tenere la coesione
e l’unita del gruppo. L’uomo riesce a sacrificare i suoi rapporti
per salvare sè, la donna sacrifica più facilmente sè
per salvare i suoi rapporti. Ora, per tornare alla polemica personale,
ma perché nella nostra storia evolutiva abbiamo scelto di prediligere
unidirezionalmente, di sbilanciarci tutti verso il maschile, relegando
un potenziale d’empatia e cura femminile ad un ruolo di sottomessa
subordinazione? Perché la sanità psicologica infantile ed
adolescenziale, anni cruciali per il nostro sviluppo, viene applicata
ad entrambi i sessi usando esclusivamente dati empirici raccolti da uomini?
Piaget, Freud, Erickson, Kohlberg per citarne solo i più famosi.
Questa collettiva inconscia sottomissione a questa tendenza, dal primo
giorno della mia vita prescelto e destinato ad un ruolo di successo come
maschio, o essere destinata dal primo giorno come femmina, impone alla
donna che l’unica chance che ha per emanciparsi è di assomigliare
il più possibile all’uomo. Ora annetterò un articolo
scritto in occasione della presentazione del libro di Carol Gilligann
“La nascita del piacere”.
|