Sabato 2 febbraio 2008..ore 6.33 e fuori piove….
Eccomi di nuovo qui a cercare di scrivere
di me, a voler dialogare nel silenzio del buio dell’alba e del suono
della pioggia che cade..che fa compagnia e mi rilassa, mi mette in sintonia
con quel senso di disagio che è dentro di me…sentendo che
voglio scrivere ma con la consapevolezza della resistenza di non saper
dar voce a questa confusione di pensieri che alimentano questo attuale
stato di coscienza che con difficoltà cerco di descrivere…
Da dove parto? Dove andrà a finire questo mio scritto? Se non mi
do un focus, una destinazione, non posso poi indirizzare il mio viaggio
nello scrivere…
Ecco! Arriva il focus…continuo la mia storia sul sito, riprendo
un filo cronologico che mi permette di dirimere i pensieri e di dargli
un senso temporale per poi aggiungergli un senso evolutivo dentro di me,
Ora vado a vedere sul sito..dove sono rimasta con la mia storia…
Beh! Ho concluso con una intervista televisiva nel 2006 e con un articolo
su una rivista femminile nel 2007.Entrambe arrivate così, dalla
lettura delle nostre storie sul sito…e quante persone ci scrivono
dopo aver letto la ns storia…
Allora! L’impostazione della nostra vita continua ad essere questa:
si lavora d’estate ad anguillara con lo stabilimento ed i bambini
e in inverno, da novembre ad aprile, lavoro al sert occupandomi oltre
che di clinica, anche di prevenzione negli istituti secondari superiori
e in carcere, di misure alternative alla detenzione per i detenuti tossicodipendenti.
In mezzo i seminari di gruppo mensili di rebirthing a roma, la condivisione
delle sedute individuali di Luca nel suo invernale ruolo di mammo –
rebirther e i nostri viaggi ad Asti a condividere il reb insieme alle
persone che hanno deciso, come noi, di abbracciare il rebirthing transpersonale
e la presenza di Filippo, come pratica integrale di autoconoscenza.
Parto da qui..dalle trasformazioni sul lavoro che il mio essere me e il
mio modo di conoscere il funzionamento della coscienza attraverso il rebirthing
e il modello integrale di Ken Wilber hanno influenzato la mia attività
clinica e di relazione con l’altro, sia nei confronti degli utenti
che si rivolgono al servizio, sia nei confronti degli operatori con cui
quotidianamente mi confronto a lavorare.
Non deve essere facile per i miei colleghi “danzare” insieme
a me al mio apparire e scomparire dal servizio: da novembre arriva questa
ventata di energia, entusiasta perché quando rientri ti va proprio
di lavorare..perchè per altri sei mesi hai fatto altro…sei
stato Altro..e quindi la mia entrata è sempre ben accolta e ormai
da 16 anni lavoro lì con colleghe/i – amiche/ci ormai storiche/ci
a cui mi lega oltre che una fiducia professionale, un profondo legame
di amore e complicità ( molte sono donne..).
Inutile nascondere, perchè grazie al Reb anche queste parti ci
sono e cerco di osservarle e comprenderle invece che rimuoverle ( a volte
è difficile ma il confronto continuo con Luca mi fa smascherare
quello che più voglio celare di me….e tanto più voglio
nascondere… tanto più deve essere rivelato…e Luca non
dà scampo..), che ci sono alleanze e gelosie, invidia e atteggiamenti
di violenza e di aggressività…perché i colleghi sono
come i familiari, mica li scegli..li hai lì e ci devi convivere
per tante ore del tuo tempo ..della tua vita. tutto questo. Questi giochi
di relazioni e proiezioni si innestano in un lavoro dentro un servizio
dove chi entra ti porta un carico di dolore e disperazione che non ti
immagini, caro lettore, con neanche la percezione che sia dolore a volte
e che, soprattutto, non ti chiedono di lenirlo perché l’uso
di sostanze ( e questo molti operatori lo dimenticano) procura piacere,
sedazione, ad una sofferenza che la coscienza non può sopportare..Quindi
nella richiesta di aiuto c’è la richiesta ambivalente che
ti dice : “non farmi smettere! Se smetto tutto quel dolore potrebbe
riaffiorare e io non sono in grado di lenirlo”! ( questa è
una frase che una ragazza mi ha detto qualche giorno fa!).
