La malattia come esperienza di crescita spirituale: la morte di mio papà.
Oggi mentre scrivo… sono trascorsi
un anno e 4 mesi circa dalla morte del mio papà. Scrivere oggi
di quel periodo mi porta inevitabilmente e constatare che il tempo e le
emozioni vissute non possono essere raccontate come quando ero in quella
situazione.. e quindi questo mio scritto sarà inevitabilmente il
frutto di una riflessione, condivisione di un momento che è stato
intenso ed importante allora.. e forse ancora importante nel mio oggi…
Tutta questa storia .. solo per dire che l’esperienza mortale, inevitabile
per ognuno di noi può essere, secondo me, esperienza di crescita
spirituale che migliora il qui e ora di ognuno di noi e rende “immortali”
chi ormai non c’è più…
Ci provo lettore…ora un bel respiro……e via!!!!
Io e mio papà!
Come descrivere un rapporto padre-figlia
della mia generazione??? Io ho quasi 40 anni… mio padre è
morto a 77 anni e quando sono nata (dopo due fratelli maschi) fino all’età
di 7/8 anni sono stata la sua “scopetta”; gli rubavo il latte
la domenica mattina a colazione ( lui si è alzato per 43 anni alle
5 per andare a lavorare a Roma e ci manteneva tutti..), mi ha insegnato
a nuotare a 4 anni… mi terrorizzava anche solo con uno sguardo quando
facevo qualcosa che non andava…però lo sentivo affettivamente
presente e.. si “vedeva” che mi voleva bene. Poi però
la bambina cresce, diventa adolescente e il distacco edipico diventa tradimento
e lotta..Insomma quel papà con cui giocavo diventa rigido, svalutante,
distante fisicamente, bacchettone e chiuso ad ogni tipo di confronto e
dialogo..a qualsiasi contatto corporeo..
La mia storia personale e come ero diventata a lui proprio non piacevano..
il mio ex marito ( per quanto ineccepibile perché lavoratore come
lui, anguillarino, serio ecc..) non andava bene, il mio lavoro ( diceva
sempre..”ma come si fa a prendere una laurea per aiutare i drogati
e i ladri!!?”) quasi non sembrava un “vero” lavoro..
e le mie idee, il mio modo di essere.. non interessava mai…(quando
ho iniziato il mio percorso con il reb poi… i miei viaggi ad Asti
erano andare “dai santoni” e appartenere a una setta..che
mi spillava solo soldi..)...nessuno infatti mi ha mai chiesto.. :”Che
vai a fare lassù??!”
Nell’ambito dei miti familiari presenti in ogni famiglia…
io ero la “matta di casa”. Ovviamente i feed-back esterni
sconfessavano tutti i suoi pre-giudizi: chiunque lodava il mio entusiasmo
e il mio sorriso, il mio lavoro mi ha sempre reso autonoma e indipendente
da loro, la mia passione sportiva e le mie capacità agonistiche
sono state sempre riconosciute.. ma come ognuno di noi sa…. I nostri
genitori sono i primi ad “insegnarci” che non andiamo mai
bene… che dobbiamo sempre essere diversi da come siamo… e
il problema è che noi ci caschiamo in quella “rete”
e buona parte della vita ci diamo da fare cercando di dimostrare che in
fondo stiamo facendo tutto proprio per essere quello….
E comunque non va mai bene!!!!!
Il rebirthing mi ha permesso di smascherare questo doppio legame incredibile…
e soltanto quando ho lasciato andare dentro di me il consenso che cercavo
nei miei genitori per essere semplicemente me, fregandomene dei loro giudizi,
sono riuscita a “perdonarli” per la loro incapacità
a comprendermi e… soprattutto ad accogliere anch’io che anche
loro erano così e non dovevano essere diversi da come erano….eh
sì! Perché c’è anche quella di parte…
e noi non la consideriamo quasi mai…
Questa rinnovata “consapevolezza” mi ha permesso di “differenziarmi
“ da loro e di conseguenza, di ri-appropriarmi della mia vita e
di vivere pienamente senza curarmi del loro giudizio….sentendomi
pienamente libera di essere semplicemente me!
