PROGETTO
OMBRA
Penso, come
anche afferma Wilber, che una delle più importanti scoperte della
psicologia dell’occidente sia proprio l’esistenza /non esistenza
dell’ombra:
E’ sorprendente, come io posso negare me. O meglio, che io posso
negare e prendere parti di me e spingerle oltre i confini del sè,
sforzandomi di riuscire a negare quegli aspetti di me che, magari troppo
negativi, o magari troppo positivi sono da accettare. Spingere questi
aspetti di me, via, comunque, non li fa scomparire, ma sono convertiti
in sintomi nevrotici dolorosi, ombre del mio sè espropriate che
tornano indietro dandomi la caccia, come, quando guardo nello specchio
ciò che più mi disturba del mondo la fuori, e vedere solo
l’ombra del mio sè espropriato. La grande scoperta risiede
nel fatto che, in alcune circostanze, impulsi vissuti in 1° persona
(ricorda I, You, It o 1° 2° 3° persona) sentimenti, qualità
possono essere represse, espropriate, o dissociate, e quando queste si
ripresentano appaiono come eventi di 2° o anche 3° persona, che
accadono nella mia stessa consapevolezza di 1° persona. Per dare un
esempio tieni a mente che la 1°persona è la persona che sta
parlando, la 2° della persona a cui si parla, e la 3°persona,
della persona o della cosa di cui si parla ecco l’esempio:
Se io mi arrabbio con il mio principale boss ma quel sentimento di rabbia
non si addice al mio carattere (sono una persona buona, e le persone buone
non si arrabbiano) poi io posso dissociare, reprimere quella rabbia, e
semplicemente negandomela non mi permette di sbarazzarmene; riesco soltanto,
a trasformare sentimenti di rabbia come alieni che appaiono nella mia
consapevolezza. Potrei pur star sentendo rabbia, ma non è la mia
rabbia che stò provando. Potrei, per esempio, proiettare (o nel
caso femminile introiettare, stessa cosa ma per meccanismi diametricalmente
opposti) la rabbia. La rabbia continua a crescere, ma dal momento che
non sono io a provarla, deve essere necessariamente di qualcun altro.
D’un tratto (ed è questa la “magia” di questo
fenonemo), il mondo comincia ad apparirmi come pieno di persone che sembrano
essere molto arrabbiate…..,e di solito con me. Infatti, io penso
che il mio principale voglia licenziarmi, e ciò mi rende completamente
depresso. Attraverso la proiezione della mia rabbia arrabbiato si è
trasformato in triste.
Ovunque proietti le mie qualità, esse appariranno “là
fuori”, che mi minacceranno, intimidiranno, mi deprimeranno, mi
ossessioneranno e in 9 casi su 10, quelle cose che più nel mondo
mi disturbano possono essere le cose che più odio di me o di quelle
di cui ne sono privo, e sono ora percepite come “là fuori.
La rabbia, cominciata come “I” è ora vissuta come “IT”,
e io posso meditare, fare qualsiasi tipo di attività sul “profondo”
e meditare su quella “IT” rabbia per quanto voglio, quando
uso “osservazione nuda” ed osservo la rabbia che cresce, la
rabbia che cresce, la rabbia che cresce, non sto facendo altro che raffinare
e rafforzare il sintomo “IT”. La meditazione, (rebirthing
più mappe integrali adeguate ed una buona dose di coraggio, sì)
semplicemente non può arrivare all’ombra originale, e può,
in alcuni casi persino esagerare il tutto.
A-Q-A-L CONCETTUALIZZA CIO’ IN QUESTA MANIERA:
Il soggetto
di un livello, diventa oggetto del soggetto del livello successivo. Questo
è un punto cruciale che serve anche per intuire la direzione per
nostra “shadow riappropriation”.
Un’esempio, in termini generali: se io mi trovo al livello “rosso”
della coscienza (primo chakra), ciòè se “io”,
il mio soggetto, è completamente identificato con il rosso, così
esclusivamente da non poter vedere rosso come oggetto, anzi, lo uso esclusivamente
come soggettto con il quale e attraverso il quale io vedo il mondo. Ma
quando mi muovo al livello successivo, il livello ambra (2° chakra),
il sè-rosso diventa ora l’oggetto del sè-ambra, quindi
ora il soggetto ambra può vedere l’oggetto-rosso, ma non
può vedere se stesso. Se impulsi o pensieri di “rosso”
natura sorgeranno nella coscienza, li vedrò come oggetti del mio
ambra-sè. Il se di un livello diventa lo strumento del prossimo.