Come ho scritto già nella mia storia la domanda che mi sono posta
in questa mia posizione di aiuto è sempre stata: Se devo dare sostegno
a una persona che soffre devo conoscere 1) la sofferenza in tutte le sue
numerose sfaccettature e 2) trasmettere con la mia coerenza integrale
( corpo, mente, anima e spirito) che quella sofferenza può essere
trasformata e messa a disposizione per un risveglio ad un nuovo Sé
che non rinnega quella sofferenza ma la abbraccia per comprendere la profondità
della nostra meraviglia che, secondo me, è la nostra capacità
di Amare e di essere amati. Questo in fondo è quello che vuole
ogni essere umano, sempre secondo me ( vorrei ribadire,caro lettore, che
questa è la mia visione e la mia parziale e soggettiva Verità
che però posso condividere con te e quindi la esprimo per come
la sento qui e ora..).
Il mio percorso spirituale e diffondere il rebirthing transpersonale in
questi ultimi 12 anni ( accipicchia quanto tempo è passato!) hanno
modificato profondamente la mia pratica clinica e il mio approccio al
mio lavoro. Ciò era inevitabile perché nel mio lavoro..lo
strumento che utilizzo…sono IO! E’ nella relazione con l’altro
davanti a me che si gioca la partita.
Cosa è successo quindi?
Beh! Il mio rientro a lavoro dopo il periodo della maternità ha
già creato un grande cambiamento: un figlio ti fa scoprire delle
parti di te che non puoi esperire se non hai avuto tale esperienza ( e
questo secondo me, è un elemento da tenere in considerazione nella
relazione di aiuto rispetto a chi non li ha! Ovviamente non è una
discriminante perché chi non ha figli in una relazione di aiuto
inserisce altri elementi ugualmente validi..parlo proprio dell’onestà
intellettuale ed emotiva che le persone che non hanno figli dovrebbero
riconoscersi come diversità, come altra caratteristica da mettere
in gioco e non in un senso di subordinazione ( come se il non fare figli
sia sminuente della persona) ma proprio come comprensione consapevole
di non averne…così come quella di averne.
E’ indubbio che chi diventa madre/padre non può scindere
da sé quella sua parte in base ad una “oggettività
e distacco terapeutico” ( che ovviamente è identica a chi
i figli non ce l’ha!).
Oggi abbiamo visto che tutte le scuole di psicologia e psicoterapia cercano
di lavorare sul transfert e contro-transfert non come una parte da omettere
o tenere a bada ma da vivere e comprendere dentro la relazione terapeutica.
Questo è stato il dilemma che il mio attuale essere me ha sciolto
e modificato, grazie al rebirthing, nella mia pratica clinica: il mio
transfert e contro-transfert lo utilizzo con la persona di fronte a me
perché la mia capacità di coinvolgimento non può
e non deve essere, secondo me, tenuta a bada! In soldoni: Quanto io riesco
ad essere accanto, lì! Ad accogliere con empatia e Amore ( questo
in psicologia non si dice mai….perchè si associa alla religione
l’amore…solo il prete ti ascolta con amore!!!!!questo io non
lo credo..sorry..) tutto il dolore che TU utente/cliente/paziente..Persona..)
riesci a CONDIVIDERE con me e io a rimanere lì! Accoglierlo e trasformarlo
decodificandolo con la mia esperienza e il mio sentire e la mia conoscenza
che mi fa stare in una posizione UP di potere ( perché chi entra
in quella porta si aspetta aiuto) e che, insieme a me, tu persona in difficoltà
e nel dolore puoi trasformare in altro???
