maggio 2008
La fede dell'abbandono
La fede non è credenza
cieca e certamente non è puro assenso intellettuale alla
proposizione che Dio esiste. Né è la fiducia che
la vita si risolverà in "bene" nonostante
le sue tribolazioni. La fede non è speranza. Da un certo
punto di vista la fede è la cosa più illogica
del mondo; ha fiducia nella vita proprio per le sue tribolazioni;
è il senso dell'amore e della meraviglia davanti al mistero
di un Dio che è insieme Creatore e Distruttore, amore
e terrore, vita e morte, angelo e demone, saggio e stolto, uomo
e verme. Ci sono coloro che si chiedono perchè mai si
debba avere una fede così incondizionata in un universo
che prende con una mano ciò che dà con l'altra.
Infatti la verità è semplicemente che senza la
fede non facciamo che picchiare la testa contro un muro. Nessuna
illusione, nessun espediente della ragione o della scienza,
nessuna magia, nessuna fiducia in sé stessi può
renderci indipendenti dall'universo e metterci in grado di evitare
il suo aspetto distruttivo. Il dolore è una realtà
e non c'è vagheggiamento di teologia che possa minimizzarlo
con promesse e apologie della sua esistenza in un universo il
cui Dio è ritenuto "amore". Al tempo stesso
non c'è accettazione che possa sopprimere il nostro fondamentale
orrore per la sofferenza nelle sue forme più estreme.
Ma, anche così, la fede non può mai essere vera
fede, se è trepida, se pensiamo ad essa semplicemente
come alla "politica migliore", al mezzo migliore per
rendere un po' più sopportabile una situazione intollerabile.
Dio, la vita e l'universo, checchè possiamo sforzarci
di pensare di essi, conservano i loro due aspetti e continuano
il loro gioco in tutto il suo amore e tutta la sua crudeltà.
Fede significa che ci doniamo
a esso assolutamente e totalmente, senza condizioni di sorta,
che ci abbandoniamo a Dio senza chiedere nulla in cambio, salvo
che il nostro abbandonarci a Lui possa farci sentire più
intensamente il ritmo cadenzato del Suo gioco. Questo abbandono
è la libertà dello spirito. Questa è la
sola promessa che può esserci garantita, ma quale promessa!
Essa significa che partecipiamo all'estasi della Sua creazione,
della Sua distruzione, e sperimentiamo il mistero e la libertà
del Suo potere in tutti gli aspetti della vita, nelle altezze
del piacere e negli abissi del dolore. Può sembrare illogico,
ma quanti hanno partecipato una volta a questo mistero, provano
una gratitudine che non conosce confini e possono dire ancora
che Dio è Amore, sebbene con un significato completamente
nuovo.
Tratto da "Il Significato
della Felicità" di Alan Watts - da pag. 119 a pag.
121
Montaigne
|