La sana trascendenza è, ad ogni livello, il soggettivo 1° persona
che diventa nel prossimo oggettivo/possessivo 1° persona. Oggettivo/possessivo,
non come l’”oggetto di un soggetto, ma come miei oggetti del
mio soggetto, quindi una persona può dire “io ho pensieri”
ma non sono i miei pensieri” la persona non più identificata
con loro come soggetto, sebbene essi siano ancora “proprietà”
come “miei pensieri. Questa riappropriazione è cruciale per
la nostra salute. Se io in realtà sentissi di avere in mente i
pensieri di qualcun altro, sarei a rischio di acute e sofferenti patologie.
In sintesi:
Trascendenza sana converte I in Me, Trascendenza patologica converte I
in IT.
Ora pensate a quante discipline cosidette spirituali promuovono il totale
distacco da soggetto, oggetto, da qualsiasi I, It o Me. Puro distacco
da qualsiasi cosa che sorge. Il fatto è che anche nelle patologie,
c’è dis-identificazione o dissociazione con le parti del
sè, quindi la dis-identificazione è il problema, non la
cura.
Perciò, dovrei identificarmi con la rabbia o dis-identificarmi?
Both, entrambe. Quando sorge la rabbia nella mia consapevolezza, è
automaticamente percepita come la mia rabbia, poi, il goal diventa la
dis-identificazione (il lasciare andare la rabbia ed il soggetto che la
sta provando. Tuttavia, se la rabbia è percepita come la tua, la
sua o come IT rabbia, prima di tutto occorre identificare e ri-convertire
la rabbia, quella rabbia di 3° persona, in “mia rabbia”
di 1° persona, e poi dis-identificarmi e provarla come IT.
Quindi, a qualsiasi livello dello sviluppo della coscienza, se si nega
la proprietà di aspetti del sè ed appaiono come IT, quella
non è trascendenza, ma patologia. Negare la proprietà non
è dis-identificazione ma dissociazione. Stabilito questo.
“Il mondo non mi merita”: proiezione delle mie incapacità/capacità
al fine di colmare le latenze ora appartenenti ed esclusive del mondo
là fuori”. Sfida e potere, con corrispettiva PAURA di fallire
“ Io non merito il mondo”: introiezione delle capacità/incapacità
che il mondo si aspetta da me” Astensione e vulnerabilità,
Paura di riuscire.
Queste due condizioni penso che siano le basi su cui si evolvono le coscienze
maschili e femminili. E’ ovvio che il mondo che richiede sfida e
potere soddisfi più il maschile. Di contro atrofizza la donna.
A quante donne sin da piccole, viene insegnato di sfidare e vengono educate
al successo nella competizione?
Intelligenze multiple
L'ESPERIENZA DELLA COSCIENZA COSMICA
E' stato fatto un grande sforzo da parte degli scienziati per definire
la natura dell'Esperienza Cosmica. Fra le caratteristiche isolate da alcuni
autori possiamo citare:
1. L'unità, o meglio, la non-dualità: la scomparsa, cioè,
della percezione dualistica io-Mondo o soggetto-oggetto.
2. Il carattere ineffabile: l'esperienza non può essere descritta
con il linguaggio ordinario.
3. Il carattere di realtà: una certezza assoluta che quello che
è stato vissuto è reale, spesso persino molto più
reale del vissuto quotidiano normale.
4. La trascendenza dello spazio-tempo: si entra in un'altra dimensione,
il tempo non esiste più e scompare lo spazio tridimensionale.
5. Il sentimento del sacro: la sensazione che stia accadendo qualche cosa
di grande e di meraviglioso, persino di sacro.
6. La scomparsa della paura della morte: la vita è percepita come
eterna, anche se l'esistenza fisica continua ad essere vissuta come transitoria.
Il cambiamento del sistema dei valori e del comportamento: spesso si constata
un cambiamento in direzione dei valori quali Bellezza, Verità,
Bontà. C'è un distacco progressivo dai valori materiali.
L'Essere si sostituisce all'Avere. Ecco una mappa possibile per certificare
se il territorio dove o non dove siamo può dare una mano a non
cadere in una mal traduzione del “reale”, territorio dove
possiamo crescere e svilupparci. Smettere di poter pensare di emanciparsi
sfidando il sistema del soggetto contro l’oggetto là fuori
nel mondo, bensì, ristorare energie, maestre in questo, vedi “mestruazioni”….
Articolo
scritto da Luca Rossi riprendendo spunti da letture e citazioni di Ken
Wilber. Gennaio 2008
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