Beh! Quando pratico il reb in individuale o in gruppo in quello spazio
viene data la possibilità a quelle emozioni, pensieri, intuizioni,
movimenti del corpo ecc..di essere esperite, vissute e soprattutto condivise..è
lì secondo me la meraviglia della trasformazione in altro: quando
io posso condividere il mio dolore con te, la mia sofferenza con te senza
sentirmi giudicato, valutato, censurato ( cosa che accade sempre là
fuori da quello spazio che è il setting!) allora io posso permettermi
di vederlo per come è e di scegliere quindi di non giudicarmi,
valutarmi, censurami ecc..ma posso anche dare spazio a percepire altro.
E lì !in quello spazio permettermi di accogliermi, ri-valutarmi,
sentire la mia voce e permettermi di poter essere altro….rimanendo
perfettamente ed esattamente me stesso.
Come dice Carl Rogers:
"Sento che col passare degli anni
sono diventato più capace di ascoltarmi cosicché conosco,
un pò meglio di un tempo, ciò che sono in ogni dato momento:
che sono adirato o che mi sento pieno di calore e di affetto verso un
certo individuo, o che mi annoio e mi disinteresso di ciò che accade,
o che sono impaziente di capire ciò che è dentro quella
persona, o che sono ansioso e spaventato nel mio rapporto con lei.
Tutti questi diversi atteggiamenti sono sentimenti che penso di poter
ascoltare in me stesso.Potrei dire anche, per usare altri termini, che
sento di essere diventato più capace di essere ciò che sono.Diventa
più facile per me accettarmi come una persona decisamente imperfetta,
che non funziona sempre come vorrei. A qualcuno questa potrebbe sembrare
una meta molto strana da porsi, ma a me sembra abbia valore perchè,
e questo è veramente paradossale, solo quando mi accetto come sono
posso cambiare."
tratto da : La Terapia Centrata sul cliente", G. Martinelli,
1994, pag.35
Forse è un po’ complesso da
spiegare e quindi scrivere…però lo lascio così..certa
che i miei pensieri siano più allineati del giudizio che ora mi
sto dando nello scrivere pensando di non essermi spiegata bene!
Allora ritorno alla considerazione quindi che solo operatori consapevoli
di sé e delle proprie dinamiche interpersonali possano mettersi
in una condizione di aiuto e di sostegno. Il grosso problema però
qual è, che tutti gli operatori che aiutano sono nel delirio/illusione/onnipotenza
che loro sono in questa condizione e anzi! Se metti in discussione e smonti
le loro proiezioni ( perché tanti operatori purtroppo malgrado
anni e anni di lavoro non hanno ancora chiaro il meccanismo della rimozione/proiezione
ahimè) proprio perché lo fai sei tu la prima ad essere tacciata
di essere presuntuosa, che capisci tutto tu e che il tuo delirio è
che tu non sai gestire il tuo transfert e contro-transfert…e così
non se ne esce mai..
Come si esce da tutto ciò? Beh credo che la coerenza a come si
vive sia la risposta: e cioè: sono felice nella mia vita? Ho relazioni
soddisfacenti? Che mi danno felicità, serenità e armonia?
Sono in contatto con la mia parte Femminile/Maschile in modo integrato,
consapevole, esplicito e congruente? Come mi sento nel mio corpo? A disagio
o in armonia in pieno benessere, accettando la mia età e i miei
cambiamenti che con l’età vedo in me? Qual è il mio
rapporto con la mia parte Spirituale? Sono libera/o dai condizionamenti
religiosi e quindi riesco a separare la Spiritualità dalla Religione
dove necessariamente sono cresciuta/o!Come e dove la coltivo la mia spiritualità?
E nelle relazioni…sono io che le cerco perché devo sedare
la difficoltà a sentirmi sola/o con me oppure sono gli amici che
mi cercano perché il mio essere con loro è gioioso, gradevole,
interessante e costruttivo?