Ti assicuro lettore che non è stato così facile… ma
quella forza che senti dentro, quell’”Amore che move il sole
e l’altre stelle”, la mia vocina interiore, ora sempre ascoltata
e seguita sono state e sono tutt’ora le mie “bussole”
da cui mi sono lasciata guidare sempre..
Se il conflitto interiore cessa dentro, incredibilmente cessa anche fuori.
Il riappropriami da adulta delle mie figure genitoriali interiori…
mi ha permesso di accogliere e di amare in semplicità i miei genitori
“fuori”.
La semplice consapevolezza di questa realtà ha completamente smascherato
dentro di me ogni tipo di richiesta di essere compresa e accettata…
e così è arrivato il mio viaggio in India, in Nuova Zelanda,
l’arrivo di Luca nella mia vita in Italia ( ti puoi immaginare lettore
per un tipo come mio padre.. e anche per i miei fratelli.. e il paese
dove viviamo avere un uomo in casa.. che non lavora e che “mantenevo”,
andando io a lavorare alzandomi alle 6.00 del mattino… -eppure mia
madre.. per 40 anni aveva fatto la stessa cosa..- di fatto Luca era un
casalingo perfetto e badava lui a tutti e due..senza contare poi che con
l’arrivo di Emil, dopo il primo anno di vita, si è sempre
occupato lui di tutto… e non è proprio una passeggiata….).
Insomma scardinando ogni tipo di schema familiare convenzionale abbiamo
innescato nella mia famiglia una serie di “movimenti e dinamiche”
interpersonali che oggi ci fanno vivere bene e in pace con tutti.Ma torniamo
a papà ( il suo nome.. era… Aldo .. detto Daddo!) !Il mio
papà era un ansioso-depresso se dovessi classificarlo secondo i
parametri psicologici scientifici. Nei suoi ultimi cinque anni di vita
aveva deciso di lasciarsi andare e oltre a un isolamento relazionale (era
sordo e trascorreva ore e ore sdraiato sul letto a guardare la televisione)
– aspetto depressivo- giudicava tutto e tutti ed era ansioso in
tutto quanto accadeva intorno a lui, allontanando emozionalmente tutti
noi ( eclatante era il rapporto con i nipoti…). Insomma un vero
“Orso”, come lo chiamavamo in casa ..con 130 kg di peso e
problemi (ovviamente) respiratori e circolatori.
Aveva stabilito che non voleva più curarsi e che non dovevamo rompergli
le scatole!!! Ovviamente per mia madre era impossibile.. e i loro litigi
erano il condimento alla loro lunghissima unione d’amore (55 anni
insieme!!!!!).
Nella notte del 26/12 papà si sente male.. forse ha mangiato troppo..
di fatto mentre vomita esce del sangue dallo stomaco e quando la mattina
del 27/12 passo a casa ha 85 di massima….
Il medico di famiglia richiede immediatamente le analisi e le indagini
diagnostiche. Dopo due gg ci chiamano..papà ha 6 di emoglobina…
praticamente sta morendo dissanguato…
Il 2/1 ritorno a lavoro e faccio vedere le analisi al nostro medico di
famiglia (figlio dei ns medici di famiglia ad anguillara) mio coetaneo
e stimato chirurgo al reparto di chirurgia all’ Ospedale di Civitavecchia.
Paolo mi obbliga a far ricoverare papà immediatamente (…”sta
morendo dissanguato”… mi disse). Alle 12.00 è in ospedale
e alle 15.00 sappiamo dalla gastroscopia che c’è una “voragine”
nel suo stomaco..
Il mio papà uscirà da quell’ospedale il 2 aprile 2005
(il giorno della morte di Papa Giovanni Paolo II).. con una diagnosi di
tumore allo stomaco, con un’alimentazione artificiale (sacca) e
con 34 kg di peso in meno…..
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