Beh! Tanti colleghi che ho conosciuto in questi anni..a queste domande
non so se riuscirebbero a rispondere Sì! Ma perché sono
loro i primi a dirlo che non si sentono così! E se glielo fai notare..perchè
te lo dicono loro…lo negano…
Io mi chiedo quindi: come si può aiutare un altro se non riesco
ad ammettere che proprio nell’altro vedo il mio bisogno di aiuto
e invece di CONDIVIDERLO lo nego e mi difendo dietro: “non si può
fare, non è di mia competenza, non lo devo fare io, non ho tempo…”????
Da due anni, da quando sono andata a vivere a Capranica, ho pensato di
chiedere un trasferimento alla ASL del mio territorio per evitare di fare
120 km al giorno con la macchina nel mio servizio semestrale. Ho avuto
la disponibilità di poter essere inserita al sert ma la modalità
di trasferimento non mi è piaciuta e per coerenza a me e al mio
lavoro e alla mia vita oggi andrò a rinunciare a questa possibilità.
Non è stato semplice decidere ( a volte mi fanno arrabbiare quelli
che mi dicono che per me tutto sembra facile!!!ma chi glielo ha detto???)
; l’altro giorno tornando a casa dal lavoro in macchina pensando
a quale scelta fare, ho iniziato a respirare e mentre ascoltavo i bajans
e guidavo, fuori pioveva…la mia Vocina interiore a un certo punto
ha detto: “Quello che la pioggia lava via non può tornare..”ho
riflettuto a lungo su questa frase e …poi, parlandone con Luca,
ho compreso che io avevo scelto…e che non era necessario ritornare
sulla scelta…anche se mi avevano promesso la destinazione al sert…
Quindi sarò nella mia coerenza di alzarmi alle 5.45 per andare
a lavorare e nel farmi 120 km che potrò dire: “I vantaggi
che ho nello stare in questo servizio li ho ben chiari e li esplicito
( avere una grande libertà di azione professionale e di riconoscimento
è un grande vantaggio…ma faticosamente conquistato!) e il
mio contributo è solo possibile se in questa coerenza nella mia
vita, la mia capacità di esprimere me stessa e la mia voce mi fa
anche sostenere il giudizio degli altri di essere presuntuosa, che so
tutto io ecc… che nessuno in modo esplicito mi dice mai!!! ( ritorno
a dire della proiezione/rimozione) ma che tutti pensano…ma che io
riesco ad integrare proprio perché sono io la prima a prendendomi
in giro in modo ironico per questo mio “personaggio” che si
becca questo giudizio ed esplicito che sono ANCHE questo…e quindi
quel giudizio non mi tocca, non mi offende perché lo so che è
una parte di me..che non è solo “negativa”, ma anzi
è utile e rassicurante a volte, e che, nella mia relazione con
l’ altro, sia esso operatore/collega, sia esso utente che chiede
aiuto è agìta e messa in gioco per permettermi di sperimentare
la MIA consapevolezza e il mio desiderio/bisogno universale di dare e
ricevere AMORE! Così in veste di rebirther transpersonale, così
come assistente sociale/psicologa così come mamma, compagna, donna,
amica, amante, cittadina, essere divino ecc..
Il bello è che se la esplicitassero anche loro, dopo averne avuto
consapevolezza ovviamente, tutto sarebbe più chiaro no? E forse
potremmo anche fare meglio il nostro lavoro e invece di far diventare
i ns utenti dipendenti da sostanze e poi dipendenti da noi e dal nostro
potere di cura, potremmo invece essere veramente di aiuto nel fargli conoscere
qual è la loro Voce, qual è la loro reale realtà
interiore alla scoperta della meraviglia della nostra coscienza e della
loro voglia e capacità d’amare che, guarda caso, è
identica alla nostra!
Ora mi fermo..perchè mio figlio
si è svegliato e la pace e la tranquillità che fino ad ora
sono state mie amiche ora sono svanite. Si torna nella vita reale a fare
il latte e cacao e a preparare il caffè al mio Amore che ancora
dorme…a dopo.Jole
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